Annarella un ritratto tra parole e immagini- Alberto Terrile

 

Non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente. (Bertolt Brecht)

Mia nonna Alberta Passini, nativa di Iola ( Mo) , classe 1909  figlia di Elvira Guccini veniva dai monti dell’appennino toscoemiliano . Nei suoi luoghi nativi, attraverso quei boschi di querce e castagni che autunno e Primavera tingono di mille colori, passò la guerra, tracciando profondi solchi dentro come fuori :  la linea gotica.

Al corniolo in fiore, alla durezza del suo legno il compito di suturare tutte le ferite.
Ancora oggi, quando osservando un albero con gli occhi ne carezzo la corteccia, avverto una voce lontana che intona un canto :- “La gente dei monti ha la buccia dura…”

Non esistono due alberi uguali e la loro individualità non è imperfezione, la perfezione di ogni cosa creata non è soltanto nella sua conformità ad un tipo astratto, ma nella sua identità individuale con se stessa.
Le mie origini sono compartite tra i Liguri montani primigeni che dal loro piacere per il canto presero nome (ligues in greco “dal bel canto”) e l’appennino toscoemiliano.
Nella primavera dell’anno duemilatredici come pioggia leggera scesi a Reggio Emilia per festeggiare a “Fotografia Europea” i vent’anni del mio work in progress sulla rappresentazione dell’Angelo nella Contemporaneità.

Gli Angeli di Alberto Terrile, colti nell’istante del distacco dal suolo, vanificando la forza di gravità, diventano metafora di una prospettiva orizzontalmente più ampia e verticalmente più elevata.” (Viana Conti)

Fu un grande impegno, un tributo d’ amore alla parte emiliana di cui porto il nome. Le cose presero il loro ordine naturale. A discapito di falle organizzative della kermesse fotografica, iniziò da parte della gente un gran passaparola, i miei Angeli “ai sali d’argento” (1) avevano toccato il cuore di molte persone ,  forse anche quello di Daniela(2) che sorridendomi da una nuvola di riccioli rossi  disse:- …che belle queste fotografie, l’atmosfera che scaturisce  dall’allestimento … ci sarai anche nel pomeriggio? Vorrei tornare portando degli amici…
La parola venne mantenuta (avevo conosciuto Daniela solo al mattino ), la vidi inforcare il viale alberato spingendo una bici accompagnata dagli amici che dopo la visita si trattennero a lungo con me.
Tra questi, una donna dai capelli castani, molto bella che mi pareva di conoscere, il nome Antonella, titolare di un ’ Erboristeria a Reggio Emilia. Ricordo che mi offrì un Beedi mentre frugavo nelle tasche della memoria cercando una collocazione che si palesò in una domanda diretta e a posteriori “ spericolata” :- …scusa…per caso hai frequentato uno dei miei corsi di fotografia  ?
La donna accennò un sorriso che accompagnò con un “No”…poi aggiunse :- …ma è possibile che tu  mi abbia vista quasi ventiquattro anni  fa su qualche palco, ho cambiato la mia vita “ma sono ancora una CCCP”.
Nella mia esistenza non sono nuovo a queste candide “scivolate”, storica fù nel 1993 la visione della mostra alla Biennale di Venezia di foto di Wim Wenders che ho sempre amato come regista, in compagnia , senza saperlo, della sua assistente personale. Il mio commento sulle immagini veneziane del regista fù tranchant e lei con un sorriso svelò la sua identità!
Alla fine dei conti questo mio esser senza filtro in entrambi i casi mi ha portato a risultati completamente inaspettati.
Wim Wenders è stato successivamente un’amichevole Photoeditor della mia prima personale sugli Angeli a Berlino e Annarella ha interpretato, uno dei miei messaggeri avvolta in un drappo indiano quasi a nasconder il volto, all’interno di una cornice trovata in un cortile.Oggi viviamo nell’era dell’alta visibilità e della compulsione fotografica, in 2 minuti si scattano e postano più immagini di quante ne siano state prodotte in tre secoli (1600/1700/1800) di Storia dell’Arte , con Annarella abbiamo trovato il “nostro tempo” che è assolutamente al di là di  tutto quanto oggigiorno accade.
L’ Angelo che realizzammo senza progetto alcuno nel 2013, Angelo che le donai in una cornice in ciliegio (che assieme alle querce e ai castagni fa parte degli alberi che ho attorno a casa sull’Appennino) è nella sua stanza, appoggiato sopra una vecchia cassapanca di legno.

