CRONACHE DI POESIA- Quaderni a cura di Loredana Magazzeni e Carlo Bordini : La poesia come mandala di Annelisa Addolorato.

wardha- festival kritya 2013- mandala

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Reportage dall’India – 2011/2013

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Sono passati solo due anni dal mio primo fulmineo viaggio letterario in India nel 2011, durato quattro giorni.

È settembre, siamo nel 2013. Pensavo di tornarci tra molti anni, in India, per un secondo viaggio, letterario o letterale che fosse, non ora. E questo per molteplici ragioni: non ultimo l’indescrivibile,  sconvolgente shock culturale che avevo vissuto. L’india mi ha innamorata, e anche sconvolta. Ricordo di aver detto a me stessa, al ritorno dal primo brevissimo viaggio: “non tornerò in India prima di altri vent’anni”. Le sensazioni e le emozioni erano state così intense e contrastanti, che corpo e mente sembravano non mettersi d’accordo su quanto intravisto in quel brevissimo tempo trascorso in India. Invece, eccomi di nuovo in aereo verso Mumbai. Per dire, fare, vivere, ‘impastare’, lavorare… poesia.

In aereo accanto a me è seduto un ragazzo indiano abbastanza in carne, che indossa placidamente una maglietta con sopra Che Guevara. Dopo qualche silenziosa ora di volo da Istanbul verso Mumbai, durante il sontuoso pasto servito dalle hostess della Turkish Airlines, ci auguriamo reciprocamente buon appetito e verso la fine del volo ci rivolgiamo addirittura la parola.

Poco prima che l’aereo atterri parliamo brevemente, e da questa conversazione last-minute scopro che il mio viaggio letterario in India inizia sotto il benevolo sguardo di Ganesha, la più importante divinità del pantheon indù, la prima ad essere nominata nelle preghiere dei devoti: sono infatti i giorni della sua festa! Figlio di Shiva, Ganesha ha ricevuto in dono dal padre la danza cosmica; come Shiva, infatti, è un dio danzante. È il dio-elefante, dal corpo umano e testa di elefante. Dopo le cerimonie e le processioni della sua festa, i devoti immergono le statue che lo ritraggono in un fiume, o in mare, in un lago, o nelle vasche dei templi.

Ganesha è spesso identificato con l’‘om’, il mantra della meditazione e si ritiene che l’ispirarsi a lui, aspirando alla sua saggezza, porti a un più naturale e spontaneo allontanamento dal peso dell’ego, considerato (anche nel buddismo, oltre che nell’induismo) un fardello. L’ego è la peggior zavorra di cui gli esseri senzienti si devono liberare per vivere un’esistenza felice e coerente con la propria essenza, con i propri simili, con gli altri esseri senzienti e anche con i naturali principi del cosmo.

Il mio compagno di volo, che vive in Africa per lavoro, sta tornando in India proprio per la Ganesha Caturti, una delle festività indù più importanti dell’India, e sicuramente la più partecipata nello stato del Maharastra, dove ci stiamo dirigendo. Con sentita emozione e sincero orgoglio, mi dice di far parte di una nutritissima congregazione di giovani della sua città, che trascorreranno le giornate conclusive della festa suonando e cantando per le strade, in onore di Ganesha. Torna a casa per condividere questa festa insieme agli amici. Vengo anche invitata a questa festa, ma non posso modificare il mio itinerario. Comunque lo ringrazio, accetto e accolgo volentieri, se non altro idealmente, questo invito e questa benedizione. Il mio viaggio si rivelerà davvero essere sotto il segno di Ganesha, della sua saggia e benevola spensieratezza, della sua capacità nel rimuovere gli ostacoli dal cammino. È, infatti, per eccellenza la divinità induista ‘abrecaminos’, come direbbero i ‘santeros’ cubani nella tradizione religiosa caraibica sincretica, agli antipodi dall’India. Devo ammettere che ho una certa familiarità e nutro empatia per questa divinità, come per gli elefanti, giganti, saggi animali pacifici e vegetariani. Durante questo viaggio indiano, durante il cammino, incontrerò anche innumerevoli immagini e rappresentazioni di elefanti – gli animali – e di Lord Ganesha – la divinità.

