LA POESIA NEL CARCERE DI TERNI- Angela Chermaddi

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Nella mia battaglia contro il nonsenso, la chiacchiera vuota o volgare, l’utilitarismo imperante, in difesa della poesia e per la sua diffusione, dopo anni di corsi organizzati su poeti contemporanei, prima alla Biblioteca Comunale di Terni poi presso l’Istituto di Studi Teologici e Storico Sociali, sono arrivata, e finalmente, anche a una collaborazione con la Casa Circondariale di Terni, tramite una giovane e sensibile insegnante di Italiano dell’IPSIA presso la sede distaccata del Carcere, la prof. Claudia Cianca che, grazie all’apertura del direttore dott.ssa Chiara Pellegrini e della responsabile dell’area educativa dott.ssa Gabriella Simonetti, si è fatta mediatrice e portavoce della produzione poetica raccolta tra la popolazione carceraria.
Alla fine di ogni incontro di poesia contemporanea sono state lette poesie scelte tra quelle pervenute dal carcere, aprendo così le porte a voci che ci vengono da questo mondo chiuso e invisibile e che difficilmente hanno la possibilità di donare agli altri la loro piccola grande ricchezza, che è unica come unica è ogni persona, unica la storia di ognuno e degna di essere ascoltata con il suo contributo alla crescita spirituale dell’umanità. Abbiamo cercato di imparare e insegnare a considerare l’uomo non tanto per quello che fa quanto per quello che soffre spera desidera, consapevoli che l’unico rapporto fecondo è l’amore, cioè la volontà di intessere un dialogo, aprire un luogo di comunione.
Scrive, durante la sua detenzione, il filosofo Dietrick Bonhoeffer, ucciso nel campo di concentramento di Flossenburg: “Chi disprezza un uomo non potrà mai cavarne qualcosa. Nulla di ciò che disprezziamo nell’altro ci è completamente estraneo”.
So bene che molte iniziative vengono realizzate in vari Carceri italiani da volontari che lottano con passione per i diritti e la dignità dell’uomo e portano il calore umano oltre le barriere create dalla pena e dalla legge.
A chi è disarmato e disamato, forse restano solo le parole per risorgere. Per questo abbiamo cercato, con il prezioso contributo della prof. Cianca, di incoraggiare la scrittura in quanto ognuno ha il proprio canto nel cuore, la propria canzone da cantare come gli uccelli del cielo. Si tratta di scavare e ritrovare, oltre i sassi e il fango, la sorgente nascosta in ognuno di noi. Certo, scrivere non salva, affidare alle parole il proprio male interiore non basta, ma è una risposta al tempo incerto e tradito, è fatica di cogliere un centro che spesso sfugge, sforzo di cercare un altro modo di esistere più umano. Lavorare col passato nel tentativo di fissarlo, recuperarlo per paura di perderlo, è il trionfo sullo spazio, cioè sulla separazione, sfida all’idea di sconfitta. Scendersi dentro, ascoltarsi, scrivere è dare prova di una tensione, di una speranza. Quindi è terapeutico se non salvifico, in quanto permette un rafforzamento della coscienza, riattiva la tensione progettuale.
I versi pervenuti, intrisi di ogni genere di preoccupazione e di speranza, permettono di vedere un tessuto di storie sofferte (anche importanti dal punto di vista sociologico), e offrono una lettura più in profondità del mondo del carcere, aprendoci a un altro sguardo.
Indipendentemente dalle abilità tecniche, apprezziamo e accogliamo, con l’ascolto attento e la tenerezza che l’impegno per la realizzazione di una vera umanità richiede, questi frutti di un tempo amaro.

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Inoltrandoci tra difficili equilibri, partecipiamo a malinconie e sogni di Rachid  in MALINCONIA: tu ragazzo che passi /le tue ore dietro /quattro mura// che guardi il cielo/attraverso la scacchiera/della finestra//che scrivi poesie/ con l’inchiostro/ dell’anima……o in BEN IL GABBIANO: vorrei avere le ali di un gabbiano/per poter volare via//sfidare il vento/e sfiorare le onde del mare blu//posare sullo scoglio/dove sono stato bene e libero//guardando e ammirando l’immensità del cielo/sognando un mondo migliore.

