EROTICA di Maria Grazia Lenisa – Proposta di lettura di Fernanda Ferraresso

flora borsi

flora borsi

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La rosa indigesta

Altissima, tocca i rami spogli
del ciliegio,
larga al limite, bella.
Se la cogli, si sfalda, per
miracolo
giovane.
E’ la rosa indigesta
Che non ti aspetti d’inverno
tra il fogliame assente.

Miraggio d’uccelli per la sua
goccia.

(da La Rosa Indigesta. Contrasti-  Bastogi Editrice 2006)

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Lo so, non si fa, riportare un altro testo per parlare di una raccolta che non lo contiene ma. La rosa di Maria Grazia Lenisa è il nostro compiuto  ritratto, siamo tutti noi, l’umanità che vive per salvarsi dalle paure profonde, dalle illusioni di cui comunque si compone, impastata di una carnalità che estingue l’eros in piccoli atti di recitazione delle parti, maschile e femminile,  in cui la bellezza è quella dei canoni e la sensualità quella dei tabù, di volta in volta costruiti come barricate,anche quando tutto è esposto come mercanzia,  come altrettanto accade per il misticismo, l’eternità o la morte, spiaggia sempre meno frequentata dal pensiero e mai es-posta per intero, se non imbellettata da una cosmesi che vorrebbe salvaguardarci dalla paura di una fine tragica, indigesta, perché non si riesce ad assimilare una completezza in cui inclusa vi sia lei, la morte (l’amor-te!) . A contrasto c’è in questo testo, come in tutta la raccolta di poesie che compone Erotica, la sfrontata libertà di un’autrice che non si cura dei pensieri di tutti ma del suo forte sentire, di una poesia che si fa ponte del suo dire forte cosa significa davvero vivere ed essere in sé completi di tutto quanto gli altri vanno cercando usando categorie da etichette ma che profondamente non vivono, non saggiano, non assaggiano nemmeno. C’è una carica eruttiva nelle parole di Maria Grazia Lenisa  che percuote l’aria se la pronunci attento a quanto sta dentro il suo verso, che è movimento oltre i recinti in cui storicamente, soprattutto la donna, è stata rinchiusa, adombrata, usata, reliquiata. C’è in lei sapienza e sazietà di ogni forma vitale che identifichi il femminino universo, qui, in terra, non in un paradiso per-verso. Taglia le cimose della stoffa con cui si vorrebbe la donna-penelope tessuta da chi di tessitura non comprende nulla, perché è questo l’erotismo: com-prendere in sé l’immenso nell’infimo, in una limpidezza d’acque amniotiche, perché fertili di una universalità che non rinchiude, donna e uomo parimenti, all’interno di gabbiette domestiche ma le realizza in  un individualismo che si es-pan-de fino ad un collettivismo che significa davvero con-di-visione. E il suo stile è pulito, chiaro, preciso addirittura acuto ed ironico, perché sa ridere della pochezza e sa attraversare la via che separa dalla sicurezza, della condivisione certificata dalla storia, per raggiungere le postazioni in cui si sta soli, in una anarchia che comunque nuovamente ci approssima, proprio attraverso la diversità e la distanza necessaria per viverla.
E il mito che lei porge è una rivisitazione acuta per figure che spaccano la stretta prospettiva spesso, se non sempre, proposta da una cultura patriarcale che vuole l’inizio in quell’eden tutto al maschile eppur capace di originare gli ori di una tradizione tutta orale, innalzata sulle pale d’altare e fatta poi verbo, virtuoso, virile, assolutamente de-solato da quanto e da chi co-partecipa delle sue sorti in questo cosmo sconosciuto. Eros, rose di un vir-culto, virgulto di un giardino, che da secoli continua a stringersi attorno al bocciolo della conoscenza reciproca.
Un testo da percorrere più volte, questo proposto dalla casa editrice LietoColle, attraverso la scelta di Anna Maria Farabbi, perché ricco di sequenze tutte diverse, tutte mutabili e mutuabili una visione aperta di una donna che si fa, vertebra per vertebra, e senza paura irride la sua pochezza perché, come scrisse lei stessa, : –  L’universo erotico femminile è liquido, azzurro. In esso esistono isole e mostri, fortunali e ampie bonacce ed esiste, per rassicurare la precarietà maschile, la baia della tranquillità. La donna tiene a bada in poca acqua (nei confronti della sua liquidità celeste) il mare da sempre e il suo eros, nel limite, è il miracolo del bambino che voleva far entrare il mare in una buca nella sabbia, per fede: la donna per amore. Ella è più forte, perché è capace di dare una stabilità che a torto è considerata il suo elemento, chiamando in causa paura o debolezza. Dice con un’ironia affettuosa, nascosta, perché non sia insostenibile, all’uomo: “io sono il mare vicino casa dove le acque sono basse (le scuoto solo un poco!) e puoi farti il semicupo”. E anche: –  L’erotismo certamente genera arte ed in questo senso non è legato alla deperibilità del sessuale, al suo angusto corridoio genetico, mentre la sessualità, generante vita, come tale è legata al suo limite, alla esauribilità, alla morte. Ecco che la poesia non può essere che corpo magico in un’area di privilegio, quella erotica, da denominarsi sacra e cosmica. Ci si appropria per la rappresentazione dei misteri di uno spazio altro ma con schizofrenia sapientemente guidata mai tale da sconfinare dal sentimento di irrealtà nella follia.