Questo viaggio, si rivela anche un pellegrinaggio. La portata del mutamento che ha portato con sé, mentre camminavo lì, insieme alle altre scrittrici e poetesse, si è presto manifestata. Come mai sono tornata in India? Proprio qui presenterò in anteprima il mio libro di poesie “My voice seeks you”, fresco di stampa. È stato appena pubblicato negli Stati Uniti dalla raffinata casa editrice newyorkese Cross-Cultural Communications, del poeta Stanley H. Barkan. Il libro è bilingue, ed è stato tradotto in inglese dalla coppia di poeti Maria Bennett e Bill Wolak. La prima copia venduta è stata acquistata proprio all’Università di Wardha dal poeta e diplomatico indiano Abhay K. Kumar, di stanza in Nepal, a Kathmandu.

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ganesha caturti

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Mentre nel 2011 – per i miei primi quattro giorni in India – viaggiavo da sola, ora incontro durante lo scalo a Istanbul la scrittrice Zingonia Zingone, riprendiamo direttamente qui il lavoro iniziato on-line per il festival, e viaggeremo insieme.
La prima tappa di questo viaggio di metà settembre 2013 mi porta diritta all’ottava edizione del Kritya International Poetry Festival: il primo Festival annuale di poesia in India, e il più grande dell’Asia meridionale. Sono ospite di questo festival per la seconda volta, dopo il 2011, e ora sono anche nel comitato organizzativo internazionale. Oltre a presentare qui il mio libro, ho lavorato a distanza e lavorerò anche qui per supportare questa iniziativa, per diffondere la poesia e la cultura pacifica in India.

Si può ripercorrere idealmente il mio tour poetico indiano di dodici giorni (viaggio incluso), realizzato nel settembre 2013, guardando una mappa dell’India: prima cercate Mumbai, nello stato del Maharastra, poi lì vicino vedrete Nagpur, la ‘città dei serpenti’, situata esattamente al centro dell’India. Qui – nel maggio del 2011 – mi ero sentita come se fossi una ignara eppure precisissima freccia scoccata per trascorrere i miei primi quattro giorni (poetici!) in India, in un viaggio tanto rapido quanto intenso, in occasione della mia partecipazione alla sesta edizione del Festival Kritya. Questa invece è la prima tappa del viaggio di quest’anno: Wardha. Anche qui ci sono molti serpenti.
Poi andremo a Delhi, dove presentiamo il nostro lavoro poetico alla prestigiosa Saitya Academy, l’accademia indiana della lingua, anzi delle lingue dell’India. Ho, abbiamo l’onore di essere presentate, nella tavola rotonda organizzata per illustrare il nostro lavoro agli accademici della lingua, da Hulkuntemath Shivamurthy Sastri Shivaprakash. Lo considero una opportunità e un onore, anche dal momento che Shivaprakash è, tra l’altro, uno specialista in mistica, uno dei miei temi di studio, approfondito soprattutto durante il lavoro sull’opera della poetessa spagnola Clara Janés entrata nel 2015 a far parte della Real Academia de la Lengua Española. Anche la mia poesia, a dire il vero, ha a che vedere con la mistica, la mistica del corpo, le tradizioni mistiche presenti in varie culture.
Qui, alla Saitya Academy, con piacere incontriamo di nuovo dopo due anni la scrittrice indiana e cara amica Monalisa Jena, (che scrive in lingua odisha e promuove la scrittura delle donne), che avevo conosciuto nel 2011 al festival Kritya di Nagpur.
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 delhi 2013- annelisa addolorato con la scrittrice zingonia zingone e smruti divate, della casa editrice poetrywala 

