Sognando TEMPIQUIETI- Vittoria Ravagli: “FEMMINISMI una storia di oggi “ DI ANTONELLA SELVA . Per noi un pretesto per un discorso politico -Lella Di Marco e Vittoria Ravagli

 

capagna onu per i diritti delle donne
soldatessa dell’YPJ mentre difende una postazione dall’isis

campagna onu diritti delle donne

Ypj-fighter-Una soldatessa dell'YPJ mentre difende una postazione dall'ISIS

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“ FEMMINISTE“,  UN FUMETTO  di 143 pagine fra schizzi e nuvole, prende spunto dalla realtà: tre donne diverse per età provenienza formazione culturale e di genere, che intrecciano il loro vissuto in una unica storia. Una storia di oggi. Possibile ma non necessaria. Scenario  un luogo doppio: quello  della nascita con la sua nostalgia, ma da cui si scappa per continuare a “vivere” con un progetto di speranza. L’altro è il luogo delle contraddizioni, dell’incontro con l’alterità, della richiesta di forza per autodeterminarsi e non rimanere  omologate. Assimilate  con la rinuncia ad essere autentiche.

La descrizione, con parole e segni, è di grande forza nella sua  sintesi chiarissima  ed essenzialità espressiva, con le particolarità degli ambienti, luoghi, piazze: paesaggi in Bologna e in Marocco. E’ uno sguardo nuovo sul genere, sulle identità in transito, sulle donne migranti..

Antonella Selva, attenta al sociale, ai movimenti culturali e politici , vicina al mondo arabo e dentro la cultura dell’islam, ne osserva le contraddizioni, i conflitti, le dinamiche che coinvolgono i diversi paesi sia dell’Oriente che dell’Occidente, crede in possibilità di rinnovamento e di costruzione di percorsi di cooperazione e di pace.

Il fumetto è usato, DA LEI,  come forma semplice e immediata di comunicazione per raggiungere anche un pubblico di lettori/lettrici più esteso, per aprire riflessioni e confronto in una realtà in continua trasformazione. In ultima analisi narra e spinge ad un impegno collettivo se si vuole arrivare ad un nuovo stato di benessere e di convivenza  pacifica.

Il testo è corredato da una prefazione di Valerio Varesi, scrittore e giornalista che  si sofferma sull’analisi tecnica del fumetto  e ci fornisce qualche pensiero  sulla presa di coscienza dell’ultimo sussulto corale dovuto al movimento del ’77.

Vincenza Perilli, studiosa dei FEMMINISMI  e ricercatrice dei movimenti politici coloniali e postcoloniali,  conclude con una postfazione molto interessante, ponendo all’attenzione le diverse espressioni dell’essere femminista, auspicando con urgenza “… la necessità di  nuove concettualizzazioni del femminismo capaci di superare l’approccio etnicocentrico che ha caratterizzato la maniera con cui il femminismo occidentale ha guardato le altre esperienze emancipatorie, come dimostra anche il dibattito che ha accompagnato l’emergenza di un femminismo islamico di cui molte femministe occidentali hanno messo in dubbio la legittimità. Temi complessi che impongono un ripensamento e una de-colonizzazione del femminismo e di tutta la società soprattutto in tempi di recrudescenza di diverse forme di razzismo, istituzionale e non …”  

Noi abbiamo colto le sollecitazioni rivolgendo delle domande ad Antonella Selva, sperando in un allargamento della riflessione e in un coinvolgimento maggiore anche con iniziative pubbliche, delle donne arabe.

– quale per te, oggi,  il valore politico  oltre che culturale, del produrre un libro con parole e immagini ?

Non credo che il fatto di mischiare parole e immagini faccia la differenza da un punto di vista “politico”, se c’è un valore politico in “Femministe – una storia di oggi” è affidato, credo, al contenuto. Il fumetto è un linguaggio come un altro, in parte diverso da quello puramente letterario, forse più vicino a quello cinematografico. Indubbiamente – con Mc Luhan – il linguaggio non è neutro, ma penso che con il linguaggio del fumetto oggi si possa parlare di qualsiasi tematica e con qualsiasi livello di profondità e sensibilità. Se vogliamo questo è il dato “politico” (intendendo con questo relativo alla “politica culturale”) di scegliere il mezzo del romanzo grafico anziché del romanzo letterario. Voglio precisare però che la mia scelta del linguaggio non è stata dettata da valutazioni politiche ma semplicemente dal fatto che mi piace fare fumetto e non mi sento capace di una buona scrittura letteraria

– e a proposito di tematiche o gli spunti di tematiche che emergono dal testo, cosa ne pensi del processo di trasformazione delle migranti con cui hai contatto in Italia ?  Noti ci sia un processo di integrazione – accettazione, anche se parziale, con usi costumi mentalità dei/delle native o le donne di prima generazione rimangono una realtà estranea, a parte, rispetto al contesto sociale ?

