TEMPIQUIETI- Vittoria Ravagli: leggendo “Vecchi corpi” di Gabriella Maleti

aleah chapin- this and that

Aleah Chapin-THIS AND THAT

 

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Il tempo tace, non si muove, cara vecchia, nel lindo colore del giorno.

 

“…Ma, soprattutto: chi ero? Una che frequentava la scuola di fotografia dell’Umanitaria, lì a Milano. Dopo altre notizie ebbi la possibilità di entrare nell’Istituto, di parlare con le ospiti, di scattare loro immagini. Entrai molte volte in quel ricovero, parlai con loro, le fotografai, mi aspettavano. Divenni una loro amica. G. M.”

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Gabriella racconta  in questo libro il suo incontro da giovane fotografa  con la vecchiaia, in una casa di riposo; la vecchiaia non è mai gioiosa, ma  diventa dolente e vuota, come fosse un tempo senza tempo, solo un’attesa, un limbo, quando si è stati allontanati dal proprio nido ed anche ricordare diventa difficile, impossibile spesso;  quello che ritorna in superficie viene definita una visione, una allucinazione, dagli altri,  quelli che diranno poi trattarsi di demenza senile.

Io credo che a volte invece, dimenticare sia una scelta.

C’è molta bella poesia in questi scritti di Gabriella e la sua è  una comprensione profonda, una condivisione sensibile e totale. Lei ha percorso la vita sua e di altre.

Così i tuoi occhi guardano smisurati ciò/ che arriva dal corridoio, ma è una compagna/ che sorride, stringendo nella mano un / mazzetto d’erbe e solitudini.

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Cammini – /rosa vecchia – per piastrelle indefinibili,/ se non fosse per il quadrato piccolo che/ rappresentano, piccoli stralci di ben fornite vie,/ lunghe vie maestre che non hanno insegnato/ niente, che ti hanno invece portata per/ rivelazioni e cause definite indefinibili,/ poiché in giorni di sole hai misurato/ quanto poco è ciò che anima

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Ogni tanto riappare il ricordo, la casa, la giovinezza. Riaffiorano pezzi di vita, luoghi, come sogni…

come fossi tu albero/ nella nebbia della tua casa, dei tuoi diporti, delle/ flanelle dei tuoi abiti invernali, un po’ rossa sulle gote/ che si animano nella tua scienza muta, rossa e pallida,/ senza ritorno, ma ancora stretta tra le unghie che stringono,/ bianche, pulite, come le lenzuola tese nel cortile, vicine.

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…Che guardi? L’intorno? Che odi? Il rumore dei/ passi, di qualche voce? Di una voce che ti dica:/ “Alzati, scosta il lenzuolo, scendi con le tue gambe belle,/ quelle che facevano ombra all’erba, ai fiori”.

…Siamo qui, in una distesa piatta, deserta, piena/ di sabbia. Una pianta lontanissima muove qualche foglia.// Colpi di tosse e piccoli gemiti, vapori, sapori,/ sterzate di immagini, inedia….

…La distesa rimane priva di alberi, se non l’unico, la sabbia/ vola sottile sui volti. Non la tiriamo via. Lasciamo che ci copra./ Siamo qui, tutte insieme.
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aleah chapin- may be were not so different 

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Gabriella non è solo fotografa, è amica, figlia, sorella. Ci si scambiano le paure…

Dal letto mi allunghi una mano. La tengo così, come terrei/ quella di mia madre. Il mento ti barbella un poco. “Che fai?/ Non ti metterai a piangere!” Abbassi gli occhi. “Ho paura”, / dici piano. “Paura?” “Sì, di morire”. Chini il capo sul tuo/ povero seno. Che dirti? Che anch’io ho paura della morte?/ Che l’aspetto come un frutto marcio che cade? E poco o niente mi solleva da quel momento che dovrebbe essere/ l’allontanamento lieto dal corpo? E invece scuote come/ una siepe indefinita, lontana da ciò che vedono attorno/ i miei occhi. Che posso dirti, sorella? Che pesto i piedi/ e dico no al cielo, alle promiscue nubi che mi rapiranno? / Vorrei chiudere definitamente gli occhi, ora, lasciare/ il mio cane, le mie erbe, ora, con la tua mano nella mia.

E’ qui perché davvero non si sapeva come fare. La sua testa si è persa e loro sono via tutto il giorno al lavoro. Dolorosa decisione, o sollievo. Dopo e’ un po’ come andare a trovare un fantasma. Di lei è rimasto davvero poco, di quella lei che si ricorda. Eppure a volte riaffiora e sembra un dono.

