LA MALA STRISCIA. Sonetti dark di Adriana Ferrarrini- Note di lettura di Fernanda Ferraresso

magritte-  la camera d’ascolto , il figlio dell’uomo e la grande guerra

magritte.la camera d'ascolto

The Son of Manlagrandeguerra

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C’è, grande, una pena sulla quotidianità, su cui incombe la morte e grandi ombre, acute pungono la nostra sensibilità messa a soqquadro dal desiderio di vivere, spesso mettendo a rischio gli altri, oltre noi stessi, inquinati come ormai siamo, tutti, nei fondamenti dell’essere oltre che nei legami affettivi, anche quelli più profondi:tra genitori e figli, marito e moglie o nelle relazioni tra coloro che si dicono amanti. In tutti questi rapporti si vive oggi un esemplare esilio, indicativo della distanza e dell’indifferenza oltre che di un tormento profondo di cui però non possediamo il registro né la capacità di valutarne a fondo le chiavi. Nei pochi, luminosi oggetti della quotidianità, in cui l’amore, la dignità, la frugalità, l’immediatezza del darsi, senza spergiuri o inganni,  dovrebbero spiccare, risulta invece evidente l’angoscia, la tragedia del male, che incide con ferocia, con note di un macabro aberrante per tutti noi che ne condividiamo gli aspetti, ricevuti in pasto da molta cronaca nera, nerissima e che la poesia di Adriana Ferrarini recupera attraverso un lavoro da prefica-contemporanea, quasi che scriverne, raccogliendo le spoglie mortali di quanto è umano tra quei resti massacrati, significasse costruirne la sutura necessaria per poter andare oltre, trovando una spiegazione profonda, che ci apra lo sguardo e ci faccia comprendere come siamo tutti legati a quella corda, tesa sul baratro. Non c’è alcuna possibilità di ritirarsi in un angolo, chiudere la porta e dire che non è il caso nostro, la lettura della società attuale, che qui si presenta, non offre una scusa per nessuno. Noi tanto buoni magnanimi integerrimi, noi con l’abito firmato, l’auto o il pc di ultima generazione, noi supertecnologicizzati, noi affermati, griffati, indaffarati ci siamo tutti dimenticati di cosa muove tutte le sfere del creato. Scrive Boezio:

Ciechi, gli uomini si rassegnano a ignorare
dove si nasconda il bene, cui pure aspirano,
e, immersi come sono nella terra, vi ricercano
valori che stanno oltre il cielo stellato.
Qual augurio dovrei fare, degno di spiriti così stolti?
S’affannino rincorrendo ricchezze e onori
e, quando avran raccolto pesanti cumuli di falsi beni,
conoscano allora quali sono i veri beni.

Severino Boezio, La consolazione della filosofia– lib.III,

E Dante, che nella Commedia aveva incontrato la mala striscia all’inferno, poi sottolinea, una volta giunto in paradiso:

Qual è ’l geomètra che tutto s’affigge
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’elli indige,
tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l’imago al cerchio e come vi s’indova;
ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne.
A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ’l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amore che move il sole e l’altre stelle.

Dante Alighieri,Commedia, Paradiso XXXIII, 133-14
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Il titolo della raccolta rimanda con precisione a quella Commedia che è la medesima nostra, se ben si guarda a tutto quanto tinge, nei gironi infernali e purgatoriali, la nostra vita di mortali, e soprattutto infierisce con violenza contro le donne, brutalmente colpite da chi meno se lo aspettano, a tradimento, da una bestia senza senno guidata da ignoranza e odio, ed è questo per Ferrarini  la materia viva dei suoi sonetti , nati da cronache dei giornali, raccolte quotidianamente, per la durata di un anno, anche se il peso del dolore è così grande e lacerante che sembrano secoli, millenni quelli trascorsi.

