RADIOLARI: STRUTTURE MAGNIFICHE

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Quando l’uomo ha conosciuto i protozoi all’ultimo posto del regno animale non pensava che alcune delle loro legioni, per esempio quella degli ‘acantari’, potessero salvare un giorno l’umanità dalla morte nucleare… o dell’infinito Invero nucleare…

Prodigiosamente belli, come tutti i Radiolari alla cui classe vengono tradizionalmente attribuiti, questi microscopici organismi sono capaci di fissare e di rendere insolubile uno dei più pericolosi componenti dei fall-out radioattivo, lo stronzio 90.

Il mare e le acque dolci sono pieni di protozoi, fatti di una sola meravigliosa cellula capace di svolgere ogni funzione indispensabile alla vita. Miliardi di miliardi di miliardi di esseri viventi pressoché immateriali – possono avere un diametro di pochi micron (1 micron = 1 millesimo di millimetro) – fanno parte del plancton e sono alla base di molte catene alimentari. Hanno nomi strani e suggestivi: eliozoi (ovvero ‘animali-sole’), foraminiferi, flagellati e radiolari (da ‘radiolus, ‘piccolo-raggio’).

In effetti, i Radiolari a volte somigliano a minuscole stelle giacché il loro scheletro è formato da sottilissimi aghi di biossido di silicio, simili a fasci di luce (in gran parte sono creature bio-luminiscenti) che si irradiano dal corpo cellulare. E’ come se questi microscopici abitanti del pianeta fossero pure idee-forma, come se avessero inventato ogni possibile struttura. Astri, diademi, sonde spaziali, elmi barbarici, corone di spine che sembrano stilizzare la Passione, tripodi, sfere di filigrana, vasi ornati, eleganti bottiglie, fecce, eliche, trombe, lampadari a fuoco d’artificio, volanti d’automobile, monili d’ogni tipo, stravaganti aquiloni.

Sono giochi di linee, curve, luci e colori chiusi dentro spazi simmetrici e rigorosi, che a bordo delle correnti navigano mari e oceani da più di mezzo miliardo di anni. La maggior parte degli uomini non li ha mai visti e non ne sospetta neppure l’esistenza. I Radiolari, a causa della loro straordinaria bellezza, sono i meno sconosciuti, ma non dobbiamo farci illusioni perché al di fuori di una ristretta cerchia di ‘aficionados’ anche loro continuano a non esistere.

La maggior parte delle immagini che si possono incontrare nelle enciclopedie oppure sui libri di testo sono dovute ad un biologo tedesco che nell’Ottocento se ne innamorò e per decenni continuò a studiarli con grande talento. Si chiamava Ernst Haeckel, era nato a Potsdam, in Germania, nel 1834, e fin da bambino aveva la passione per le scienze naturali. Voleva fare il botanico, ma suo padre insisteva perché si laureasse in medicina ed a quei tempi i figli obbedivano. Ernst si consolava pensando che sarebbe diventato medico di bordo, avrebbe navigato e raccolto piante su ogni terra che avesse toccato. Però a Berlino il giovane dottore (i biografi raccontano che era bello, alto, sottile, biondo, declamava Dante e Ariosto e che suonava benissimo il pianoforte) incontrò lo zoologo Johannes Peter Muller e si appassionò alle sue lezioni di biologia marina.

Quando Muller gli presentò i Radiolari, fu l’attrazione fatale.

Volle conoscerli a fondo e scrisse una monografia corredata da 35 tavole divenne un vero e proprio bestseller e che gli valse la cattedra all’Università di Jena nel 1865. Proprio la sua fama di esperto in Radiolari finì per farlo imbarcare sul ‘Challenger’, la corvetta di Sua Maestà britannica che nel 1872 partì per un giro del mondo con il più ambzioso progetto di ricerca oceanografica mai avviato sino ad allora. Nel viaggio che durò quattro anni, gli studiosi incontrarono organismi che si ritenevano estinti, forme rare e creature che nessun occhio di ricercatore aveva potuto vedere, ma non trovarono il ‘brodo-primordiale’ dove nacque la vita.

