CRONACHE DI POESIA-Loredana Magazzeni e Carlo Bordini: Da Seneghe. Cabudanne de sos Poetas. Note di Milvia Comastri

 

Sto scrivendo la bozza della prima parte del post dal treno che da Pisa mi sta portando a Firenze. Poi con un altro treno farò ritorno a casa. E domani ancora, ancora un treno, per Mantova questa volta…  Ebbene,  devo confessare una cosa: quasi quasi non avrei voglia di partire, quasi quasi non vorrei più andarci, a Mantova.   La colpa è di un piccolo incantevole paese sardo che mi ha ospitato per quattro giorni.  Innamoramento, il mio. Innamorata delle case, degli abitanti e del piccolo Festival di poesia che mi ha regalato emozioni così forti che non vogliono, che sembra non possano lasciar spazio ad altro.

Alcuni giorni fa un amico, sapendo che sarei andata a Seneghe per assistere a Cabudanne de sos Poetas, mi ha detto: i Festival non servono a niente. Libero, il mio amico, di pensarla così.  Ma non mi sento di condividere il suo pensiero. Soprattutto se penso a questa mia ultima esperienza. In questo piccolo Festival della poesia (e sottolineo poesia,  che non è certamente un prodotto di consumo popolare) tutti gli abitanti di Seneghe si sentono coinvolti, giovani, vecchi, bambini. L’impressione che ho avuto è che i Seneghesi siano tutti poeti, ragazzi, bambini, vecchi. E le case, sono poesia: quelle case dove si viene invitati, così, per senso di ospitalità, di gentilezza, a bere un mirto, un caffé. E entri nella stanza e ci trovi  magari Franco Loi che sta parlando con i padroni di casa, e parla di poesia e di anima. E poi ti guardi intorno e scopri che anche le pareti sono poesia, con le foto incorniciate, foto in bianco e nero di nonni, bisnonni, famiglie intere vissute all’inizio del secolo scorso, dai visi fieri, belli. A me sembra che dalle mie parti questa usanza si sia perduta, che alle pareti non ci siano le fotografie degli avi, mi sembra. E, mi sembra, che tenerle lì, come usa ancora a Seneghe e credo in tutta la Sardegna, perché le ho viste anche a Uta, sia una cosa bella,  sia poesia, sì.  Che questa cosa delle foto, sostanzialmente, non ha a che fare con il Cabudanne, ma contribuisce a renderne più magica, e intima, e famigliare l’atmosfera.

Ecco, mentre scrivo, mi è venuto in mente questo termine: intimità.  E’ intimità che si crea fra gli artisti invitati al festival, gli spettatori, gli abitanti del paese. E ci si ferma a chiacchierare, noi e loro, per le strade strette, nei bar, nei giardini delle case. Sì, Seneghe, come ha scritto Lella Costa, è un miracolo. Non solo per l’elevato valore degli ospiti (da Giulio Angioni a Gabriella Caramore, da Franco Loi a Milo De Angelis, da Bruno Tognolini al poeta e traduttore Marc Porcu, di padre sardo, nato a Tunisi e residente a Lione, da Ascanio Celestini a….).  Tanti sono stati gli artisti che mi hanno emozionato, a Seneghe. Tutti gli incontri sono stati un bellissimo regalo. Un pensiero a parte vorrei riservarlo a tre grandi in particolare: a  Paolo Nori, che ogni sera divideva con noi i suoi diari di Seneghe (e mi piaceva tanto vederlo mentre prendeva appunti sul suo taccuino, durante gli incontri degli altri ospiti), diari ironici, divertenti, e intelligenti, e commoventi, a Lella Costa e Paolo Fresu, che con un reading poetico-musicale hanno presentato “Versus” il libro di poesie di Sergio Atzeni: qui il festival ha davvero raggiunto l’apice, è stato qualcosa, questo incontro, di indicibilmente bello.  E se mi ero commossa ascoltando le parole di Paolo Nori quando nel suo ultimo diario (non ancora on line) salutava Seneghe, mi sono commossa non solo ascoltando i versi di Atzeni, sottolineati dalla musica di Fresu,  ma pure quando Lella Costa ha ricordato Teresa Sarti, e l’ha ricordata piangendo, perchè Teresa era una sua grande amica.