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delhi- annelisa addolorato con la scrittrice monalisa jena – sahitya akademi

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Dopo la tappa di Delhi torniamo a Mumbai, per partecipare al Festival Poetrywala, ospitato dal College di Architettura, e dove potremo visitare la casa natale dello scrittore R. Kipling (autore, nel secolo scorso, del celebre ‘Libro della giungla’): in entrambi i casi, come a Wardha, presento il mio libro “My voice seeks you”. Il libro – bilingue – , che avrò poi modo di presentare anche in Italia in varie occasioni, è appena stato pubblicato a New York, per le splendide edizioni Cross-Cultural Communications.
Da Delhi, con un gruppo di scrittori e docenti croati, avrò l’opportunità di visitare il Taj Mahal. Si può scegliere di visitare il Taj a piedi nudi, lasciando le scarpe nelle apposite scarpiere di cortesia che ci sono nel giardino, ai lati, oppure calzando le soprascarpe igieniche monouso in distribuzione all’ingresso. Sempre si può decidere di camminare in modi diversi, ma il cammino è uno.

Lungo l’autostrada, aperta pochissimi anni fa, abbiamo incrociato l’uscita per Mathura, altra meta di pellegrinaggio indù: si tratta del luogo di nascita di Krsna.
Insieme alla mia compagna di viaggio e al direttore del centro culturale francese di Bangalore, andrò da Mumbai in barca ai templi nella roccia di Elephanta Caves.
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mumbai- architecture college , poetrywala festival 2013

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 mumbai-  la casa di r. kipling -2013

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porto di Mumbai – 2013

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isola di elephanta caves- tempio nella roccia ,2013

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Da Juhu, Mumbai, si parte per una gita domenicale tipicamente indiana: la visita all’isola di Elephanta, con le sue grotte sacre, indù e buddiste.
Alcune grotte sono intagliate nella roccia e ospitano statue giganti di varie divinità indù. Ci sono anche grotte buddiste. Anche qui vige la convivenza interculturale e interreligiosa, come in tutta l’India che ho conosciuto io.
A Elephanta Caves visitiamo i templi nelle caverne, e arrivo da sola all’altare più remoto e nascosto, che ha davanti all’entrata molti alberi dove giocano le scimmie. I fiori di gelsomino vengono posati sull’altare. Prima di partire, durante la coloratissima e interminabile coda per accedere alle barche, una bambina sorridente, in cambio di una moneta e di acqua mi aveva dato una candida collana di gelsomini appena colti.
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collane votive di gelsomini – 2013

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.Questa volta, a differenza del mio primo solitario viaggio poetico in India, ho condiviso tutto l’itinerario, geografico e letterario con la generosa e vitalissima scrittrice e amica italo-costarricense Zingonia Zingone, prolifica scrittrice viaggiatrice che scrive in spagnolo e vive a Roma. Insieme ci siamo avventurate in questo tour indiano, come una tanto minuscola e indipendente delegazione della poesia femminile proveniente dall’Italia. Entrambe – io per la prima volta –  facciamo parte di formare parte dell’International Organizing Committee del Kritya Festival.
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mumbai 2013- annelisa addolorato

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Dal piccolo aeroporto di Nagpur, in una macchina piena di poeti, ci spostiamo verso Wardha. In macchina conosciamo il poeta, cantante, pittore, profondo conoscitore della cultura indiana e studioso di sanscrito e hindi Mathura (M. Lattik, autore, tra gli altri, del libro Sõstrahelmed – Currant Beads), proveniente dall’Estonia; lo scrittore e poeta greco Anastassiss, e il poeta indiano, con il quale avrei poi avuto il piacere di condividere la sessione di reading durante l’ultimo giorno del festival, insieme ad altri  poeti di lingua hindi, e al poeta palestinese Marwan Makhoul.