Haeckel si consolò amoreggiando attraverso il microscopio con i suoi Radiolari ma non trascurò meduse, sifonofori ed altri animali marini. Riempì quattro tomi del poderoso ‘Rapporto Challenger’, composto di 49 volumi ormai mitici, alcuni dei quali stupendamente illustrati. L’ultimo, con le conclusioni, uscì cento e più anni or sono. Quello che colpisce, oltre alla cura e alla precisione con cui Haeckel si dedicava alle ricerche, è la sua capacità di non perdere mai di vista i legami tra i microcosmo e macrocosmo…

CONTINUA QUI

http://gliocchidiatget.blogspot.it/2015/12/potenti-emissioni-radio-provenienti-da.html

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Tra evoluzione e morfologia. Ernst Haeckel e le forme artistiche della natura- Elena Canadelli

 
Voi siete entrambi tenebrosi e discreti:
uomo, nessuno i tuoi abissi ha mai sondati;
nessuna sa, o mare, dei tuoi sfarzi privati,
tanto gelosi siete dei vostri segreti!
(Baudelaire 2005: 73)

C’è soprattutto un autore che dopo Goethe riprende e sviluppa la morfologia goethiana verso nuovi orizzonti, guardando in particolare alla teoria dell’evoluzione di Charles Darwin. Si tratta dello zoologo tedesco Ernst Haeckel (Potsdam 1834-Jena 1919). Noto per la sua adesione e accesa difesa dell’evoluzionismo, Haeckel si dedica soprattutto allo studio degli organismi marini, dai microscopici e simmetrici radiolari alle colorate e morbide meduse. Propugnatore del monismo in filosofia, sostenitore di una controversa classificazione delle “razze” in antropologia e della legge biogenetica fondamentale secondo cui l’ontogenesi è una breve e rapida ricapitolazione della filogenesi in biologia, Haeckel rappresenta un interessante caso di studio che consente di spaziare tra arte e biologia, morfologia ed evoluzione. Le sue ricerche di biologia marina si uniscono, infatti, a una grande passione per il disegno e la pittura, oltre che per i viaggi e l’osservazione della natura. In particolare, la sua attenzione nei confronti delle forme di vita marine si lega all’elaborazione di un’estetica della natura che da una parte guarda alla tradizione morfologica di Goethe e a quella naturalistica di Alexander von Humboldt, e dall’altra si apre ai nuovi sviluppi della biologia dopo Darwin e della fisiologia dopo Johannes Müller; un orizzonte d’interessi ampio che si ritrova anche nei titoli di alcune sue opere, dalla Generelle Morphologie der Organismen(1866) alla Natürliche Schöpfungsgeschichte (Storia della creazione naturale, 1868), dall’Anthropogenie (Antropogenia, 1874) a Die Welträthsel (I problemi dell’universo, 1899), dalle Kunstformen der Natur (Forme artistiche della natura, 1899-1904) a Die Lebenswunder (Le meraviglie della vita, 1904).
Personalità multiforme, strenuo difensore del libero pensiero, facile alle polemiche, accanto a opere e conferenze a carattere filosofico o divulgativo volte a diffondere l’evoluzionismo e il monismo, nel corso della sua carriera Haeckel pubblica importanti monografie illustrate di zoologia marina ancora oggi alla base della moderna disciplina, come Die Radiolarien (1862), Die Kalkschwämme(1872), Das System der Medusen (1879-1880), e i vari Report che nel corso degli anni Ottanta gli vengono affidati riguardanti i risultati della spedizione oceanografica della corvetta inglese Challenger (1872-1876) per quanto riguarda meduse, radiolari, sifonofori e spugne cheratose (Di Gregorio 2005: 405-448). Proprio da queste monografie Haeckel prende in seguito la maggior parte delle tavole che vanno a illustrare sia il suo lavoro di estetica della natura più noto anche fuori dall’ambito prettamente zoologico, ovvero le Forme artistiche della natura [Fig. 1] [Fig. 2], sia il volume Die Natur als Künstlerin (1913) [Fig. 3] [Fig. 4]. Riccamente illustrati sono anche alcuni libri che raccontano dei lunghi viaggi intrapresi da Haeckel come gli Arabische Korallen (1875), frutto della sua spedizione nel Mar Rosso, e i Wanderbilder. Die Naturwunder der Tropenwelt(Insulinde und Ceylon) (1905), dedicati al suo viaggio ai Tropici, a Ceylon, attuale Sri Lanka, Giava e Sumatra [Fig. 5] [Fig. 6].
Una passione, quella per la natura, che emerge con forza già negli anni della sua formazione, in particolare durante il viaggio in Italia nel 1859, quando, prima di raggiungere il Golfo di Messina con la spedizione organizzata dal professore di zoologia Carl Gegenbaur per studiare la ricca fauna marina di quelle zone, visita Firenze, Roma, Napoli, fermandosi qualche tempo a Capri dove, come racconta in una lettera del 18 agosto 1859 indirizzata all’allora fidanzata Anna Sethe, conduce “un’autentica vita originaria (Urleben)”, abbandonandosi “completamente solo alla pura, meravigliosa natura e al suo piacere pittorico” (Haeckel 1921: 94. Traduzione mia; cfr. Canadelli 2006a; Richards 2008: 55-78). Nel solco della tradizione del Grand Tour, il viaggio intrapreso da Haeckel a scopo scientifico nelle terre dell’arte classica e di una natura mediterranea diversa da quella della Germania assume i contorni e gli accenti di quello compiuto in Italia tra il 1786 e il 1788 da Goethe, tra i modelli ispiratori della riflessione haeckeliana. Come Goethe, anche il giovane zoologo scala il Vesuvio e ammira la natura e l’arte del Bel Paese, le sue architetture classiche e le rovine romane. (…)

