Femminismo. Capire una parola- Nadia Agustoni

 © hulton-deutsch collection/corbis- march of the women,  a suffragette protest in London, 1911

Suffragette-March of the women … a suffragette protest in London, 1911.

british suffragette Emmeline Pankhurst (1858 – 1928), being jeered by a crowd in New York

circa 1911: British suffragette Emmeline Pankhurst (1858 - 1928), being jeered by a crowd in New York. (Photo by Topical Press Agency/Getty Images)


Emmaline Pankhurst//Meryl Streep as Emmeline Pankhurst in Suffragette
Edith New//Helena Bonham-Carter as Edith New in Suffragette

femministe

Emmeline Pankhurst arrestata a Londra durante una manifestazione (1914)

Emmeline_Pankhurst arrestata a Londra

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“Suffragette” il film di Sarah Gavron in uscita in questi giorni in Inghilterra si presenta nel trailer ufficiale con immagini forti, per raccontare una storia forte e non ancora conclusa. Il lungo cammino delle donne verso la libertà ha infatti avuto molte tappe e altrettanti strappi ed è quasi arduo tracciarlo e rintracciare le tante anime di un movimento femminista che si può declinare solo al plurale: femminismi.

Avrà almeno il merito Sarah Gavron, raccontando una storia di emancipazione che è già, è sempre, un inizio di liberazione, anche contro chi questo lo nega, di far ragionare le più giovani intorno all’altra storia che era e resta patriarcale. Storia che l’intelligenze femminista ha rivelato nel suo fondo come memoria di schiavitù e servaggio. Uso la parola intelligenza perché è questo capire fino in fondo il male che ti viene fatto.

Femminismo è parola invisa, indice di una misoginia che punta a nascondersi e trova alleanze in  coscienze deboli, pronte ad adattarsi per piacere a qualcuno o per avere un po’ di successo o notorietà effimere, anche al solo livello di internet. La parola invece va capita e ritroverà magari il suo significato, che non è mai cambiato, ed è quello di una lotta al dominio maschile incarnato al suo peggio dai fondamentalismi religiosi, da una spietata caccia alle streghe, dal femminicidio, dallo stupro impunito o sancito come riparazione con matrimoni forzati, nonché da bassi salari che mettono in difficoltà. Qui apro una parentesi e aggiungo che il diritto al lavoro pagato, per molto tempo, non tolse di mezzo la tutela maschile, che quei soldi poteva confiscare, nonostante i salari delle donne fossero da fame.

Suffragette” arriverà in Italia nel marzo 2016, non parlo quindi del film, se sia buono, bello o meno bello, ma di come potrebbe indurci a riflettere, a interrogarci su donne il cui pensiero dovrebbe ispirare significati e certo anche delle critiche e insieme farci rivendicare la genealogia di chi lottò per diritti che non sono mai del tutto scontati, mai del tutto acquisiti: lo sono solo finché si ha la forza e il coraggio di difenderli.

Questo va compreso e serva da esempio quello che è successo alla classe operaia, che tutto ha perduto, persino il diritto ad essere nominata come classe, ridotta all’inesistenza, ma non a poter uscire dalle fabbriche con pensioni dignitose. Di fatto, un mondo di lavori, al plurale, che si è chiuso come una gabbia sugli operai, demonizzati se parlano di lotta di classe, ma a cui la classe dominante fa una guerra senza requie, anche allungando il loro percorso lavorativo fino all’assurdo. Gli sfruttatori non hanno contraddizioni, solo il guadagno guida il loro operato, dobbiamo tenerlo presente; nulla conta se non i soldi e il potere, per chi usa il privilegio per definire la vita degli altri; essere definiti da chi ha più potere significa invariabilmente essere relegati a una vita di servizio, a cui nulla è dovuto ma tutto deve dare e se non accetta questi termini diviene una vita da rinchiudere, deportare, picchiare e irridere.

Non traccio qui i nessi tra patriarcato, sessismo, classismo e imperialismo ma nella storia del femminismo chiunque può rintracciare i nomi di quelle che si sono battute non solo per se stesse, ma per aprire nel mondo una visione più ampia di liberazione; Sylvia Pankhurst, tra le pioniere, fu una delle più coerenti, anche nel suo anti-colonialismo:

https://www.marxists.org/archive/pankhurst-sylvia/1955/ethiopia/index.htm

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Emmaline Pankhurst

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E. Sylvia Pankhurst

E. Sylvia Pankhurst

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Nel 1936 Sylvia Pankhurst cominciò la pubblicazione di New Times and Ethiopia News in sostegno alla lotta degli etiopi contro l’invasione italiana. Tra le prime a capire il pericolo del fascismo scrisse che rappresentava la negazione del cittadino e ancora di più del cittadino-donna e del cittadini-operaio. Morì ad Addis Abeba dove ebbe funerali di stato.

http://www.worldwrite.org.uk/sylviapankhurst/

Impossibile non comprendere come ogni lotta di liberazione e per i diritti è sempre una lotta anche per i diritti e la libertà di tutti quelli a cui viene negata una piena umanità. Gridare: “Restiamo umani” non serve a niente; dobbiamo gridare “Siamo tutti umani” e dimostrare coi fatti che vediamo le persone che abbiamo vicino. Sarebbe il primo passo per non confondere la lotta anti-imperialista con la fascinazione per l’esotico e l’etnico, a cui molti chiedono di fare da specchio alla loro, quella si, piena umanità. Il suprematismo maschile e bianco comincia spesso in modo obliquo.