Annarella G Reggio Emilia 2013

Ogni essere umano ha subito mutamenti radicali nel corso dell’evoluzione, la femmina più del maschio lasciandosi alle spalle molte delle qualità femminili di altri primati e oggi nelle vesti di donna moderna è divenuta un unicum di un genere straordinario.

Annarella è passata attraverso differenti processi, dalle trentasette mutazioni in scaletta della “benemerita soubrette” con addosso straordinari abiti , alcuni progettati e realizzati in combine con Rossana Tagliati, alla figura femminile che si divide tra l’Erboristeria Cosmonatura di Reggio  e l’ India dove trascorre lunghi soggiorni .

Dopo il nostro incontro alla mostra continuammo a sentirci attraverso mail o telefonate in cui ci comunicavamo cose semplici relative alle nostre fasi esistenziali, gli impegni, il lavoro, gli affetti famigliari. Ci regalammo libri con dediche rimanendo in contatto e a seguito di una mia frase lasciata cadere durante una delle nostre “condivisioni” così come il seme scivola nella terra aperta dal vomero germogliò altra pianta.

Ogni momento e ogni evento della vita di ogni uomo sulla terra getta un seme nella sua anima. I semi possono germogliare nella buona terra, la terra della libertà e del desiderio.

L’invito alla mostra “Annarella Benemerita Soubrette CCCP Fedeli alla Linea – Senz’altro l’abito…”  allo Spazio Gerra nell’ambito di Fotografia Europea 2014 , esposizione da lei curata e arricchita da un libro che raccoglie 290 immagini inedite materializzò un’apertura all’immagine che s’era chiusa nel 1990 con gli scatti di Luigi Ghirri per “Epica Etica Etnica Pathos”.

“La Natura è il primordiale, cioè il non-costituito, il non-istituito: di qui l’idea di un’eternità della natura (eterno ritorno), di una solidità” M. Merleau-Ponty, La natura. Lezioni al Collège de France, 1956-1960

Tutto tra di noi è Natura.

L’indomani, mentre chinato in una vigna con la mia X-Pan  al collo godevo del tepore e della luce squillò il telefono , era Annarella che mi disse che durante la notte aveva riflettuto sulla questione delle fotografie.  Alla fine , aveva  involontariamente deciso  che l’immagine , uno scatto  di Luigi Ghirri a Villa  Pirondini, Rio Saliceto  in cui il fotografo al passare di una farfalla mentre inquadrava Annarella esclamò : “Bellissima questa, eh? C’era anche la farfalla…perfetto!” sarebbe stata un ulteriore occasione per me, quasi il passaggio di un testimone.

Un abito mai indossato recava il motivo delle farfalle e da lì Annarella mi chiese di “iniziare.

Luigi Ghirri fotografò gli ambienti della villa dove il gruppo lavorava svuotati dalle figure che erano rappresentate dai loro strumenti: gli attrezzi di lavoro. In uno scatto col grandangolare, a pagina 203 del libro “Annarella Benemerita Soubrette CCCP Fedeli alla Linea” ( 3)  ci sono  grandi specchi in radica poggiati al muro con appesi gli abiti di Annarella.

Annarella 2

Allo Spazio Gerra , che diventò poi il set del servizio fotografico, tanti abiti sospesi erano parte sostanziale della mostra, vestiti e uniformi appese per ricordare la storia e Annarella che al di là di del suo volere era assurta definitivamente al ruolo di Icona.

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Annarella Amandoti

Il disco-Ghirri

I monti dai quali entrambi proveniamo avevano solide tradizioni matriarcali, l’uomo andava nei campi a lavorare ma tutto il resto ruotava attorno alla figura femminile. Non è un caso se l’affezionato pubblico potrà rivedere riuniti in un’unica occasione i CCCP al completo lontani da dissapori e antagonismi, da divergenze etiche e musicali proprio per la presentazione del libro da cui la mostra è tratta.