CONTINUA QUI:

 

http://cav.unibg.it/elephant_castle/web/saggi/tra-evoluzione-e-morfologia-ernst-haeckel-e-le-forme-artistiche-della-natura/47

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Ernst Haekel- l’arte corpo della natura- Fernanda Ferraresso

Sia in passato e soprattutto oggi la natura ha avuto nell’ambito dell’osservazione scientifica e artistica un posto d’onore. Non solo per quanto riguarda la paesaggistica o la rappresentazione artistica di nature morte floreali ma proprio come fondamento di osservazioni che sono alla base di teorie scientifiche. Cito tra tutti Leonardo che nulla si fece sfuggire, relativo al mondo naturale, e in ogni ambito dei suoi studi ha preso posto come maestro per la conoscenza del volo, il moto dei fluidi, le costruzioni di macchine da guerra o macchine da teatro, idraulica, e geometria, fisica, matematica, lo studio comparato del corpo umano, la musica…Ma solo grazie all’avanzamento delle metodologie di rilevamento e della scienza ottica, grazie ai microscopi  e ad altri strumenti adatti a guardare nel mondo dell’estremamente piccolo, si è riusciti a vedere l’infinitamente grande raccolto in forme considerati al livello più basso nella scala delle presenze, anche se antichissime forme. E’ proprio grazie ad essi che il fondo marino, per esempio si è formato e da questo il ciclo con cui si perpetua la vita sulla terra. Molti sono gli studi che oggi vedono queste strutture come fondamentali per l’avanzamento delle ricerche in un ambiente fattosi sempre più ostile per gli umani, causato da cattive politiche di colonizzazione del pianeta fatta ad opera degli umani di contra a quelle precedenti prodotte dal mondo vegetale che ha piantato il seme della vita sulla terra. Le insostituibili colonizzazioni del globo ad opera di esseri all’apparenza semplici ma sofisticatissimi congegni che vivono in simbiosi costruendo un nuovo universo, piccolissimo e meraviglioso.Mi riferisco al mondo dei radiolari, di cui si occupò il naturalista Ernest Haekel  che nel 1904 diede alle stampe un libro intitolato “Kunstformen der Natur”, Forme d’arte della natura. In esso sono raccolte magnifiche stampe, disegni eseguiti dall’autore stesso, in cui  saltano agli occhi le meravigliose costruzionidi forme che sembrano condividere suggerimenti futuristici più che archeologici.