Penso che le/i migranti che vengono a vivere qui affrontino una fatica di adattamento e un peso per la continua disconferma di sè che difficilmente noi

possiamo immaginare. La grande lezione che il femminismo “mainstream” ci ha lasciato (una delle grandi lezioni!) è che la cultura del gruppo dominante (gli uomini rispetto alle donne) tende a imporre come “naturale” l’ordine simbolico-culturale-sociale su cui si basa il proprio dominio. Lo stesso avviene per quel che riguarda le minoranze “etniche” o “culturali”: la cultura dominante (bianca rispetto alle “non bianche”) tende a imporre come “naturali” i propri criteri di giudizio che invece sono ovviamente storicamente determinati, come tutti gli altri. Le femministe hanno chiesto agli uomini di “assumere la propria parzialità”, i migranti – le popolazioni colonizzate – ci chiedono di “assumere la nostra parzialità” di bianchi/e europei/e. Siamo capaci di farlo? questo dovremmo chiederci, non quanto siano capaci le altre/gli altri di adeguarsi ai nostri criteri.

La grande sfida comunque la stanno cominciando a porre i figli e le figlie, con consapevolezza esibita di essere allo stesso tempo italiani/e e diversi/e (ad esempio musulmani/e). Sembra una banalità ma è un dato culturale immensamente difficile da metabolizzare, non a caso l’estrema destra sta reagendo scompostamente alla pretesa – teoricamente del tutto legittima – dei giovani musulmani italiani di occupare lo spazio pubblico.

–  credo di capire che il nucleo culturale  dell’intreccio delle storie che racconti sia IL PREGIUDIZIO, cioè quella barriera culturale  che lascia la persona avvolta in se stessa , quella stessa persona che invece ha slanci umani di accettazione dell’altra e anche di forte solidarietà.

Definirei il pregiudizio come una “rappresentazione che fa da schermo” alla realtà dell’altra – in questo modo almeno funziona nel mio racconto: la prof. Irma non riesce a vedere il valore e la forza della sua colf perché vede l’immagine raccontata dalla vulgata della “donna musulmana”, di cui il velo assurge a simbolo, non la persona che le sta di fronte veramente. Il pregiudizio poi gioca su un terreno di asimmetria di potere: Irma è la datrice di lavoro, ma soprattutto è “bianca” e perciò “padrona del campo”, anche quando agisce la solidarietà lo fa mantenendosi su un gradino superiore dal quale può giudicare l’altra. 

– Credo che ci siano pregiudizi reciproci e che nelle relazioni fra donne essere di genere femminile cioè madri figlie sorelle… di per sé non è unificante –

 

No, di per sé essere donne non è unificante. Perché le differenze sono molteplici,

in alcuni casi si intersecano e producono disequilibri: tra le tre protagoniste, benché tutte donne, vi sono differenze di età, cultura, provenienza, classe e potere: inutile fingere che il mondo femminile sia di per sé “pacificato”! Sono state le donne afroamericane che per prime hanno sottolineato nel dibattito teorico la presenza di queste asimmetrie nel campo femminile e femminista, elaborando lo strumento di analisi dell’intersezionalità. Poi sono arrivate le analisi delle “femministe musulmane” a movimentare il dibattito e questo pluralizzarsi del campo femminista non può più essere ignorato. Oggi credo non sia più possibile occultare che la razzizzazione dei soggetti subordinati introdotta e diffusa dal colonialismo ha prodotto una mentalità ancora viva e attiva; è da questa consapevolezza che bisogna sempre partire.

–  E sui ruoli  di genere, maschili e femminili, credi stia avvenendo  trasformazione o disorientamento?

