ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso : “Una primavera all’inferno” di Silvio Perego.

alejandro garcia restrepo-el publico estatico-la historia del dolor

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Giovane è certamente Silvio Perego, l’autore di Una primavera all’inferno, come se la giovinezza fosse la primavera messa alle strette, eppure ha una consapevolezza in corpo che lo rende umanamente storico, un uomo con il carico memoriale di tutti gli altri precedenti, uomini che hanno combattuto e che si sono spenti, sotto le macerie dei loro ideali. Oggi, sembra ricordare Perego, non mancano le cose soltanto, siamo ricchi di risorse, mancano gli ideali buoni, non ci si muove che per sopravvivere ai colossi che ci vogliono sopraffare ma, in questo muoversi, spesso correndo gli uni sopra gli altri, non si raggiunge mai il vicino sentendolo proprio simile. Si pensa che tutto possa stare dietro, la schiena, lo sguardo, la porta,… Ma.  Alla porta ci siamo noi, i peggiori nemici di noi stessi.  Non lascia ombre di dubbio l’autore riguardo a questo e tutto il libro è, di fatto, una raccolta che potrei definire una postazione permanente contro la guerra, come quella che cartesensibili ha proposto e mantiene memoria nei suoi archivi, una postazione contro l’apatia e l’indifferenza nei confronti di chi è sostanza della nostra stessa specie: umana, dimentico però da troppo tempo di esserlo.

fernanda ferraresso

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alejandro garcia restrepo- la historia del dolor

garcia

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Da Una primavera all’inferno di Silvio Perego

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Intro. il despota

dal divano i colpi dei bastoni
sembravano più morbidi e dolci
di quello che apparivano in tivù
dove sfondavano teste, vetrate,
le porte aperte dei monasteri
e ribattevano colpo su colpo
al mormorio della strada
al respiro di un popolo senza nome che si
affacciava
a piedi nudi sul mondo
“…il governo ha agito oltre
le sue competenze…”
il mondo bussa alle porte del palazzo
ma la sua voce sale flebile mescolandosi
addomesticata al riso amaro di un uomo solo
un uomo più piccolo degli altri
più debole, scomparendo nei corridoi
uscendo nel cuore della notte,
diventando paura prima di tornare
nelle piazze e nelle campagne
per seppellire e spazzare via ogni cosa
come la sabbia colorata delle preghiere
“…il Consiglio di Sicurezza ha ribadito l’appello
perché si creino le condizioni necessarie
per un dialogo e una riconciliazione…”
e prima che tutto fosse dimenticato
la paura ricoprì il popolo di silenzio, di terra
e di sangue…

*

La brava gente

le rivoluzioni non finiscono
le rivoluzioni non finiscono mai
le rivoluzioni finiscono solo se sostituite da altre
rivoluzioni
questa è la verità
non c’è spazio per i sogni e le speranze
tutto nasce e si condensa nello sgomento
nei lamenti degli uomini trova il nutrimento per
diffondersi
e per trascinarsi verso il miraggio
delle utopie
verso il dogma dell’illusione di un mondo migliore
che s’annida in ognuno di noi
non c’è tempo per i pensatori
in questi tempi
ne per gli indecisi
i riflessivi
i vinti
gli opportunisti
e i codardi prevaricheranno le masse
cavalcheranno l’onda i falsi e gli impostori
saranno un passo avanti e decideranno per tutti
per questo le rivoluzioni non finiscono mai
per questo
comunque vada
sarà sempre una fregatura
per la brava gente

*

La libertà di scelta

c’è stato un tempo
neanche tanto tempo fa
che vivere o morire non faceva nessuna differenza
vivere con la paura addosso
non è vivere
oggi è ancora così
ma non c’è più paura negli occhi degli uomini
oggi è diverso
oggi è la speranza
e tutti sono pronti a gridare
a gridare chi siamo
fare sentire la nostra voce oltre i confini di questa
gabbia di solitudine
per cercare la salvezza
e tremare al pensiero di un domani
dove poter scegliere
…e ricominciare daccapo
ogni volta che sbagliamo

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alejandro garcia restrepo

Alejandro García Restrepo4

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Per il resto del mondo

per il resto del mondo
può sembrare strano
che alcuni dei nostri ragazzi disprezzino la vita così
tanto
quando abbandonano i loro domicili
le loro case all’estero
il riparo dei loro segreti
per tornare qui
in questo posto maledetto
per poter prendere parte alla rivolta
e partecipare
a modo loro
con i disegni
le canzoni e la musica
trascrivere versi
le nostre ali si spiegheranno sul futuro
e le nostre bandiere
sventoleranno nella pace
agli occhi di un estraneo sembrerà
che sono morti invano, i nostri bambini,
ma nessuno si dimenticherà di loro
loro che sono tornati a morire
per i loro ricordi perduti
andando incontro a un destino muto
per un mondo che sembrava defunto
stiano tranquilli, gli scettici
nessuno dimenticherà nessuno
e un giorno o l’altro
il resto del mondo capirà