I gusci silicei dei radiolari sono mondi di escheriana memoria, sono solidi platonici lavorati di cesello e, anche se si tratta di organismi unicellulari marini, racchiusi dentro una teca di silicio, sembrano stupendi prodotti di una tecnologia orafa avanzatissima. Haekel li disegnò  cercando di evidenziare con esattezza le varie parti che componevano la loro geometria costitutiva svelando una complessa simmetria delle parti molto diversa da quella che la geometria tradizionale mostra nelle sue rappresentazioni. Un mondo frattale o a n dimensioni in cui sembra memorizzato un DNA che sfodera le sue più incredibili congetturate forme.Le immagini che seguono sono relative a radiolari appartenenti ad ordini diversi.

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stephoidea

Ernst Haekel - Radiolaria

Ernst Haekel - Radiolaria

 spumellaria

Ernst Haekel - Radiolaria

Ernst Haekel - Radiolaria
A conclusione, anche se molte sono le forme di questi  compagni di viaggio fantastici, alcuni appartenenti alla famiglia cyrtoidea, in cui con facilità si possono riconoscere elementi appartenenti al mondo fantastico descritto daLovecraft  ma anche  costruzioni architettoniche realizzate in epoche passate, René Binet all’Esposizione universale di Parigi  del 1900,  o nei vasi di Gallet , http://link.springer.com/chapter/10.1007/978-88-470-0631-7_4#page-1, o ancora nelle strutture che oggi l’architettura definita organica o mimetica riesce a realizzare seguendo passo passo le complesse soluzioni messe in atto dalla natura e soprattutto da questa specie.https://cartesensibili.wordpress.com/2016/02/15/groundunderthirty-veevera-michael-pawlyn-e-michael-hansmeyer-spiegano-cosa-significa-usare-il-genio-della-natura-in-architettura-e/

fernanda ferraresso

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Ernst Haekel - Radiolaria

Ernst Haekel - Radiolaria

 

René Binet, Esposizione universale di Parigi 1900- la Porta monumentale in place de la Concorde.
da Die Weltausstellung in Paris 1900, Krüger, Paris, Leipzig, 1900

costruzione

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Altri riferimenti in rete:
http://www.microscopy-uk.org.uk/mag/indexmag.html?http://www.microscopy-uk.org.uk/mag/artfeb05/cbdiatoms.html

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5 pensieri su “RADIOLARI: STRUTTURE MAGNIFICHE

  1. sto lavorando con i miei allievi su progetti che utilizzino anche forme escogitate partendo dall’osservazione della natura e tra queste anche i radiolari.
    Bellissimi gli esercizi che la natura ha svolto risolvendo problemi non indifferenti durante una evoluzione molto molto più lunga e articolata della nostra affinché la nostra specie…distruggesse tutto. Se ci penso mi sale una rabbia indomabile.
    se l’argomento vi ha interessato vi invito a guardare un altro articolo precedente in cui i due video mostrano come i radiolari siano ancora una volta di grande ispirazione per i progettisti contemporanei.
    .https://cartesensibili.wordpress.com/2016/02/15/groundunderthirty-veevera-michael-pawlyn-e-michael-hansmeyer-spiegano-cosa-significa-usare-il-genio-della-natura-in-architettura-e/

    Per Vittoria: credo ti piacerà moltissimo quanto afferma questa studiosa relativamente alla natura: https://www.ted.com/talks/janine_benyus_biomimicry_in_action?language=it

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