GROUNDUNDERTHIRTY- Veevera: Ah i cappelli! Perdo la testa per i cappelli! Se poi sono vintage sono ancora più belli!

carl bengtsson- collezione lars nilsson

Lars Nilsson cappelli

.

…come quelli della collezione di Lars Nilsson, allora divento proprio matta. I cappelli sono la mia passione. Amavo anche il cappellaio matto, quello di Alice ma io mi sentivo nel paese delle mie meraviglie ogni volta che indossavo un cappello…e ancora mi succede quando ne indosso uno che ha …qualcosa cucito dentro. Non uno qualunque, dunque, ma cappelli come questi, cappelli da premio Oscar per capirci. Favoloso, in questo caso, è anche il fotografo che li ha immortalati, pur non riprendendo che loro, quelle creature di materiali diversi su un fondo non neutro ma tale da conferire ad ognuno quel fascino peculiare onde per cui il desiderio che ne nasce è quello di indossarli.

.

carl bengtsson- collezione lars nilsson
carl bengtsson- 01-hattar-2687.

In un gioco di parole, dunque, tanto di cappello ai cappelli presentati da Lars Nilsson, stilista svedese con i suoi alti e bassi (anche la moda ha mare e monti e anche tsunami imprevedibili da affrontare come gli altri e a volte si sale altre si scende, sempre le solite scale) come pezzi della sua collezione personale di modisteria couture  in mostra a  Berna e Stoccolma nel 2014.

carl bengtsson- collezione lars nilsson

01-hattar-2727

.

Nilsson ha raccolto cappelli e altri oggetti legati alla moda dal 1985 quando, trasferitosi a Parigi, ha continuato a lavorare per case di moda tra cui Christian Lacroix, Chanel e Christian Dior avendo così modo di entrare negli archivi delle maison. La maggior parte dei 50 cappelli esposti risalgono agli anni Ottanta e Novanta, tra questi un certo numero, ornati con piumaggi fantastici sono stati realizzati da  Philip Treacy per una collezione di Chanel couture datata 1992. Cappelli di moda e alla moda e collezioni  prêt-à-porter di Lacroix, Yves Saint Laurent, Azzedine Alaïa e Pierre Balmain sono anch’essi presenti nelle esposizoni.

Circa altri cinquanta accessori di moda, della collezione di Lars  Nilsson, figurano anche nella mostra presso il Museo Hallwyl, un palazzo del 19 ° secolo, che mette in mostra solitamente oggetti d’arte, porcellane e mobili antichi. “Cappelli Off: Cappelli dalla Collezione di Lars Nilsson ” hanno però avuto una loro vetrina di successo perché le foto di Carl Bengtsson sono riuscite a creare una reale dimensione di meraviglia per quegli oggetti così leggeri, così fragili ma sognanti, da poterle ritenere opere d’arte.

carl bengtsson- collezione lars nilsson

01-hattar-2693

LARS_NILSSON_HATS

.

A volte mi domando cosa riuscirei a sognare se solo potessi sfoggiare per strada questi cappelli. Verrebbe un airone cinerino a fare il nido sul mio nido?

.

carl bengtsson- collezione lars nilsson
01-hattar-2730

.

E quali vie scoverei nel gomitolo delle tante percorrenze se solo ascoltassi il vento alloggiare sopra la paglia del mio cappello? Sentirei i passi di mondi ormai lontani se anche come tempo vicinissimi?  Questi cappelli sono tutti pezzi unici, fatti a mano sono realmente fatiche d’amore, l’ espressione pura di una bellezza capricciosa in cui oltre ai cappelli si mostra ciò che è profondamente insito nell’uomo, l’accessorio duttile per eccellenza: la leggerezza, che ci salva la vita.
Forse accadde per un cappello che una donna italiana, da cui nacque la sfilata di moda, si salvò la vita e la portò a inventare capi di alta sartoria.

.

elsa schiapparelli

Elsa Schiaparelli

schiaparelli-hats

12 Nov 1949, Paris, France --- Original caption: Schiaparelli, in a surrealistic mood, designs this red satin, visored evening cap with an elongated peephole for the eye. A diamond clip from Van Cleef & Arpels makes a weird eyebrow. --- Image by © Bettmann/CORBIS

.

