ELOGIANDO LA LENTEZZA- LETTERE DAL DESERTO.

 

Riapre le sue pagine l’altlante delle parole di CARTESENSIBILI. Stiamo ancora organizzando le ultime cose. Speriamo farà piacere a tutti coloro che da più parti ci chiedevano quando sarebbe successo.
La data precisa precisa ancora non l’abbiamo definita ma ipotizziamo fine maggio e poi ogni fine mese proprio per andare in controtendenza alla velocità. Elogiamo la lentezza, il riprenderci il filo del discorso, della parola da porgerci l’un l’altro e l’ascolto di tutti e di noi stessi, ormai da troppo tempo persi a rincorrere fantasmi che non sono nemmeno le nostre ombre.
Iniziamo porgendo un gioco, un testo da giocare insieme, primi passi per ritrovarci, da nubifragi e da deserti spazi.  Del testo da elaborare offriamo l’inizio e chi vorrà potrà portare avanti il passo per un totale  max di 5 cartelle (2000 battute a cartella circa), un racconto breve che poi pubblicheremo nel sito e i lettori sceglieranno i vincitori, motivando la loro decisione.

Il testo eccolo…pensateci e soprattutto aspettateci…arriva presto il tempo per incontrarci!

<< Pioveva, pioveva, pioveva e pioveva, ancora pioveva. Era un mese  e non faceva altro che piovere.
La città sembrava un grande recinto d’acque malferme e insicure i fiumi e i canali erano straripati e dovunque ci si muoveva solo con le barche.
Si era saliti ai piani più alti degli edifici, sgombrando villette e villini case singole di soli due piani. Si aspettava che smettesse. Si pensava che non fosse di nuovo un giudizio universale, con Noè e l’arca per attraversare il finimondo e in tutto quel trambusto c’era lei, una signora sulla sessantina che andava e veniva, da una finestra all’altra del quinto piano di una casa dove era stata traslocata.
Io stavo nella casa di fronte e non avevo di meglio da fare.
Fuori non si poteva andare, non avevano ancora scaricato le acque  anche se ormai era evidente che non potevano scaricarle da nessuna parte.
Il mare non era una cisterna a fondo perduto, pioveva anche lì come fossero secoli di diluvi
e la terra una enorme piscina degli dei o dei titani.
Attraverso le grandi finestre la guardavo agitarsi mentre metteva sacchi di sabbia dovunque,
come se quella precauzione l’avesse potuta salvare, visto che tutta la città e i paesi intorno erano nella stessa condizione, sommersi da una costante laguna in via di sollevamento
e, ciò che mi stupiva, è che non sarebbe potuto entrare nessuno in casa sua, nemmeno i soccorritori. Anch’io immerso in quell’infinito mondo d’acque inarrestabili, pensavo quando sarebbe finita  la pioggia o la vita, non c’era altra alternativa. Non avremmo potuto nuotare verso chissà quale luogo e non avremmo potuto inspirare ed espirare profondamente l’acqua la pioggia….>>

 

INDIRIZZO PER INVIARE I RACCONTI:   cartesensibili@live.it
Scadenza della partecipazione: 20 luglio 2016

 

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