Ascoltiamo le riflessioni e la presa di coscienza di Riccardo in ESSERCI: Esserci/ con i piedi, con la pelle, con il fiato/ Esserci/con gli occhi di bambino e vecchio/ Esserci/a contatto del ferro e cemento/ Ma dov’è il mio cuore?  o in TEMPO: Il tempo/tallone d’Achille del mondo/il fulcro del potere/l’inganno della speranza// E’ tempo di non esserci.

Ancora sul tempo, tema molto sentito, la voce di Luigi :QUESTI TEMPI: Questi tempi sono come/un albero senza foglie e come/un camino senza fuoco./ Trovare la forza per non morire perché/anche morire è difficile./ Avere fame di gioia, e freddo/ di un sorriso./ E voglia di lavorare. Ma non è più possibile/sognare.

Ci commuovono i ricordi dolorosi di NDREC  (DENTRO: Con incoscienza sorrido/guardandomi attorno./Svogliatamente sistemo la branda/sparisco sotto la coperta/ ti cerco ricordando la tua voce/il tuo sorriso./Questa notte non tornerò/quante notti…./Raggomitolato, solo con il calore/del mio corpo/ti penso fino ad assopirmi./Domani il rumore delle chiavi/ mi sveglierà./Da domani  inizierò a ricordare./Il tempo, tu, l’amore/è tutto quello che mi rimarrà). E ancora (HO BISOGNO DI MIA MADRE: Non so spiegarti quanto ho bisogno di te, mamma./Mi  sento talmente solo che la vita/è un inferno/in questo atroce viaggio./ …Un cammino di sofferenze, lacrime e malefatte/mi ha allontanato da te, dal tuo amore, dalla tua verità./Ho bisogno di te, presto a te il mio cuore e/mi affido a te, mamma.)

Il rimpianto e ricordo dell’amore lontano accomuna molti. Leggiamo Lefter: AMORE STO ARRIVANDO: Il mio errore è il tuo dolore/non mi sono mai perdonato./Dietro alle sbarre sto gridando:/amore sto arrivando./Ogni sera prima di dormire/vado a pregare per te:/niente di male ti possa capitare/perché nei miei pensieri tu sei/e meriti il paradiso.
O si rimpiange il calore del sole che ”ti accompagna dovunque ti trovi”, il piacere di “viaggiare camminando sulla sabbia” (Dragu , Salam ), il sole che affratella (Aruglent.: Anche se sono di un’altra nazionalità/ sono sempre nostri fratelli/ ci riscaldiamo con lo stesso sole).

Dopo la loro libera espressione, più o meno guidata dalla generosità umile dell’insegnante che offre con passione la sua professionalità, per aiutare la conquista di una sempre migliore conoscenza di sé, e l’appropriazione di un imprevedibile spazio di libertà, in questo secondo anno sono stati inseriti nel progetto incontri di poeti con i detenuti. Dopo quello avuto con me, è stata invitata a Terni la perugina Annamaria Farabbi, grande affabulatrice  e poeta di rilevanza internazionale, già esperta per aver lavorato con le detenute di San Vittore. In un’esperienza che lei stessa ha definito  toccante e significativa, ( “ Siamo tutti nella stessa arca dentro il diluvio….ciascuno ha responsabilità e si congiunge all’altro”), ha guidato a scendere in profondità dietro le parole di una poesia. “Attorno alla parola è come stare a tavola tutti insieme, mangiando e bevendo, mettendoci nel pane della parola, in colloquio e congiunzione. Offrendo reciprocamente la propria percezione, la propria memoria”(Annamaria Farabbi). La poeta ha affascinato e trasportato i presenti in un mondo che sembra diverso e irraggiungibile ma che è dentro ciascuno di noi.