Oggi può sembrare più facile impegnarsi per la pace, per il diritto al lavoro di tutti, per i migranti e   nella denuncia di mafie e corruzioni varie, contro queste ultime per altro la lotta è quasi solo nel meridione, ma la verità è che quando si tratta dei propri diritti le donne sono sole. Se qualcuno pensa che una sola delle tante agende di sinistra tenga conto seriamente di loro è fuori strada e questo nonostante la povertà e l’emarginazione le riguardi più di ogni altro gruppo sociale.

Sotto il sole tutto tace, anzi no, ci sono tante voci anti-femministe, senza alcuna vergogna. Da chi difende lo stupro o lo scusa, che poi è lo stesso, a chi invoca i tanti veli della propria e altrui ignoranza. L’odio trova le sue strade. Tanti si mettono a livello dei killer, ma percorrono gli irti sentieri della discorsività, sopratutto tra blog e twitter vari; non si salvano l’anima con giochi di parole, mostrano il livello della tara, la mole del male.

Nadia Agustoni
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ps: Sul red carpet londinese del film apparsero all’improvviso alcune femministe per protestare contro i tagli del governo che colpiscono i centri antiviolenza. Sotto gli occhi delle attrici, solidali con le donne, sono state prontamente sollevate di peso e portate fuori vista.

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pankhurst_emmeline citazione

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Alcuni riferimenti minimi ma utili in rete e su cartaceo:

Barbara Romagnoli, Irriverenti e libere. Femminismi nel nuovo millennio; Eir edizioni 2014

Adichie Chimamanda N., Dovremmo essere tutti femministi; Einaudi 2015

Audre Lorde, Sorella Outsider – Gli scritti politici di Audre Lorde; Edizioni Il Dito e la Luna 2014

Audre Lorde, Zami – Così riscrivo il mio nome; Edizioni ETS 2014

su Audre Lorde qui:

https://www.nazioneindiana.com/2015/02/16/audre-lorde/

Judith Butler, Questioni di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità; Laterza 2013

  1. Bussoni – R. Perna, Il gesto femminista. La rivolta delle donne, nel corpo, nel lavoro, nell’arte.; DeriveApprodi 2014

Qui link con una introduzione di Gabriella Parca al suo piccolo libro: L’avventurosa storia del femminismo; Mondadori 1976

http://www.cpdonna.it/cpdNew/index.php?option=com_content&view=article&id=485:lavventurosa-storia-del-femminismo-introduzione&catid=119:biblioteca&Itemid=77

Paola Tabet, La grande Beffa; Rubbettino 2004

Paola Tabet, Le dita tagliate; Ediesse 2014

Paola Tabet, La pelle giusta; Einaudi 1997

Qui un intervento e alcuni stralci:

https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/10/19/vivalascuola-23/

AA.VV.  Non si nasce donnaPercorsi testi e contesti del femminismo materialista in Francia,

Quaderni viola n. 5; Edizioni Alegre 2013

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pankhurst_emmeline_biografia

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Altri riferimenti in rete:
http://mashable.com/2015/01/12/suffragettes-vs-police/#DmKsGl8s8kqY

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9 pensieri su “Femminismo. Capire una parola- Nadia Agustoni

  1. Ho cercato di mostrare cosa avveniva allora e oggi…ancora accade.Il fatto è che se allora era una novità oggi la presenza dei medesimi comportamenti dimostrano la mancanza di volontà di riconoscere alle donne il posto che meritano e non per questioni differenti dalle loro abilità e conoscenze. Quanto alla violenza credo sia la palese dimostrazione di una ottusità che non si cancella. Grazie a te. f

  2. Per assurdo che possa sembrare oggi, al presente, chi manifesta davvero contro qualcosa di imposto è criminalizzato dalla stampa e da tutti gli apparati. Basti pensare alla lotta dei No – Tav . Le immagini di ieri sono ancora le immagini di oggi.
    Ci passano solo i twit … fai un passo in più e guai a te…
    Grazie di nuovo.

  3. Grazie, carissima Nadia, del tuo prezioso scritto “memoriale”, più attuale che mai, purtroppo…
    Auguri sempre, di tutto cuore, e un abbraccio, pure da parte di Gabriella,
    Mariella

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