Della raccolta porto la testa e la coda, al contrario dei distillati, tengo ciò che è ricco di tutte le contaminazioni del sé ed è la testa e la coda della mala striscia che dobbiamo affrontare e Dürer, nella copertina del libro, così ben tratteggia nell’allettante offerta che agisce in noi profondamente. Non è un caso, ricordo, che nella storia contemporanea, e spesso non ci si accorge, i riferimenti a quella me-la siano moltissimi. The Big Apple, la Grande Mela, la città di mille dovizie, il paradiso sulla terra, contrapposta alla Grande Madre, e in quella terra di fortuna, un paradiso in cui i cacciati accorrono, in una biblica raccolta di storie alla rovescia, si rovesciano i prodotti virtuali della Apple, quella mela mangiata ma mai consumata fino in fondo, proprio perché virtuale. Ma anche le favole non funzionerebbero senza questo frutto, e la virtù-alita-ta dalla loro morale racchiusa nel seme: la mela di Biancaneve, per esempio, in cui la tragedia non ha risvolti molto differenti e sanguinari dall’oggi,  una rossa mela croccante da mordere senza pensare agli insegnamenti.  Un frutto ricco, non solo di vitamine, ma di storia e che con MALUM, la cui traduzione si è fatta appunto mela, invece che male, ci indica un errore e un’erranza in cui, forse, si ravvisa non solo un elemento di tradimento, ma anche il veleno di una dolcezza che si fa fortuna imprenditoriale. Penso a tanta stampa che vive e mantiene forti introiti a causa e grazie a tutti gli orrori che si rovesciano come tempesta sul genere umano.
Un  frutto  protagonista,  frutto che si fa ingombrante, come nel caso di Magritte, che la mette direttamente e invasivamente al posto del volto dell’uomo, che è la serpe di se stesso. Mentre Michelangelo ne La  cacciata dal paradiso non mostra la mela ma le conseguenze dell’offerta del serpente, e tutti sono uguali, enormi figure umane nella scena che affresca, al contrario Magritte, sia ne La grande guerra, che ne Il figlio dell’uomo,quasi identiche come operemette la mela al posto del viso, come se il desiderio accecasse la possibilità di vedere noi e di vedere tutto. E ne La camera d’ascolto, la saturante, invadente presenza di una mela verdissima, mostra come non ci sia spazio per altro, e quasi si fa sonora quella me-là, se solo vi si pone attenzione. Ma è tutto così chiuso, un cerchio perfetto, un artificio ad arte costruito perché…perché si vada a fondo? Mistero. Mistero anche quando la mela mostra il suo bruco, la guerra che ci facciamo l’uno con l’altro e le grandi guerre dove lo stupro alle donne è stupro alla vita.
Ricco è tutto il  libro di Ferrarini,  ricco di quadri che sono incisioni al vivo di una lastra plumbea, uno zinco che ci specchia ma di cui non porterò qui alcuna traccia, va letto, ogni sonetto  in silenzio, perché è un lutto per la società tutta, quello che si elabora lì dentro.
L’introduzione, la testa come prima detto, la porto perché ben si allinea con lo sguardo netto di chi legge la tragedia comune, la commedia umana, ma specialmente il seme amato che le donne covano quando danno la vita, il corpo stesso d’amore,  e poi si ritrovano amaro e velenoso in un morso, che una serpe conficca loro mortalmente ed è tema di tanta drammaturgia della loro vita. Si  sente con nitidezza, nelle parole della poeta,  a cosa bisogna fare appello, ciascuno in sé, per un autocontrollo delle emozioni, attraverso uno studio accurato dell’essere umano, che sembra cambiare ma mai abbastanza si rimodella e ancora, dal fango primordiale delle passioni più cocenti e spesso efferate, sembra non rialzarsi ancora. La coda la porto perché c’è una preghiera che non può essere perduta. Il cuore della raccolta la lascio per una lettura accorta, lenta, meditata perché niente di quella pelle della serpe che qui si spoglia vada perduto nella fretta o in un qualsiasi taglio di lettura.