Commenta Luigi: ” …siete riuscita a portare la storia e poesia dritta al cuore…suscitando in me reali sentimenti, tristezza, compassione, anche lusinga….dispiacere e contentezza…perché quella luce per un attimo l’ho percepita anch’io”.  E Ivan scrive commuovendoci: ”Mi ha fatto avere due ore come se stessi libero. La poetessa Farabbi  ha guidato a cercare la chiave poetica anche nelle situazioni più drammatiche…toccando la parte più intima.. cercando di farci percorrere la strada verso il nostro io interiore”.

Ritengo interessantissime per la loro qualità e utilità queste risonanze che molti dei circa 35 detenuti di alta sicurezza presenti  a ogni incontro, ci hanno partecipato ringraziando “per il regalo di un momento diverso”.
Valerio parla di risveglio di sentimenti a volte sopiti.
Francesco: “Queste poche ore trascorse insieme hanno aperto porte sconosciute”.
Enrico confessa che ha “colto da questo incontro che tutto può essere poesia e come la stessa nasce dal cuore di ognuno, anche e soprattutto nelle situazioni più difficili”.
Enzo ha riflettuto “che quando la mente e il cuore e l’interno nostro sono sereni si può affrontare il mondo intero senza paura”.
E ancora un altro Francesco: “ Mi ha trasmesso un’emozione che non pensavo di provare….Dopo questo incontro ho provato a fare silenzio dentro di me e …a scrivere quello che al momento il mio io mi dettava. Cosa che non ho mai provato prima, mi sono uscite poche frasi ma è stato bello provare.”
Tutte queste osservazioni e riflessioni sono un dono per chi si impegna per una umanizzazione della società e riscoperta dei valori dello spirito.
Mi scrive Francesco  quasi con meraviglia: ”Vive ancora dentro di me la sensibilità di sempre, che purtroppo in certi momenti non ricordavo più di avere”. E fa eco la pagina pervenutami anonima : mi ha fatto scoprire un lato di me stesso sconosciuto… ho provato a scrutarmi, cercando di creare dei versi o delle rime e con grande stupore ho constatato che provavo anche piacere nel ricercare.  Vi ringrazio di avermi dato uno spazio”. Che è uno spazio di libertà che nessuno può togliere.
Far riscoprire la profondità della vita interiore, il senso, la bellezza, la poeticità di ogni cosa, il gusto della gratuità, e soprattutto la coscienza della propria libertà creatrice è la forza e la grandezza della poesia.
Io poeta posso scegliere il tema, la forma, i simboli, piegare la parola usata e abusata al significato che io voglio dare, mi fa sentire la potenza dello spirito, la mia libertà ovunque e comunque, la mia dignità di essere umano.
Scrive Riccardo: Ritengo la poesia “uno strumento infinito”, “…entrare nell’intimo….è un dono trasmettere le proprie sensazioni, con la poesia fissi un momento….un modo per renderlo presente.”
Per Mariano  ”scrivere poesia può significare parlare ad una persona alla quale non potrai mai dire il tuo pensiero, oppure evadere dalla realtà”.
E Gianni: Quando scrivi è un momento di libertà, perché sei solo con te stesso, nei tuoi pensieri.