Mi riferisco a Elsa Schiaparelli, nata a Roma nel 1890, da una famiglia di intellettuali di origine piemontese. Fin da da giovanissima inizia a viaggiare. Di indole eccentrica e  irrequieta,dimostra presto d’essere una giovane colta e affascinante, ha velleità da scrittrice  (anche se la sua famiglia stronca sul nascere questa passione dopo l’esordio  letterario in cui ricavò un discreto successo per via di una discussa raccolta di poesie erotico-amorose.) Il suo percorso  nell’alta sartoria nasce per caso e molto per necessità ma niente stimola la fantasia a creare quanto le situazioni difficili. E nemmeno lei appunto si discosta da questo frequente evento. Anche Chanel ebbe la stessa sua sorte, divenendo una delle figure tra le più importanti della moda degli anni Trenta e poi di tutti i tempi. Si era sposata con un teosofo ma abbastanza presto si separano e da New York, dove si erano trasferiti, con una figlia e il fallimento del suo matrimonio, si reca a Parigi nel 1924 dove, grazie all’incoraggiamento dello stilista francese Paul Poiret, inizia la sua brillantissima carriera. Veniva chiamata Schiap, dagli amici, e Schiapparelli, dopo aver cercato inutilmente un impiego presso atelier e boutique, decide di mettersi in proprio, potendo dare libero sfogo alla sua stravaganza, al suo anticonformismo e alla straordinaria capacità di guardare sempre  più avanti degli altri. Sono queste caratteristiche oltre alla lungimiranza, che le permettono di precorrere i tempi in modo impareggiabile.
Sua è l’idea di sviluppare le collezioni intorno ad un unico tema e di spettacolarizzare le sfilate, così come anche la scelta di introdurre materiali nuovi come il tweed, il tessuto “escorce d’arbre” (goffrato scorza d’albero) o l’utilizzo di fibre artificiali.
La sua prima boutique la apre a Parigi nel ’27 e consistente è l’influenza dell’arte figurativa riscontrabile nelle sue creazioni questo a causa delle sue numerosissime frequentazioni con i grandi artisti dell’epoca: cubisti  e  surrealisti  di cui si fa amica e frequentatrice in incontri memorabili.
Sempre sua l’idea di inaugurare una moda  prêt-à-porter, abiti e oggetti pronti alla vendita e all’uso con taglie standard e lavorazioni in serie. Ancora e di nuovo lei a farsi promotrice di nuovi talenti come Hubert de Givenchy, Pierre Cardin e Philippe Venet anche se, nel 1954, è costretta a soccombere per bancarotta sotto una spinta plateale di una moda cambiata repentinamente. Non fascino ma altri bagliori tra cui anche il suo ultimo schizzo di rosa, shocking appunto, attraverso la sua autobiografia, Shocking Life (nel cui titolo echeggia anche una rivoluzionaria ideazione, la tonalità cromatica rosa shocking ) in cui descrive l’ anticonformismo che l’ha resa un’artista della moda.Quando muore, Elsa Schiaparelli di fatto non muore, la sua arte e il suo carisma, la sua fantasia, saranno la matrice  per altri grandi stilisti, tra cui appunto Nilsson, e più di lui un maestro che Lars Nilsson colleziona: Christian Lcroix . Di Elsa dice:- Mi ricordo di essermi imbattuto nei lavori di mme Elsa Schiaparelli ammirando alcune vecchie illustrazioni di Christian Bérard. Guardandole, ho colto la genialità di Elsa, che si imponeva grazie a una incredibile creatività. Audace ed elegante allo stesso tempo, unica, innovatrice, moderna, personale. I suoi abiti sono stati sempre fonte di grande ispirazione per me e per altri ancora sessant’anni dopo la fine della sua attività. In particolare, mi riferisco al modo unico e molto intelligente di concretizzare attraverso accessori, cappelli, abiti e profumi, l’anima eccentrica e surrealista.- Ecco, i cappelli, e tutto quello che cresce loro sotto, come in un vulcano di creatività mai spentosi.
Ah! I cappelli! Quale invenzione sopraffina!
Non vi sembri strano, in un tempo in cui molte teste cadono, e non sono blasonate come succedeva un tempo, o teste di governanti, come anche è successo,che io pensi ai cappelli proprio a coprire il capo di teste di comunissimi mortali quali siamo tutti, è un modo tra i tanti per esorcizzare la fantasia. Sembra che il mondo non ne abbia a volte e ripeta le cose più brutte che già sono state ripetute e rifatte più e più volte. Forse davvero servono cappelli come questi, o ancora più eccentrici e bisognerebbe indossarli spesso, per mettere le ali ai pensieri, renderli meno crudi, più lievi, più fantasiosi.

veevera

.

carl bengtsson- collezione lars nilsson

01-hattar-2728

a fibula and hat


**

Riferimenti in rete:

http://www.carlbengtsson.com/news/

https://www.pinterest.com/mdvanii/schiaparelli-hats/

http://ashadedviewonfashion.com/blog/hats-hats-lars-nilsson-collection-7-february-8-june-hallwyl-museum-photos-carl-bengtsson?fb_action_ids=10152142523377710&fb_action_types=og.likes&fb_source=other_multiline&action_object_map=[588058994610094]&action_type_map=[%22og.likes%22]&action_ref_map=[]

http://archive.theblack-e.co.uk/archive/category/visual-arts/textiles/content/%E2%80%98hat-tricks%E2%80%99-december-1989-january-1990

Un pensiero su “GROUNDUNDERTHIRTY- Veevera: Ah i cappelli! Perdo la testa per i cappelli! Se poi sono vintage sono ancora più belli!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...