Ecco, intimità con la poesia, intimità con questi grandi artisti, e con le case, e con i luoghi dove si svolgono gli incontri (e se uso ripetutamente la parola incontri è perchè, in questa occasione, la preferisco a “eventi”: incontri, sono, come bellissimi incontri fra amici). Ecco perchè all’inizio ho scritto che quasi quasi non vorrei andare a Mantova.  Senza nulla togliere al Festival Letteratura, che rimane un’ottima manifestazione culturale, ora che conosco il Festival di Seneghe so già che non potrò fare a meno di paragonare gli eventi di Mantova agli incontri del festival di poesia del piccolo paese sardo. Ecco, mi viene in mente questo paragone, mi vengono in mente due immagini: una chiesetta romanica e una grande cattedrale gotica; bellissime entrambe, ma forse, guardando la prima, ci si sente più vicini a Dio, qualunque nome abbia questo Dio  per noi. I festival non servono a niente, mi ha detto il mio amico: io dico che il Festival di Seneghe serve, perchè è come abbeverarsi a una fonte di gioia. E poi ripenso ai nomi, per me esotici e  magici dei luoghi dove si sono svolti gli incontri. Sa Prentza de Murone, S’Arruga de Putzu Arru, Partza de Sos Ballos.

Non trovate che sono poesia anche questi nomi? E poi come sono belli, quei luoghi….

E poi, poi sapete un’altra cosa che è successa a Seneghe? Ancora una volta amicizie virtuali si sono trasformate in amicizie reali: sono stata tanto felice, infatti, di incontrare Piera (http://imuliniavento.splinder.com/) e la sua bella famiglia, Savina (http://savinadoloresmassa.splinder.com/) e Antonio Pinna (http://scriptorhumilis.splinder.com/ ).

Mi spiace che con Savina e Antonio abbia avuto un incontro molto breve (ma l’impressione è stata ottima); ho avuto però modo di trascorrere più tempo con Piera: Piera, Piera Maria Chessa, è proprio come appare nel suo blog e nelle sue poesie: una grande donna. Un altro regalo del Web.
Prima di finire, prima di preparare la valigia… mantovana, un’ultima cosa. Un grazie, un grazie grande come la luna, il sole e tutto il firmamento: grazie di cuore per la sua generosità, e simpatia, e gentilezza e amicizia alla splendida famiglia Soriga: a Raffaela, a Elio, a Flavio e a Giovanna Paola.

A Raffaela per avermi parlato di Seneghe e avermi convinto ad assistere al Festival, a Elio, che, insieme a Raffaela,  si è preso cura di me, a Flavio e Giovanna Paola che del festival sono i principali ideatori e organizzatori, a tutti e quattro per avermi ospitato nella loro bella casa di Uta, e avermi fatto sentire parte della famiglia.  Chi l’avrebbe detto che un giorno avrei dormito nella casa di uno dei miei (tre)giovani scrittori preferiti?  E a proposito: anche Giovanna Paola, che di Flavio è la sorella, scrive in maniera eccellente. Ho letto un suo racconto e alcune poesie: caspita, se ha del talento, quella ragazza!

Ci sarebbero altre cose da dire, dovrei dire delle tante scoperte che ho fatto in questi pochi giorni di una cultura che non conoscevo, di tradizioni che non conoscevo: la Sardegna mi affascina, è una terra diversa da ogni altra che ho conosciuto. Ma è ormai mezzanotte, e mi fermo qui.

Milvia Comastri

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festival 2015

festival 2015

festival 2015-a

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Riferimento in rete
http://www.settembredeipoeti.it/

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Un pensiero su “CRONACHE DI POESIA-Loredana Magazzeni e Carlo Bordini: Da Seneghe. Cabudanne de sos Poetas. Note di Milvia Comastri

  1. Bellissimi incontri, concordo nel chiamarli tali.

    Leggere e comprendere per me isolana l’atmosfera del luogo, l’accoglienza delle persone e la poesia come substrato del DNA dei sardi.
    I pastori i primi poeti, orali, naturali del sentimento arcaico.
    Entrare nel cuore dei sardi é facile se condividi…la poesia.

    Grazie della condivisione
    Grazie a ferni di riportare qui, questo incontro in terra sarda

    Ciao
    .marta

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