Bhikkhu Abhinando- poesie monastiche

la grande chartreuse e rifugio monache tibetane a yarchen gar

Stitched Panorama

monache tibetane

monache 1

.

Insieme

Nell’emisfero del silenzio
cadono le foglie
tutto l’anno:
ogni parola un gesto.

Sediamo pigiati
tra il fuoco e la notte.

Dove il silenzio ci tocca,
fiorisce la spalla
più a sud dell’inverno:

un dolore felice.

*

Qui appare il nodo del mio cuore,
non nato, errante
sui margini della tua
illeggibile mano.

L’antenna, spezzata,
come di cervo volante
le sue tracce disegnano
il tuo volto d’ombra.

Scivoli via
con la sonata di Schubert
come una canzone ebbra
nel braccio dell’Anima.

Poiché scegli la distanza, io
ti sto vicino.

*

Noi siamo liberi. E ci rifiutarono
dove ci credevamo ben accolti.

R. M. Rilke, Sonetti a Orfeo 2, XXIII

Solo quando tutto è detto
restiamo in silenzio.
Perché quel che lasciamo non detto
sfarina come calce
nei nostri tratti,
indurendo i nostri volti
dall’interno.

*

Un’emozione avanza
esitante
con la dignità di un daino.

Il gesto –
danzante vascello
sulle onde del tuo sorriso.

Tra due oscurità
si apre
il fiore,

tra due eternità
regala
il suo profumo.

Il cuore amorevole è nero,
senza forma e profondo
come la notte.

*

Quel che brucia si spegne:
una sensazione che agita le ali
nel mio sacrario,
lo stomaco metafisico.

Quando il seducente richiamo sbiadisce
la mia mano si apre:
ricevo il dolore.

Qui,
dove sento la tua mancanza,
c’è una dolcezza in ascolto
come miele che bolle

da dentro sciogliendo
il mio canto,
il mio gesto,
il mio pretesto per essere.

*

Dove sei solo,
dove più nessuno ti aspetta,
la mia fronte tocca la tua fronte;
e come un orizzonte amoroso
le mie braccia in crescita
avvolgono il tuo corpo
che va svanendo.
La mia quiete resta aperta
come la domanda che tutto consuma.
Solo il tuo silenzio risponde.

*

QUI APPARE IL NODO DEL MIO CUORE,
non nato, errante
sui margini della tua
illeggibile mano.

L’antenna, spezzata,
come di cervo volante
le sue tracce disegnano
il tuo volto d’ombra.

Scivoli via
con la sonata di Schubert
come una canzone ebbra
nel braccio dell’Anima.

Poiché scegli la distanza, io
ti sto vicino.

*

Canzone per un poeta nelle tenebre

Quando piovono colombe
la città scende come una campana sorda
sui suoi figli

e invade i campi
una cocente bruma.

Chi vive sotto un tetto di rose?
Chi porta al collo il cuore?
Chi decifra la scrittura contorta
delle lucertole sulla sabbia?
Chi per primo chiama il nome di lei?

È uno che barcolla alla periferia delle città,
due corvi svernano sotto le sue braccia.
È uno che balbetta la sillaba sacra,
che fa guerra al pettegolezzo
e abbassa la lampada
nel mare incolore.

E ogni giorno gli ospiti lasciano la sua casa.
E lui resta per un po’
in corridoio, solo.

La porta scatta nella serratura.
La serratura nella porta.
Qualcuno la colpa porta?

L’aria ghiacciata
trasporta le tue sopracciglia come uno scuro
uccello smarrito,
il mare i tuoi occhi come carboni ardenti.
E il tuo sorriso, lo scosceso pendio
(come si trasporta a braccia un morto)…

No,
non vinci.
Perdi.
Salti dalla finestra
col mio nome sulle labbra.

E la vita mi decifra
nell’intestino aperto
del tuo cadavere.

*

Il riposo del gigante

Dormi come un calzino nel fosso,
il piccolo veicolo nella tua tasca
russa e ronza.

Silenzioso come la tregua
il sentiero si arrotola
sul tuo braccio.