Credo che il disorientamento sia comune. In una certa misura tutti quanti, nativi e migranti, stiamo vivendo una situazione disorientante per la perdita di punti di riferimento culturali a causa di una trasformazione troppo rapida della società (come spiegare altrimenti le reazioni scomposte dell’opinione “leghista” – ma potremmo anche dire opinione comune) di fronte alla sola ipotesi che venga costruita una moschea nel proprio territorio?). Indubbiamente per i e le migranti il disorientamento è maggiore perché devono affrontare questa realtà oggettivamente difficile da una posizione di subalternità,  precarietà e insicurezza, e per di più messi continuamente sotto esame. In alcuni casi gli uomini marginalizzati rispondono alla perdita di status aggrappandosi con più forza alle gerarchie arcaiche del patriarcato e percepiscono la libertà e soprattutto il potere delle donne come una minaccia. Poi ci può essere anche una reazione di rifiuto e disprezzo in seguito al disinganno di vedersi esclusi non solo dal benessere, ma dai diritti e dalla dignità. Le donne spesso vivono lo smarrimento della svalorizzazione dei saperi di cui sono portatrici, non più spendibili nel nuovo contesto, a cui si aggiunge la svalorizzazione come madri per la difficoltà nel sostenere i figli nel loro percorso di inserimento: è comprensibile se in alcuni casi tendono a rinchiudersi. Chi può compiere la sintesi, che rimane comunque un compito molto faticoso e non scontato, è la seconda generazione, e devo dire che le ragazze mi sembrano più forti e determinate dei ragazzi: forse perché questi ultimi sono in qualche modo “ingannati” dall’educazione tradizionale che magari fa loro credere di poter ottenere per diritto di nascita uno status più elevato? di certo le ragazze capiscono molto presto che rispetto, autonomia, libertà di movimento, se li devono conquistare. Anche per questo mi è sembrato giusto affidare a un personaggio femminile il ruolo di Afkar: anche se è un personaggio di fantasia ho conosciuto molte ragazze con la sua grinta provenienti da famiglie immigrate.
Ma le persone cambiano a seconda della relazione in cui sono inserite e forse uomini che si sentissero rispettati e riconosciuti nella loro dignità agirebbero a loro volta con più rispetto.

–  Dimenticavo… dove è reperibile il libro e come avviene la distribuzione?

Il libro è regolarmente distribuito in tutto il territorio nazionale. Naturalmente, non avendo grandi aspettative commerciali, la tiratura è bassa e immagino che difficilmente si trovi sugli scaffali delle librerie (ma in qualche libreria bolognese come Trame e IBS l’ho visto esposto!), però si può ordinare in qualsiasi libreria e si dovrebbe ricevere in pochi giorni. In alternativa si può ordinare online all’editore da questa pagina web e anche in questo caso si può ricevere in pochi giorni: http://www.nuovas1.it/e-shop/catalogo/antonella-selva-femministe/

Lella Di Marco

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Sognando TEMPIQUIETI 

Questa recensione di Lella Di Marco è arrivata in un momento particolare.

Sono successi i fatti di Colonia e di molte altre città. Ci siamo sentite confuse, angosciate, “bottini di guerra” ancora una volta.

Seppure abituate da sempre a temere l’uomo e le sue molestie, le sue aggressioni, in casa e fuori, questo fatto ci ha sconvolte perché pianificato con estrema accuratezza, in parallelo e allo stesso modo,  in molte piazze di Germania e non solo, dove donne e uomini festeggiavano l’inizio del nuovo anno. Dove le donne, verosimilmente, si sentivano rilassate e libere in compagnia di tante/i;  forse un po’ timorose per eventuali attentati, ma certo protette al meglio. Mai avrebbero potuto immaginare quello che poi hanno subito. Nessuno le ha difese. Sole, prede.

Nei giorni successivi ho letto tutto quello che sono riuscita a leggere per tentare di capire, per sapere cosa ne pensavano le altre, gli altri. Cosa ne scrivevano. Come interpretavano quella violenza, quel fatto troppo bene organizzato per crederlo frutto del caso. Chi ne avrebbe tratto vantaggio? Lo stiamo vedendo. Immagino che non sapremo mai la verità. Eppure sarebbe necessario sapere.