Ogni poesia erotica, se autentica e profonda, ha Venere e Marte, è coito di luce e d’acqua; l’elemento maschile e femminile sono in compresenza mistica. Quindi chi scrive d’eros, sente l’urgenza di appropriarsi, il più possibile, di segreti sepolti sotto le istituzioni che pure gli appartenevano dal principio come verità di vita, se portati avanti con libertà di crescita e desiderio, che però incontestabilmente gli appartengono nello spazio di privilegio dell’arte erotica, in un raffinato piacere intellettuale.-  [ Maria Grazia Lenisa- recensione di  “La Poesia erotica del novecento” – Carlo Villa, Newton Compton Editori -Roma 1981    http://www.literary.it/dati/literary/l/lenisa/poesia_erotica_del_novecento.html ]

fernanda ferraresso

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flora borsi

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Da Erotica– di Maria Grazia Lenisa

 

A piedi nudi (pag.15)

Ti corteggiavo, irriverente
e dolce,
a piedi nudi ti volevo, uomo,
e più mi piacque pesarti
col corpo, fatta orizzontale,
non gemerti sotto.
Da secoli il tuo peso
che mi soffoca,
sono fatta leggera dai rimorsi.
Ti voglio sotto
e mi pare logico,
perché pesa di meno
il mio corpo.

*

Genere neutro (pag.17)

Il suo problema: non le piace
il maschio e la femmina
è priva di interesse,
esiste un sesso che è detto
dell’angelo, amare tutto,
non amare niente.

*

Voltata pagina (pag.50)

Il dio dei millenni rise
della creatura
chiamata donna.
Dopo mutaron le sorti,
vide guasto il frutto,
la donna adamantina
sdegnare il coito.
Voltata la pagina,
rise astuta,
fuori dal sonno.
“tieniti-disse-uomo
il prestito della tua costola”. Da verga dritta
il serpe moriva lento
in paradiso eunuco.

Il Dio che ti fece ( pag.75)

Uomini vinti
a chiederti perdono.

Era un casino
dove splende un tempio.
Tu giaci nuda sopra l’erba
e il vento dopo la pioggia
ti asciuga il corpo.
Rinasci nuova finch’è nuovo
l’uomo, torna la serpe
al tuo bruno capezzolo.
Era il peccato un guizzo
di lucertola che in altri tempi
si credeva un mostro .

*

Guarda che mele (pag.97)

Guarda che mele diventate marce
e sul cartello è scritto “Attenti al cane!”
Di più mi piace l’albero bastardo,
la poesia dei margini di strade,
con mele ancora acerbe; l’operaio
scende dall’auto, corre, stacca
un ramo e la donna veloce si compone
la gonnella salita sulle cosce.
Un peccato da niente a Punta Ala,
sotto il cartello. “No picnic no camping”.
**

Maria-Grazia-Lenisa-Erotica

Maria Grazia Lenisa- Erotica– LietoColle- 2016
Collana Una vita altra di pane, vino, tavola e molto silenzio a cura di A.M.farabbi

 

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6 pensieri su “EROTICA di Maria Grazia Lenisa – Proposta di lettura di Fernanda Ferraresso

  1. Difficile per una donna scrivere di erotismo quando è consuetudine scambiarlo per sessualità e spesso di basso livello. La forza che si legge in taluni passaggi dei versi indica una volontà precisa di non cambiare se stesse per volontà di un desiderio che vuole le donne sottomesse, e giustamente, aggiungo, le diversità definiscono la ricchezza di un rapporto, ma temo sia ancora lunga la strada da percorrere e non sempre sia chiaro il passaggio che divide l’uno dall’altro gli esseri, anche quando sono amanti.
    Rita Trani

  2. *Di più mi piace l’albero bastardo*
    oh sì!

    quanta ricchezza e tutta che gronda e io becchetto in Cartesensibili gioisco di ritrovarle

  3. Belle queste analisi che danno la misura dell’innovazione nella conoscenza approfondita della tradizione letteraria che Maria Grazia Lenisa ha saputo interpretare correttamente.A partire dalla sua esperienza di giovane poetessa della corrente “Realismo lirico” fino agli esiti de “La Rosa Indigesta” è stata sempre una convinta sostenitrice del valore poetico come istanza assoluta. Un tributo particolare deve essere rivolto ad Anna Maria Farabbi che per la Lietocolle ha curato la riedizione della silloge’ Erotica’. Nel 1979, controcorrente allora, Giampaolo Piccardi della casa editrice Forum pubblicava questo volume, il primo scritto da una donna sull’argomento, in anticipo rispetto alla societa’ ed al confinamento un po’ sui generis vissuto dalla scrittura al femminile. Oggi può sembrare una libertà scontata, pero allora Maria Grazia Lenisa percorreva i tempi. Grazie pertanto del tributo delle donne a mia Madre! Marzia Alunni

  4. Grazie Marzia per le puntualizzazioni anche se le poesie della tua grande mamma hanno chiara un forza che supera il tempo, ogni moda in cui la donna viene deflorata, spogliata di sé e rivestita e oggi, così inutilmente denudata come una cosa qualsiasi, con cui si costruisce semplicemente un vuoto di relazione. Serve, alle donne, ritrovare quello slancio che in lei è davvero una carica di erotismo che la popola di universo, di vita vera, oltre ogni plastica definizione. Ti abbraccio e grazie d’essere passata. f

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