Anche se, ovviamente, non tutti provano a scrivere versi, la lettura è necessaria, per legittima difesa, come dice Woody Allen. La lettura è un anticorpo per sopravvivere, soprattutto in questo tempo di sofferenza.
E’ importante cercare di trasmettere il gusto di leggere poesie (“per viaggiare oltre il mio confine” Mariano ), per il piacere di oltrepassare il limite delle parole e dei suoni, per raggiungere la profondità di se stessi superando la resistenza a incontrarsi.
Cito dai loro elaborati scolastici: “Sentivo che narravano qualcosa della mia vita…ed ero felice che finalmente qualcuno mi scriveva quello che io pensavo e non riuscivo a trasmettere” (Franco).
“Per me leggere poesia è un invito a carezzare l’anima, navigare in un oceano di emozioni…..scoprire un  significato profondo nascosto aldilà del significato apparente…” ( Slimane).
Daniele P. nota con emozione: “Alcune volte le poesie te le senti addosso…quasi come se fosse stata scritta per me…. Credo che sia uno strumento fantastico. Con essa riesci ad ascoltarti, ad entrare nel tuo io e conoscerlo fino in fondo. Per questo penso che sia l’espressione dell’anima”.
E chiudo questa carrellata con Fischer che mi scrive: “Leggere e capire una poesia è un qualcosa di indescrivibile, perché ogni lettore è libero di adattarsela sul suo vissuto, cercando anche di trovare ulteriori input per la propria vita. Sono grato a tutti coloro che sono capaci”…(di scrivere poesie) “ perché con le loro opere sono in grado di farci credere nella vita”.
Grati di ogni sguardo che ci è stato dato incontrare, condividiamo ancora, come un pane insieme spezzato, emozioni che ci parlano di un angolo buio che forse, segreto, è in ognuno di noi. Accogliamo questi versi come un  importante lavoro sull’io che attiva energia che apre orizzonti.
E’ crescita e ossigeno e libero respiro. Dono della propria interiorità che è la verità più vera di ogni essere umano.

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Come una mosca impazzita
rinchiusa in un bicchiere
rovesciato
i miei pensieri sbattono
freneticamente
tra un ricordo
e un rimpianto
nel precario equilibrio
del mio quotidiano
disincanto

Ruggero

 

HO VISTO

Silenzio assordante
risiede nell’animo e nella mente
senza alba, senza tramonto 

Ho visto momenti difficili
vissuti in angoli di buio
e giornate assai insignificanti 

Ho visto vita apparente
di esseri umani
sepolti vivi e morti viventi 

Ho visto draghi senz’ali
rassegnati, inghiottiti
da tanti cancelli

nel passeggio pezzettini di carte
sotto il soffio del vento
residui dell’urlo interiore
di una vita andata a brandelli 

Nel colloquio fazzolettini inzuppati di lacrime
di un’anima amareggiata
e tanti baci stampati su quella
maledetta vetrata       

Rachid

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Notti senza lancette
come un autunno infinito,
un planare sbilenco
verso il basso
senza fine. 

Ma c’è il metallo,
ad un palmo dalle piote,
nel tramestio impietoso
che sugella la pena,
nelle voci che vietano
nelle lame che recidono…
le ali.

E i giorni?
Niente di più effimero.
Ghiacci di luce espansa
fredda come questa latomia.
Voci mercatare di una vitalità esangue
aneliti stanchi
del tabacco, delle attese,
degli orizzonti occlusi,
dei propositi mendaci,
degli errori mai riconosciuti,
mai espiati. 

L’attesa paziente
è virtù dei morti.

Giorgio

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I versi letti alla fine degli incontri sulla poesia contemporanea, sono stati pubblicati sul sito CARTE SENSIBILI col titolo UNA PORTA SENZA CHIAVE DENTRO VI ABITA POESIA da Fernanda Ferraresso, che ringrazio per la sua disponibilità, riuscendo così a dare voce ai reclusi e a farla arrivare dove probabilmente non sarebbe mai arrivata ( “neanche se fossimo stati liberi” Enrico) perché sia riallacciata la relazione tra tutti gli abitanti di ogni genere di casa.

Angela Chermaddi

 

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Articolo apparso in Umbria Contemporanea, rivista semestrale di studi Storico Sociali . Il titolo è La Cultura in Umbria negli anni della crisi.

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2 pensieri su “LA POESIA NEL CARCERE DI TERNI- Angela Chermaddi

  1. tutti concentrati sul piangersi addosso questi Caino, dell’Abele che hanno massacrato nemmeno il ricordo

  2. lei invece sig.luino è il più caino dei tanti caino in carcere visto che nemmeno piange come il primo dei caino della storia, dunque più di tutti è lei il suo diretto discendente. Chi non ha comprensione per sé non può averne per gli altri. Le auguro un natale pieno di catini di storia e non si ritenga abele lei bela solo cattiveria

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