Geometrie simboliche e giardini-Paola Maresca- Proposta di rilettura

La geometria – annota Keplero – è Dio stesso e gli ha fornito gli archetipi per la Creazione del mondo”. Se la geometria sacra, scienza matematica per eccellenza, ovvero le figure geometriche che rimandano a un codice di segrete allegorie, costituisce il modulo occulto dell’architettura,  anche nel disegno dei giardini si nascondono simboliche forme e proporzioni numeriche. Fin dall’antichità, infatti, un complesso apparato di simboli caratterizzerà il giardino, dove la natura, appositamente predisposta e sintonizzata con le frequenze dell’anima, entra in contatto con la nostra profonda essenza.

Già nell’hortus conclusus medioevale costituito da uno spazio di forma quadrata, diviso a sua volta in quattro settori da due vie perpendicolari che s’incrociano nel centro, si ravvisa non solo una metafora del Paradiso Terrestre ma, soprattutto, uno spazio declinato secondo la simbologia del numero quattro, in stretta analogia con i quattro elementi: acqua, terra, aria e fuoco, che, assieme ai rispettivi principi elementari (umido, secco, freddo, e caldo) erano, secondo gli antichi, alla base di tutte le manifestazioni della vita terrestre. Inoltre, secondo un quadro di corrispondenze sincroniche, ai singoli elementi oltre che gli umori fondamentali, erano associati le stagioni, i temperamenti e nella grammatica astrologica i pianeti e i segni zodiacali. Lo stesso Marsilio Ficino, che amava studiare e sperimentare nel giardino della villa di Careggi a Firenze, le proprietà occulte delle piante, sosteneva che ogni sostanza animale, minerale e vegetale non solo soggiace all’influsso di un particolare pianeta o costellazione ma ne riassume in sé le qualità così come contiene i quattro umori fondamentali: caldo, freddo, umido e secco. Il giardino di ficiniana memoria è in sostanza un riflettersi del macrocosmo nel microcosmo, dove la stessa costruzione geometrica doveva attenersi a ben precise regole al fine di attrarre con maggior forza le virtù celesti. Scrive, infatti, Plotino nella quarta Enneade: “Gli antichi saggi, che hanno voluto fra loro presenti gli dei costruendo templi e statue, mirando alla natura dell’universo, capirono che è sempre facile attirare l’anima universale, ma che è particolarmente agevole trattenerla, solo che si costruisca qualcosa di affine e capace di riceverne la partecipazione. Ora l’immagine figurata di una cosa è sempre disposta a subire l’influenza del suo modello, come uno specchio capace di imprigionarne l’immagine”. E da qui prende vita il gioco delle immagini, ovvero dei talismani, che attraggono le influenze celesti, dove il disegno delle planimetrie dei giardini ricordano i diagrammi mnemonici dell’ars memoria di Raimondo Lullo.

Così i quattro elementi, in un’orditura complessa di miti e allusioni, si distendono sul…

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