*

Alla finestra aperta

come ogni notte

la luna di domani si nasconde
dietro le nuvole
di ieri

poi
una fresca brezza
solleva l’ombra del pensiero

le emozioni si affollano
in attesa di una direzione
pronte a partire
o ad arrendersi

mentre
il crescente silenzio
ti mangia

vivo

*

NOTE PER UNA POESIA /
DA YVES BONNEFOY

I. Voci felici

Che strana canzone chiede
di essere ammessa
nel mio silenzio.

Voci felici si spengono
senza udibile melodia.

Pause sensibili
senza distinguibile intenzione
mantengono il terrore in equilibrio.

Senza denti visibili
morde la coscienza.

E ognuno segue
un amore diverso
senza ragione evidente.

*

II. Il fiume

I nostri sogni nutrono
le radici della gravità.

Il fiume che hai scelto
– affonda l’ambizione
nelle sue timide onde.

Fai di te qualcosa
di più facile da dimenticare.

*

III. Il traghettatore

Fango e rovine, grigio è il giorno,
siamo in cammino.
Le pozzanghere riflettono l’arcobaleno
di promesse infrante,
raggiungono il fiume.
Con tutto il peso ora
piégati sulla pertica,
ci spingiamo via
dall’unica sponda.
Sotto le acque
l’abbaiare dei cani annegati si trasfigura.
Nella spalla si scioglie l’urlo congelato.

*

A casa

Il mare non ha canti,
il vento non si ricorda di te,
la luna non capisce
niente.

Anche la tua paura e la tua avversione
vanno assolutamente
bene.

Che tu pianga o non pianga
non fa differenza.

Lascia perdere –
siamo già
a casa.

*

Note biografiche, bibliografia.

Bhikkhu Abhinando : nato ad Amburgo nel 1966. Nel 1994  diventa monaco buddhista della tradizione Theravada presso il monastero buddhista di Chithurst, nell’Inghilterra meridionale. Attualmente vive nel piccolo monastero di Aruna Ratanagiri, vicino al confine scozzese. Qui ha curato di recente la pubblicazione di Tomorrow’s Moon, un’antologia inglese di poeti buddhisti. Alcune delle sue poesie contenute nell’antologia sono state in precedenza pubblicate in Il movimento segreto delle cose, un’antologia di poesia monastica buddhista curata da Chandra Livia Candiani. Quando tutto è detto è il primo libro pubblicato di poesie di Bhikkhu Abhinando.