…“Eh, sì, non piangi, non piangi! Ma vai!… Quando/ vengono a trovarti i tuoi?”/ “Non lo so…”/. ..“Bela roba la famiglia! Va a fidas!”/ L’altra ora si mette a piangere forte. /“Sü, sü, tires sü! Cos’è ‘sto piangere? Credi che a /piangere vengono i tuoi?” //… Poi chini ancora di più la testa. Guardi solo il pavimento/. E resti così, come un uccellino che dal nido osserva giù/ la terra.

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E dire che somiglia a un sortilegio: tutte,/ insieme che attendono ormai vaghi volti,/ mani parentali sulle guance passe, sui /capelli come sono sono, frusti di cuscini che/ li odono in movimenti impazienti ma/ remissivi, come le code dei cavalli nervosi ma sottomessi. /Che fare? È l’ora dei parenti. Un solo uomo/  anziano avanza, cerca nella stanza di riposo. /Poi la vede. Aumenta il passo e sorride / come un mestolo d’acqua pura. Tutte le altre guardano.

Questo vecchio che “sorride come un mestolo di acqua pura”pare un miraggio, un’oasi nel deserto..

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…Sapessi come, che qui /scrivo, vorrei essere su un baroccino/ tirato da una inquieta cavallina nera./ Potremmo essere insieme nel vento/ di marzo, tra campi, alberi e viole,/ lì lì, viole quasi aperte.

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…Qualche passo serve, / sei come la bimba di ieri: un passo e / ondeggi, un passo e tramballi, sorridi, /vedi la catena che ti unisce: bimba incerta,/ madre di te stessa.

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Il cerchio ora si chiude. Si ritorna bambine e come scrive Gabriella, madri di noi stesse. E’ l’ora.

… Non vorrei, ma ecco lo scatto che ti/ impressiona per l’eternità, o quasi: un essere/che non vuole mangiare, che non vuole più vivere.

Stupendo lo scritto di Gabriella. Loro come fiori.

Chi siete? Mimose traslate in fiorellini/ secchi da armadi. Chi, anime buone/ del creato?/  Che vogliamo fare? Ridere? Oh, sì, ridere./  Ma per cosa? Per niente. Siamo stanche./ La suora ha aperto le finestre: è una bella/ giornata. Molte si alzano dalle poltroncine,/ vanno alla porta, scendono qualche gradino/ e sono fuori, tra l’erba./ Asciugano certe gli occhi che lagrimano per/ la luce e l’aria che torna in lieve brezza. /Siedono sulle panchine, altre in piedi guardano/ il cielo. Qualcuna accenna piano un canto timido,/ quasi vergognoso, sulla panchina passano una /mano sulla gonna come a pulire. // Tutte tutte sono dei fiordalisi tra il grano.

Eppure ci sono ancora sprazzi di luce, di gioia infantile, risate. Perché non è mai solo tristezza o dolore, sino alla fine resta  la gioia inconsapevole, seppure in rare gocce.

La donna sorride. Dice: “Ti piacciono le mie treccine? Le ho/ sempre portate”. /“Ti stanno bene”, dico. /“Lo so. Mi fanno più giovane, vero?”. Se le tocca contenta. /“Oh, sì”, rispondo. “Te le fai da te?”/ “Mi aiuta la Teresa. Guarda: mi seguono sempre. Se metto/ la testa in giù vengono giù anche loro, se la tiro su vengono/ su. Non è un miracolo? Io prego sempre il Signore di/ lasciarmele. Vuoi vedere come glielo dico?”/ Unì le mani fino a toccare la punta del naso e alzò gli occhi/ al cielo. “Gesù”, disse, “sono per te le mie treccine, lasciamele/ per sempre”. // Mi avvicinai a lei e la baciai sulla fronte. Poi fuggii.

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-“La Giuseppina non c’è?, non la vedo…” dissi forte./ Quelle col viso di lato non si mossero. Le altre abbassarono / la testa. Una la rialzò guardandomi mesta, poi di nuovo/ la piegò stringendo tra le mani una specie di pezzuola bianca. / Un’altra trasse dal petto un fazzoletto e lo passò sugli occhi./  Feci qualche passo sedendomi in riva a una poltroncina.// Guardai il pavimento. Ero una di loro.