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campus della mahatma gandhi international university

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Arriviamo all’imbrunire al campus della Mahatma Gandhi International University: ora cercate in Googlemaps la località di Wardha. Proprio nei pressi dell’Università che ci ha ospitati, si trova l’ashram dove Gandhi ha vissuto per dodici anni, nell’epoca conclusiva della sua vita. A Wardha si respira la placida e convinta, sorridente e inflessibile sobrietà del Mahatma/Grande anima-Gandhi. Qui per esempio i letti sono dotati di un solo lenzuolo, che copre il materasso (molto duro e molto confortevole). C’è un aspetto che personalmente trovo molto civile e mi piace molto, qui. Scopro che nella norma governativa indiana, l’alcol non è (per questo si parla di ‘dry zone’) considerato tra i beni di prima necessità, e dunque non è incluso nei pasti, né offerto agli ospiti. Viene sempre e comunque considerare come un bene di lusso. Il consumo di alcol, per esempio, non è previsto né nella religione buddista, né induista, né musulmana, tutte presenti sul territorio indiano.

Degno di nota anche il dettaglio del nome delle vie del campus, tutte dedicate a poeti indiani.

Il Festival Internazionale di poesia Kritya, diretto dalla poetessa indiana Rati Saxena (del Kerala), sta per cominciare: quest’anno si celebra la sua ottava edizione itinerante. Una delle peculiarità più accattivanti di questo festival, al quale sto contribuendo con il mio lavoro volontario, è che ogni anno, come dall’idea originaria del progetto, si svolge in una zona e città diversa della vastissima India.

L’inaugurazione del festival avviene anche con un rituale accompagnato dalla musica: ogni poeta accende la fiammella della poesia e insieme accendiamo un fuoco, considerato sacro.
Nel cortile, intanto, alcune studentesse danno vita ad un coloratissimo mandala, anche questo realizzato in occasione della inaugurazione del festival. Come la poesia, un mandala è una rappresentazione condivisa dell’universo, fatta di granelli colorati, che si combinano dando vita a forme geometriche perfette, uniche e anche nuove. Appena terminato, sempre collettivamente, il mandala viene distrutto, simbolizzando l’effimero di ogni cosa.

.A introdurre la prima mattinata di Kritya, oltre a Rati Saxena, che dirige il Festival, interviene anche il comitato scientifico: Vibhuti Narain Rai e Rakesh Mishra, docente presso il Dipartimento di Non-violenza e Studi sulla Pace della Mahatma Gandhi International University; il Professor A. Arvindakshan, della Mahatma Gandhi Antarrashtriya Hindi Vishwavidyalaya (Wardha).

E così inizia il festival. Ognuna delle tre giornate del Festival include quattro sessioni di readings, in cui poeti indiani e poeti che provengono da altri luoghi si incontrano e si succedono sul palco, con letture multilingue intervallate da intermezzi musicali o presentazioni di alcuni eventi, riviste, volumi che spesso sanciscono la collaborazione di poeti di diverse culture, sia indiane sia ‘planetarie’.

