Quaderni di viaggio- Daniela Raimondi: Cinque cerchi intorno al fuoco.

maciej dakowicz- mattina presto a varanasi, india 

Moody night - Varanasi, India - by Maciej Dakowicz

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Alle sei di mattina i vicoli di Varanasi sono ancora bui, ma i sari delle donne scivolano lungo i muri e i passi dei pellegrini già risuonano sulle pietre.  Una nuova alba si apre sulla città più santa dell’India.  Le mucche salgono e scendono i gradini, le capre belano, le scimmie si rincorrono fra i tetti.  Questa notte un vitello è nato sul marciapiede e ha lasciato sulle pietre il rosso cupo della vita.

Cammino fra muri verdi di muschio, sgretolati dal sole e dalle piogge di secoli.  La prima luce del giorno filtra a fatica attraverso l’intricata ragnatela di fili elettrici che si intrecciano sopra la mia testa.  Percorro il labirinto di stradine medioevali della città antica: case addossate l’una all’altra, mattoni corrosi dal tempo, cancelli che stridono, scalinate coperte di fiori.  Da piccoli buchi aperti nelle pareti spuntano gli occhi dei commercianti.  Sono negozi minuscoli, non misurano più di un metro e dentro ci sta a malapena un uomo accovacciato.  Qui vendono seta, saponette di sandalo e ampolle di zafferano, fasci di incenso e patchuli, radici miracolose e coni di polveri dalle tinte sgargianti: l’amaranto e il ciclamino, l’indaco e il viola, il giallo e il verde smeraldo.  La città si risveglia in una festa di suoni e di colori, ma si risveglia frammentandosi, sgretolandosi tra povertà e bellezza, tra il profumo del gelsomino e l’odore acre della putrefazione, i lamenti dei leprosi e i canti di sadu coperti di cenere.

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mattino di nebbia a varanasi

a foggy morning in varanasi

baba vijay nund esegue riti di lutto nel fiume gange-  varanasi

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varanasi-il bagno nel gange

varanasi india bath

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Le sette.  Il cielo è schiarito.  Il vapore si alza dall’acqua del Gange.  C’è un corpo senza vita che fluttua vicino alla riva: è gonfio e bluastro, si impiglia a un ramo, poi riprende il suo viaggio e sparisce.  Lungo le scalinate che scendono fin dentro il fiume una moltitudine di devoti si immerge nella corrente.  I lunghi capelli di una donna si spargono sul filo dell’acqua; il sari bagnato si incolla al suo giovane corpo, rivela la forma del seno e dei fianchi.  Uomini nudi si insaponano accanto ai bramini che recitano preghiere in Sanscrito.  Spiritualità e materia si mescolano nelle acque ocra del fiume più santo del mondo: i fedeli si immergono in riti di purificazione accanto a donne che fanno il bucato, ad altre che lavano stoviglie d’acciaio o lustrano tegami di rame.  Le ceneri dei morti volano in un’aria che profuma di latte di cocco, di morte e di rose.

Alle dieci il sole brucia la pelle.  Per le strade friggono piccole paste di acqua e farina.  Una donna vende samosa e pakora.  Un venditore ambulante versa tè denso e biancastro in piccole tazze di terracotta.  Frotte di bambini corrono lungo le strade, i lebbrosi mostrano gli arti divorati dalla malattia, gli storpi trascinano i corpi; anziane dai seni vuoti nascondono le membra ossute dentro due metri di lacero cotone.

Entro in un tempio e vengo catapultata in un’oscurità arcaica, millenni prima del Cristianesimo e dell’Islam.  Un raggio di luce filtra nel buio.  Dalla penombra emergono le statue degli dei: hanno occhi di pietra e i loro corpi riproducono passi di danza, o s’accoppiano esprimendo sensualità ed erotismo.

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 manikarnika ghāṭ- tra i principali  ghāṭ  di cremazione  a varanasi, e uno dei più antichi della città

Varanasi, Manikarnika Ghat

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Le dodici.  Raggiungo le rive di Manikarnica.  Questo è il luogo più sacro per la cremazione dei morti.  Qui i ricchi di Bombay, di Deli e di Madras vengono ad attendere la morte nelle decine di alberghi sparsi lungo le rive del Gange.

Un vecchio osserva in silenzio i corpi che ardono, poi mi dice che ha pochi giorni da vivere.  Ha già dato disposizione per l’acquisto della legna che brucerà la sua salma.  Ha comprato la tela che avvolgerà il suo cadavere e ha dato istruzioni precise per i fiori e la polvere profumata con cui cospargere il suo corpo privo di vita.  Spiega che solo cinque categorie di salme vengono immerse nel Gange senza il rito della cremazione: i bambini, i lebbrosi, le donne incinta, i santoni e i morti per morso di serpente.