 

Ho ammirato la  scrittura di Gabriella. Mi hanno  coinvolte la sue immagini  essenziali. L’amicizia diventa ancora più salda per questa profonda sintonia..

Anch’io sono una di loro e accetto  questo tempo della vita; voglio vestirlo di poesia e sogno, ed “essere insieme nel vento di marzo…”.

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Vittoria Ravagli

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cover Vecchi_corpi_di_Gabriella_Maleti

Gabriella Maleti,  Vecchi corpi  – eBook n.191 –  LaRecherche.it – poesia – ottobre 2015-  www.ebook-larecherche.it

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Riferimenti in rete:

www.gabriellamaleti.it

http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=194

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aleah chapin

Aleah Chapin

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11 pensieri su “TEMPIQUIETI- Vittoria Ravagli: leggendo “Vecchi corpi” di Gabriella Maleti

  1. Grazie a Vittoria Ravagli per aver parlato con tanta umanità del libro di Gabriella Maleti, tra le più sensibili e umane poete di questi tempi disumani….Complimenti,Gabriella e tanti Auguri!

  2. Carissima Vittoria, carissima Fernanda,

    grazie, grazie di vero cuore – naturalmente anche a nome e da parte di Gabriella – del magnifico articolo dedicato a “Vecchi corpi”. Un grande DONO per tutti noi, questo commosso (e commovente) scritto, ricco di citazioni da un testo di versi altrettanto commossi (e commoventi).

    Grazie, e un affettuoso augurio ad entrambe per un Anno Nuovo sereno e salutare.

    Un abbraccio anche da Gabriella,

    Mariella (Bettarini)

  3. Grazie Mariella per questi Auguri soprattutto per quel SALUTARE che ormai ha difficoltà a sentirsi e viversi relativamente a qualsiasi ambito ci si riferisca.
    tanti Auguri per un miglior tempo da vivere senza affanno e angoscia, senza tirannia e con un briciolo di fantasia ma tanta libertà.Auguri e grazie, ferni

  4. mi unisco ai vostri abbracci al calore alla gioia di condividere la bellezza la chiarità dello sguardo il desiderio di insieme e forza che trasmettete!
    grazie a tutte voi!

  5. Ma che tenerezza…..mi sono commossa.
    Una sottile, splendida luce …quest’età così vulnerabile e piena di poesia per chi ha saputo coglierla a piene mani….

    Grazie ed auguri a ferni e tutt’e voi.
    .marta

  6. Il merito è di Gabriella Maleti che ha scritto il libro e di Vittoria Ravagli che ne ha amabilmente e con precisione riportato la sostanza più vera. Grazie della tua partecipata lettura Marta.Tanti Auguri anche a te Marta.Grazie anche a Iole che si è stretta in questo gruppo con un grande abbraccio.

  7. Ho appena letto il testo della Ravagli che ha avuto l’intelligenza critica e la sensibilità tutta femminile di offrirci ampi stralci della poesia di Gabriella Maleti, una poesia che entra in punta di piedi e senza ombra di facile retorica nel mondo della vecchiaia e della solitudine. La commozione prende subito l’anima, non perché lo voglia la poeta, ma perché lo vuole e lo impone un’umanità sensibilissima al dolore, dettata da un cuore aperto al mondo della sofferenza. Il dettato si specchia dentro parole di poesia che vibrano in se stesse e fanno vibrare all’unisono chi legge.
    Il risultato è il coinvolgimento totale e la fusione emotiva più completa tra realtà evocata e trasmessa in poesia dall’autrice e il lettore. In questo caso, con la lettrice che sono io e che, avvolta dalle parole di verità sublimata e dolente vergate da Gabriella, ringrazia partecipe del dono.

    A te, Gabriella e alla cara Mariella ancora mille bellissimi auguri per il NUOVO ANNO!

    Mariagrazia Carraroli

  8. Grazie di cuore, amiche carissime, naturalmente anche da parte di Gabriella (che in questo periodo, forse a causa di un virus, non riesce a raggiungere Google) per la vostra affettuosa e commossa vicinanza e partecipazione dopo la lettura del magnifico scritto di Vittoria Ravagli dedicato al suo “Vecchi corpi”.
    Con l’occasione invio a tutte voi i nostri più sentiti auguri per l’anno che sta per iniziare. Un affettuoso saluto da

    Mariella e Gabriella

  9. Pingback: Ricordando Gabriella Maleti | CARTESENSIBILI

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