Tutti i poeti leggono le proprie poesie nella propria lingua materna, o almeno in una di esse; dobbiamo pensare alla grande ricchezza linguistica, ecumenica e multiculturale dell’India, con numerosissime lingue, oltre alla lingua nazionale, l’hindi. Durante il Festival Kritya ascoltiamo una decina di diverse lingue indiane: dall’hindi – con poeti di diverse generazioni: Rituraj, Vinod Kumar Sukla, l’acuto e senza tempo Naresh Saxena, Chandrakant Deotale, Dinesh Kumar Shukla, Basant Tripathi, Harpreet Kauur, la stessa Rati Saxena, Pawan Karan, Divik Ramesh, con le sue liriche levigate e dai contorni nitidi, e il giovane poeta, pittore e cantore Amit Kalla, anche lui parte integrante da anni dello staff di Kritya – al kannada, con, oltre alla poetessa di Bangalore Mamta Sagar, anche un esponente di spicco della poesia indiana quale il poeta cantore Hulkuntemath Shivamurthy Sastri Shivaprakash, specialista e studioso di mistica – soprattutto del movimento indiano shivaita dei bhakti, già Direttore del Centro Tagore di Berlino, e professore di estetica e Preside di Facoltà presso la prestigiosa School of Arts and Aesthetics della Jawahrlai Nehru University di Nuova Delhi: un vero e proprio mistico d’oggi, devoto alla poesia. Dal punjabi (Surjit Patar, e il giovane poeta e cantore Ekam Manuke) al marathi (Prasenjit Gaikwad), dal bengalese (Udaya Narayana Singh, che scrive anche in lingua maithili, Subodh Sarkar) all’odisha (con la poetessa e traduttrice Pravasini Mahakud e soprattutto la scrittrice Monalisa Jena); dal gujarati (Sitanshu Yashaschandra) al malayalam (con K. Satchidanandan).
Ci sono anche poeti indiani di lingua inglese di diverse generazioni: K. Satchidanadan, Sudeep Sen (tra gli altri – autore del libro d’artista intitolato Ladakh).
Tra i poeti internazionali anche l’intensa poetessa estone Triin Soomeset, di rara profondità e insieme rarefazione; i poeti e traduttori turchi Müesser Yeniay (esponente della nuova generazione di poetesse turche) e Metin Cengiz; i poeti finlandesi Helena Sinervo e il giovanissimo e già celebre Niillas Holmberg (cantante, musicista e performer sami); la acuta e poetessa e video poeta norvegese Odveig Klyve; i poeti cileni Sergio Reñasco e Sergio Badilla Castillo; i tre poeti irlandesi Liam Ó Muirthile, Gabriel Rosenstock (specialista in haikus e molto attivo nella diffusione e preservazione della poesia in gaelico) e Marc Granier.
Il giorno prima di ripartire da Wardha, visito anch’io, insieme ad altri poeti, l’ashram dove Gandhi ha vissuto gli ultimi anni della sua vita. Vivo anche questa esperienza come un vero e proprio dono, un sogno che non pensavo proprio di poter realizzare.

Sotto un immenso tappeto di stelle, da Wardha partiamo all’alba, insieme ad altre poetesse.
Da qui il viaggio indiano continua. Come il cammino di terra battuta che si inoltra nella foresta indiana e nella copertina del mio libro, che mi ha portata qui e che sono qui a rap-presentare: “My Voice Seeks You” (Cross-Cultural Communications, New York 2013, traduzione inglese di Maria Bennett e Bill Wolak).
E continua a prendere vita anche il disegno e il dipinto del mandala.
Quello che ho visto fare con la sabbia colorata, per terra, da un gruppo di poeti e studenti, e anche il mandala che sempre, in poesia, si costruisce tutti insieme: scrittori, lettori, traduttori in altre lingue ed arti.

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wardha 2013- mandala

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Annelisa Addolorato

(fotografie dell’autrice)

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BABY SLAM, BABY!Annelisa AddoloratoAda CrippaDuska KovacevicFrancesca MatèNina RosembergerSabrina PrioloSara VerdenLe Trottoire, Milano 2015

Annelisa Addolorato è nata a Lodi (Italia). È cresciuta tra l’Italia e la Spagna. In Spagna ha pubblicato due sillogi poetiche bilingui:

“Mariposas y falenas – Farfalle e falene”: pubblicata dalla celebre casa editrice madrilegna Endymion, Madrid 2004, con introduzione e traduzione allo spagnolo della scrittrice, poetessa e traduttrice Clara Janés; “La palabra ‘lasca’ o la reconstrucción de Pompeya – La parola ‘lasca’ o la ricostruzione di Pompei, pubblicato dalla spumeggiante casa editrice Amargord, Madrid 2008: si tratta di un progetto di autotraduzione.
Nel settembre 2013 negli Stati Uniti è in uscita, sempre bilingue, il suo libro di poesie “My Voice Seeks you. The Selected Poems of Annelisa Addolorato” (Cross-Cultural Communications, New York 2013, tradotto da Maria Bennett e Bill Wolak). Suoi testi poetici sono stati pubblicati in varie antologie e riviste in Italia, Spagna, USA, … Ha partecipato a vari festival poetici e realizzato molti readings in Italia, Spagna (presso istituzioni quali l’ateneo di Madri , Israele (Nisan Festival), India (Kritya Festival: nel 2011 come partecipante, nel 2013 anche come organizzatrice), Venezuela (nel festival mondiale di poesia del Venezuela). Le sue poesie sono state tradotte in varie lingue: inglese, arabo, tedesco, hindi, cinese, coreano, turco, giapponese, orissa… Ha anche pubblicato alcuni racconti in Italia e all’estero.
Suoi testi sono diventati videopoesie – ‘Barche rosse’, ‘Il cammino di ieri’ (multilingue): in collaborazione con Patrizia Monzani -, altri sono stati musicati (in collaborazione con Anna Margules, Gabriel Valpassos, ecc.). È anche traduttrice e blogger (AnneRisa).
Tra gli altri, ha tradotto per Crocetti: ‘Arcangelo d’ombra’, di Clara Janés, Medusa: ‘Stanco di vedere’, di Luis Garcia Montero..
Ha ideato il progetto poetico NOMADI MONDI. Da piccola ha suonato il violoncello e i flauti barocchi. Dopo aver studiato Estetica all’Università Statale di Milano, ha vinto alcune borse di studio grazie alle quali ha potuto approfondire i suoi studi presso la Universidad Autònoma di Barcellona e la Universidad Complutense di Madrid, dove ha ottenuto il Dottorato di Ricerca in Letteratura spagnola contemporanea nel 2007 con una tesi sulla scrittrice spagnola Clara Janés. Ha lavorato per dieci anni come docente – insegnando lingua spagnola, letteratura spagnola e iberoamericana e cultura spagnola  presso le università di Milano e Pavia (in diverse Facoltà: tra le quali Lettere, Comunicazione, Economia) e dal 2011 al 2013 ha collaborato come docente all’ISPI di Milano. Oltre a diversi articoli riguardanti l’interazione tra le arti, l’ispanismo e varie traduzioni (soprattutto di poeti spagnoli e latinoamericani) ha pubblicato i libri ‘La Parola danzante: Octavio Paz tra poesia e filosofia’ (Mimesis, Milano 2001), testo con il quale ha vinto il Premio Santinelli alla critica d’arte e ‘Viaje entre palabras: Poesía y prensa como comunicación y mediación: Clara Janés’ (Amargord, Madrid 2009).  Entrambe le monografie (quella su Octavio Paz e quella su Clara Janés) sono anche stati utilizzati come materiali didattici universitari.
È stata dagli anni ’90 attiva nell’associazionismo e nella tutela dei diritti umani: ha collaborato, tra le altre, con le associazioni: Legambiente, PAEA, Assopace, Servizio Civile Internazionale, Bicicletes Solidaries. Ha collaborato con il commercio equo/Fair Trade: con la cooperativa sociale siciliana Quetzal.
Attualmente gestisce il progetto culturale Navigli Poetry Slam.

Links e contatti:

www.annelisaddolorato.it

FB: Anne Addolorato- Pagine: https://it-it.facebook.com/NavigliPoetrySlam,

https://www.facebook.com/My-voice-seeks-you.

annelisa.addolorato@gmail.com

 

 

MY VOICE SEEKS YOU 2

Annelisa  Addolorato, My Voice Seeks You- Cross-Cultural Communications, New York 2013, traduzione inglese di Maria Bennett e Bill Wolak

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Altri riferimenti in rete:

http://golfedombre.blogspot.it/2014/02/annelisa-addolorato.html

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