*

Il nemico alle porte

il nemico è ancora alla porta
di questa casa disgraziata
infame
pencolante
alla porta di questa mia casa
trasformata in inferno,
prigione,
tomba
dove non basta serrare le inferriate
per lasciarsi tutto fuori
tutto dietro le spalle

e difendere la vita
questa vita
con la voglia di vivere

il nemico è alla porta
salirà le scale
e verrà a prendere il mio sacrificio
le mie lacrime
salirà su
per levarmi le speranze intatte da sotto le unghie
e il sangue
che gronda e chiede pace

ormai è qui,
il nemico bussa alla mia porta

 

*

I carri armati

sono arrivati i carri armati
40 tonnellate di ferro
di denti cingolati
cigolanti
non sono molti
due, forse tre
ce li ha mandati il governo
una mattina presto
a fare il giro dell’isolato
a controllare i distretti e le piazze
il loro incedere
è un triste ululato freddo
presagio di terrore
che colpisce all’istante
“accorrete! venite a guardare la storia che faccia
ha!”
ma da noi nessuno ha paura,
i morti non hanno nulla da temere

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alejandro garcia restrepo

alejandro garcia restrepo- la bitacora del desterrado

 

La rivoluzione dei gelsomini

i morti non sono tutti uguali
non lo sono mai stati
e neanche le guerre lo sono
alcune sono solo brutte copie di altre
e non importa la striscia di terra bruciata
che si possono lasciare dietro
conta solo l’impatto che possono avere sulle prime
pagine
dei giornali occidentali
prima che sia troppo tardi
non conta nemmeno sapere chi vince e chi perde
i morti sono troppi da contare
l’importante è il silenzio muto
e soffocante delle promesse
che non guarda in faccia a nessuno
e colpisce
e uccide indistintamente chiunque
perché chiunque ha qualcosa da rivendicare

*

Sono figlio del cammino
la carovana è la mia casa
(Amin Maalouf)

ma la casa non esiste più
il passo vacilla
le milizie
i ribelli
gli osservatori
le forze di pace occidentali
chiunque può entrare in casa mia
a prendere la mia famiglia
la mia vita
e lasciare solo i corpi dei bambini morti
adagiati nel vuoto divino
avvolti negli stracci dei sudari
la casa non esiste più
presa di mira dai cannoni dei carri armati
comprati con il condono del debito
4 miliardi di dollari in armi
in fumo
in fumo con l’embargo ONU
in fumo col complotto anglo-francese
in fumo in questa guerra contro la guerra
…ma non dannatevi per noi
per noi va più che bene, qui alla frontiera
oltre il deserto
il cammino dei nostri figli è appena al principio

*

No fly zone

questa è la volta buona
così va la vita
una vita dove le case e i carri armati possono
volare
e scatenare guerre
non dichiarate
da nessuno
un colpo di mano per stare con i piedi
per terra.
l’occidente ammira chi attacca i tiranni anche a
costo del caos e li sostiene

“…ma qui è diverso; qui da noi non potrebbe mai accadere
il rischio di volare e dondolare nel vento…”

la morte è un’arma a doppio taglio,
un bacio che traballa nel disincanto
tra la guerra per procura e la pax iranica,
alla luce del lato oscuro di questa mezza luna
bianca e sensuale
che solo guardarla mi fa impazzire

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**

Silvio Perego, Una primavera all’inferno– Lepisma Edizioni

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Note sull’autore-  Silvio Perego (Legnano 1970). “Una primavera all’inferno” è il suo terzo libro di poesia dopo “Jazz“, 2009 – prefazione di Ottavio Rossani, finalista Premio Manfredi, e “Gli impiegati vanno di fretta” (2012). Per la narrativa, ha pubblicato i romanzi “L’inganno” (2006) e “Cracker” (2012).

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Un pensiero su “ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso : “Una primavera all’inferno” di Silvio Perego.

  1. una poesia che sembra trovare un coraggio dimesso e scordato di dire le cose nella loro nuda semplicità, di parlare di guerra e di morte con uno sguardo straniato e quieto. E’ come se mi risvegliasse una voglia lontana, quasi dimenticata, come se aprisse un sipario, aldilà di quel tutto è così semplice e chiaro. Il resto, solo chiacchiere di un tempo che nasconde a se stesso la sua paura.

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