“Ajahn Abhinando, il nome monastico dell’autore di queste poesie, è sia monaco che poeta: due modi di essere totalmente aperti al mondo, totalmente gettati in esso, di caricarselo sulle spalle, di esservi smarriti, di servirlo, senza averne l’aria, anzi, apparentemente da una postazione defilata. Il monaco e il poeta cullano il mondo con tale vigore da svegliarlo. E sono dei paria, fuori casta, senza ruolo. (…) Ajahn Abhinando è monaco buddhista della tradizione theravada della foresta tailandese, un bhikkhu. Bhikkhu è il monaco mendicante che in questa tradizione dedica tutta la sua vita alla pratica del proprio risveglio e al servizio del risveglio degli altri. Ma letteralmente, la parola significa :una persona molto molto semplice. (…) Il titolo di questa raccolta di poesie è “Quando tutto è detto”. Che succede quando tutto è detto? Forse si parla. Forse si sussurra nella notte. Forse succede la poesia. Si scrive. Forse si smette di scrivere. Ci si butta. Nella scrittura o nella vita fa lo stesso. (…) Tutta la poesia di Ajahn Abhinando ha a che fare col testimoniare. La sua scrittura, la sua investigazione, è una sorta di chirurgia emozionale, il suo è un testimone emozionato, ma con la precisione di un chirurgo che avanza nella carne dell’anima e incide, osserva, esplora, diagnostica, attende. ‘La vita si sposta come una lente d’ingrandimento / sopra la ferita’ scrive in Piegato nel vento. O in Fuoco fatuo: ‘Il muscolo cerebrale simula un crampo / con una linea vuota in espansione’. Ed è proprio questo linguaggio di anatomia delle emozioni che ci fa intendere quanto il testimone sia emozionato e come per testimoniare, di sé e del mondo, non possa che volgere i suoi strumenti verso se stesso, verso l’anima, dove i confini tra io, tu, corpo, paesaggio, concreto e astratto, sfumano, in un’impersonalità che ha molto a che fare con lo sguardo amorevole di chi non separa e accoglie, senza discussioni e senza definizioni a priori, tutto. (…) Dunque, quello che viene investigato, in un viaggio interno ed esterno, che è quasi un pellegrinaggio da tanta è la delicatezza e il rispetto con cui il chirurgo usa il bisturi, ma che ha anche tutta la determinazione e il sangue freddo che consentono di raggiungere la ferita e metterla allo scoperto, perché possa infine guarire da sola, quello che viene investigato è l’anima. E quel che accade nel percorso è che viene a coincidere con il mondo. Quello che colpisce di questa poesia, come di tutta la vera poesia, è che non sa prima. Si sente, si avverte, che il poeta è sorpreso di quello che nel percorso va scoprendo a se stesso, di quello che da solo si ri-vela, perché, come mi ha insegnato tanto tempo fa un amico, non si svela mai, si ri-vela sempre. Ecco allora, nella poesia Incontro, la descrizione fatta tutta dall’interno di un incontro dove l’altro, noi stessi?, alla fine non ci riconosce, ma dove il testimone annota minuziosamente ogni millimetro di sensazione e dove questo ossessivo e precisissimo annotare fa sorgere una visione pressoché surreale, se non la si legge dall’interno di un corpo emozionato. Sembra quasi la storia del pittore Zen che per anni e anni non mostra il dipinto a cui sta lavorando con tutto se stesso e quando alla fine lo scopre, si dirige tranquillamente verso il quadro, tranquillamente ci entra e tranquillamente in esso scompare” (dalla Prefazione di Chandra Livia Candiani).

 

Bhikku Abhinando, QUANDO TUTTO E’ DETTO

traduzione e prefazione di Livia Candiani, Milano, Vivarium Editore

**

 

Riferimenti in rete:

http://www.vivarium.net

5 poesie di Bhikkhu Abhinando

La dimora del tempo sospeso

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Relativamente alle monache tibetane e al rifugio in cui vivono-

Più di settemila monache vivono a Yarchen Gar nella più grande comunità del buddismo tibetano del mondo. Il monastero si trova vicino a Kandze, nella provincia cinese del Sichuan, ed è stato fondato nel 1985 da Achuk Rinpoche, maestro della tradizione nyingma.

Centinaia di donne, in maggioranza provenienti da famiglie povere, si trasferiscono ogni anno a Yarchen Gar (il picco c’è stato dopo il terremoto nel Sichuan, nel 2010). Le monache vivono in un vasto accampamento su una penisola formata da un’insenatura del fiume Jinsha, a quattromila metri di altitudine.

Le loro baracche, fatte di plastica e tela, sono prive di acqua corrente ed elettricità. Per difendersi dal freddo usano dei forni alimentati con sterco di yak (bue tibetano). Le monache si dedicano allo studio, alla preghiera e alla meditazione. In inverno, per cento giorni, meditano dall’alba al tramonto in piccoli cubicoli. Yarchen Gar è uno dei pochi monasteri tibetani aperti alle donne, che però possono essere solo novizie e vivono separate dai monaci.

Il monastero di Yarchen Gar è attualmente tollerato da Pechino. Nel 2001, però, le autorità hanno distrutto più di 800 case con il pretesto del numero eccessivo di monaci. Nell’ultimo anno 26 tibetani si sono dati fuoco per denunciare la repressione cinese.

Foto di Boris Joseph scattate nel febbraio del 2011.

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2 pensieri su “Bhikkhu Abhinando- poesie monastiche

  1. Mi dispiace di non poterti dare una risposta ma ho regalato il libro ad un’amica che è partita per l’India e…non so quando tornerà.Mi spiace proprio, l’articolo non è recente!f

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