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Nel visibile caos del dolore, della tragedia, nella confusione in cui cadono i sensi tutti e le argomentazioni, in preda alla follia o alla disperazione, anche la freddezza agghiacciante con cui i gesti vengono compiuti, non è facile mantenere il proprio passo fermo. Pur amplificando, come una lente di ingrandimento che cerca nel male la radice, attraverso il mezzo poetico, sempre più preciso, tra le tematiche della quotidianità la poesia azzarda  il suo senso e fa di questo ricucire, di  striscia in striscia, cioè la presentazione giornalistica di un misfatto orribile, un lungo poema.  La poetessa  snoda i legacci come lo scheletro di cui è composto il corpo-romanzo che è epica di una vita, dall’infanzia dell’umanità alla maturità, che è insieme storia privata sì ma anche pubblica, in cui l’autrice trae  dal pathos il  progetto, dalla brutalità  dell’efferatezza e della mediocrità, la luce da un  grigiore ormai diffuso e imperante. Porta, ed è tangibile in ogni passaggio, il desiderio di credere, non solo il timore di deludersi, che la donna, e anche l’uomo, ha in sé i mezzi per risanarsi da tutto ciò che ora sbrana e con crudezza smembra togliendo vita alla sua vita.

fernanda ferraresso

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albrecht dürer- adamo ed eva 

Durer

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adriana 1053

adriana 2054

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cover adriana

Ferrarini Adriana, La mala striscia –  Terra d’Ulivi 2015

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15 pensieri su “LA MALA STRISCIA. Sonetti dark di Adriana Ferrarrini- Note di lettura di Fernanda Ferraresso

  1. grazie a te, un cammino non facile e un pensiero che resta fermo un’orma dietro l’altra, pur nel buio di un baratro in cui si rischia di perdersi.

  2. lettura ottima e profonda, su temi importanti e attualissimi. Grazie, Fernanda, e grazie Adriana!

  3. Ho letto, traendone gioia e insegnamento, le poesie di Adriana Ferrarini e le osservazioni, acute e accurate, di Fernanda Ferraresso. Ringrazio entrambe. Un caro saluto, Anna Maria

  4. Dove s’é perso l’amore?….che tutti si cerca senza riuscire a trovare il bandolo in mezzo al caos

    Interessante lettura, poesie descrittive di una realtà schiacciante.
    Grazie a ferni per la splendida introduzione, grazie ad Adriana per questo cammino nei luoghi, ahimè, comuni.

    Buona domenica anche a chi passa
    Ciao
    .marta

  5. Ringrazio tutte voi, carissime, e spero che Adriana Ferrarini porti presto, in una presentazione, questa sua raccolta davvero illuminante e ricca di pathos, di condivisa profonda umanità, anche in luoghi in cui ci sembrerebbe che fosse la distanza la misura che vorremmo prendere. Grazie a tutti. ferni

  6. Ho avuto modo di leggere il libro e c’è la notte, con tutte le disgraziate malefatte, di cui il genere umano si massacra, dentro questo testo e c’è anche una grande umanità che vi si affaccia, dolente ma viva, presente, mai distante.
    veevera

  7. Della poesia che ti vincola alla vita, che ti lega alla sua razza umana, necessitiamo tutte\i noi, che viviamo questi tempi confusi di segni e fenomeni che decifriamo con il cuore più che con la mente. Colpita dalla qualità della scrittura e della sua visione, la tengo in mente come poesia viva e ringrazio Fernanda per averla presentata a noi.

  8. Grazie Simonetta, Il libro è certamente da leggere, pezzo per pezzo come la ricomposizione di un relitto che senti appunto essere nostro corpo inalienabile, insostituibile.Quando manca la relazione con l’altro non esiste più scambio, non esiste vita e, di contra, la violenza chiede una risposta nitida, chiare, senza possibilità di confusione e incertezza.

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