Mi sono ritrovata in particolare negli scritti di Dacia Maraini e Giulia Blasi. Ho avvertito quella stessa certezza: che noi occidentali  non abbiamo davvero molto da insegnare alle altre civiltà.  L’agghiacciante realtà, difficile da accettare, è che – ancora oggi – in tutte le guerre i vincitori stuprano e violentano le donne, ovunque nel mondo,  in ogni latitudine, con intensità e modalità diverse, e che fino a che questo succederà noi donne saremo in pericolo, offese in modi diversi, più o meno sottili: ancora usate, quasi fossimo cose.

Se vogliamo vivere in un mondo accettabile, noi donne dobbiamo davvero cambiare, reagire, svegliarci. In questo processo, le culture diverse non debbono essere un ostacolo: il confronto con le musulmane attive sui diritti delle donne, è un primo passo fondamentale per cambiare, loro e noi.

Educare, questo è il nostro compito urgente,  per modificare il verso delle cose; farlo  con chiarezza, a fondo, facendo passare la nostra diversità nel percepire ed affrontare i problemi a cominciare dalla guerra. Diffondere una educazione  non patriarcale della società, in cui la vita delle persone e la loro dignità siano riconosciute come valori; su questi temi Marija Gimbutas e la società matrilineare restano per me i punti di riferimento mai superati.

Dobbiamo diffondere una educazione non violenta,  affiancate  da quegli uomini che condividono  con noi questi principi. Penso agli ostacoli enormi che si incontrano quando parliamo ai bambini di differenza di genere, vista come ricchezza, opportunità di una vita migliore per tutti.

Spesso le religioni vengono usate per fare passare volontà conservatrici che parlano di morale, ma che tendono  semplicemente al mantenimento dello status quo. Grazie per questo libro che contiene idee in cui credo, ci dà spunti necessari. Vi invito a leggerlo. 

Avevo una grande speranza:  l’incontro di Paestum, dal  bellissimo titolo “Prima di tutto…libere”,  che immaginavo come un’occasione concreta e matura di confronto e crescita. Senza le inutili e quasi rituali contrapposizioni tra donne, tra gruppi.   Purtroppo in questi giorni  l’incontro è stato annullato e non mi pare sia una buona idea…Si arriva sempre dopo, cercando convergenze impossibili invece di confrontarsi “a caldo” tentando di fare uscire la voce delle donne forte ed autorevole, senza tatticismi come quelli in cui siamo immerse e paralizzate, mentre muoiono a centinaia esseri umani nel nostro silenzio e donne e bambini…

Hanno scritto sul blog tra l’altro: “….Abbiamo convenuto sulla necessità di avere un tempo più lungo per una riflessione che valorizzi le differenze di ogni percorso e individui i nessi, che sappiamo già esistenti, tra i vari ambiti sul tema della violenza.

Pertanto, l’incontro di Paestum “PRIMA DI TUTTO LIBERE” non avrà luogo…” .

Non è il momento delle riflessioni nei salotti. La nostra giornata della memoria perde il suo senso se lasciamo una volta ancora che succedano stragi nel silenzio.  ”SE NON ORA QUANDO?”

Vittoria Ravagli

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cover femministe

ANTONELLA SELVA, “FEMMINISTE – UNA STORIA DI OGGI” – ed. Il Girovago –

 

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RIFERIMENTI IN RETE

https://primadituttolibere.wordpress.com/   

https://storie.expost-news.com/la-colonia-in-s%C3%A9-e-la-colonia-in-te-15fa411314ad#.4zc78jnpv

http://ilmattino.it/primo_piano/esteri/colonia_aggressione_alle_donne_maraini_un_atto_di_guerra_misogino_arriva_da_rispetti_nostri_diritti-1466922.html

http://www.labottegadelbarbieri.org/?wysija-page=1&controller=email&action=view&email_id=446&wysijap=subscriptions&user_id=527

 

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Un pensiero su “Sognando TEMPIQUIETI- Vittoria Ravagli: “FEMMINISMI una storia di oggi “ DI ANTONELLA SELVA . Per noi un pretesto per un discorso politico -Lella Di Marco e Vittoria Ravagli

  1. Mi trovo in pieno accordo con Vittoria Ravagli quando, abbastanza costernata, conclude il suo intervento scrivendo:- Non è il momento delle riflessioni nei salotti. La nostra giornata della memoria perde il suo senso se lasciamo una volta ancora che succedano stragi nel silenzio. ”SE NON ORA QUANDO?”-
    Grazie ancora per la chiarezza e la franchezza.
    ferni

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