Era il 4 maggio alle ore 18 dell’anno duemilaquattordici , una piazza contenne a stento  il pubblico intervenuto, il miracolo era lì, innanzi agli occhi di tutti e Lei, Annarella, come un magnete lo aveva reso possibile.

Annarella 3

Poco c’è da dire sulle fotografie che andai a realizzare, partendo dal motivo della farfalla. La fotografia è già di per sè un linguaggio.

Questo è quanto le scrissi ripartendo: Sabato al Gerra ho visto dei riflessi nel vetro e ho  immaginato qualcosa. L’apparecchio fotografico come una maschera, copre il volto e crea la giusta distanza tra l’occhio e quella realtà che la fotografia trasforma, tutto è possibile grazie a una visione interiorizzata e vicina all’Anima: guardare con il cuore le cose per poi “riscriverle” attraverso il proprio sguardo.

Annarella 1

Annarella 4

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Abbiamo tenuto lo scattato per noi per oltre due anni, è stato il volere di entrambi.
Oggi è visibile a seguito di una telefonata tra me ed Annarella giunta pochi mesi fa…
“La gente dei monti ha la buccia dura…”

 Alberto Terrile – maggio 2016

 

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Note

(1) La carta baritata utilizzata per stampare l’Angelo di Annarella è “carta ai sali d’argento”

(2) Daniela Ferretti, fotografa, ha più volte documentato le apparizioni pubbliche di Annarella   Giudici. In occasione di questo incontro del 2014 ha realizzato il backstage della seduta fotografica

(3) “Annarella Benemerita Soubrette CCCP Fedeli alla Linea” , autori: Annarella Giudici, Giovanni Lindo Ferretti, Rossana Tagliati con prefazione di Marco Belpoliti – Quodlibet edizioni 2014

 

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2 pensieri su “Annarella un ritratto tra parole e immagini- Alberto Terrile

  1. Potrei, per tutta una vita, non fare altro che guardare una foto e non stancarmi mai. Come la serie degli Angeli oppure la foto quella dove Annarella si raddoppia e ha i gomiti aperti, le mani ai fianchi e il viso rivolto in direzione opposta rispetto al vento che le muove appena l’orlo del lungo vestito. provo sempre una grande meraviglia di fronte a foto che sono riuscite a catturare così tanto mondo che non si finisce mai di guardarlo.

  2. La foto dei gomiti è stata da me voluta nella piazza vuota (che lei riempì all’inverosimile riunendo i CCCP unicamente per la mostra) proprio con la volontà di unire metafisica e un mio mondo speculare che mi porto dietro dal 1986/87 circa. Le mani sui fianchi sono un suo gesto che ho ovviamente colto all’istante. La luce era quella tabù…per i fotografi…troppo forte, schiacciante…l’ho utilizzata sapendo cosa avrebbe dato e cosa tolto. Trent’anni di fotografia in prima linea, non mi sono mai concesso alle soluzioni che creano i grandi numeri. Non sono un essere con ambizioni POP ,pertanto perseguo un mio fil rouge che bypassa gallerie&mercanti. Certo aver successo piace credo a tutti ma per quanto mi concerne è infinitamente più importante il rispetto di una mia etica. Ciò che mostro è ciò che amo e credo di “dover dire”, se piace sono contento ma in primis è un atto dovuto verso una creatività scoperta da bambino e mai abbandonata. Un compositore “scrive tutti i giorni” diceva Aaron Copland e un fotografo “guarda” tutti i giorni il mondo dal suo punto di visuale…e poi…prendendo l’apparecchio scatta se lo ritiene necessario. Queste immagini sono state tenute lontano dal web, dai media sino a quando non è stato sancito da entrambi che potessero “mostrarsi” e andare in giro….e questo oggi è un vero atto rivoluzionario alla luce dei miliardi di immagini postate costantemente. Una sovrascrive l’altra. Ti ringrazio Adriana per le belle parole che hai scelto per descrivere cosa hai “sentito”.

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