A COLPO D’OCCHIO- In memoria della memoria- Silvio Lacasella

michelangelo merisi detto caravaggio- amore dormiente 

Michelangelo Merisi detto Caravaggio- Amore dormiente 1608

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Il computer ricorda, salva, restituisce tutto. Dopo anni, è sufficiente premere un tasto e subito compare nei dettagli quello che la memoria non può e, in tanti casi, non vuole contenere. Si chiama memoria anche quella del computer, ma le parole semplificano ingiustamente. La nostra è una memoria diversa.

Nel rispondere “domenica” a chi ci chiede quale giorno precede il lunedì, si ha la sensazione dell’incompletezza. E’ una convenzione temporale, come l’ora del giorno. Il tempo, quello vero, è scandito da un ritmo interiore e quel giorno, chiamato “domenica”, ognuno di noi lo rende differente, persino quando è segnato dai medesimi ritmi di chi ci vive accanto.

Ogni passaggio, ogni particolare, ogni frammento del passato, ovviamente, si mescola a quello che siamo. E’, infatti, la nostra capacità di rielabolare ciò che ci è appartenuto, anche solo visivamente, a renderci diversi. Ogni riflesso, sovrapponendosi a quelli precedenti, aggiunge o sottrae emozioni. Solo nella nostra versione dei fatti, mescolata con mille ingredienti,  troviamo un senso all’esistenza. Non so se dipenda da questo, però spesso si ha la sensazione che sia già custodito in una delle stanze della memoria persino quello che stiamo ancora guardando. Non meno accade quando, rivisitando il passato, lo vediamo ancora presente, confermando l’idea che la vita intera sia un lungo sogno. Se non avviene, significa che l’animo è sfiduciato e stanco, oppure che preferisce galleggiare in superficie, attratto da valori, diciamo, meno consistenti.

Nel computer il passato è un documento. A lui poco importa che un determinato episodio abbia deviato il corso della nostra esistenza. Spesso occupa meno spazio della ricetta per una torta. Il passato non è altro che una cartella inserita tra gli scaffali della sua memoria. C’è bisogno anche di questo: ce n’era proprio bisogno: quante volte per interessi vari, giocando appunto sui vuoti della memoria, ci hanno raccontato determinate storie, al posto di altre? Troppe. Il vero guaio è che questa memoria, senza macchie di umidità e senza pagine mancanti, sta sostituendo l’altra. D’inverno nessuno potrà più dire che “non faceva così freddo da vent’anni”:  il computer è pronto a correggere,  a smentire, fornendo statistiche e dati precisi. Non farebbe il suo dovere se si comportasse in modo differente. Come può sapere che è il nostro stato d’animo a stabilire la temperatura esterna? Dell’entusiasmo e della malinconia lui conosce i sinonimi e i contrari, ma non il battito interiore. Come può sapere che è nel perdersi che, talvolta, ci si ritrova.

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maurizio galimberti

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Come ultima considerazione, preoccupa la possibilità che il computer, per suo conto e per motivi destinati a rimanere misteriosi, possa oscurare, inghiottire, cancellare ogni traccia, ogni passaggio. Per non dire di quando, seguendo un impulso repentino, di cui poi a lungo ci potremmo pentire, ordiniamo noi di passare la spugna, rimuovendo ogni cosa, semplicemente premendo il polpastrello. Operazione assai meno faticoso che bruciare il contenuto di un intero cassetto. Sarebbero arrivate a noi le lettere dei grandi artisti e scrittori del passato, così importanti per comprenderne meglio la poetica? Però, di tutti loro, avremmo la data di nascita e di morte, oggi in molti casi mancante.

Queste considerazioni nascono da un episodio, comune a molti: un ritrovamento “archeologico” telematico. All’interno di una cartella contenente altre cartelle e altre ancora, ne è apparsa una denominata “citazioni”, piena zeppa di  frasi lette qua e là, appuntate sul margine di un quaderno senza pagine, di cui neppure ricordavo l’esistenza. Rileggerle, è stato per me come leggerle per la prima volta. In alcuni casi è stato come avvicinarmi alla fonte segreta di pensieri che credevo fossero solo miei. Non c’è ordine, non ci sono date. Non riferimenti che possano far capire da dove le avevo sforbiciate. Ne trascrivo alcune qui di seguito. Così, come vengono e come le ho trovate:

Tutti i cambiamenti, anche i più desiderati, hanno la loro malinconia, perché ciò che lasciamo dietro è una parte di noi. Dobbiamo morire in una vita,  prima di poter entrare in un’altra” (Anatole France)

La mia pittura è in realtà un esame di coscienza e un tentativo di comprendere i miei rapporti con l’esistenza. E’ dunque una forma di egoismo, ma spero sempre di riuscire, grazie ad essa, ad aiutare gli altri a vedere chiaro”  (Edvard Munch)

Lo scoraggiamento è proprio e facile soprattutto agli animi più delicati e grandi” (Giacomo Leopardi)

Ho visto cose bellissime, grazie alla diversa prospettiva suggerita dalla mia perenne insoddisfazione, e quel che mi consola ancora, è che non smetto di osservare. Bisogna giudicare come massimo risultato non ciò che si è realizzato, bensì ciò che si potrà realizzare in futuro. Diversamente è proprio inutile lavorare” (Edgar Degas)

“La solitudine acutizza la sensibilità e amplifica le emozioni” (Walter Bonatti)

Ce ne sarebbero tante e tante altre, però queste parole di Ermanno Olmi, inserite all’interno di un’intervista di qualche anno fa, sembrano essere state conservate proprio per questo momento:

Quando ho terminato un film, tutti gli scarabocchi, le cartacce, gli appunti che sono serviti per la preparazione, li butto via. Li distruggo. Non voglio restare prigioniero di frammenti di vita che è stata vissuta e non ho più l’opportunità di rivivere. E’ come per un bambino. L’energia che mi resta è rivolta all’attesa di accadimenti futuri che possono darmi la soddisfazione di sentirmi ancora vivo e presente nel mondo”.

Silvio Lacasella

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Un pensiero su “A COLPO D’OCCHIO- In memoria della memoria- Silvio Lacasella

  1. poiché il nostro Lacasella non fa parte di fb porto qui un commento apparso lì a nome di Amie Ilva Tatem :- Well, Caravaggio was a master of chiarascuro. But several of his paintings got him into a lot of trouble. Caravaggio, a murderer, however in some of his spiritual paintings, was true to the words of the Gospel….as when he painted “Supper at Emmaus” and showing Christ “…in another form” was true to the words in Mark. His chiarascuro, like Rembrandt’s , is so powerful. Love him!-

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