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manikarnica-cerimonia cremazione

cremazione

sadu in preghiera

sadu

A Manikarnica i corpi bruciano senza interruzione, giorno e notte, ventiquattr’ore al giorno.  Le pire funebri ardono lungo la riva, illuminano di rosso l’acqua gialla del Gange.  Nell’aria l’odore di carne bruciata si mescola al profumo di spezie e di fiori.  Dal fiume si alza una nebbia luminosa, il cielo sbianca.

I sadu pregano intorno alle salme.  Osservo una pira che arde.  Fra le fiamme distinguo il cadavere di una donna: le gambe contratte, il suo viso ridotto a una maschera.  Un ragazzo dal capo rasato e il corpo avvolto in un telo candido si avvicina alla salma.  Si tratta del figlio maggiore.  A lui è toccato il compito di organizzare il funerale.  Prima di attizzare il fuoco, ha riempito la bocca della madre con acqua del Gange, poi ha girato cinque volte intorno al cadavere, una volta per ogni elemento della vita: acqua, terra, fuoco, aria e spirito.  Lo spirito dovrà passare attraverso ognuno dei cinque elementi affinché possa liberarsi dalla carne.  Il figlio osserva il corpo che brucia.  Infine prende un bastone, batte e ribatte sulla testa della madre fino a spaccare il cranio.  Solo così l’anima potrà ascendere verso il Nirvana.

I familiari assistono senza mostrare emozione.  Non c’è pianto, nessun segno di dolore sui volti.  Ci sono solo uomini qui intorno.  Alle donne della famiglia non è concesso partecipare: sono troppo emotive e lo spirito faticherebbe a lasciare il mondo vedendo la loro sofferenza.  Una volta trascorse le tre ore necessarie per la cremazione, i parenti raccoglieranno in una ciotola di terracotta le ossa pelviche della donna.  Queste verranno gettate nella corrente di spalle e senza girarsi.  A funerale finito, i familiari torneranno a casa.  Le lacrime si verseranno solo allora, all’interno delle mura domestiche.

L’uomo che ho accanto mi spiega che solo i pariah, la casta degli intoccabili, ha toccato il cadavere.  Sono loro, gli intoccabili, che adagiano le salme in barelle rudimentali per portarli al fiume e immergerli nell’acqua purificatrice prima della cremazione.  Sono loro che da tremila anni mantengono vivo il fuoco del tempio da cui si prende la fiamma per accendere le pire funebri, e sempre loro il compito di cospargere la salma di ghee, il burro fuso privo di ogni residuo e impurità.

Lungo le rive del fiume i cercatori d’oro si curvano sull’acqua, setacciano il fondo in cerca di un anello o di una collana.  Le barelle con i cadaveri si susseguono in una processione che non cessa nemmeno di notte.  Si preparano in continuazione nuove pire, si bruciano nuovi morti.  E intanto la città continua a vivere nel fragore incessante di voci, negli stormi di bambini scalzi, nel fruscio dei sari, in un rimescolio incessante di grida, di canti sui gaths, di lamenti e preghiere.  Perché questa è Varanasi: il profumo dei fiori e l’odore della morte confusi nei vicoli, nel buio delle strade, nei colori della seta, nel silenzio di un tempio, negli occhi dei vecchi, nel fuoco che brucia i cadaveri e nella viva acqua del fiume.  La città si risveglia ogni giorno risorgendo dalle proprie ceneri, continuando a vivere al fianco della morte, a vivere della sua stessa morte in un oscillare continuo fra due realtà opposte, simbiosi perfetta di putrefazione e di rinascita, spirito e materia, rovina e salvezza.  Perché mai come in questa città la morte fu tanto vicina agli uomini, e gli uomini tanto vicini a Dio.

Daniela Raimondi

 

*ghāṭ: termine indi che indica una scalinata che scende ad un corso d’acqua, una piscina, un lago. Tra i ghat per cremazioni, sono importanti il Nimabodh Gath a Delhi, sul fiume Yamuna, e il Manikarnika Gath a Varanasi

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4 pensieri su “Quaderni di viaggio- Daniela Raimondi: Cinque cerchi intorno al fuoco.

  1. si sente l’odore di pachuli si vedono i vicoli e le pietre i colori dei fiori che si arrampicano ovunque. c’è una forza statica qui, un silenzio libero e pesante, sento una città doppia uscire dalle tue parole cariche di vita e di morte unite insieme.

    ciao Dani, ciao Fe’.

  2. quando l’ho letto mi sono messa in viaggio e, come tu dici Iole, anch’io ho creduto di sentire quanto sembrava spremersi dalle parole di Daniela, dalle vie, dal fiume, da quel miscuglio di odori che ti assedia e ti preme cuore e mente, costringendoti a riformularti quotidianamente oppure di lasciarti scorrere, tra gente e acqua, entrambi un fiume incessante.

  3. ciao carissime, grazie a entrambe per le vostre parole e felice di condividere con voi questi momenti di viaggio. Sono al confine con il Tibet e, Fernanda, sto preparando qualcosa di nuovo per Cartesensibile che spero ti piacerà… un abbraccio e a presto. daniela

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