Anna Maria Curci e le NUOVE NOMENCLATURE E ALTRE POESIE- note di Fernanda Ferraresso- PROPOSTA DI RILETTURA

alice wellinger

alice wellinger

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Da dove partire? Dai luoghi? Mi è sembrato che l’unica risposta giusta fosse questa. Dovevo partire da dove  ci troviamo a vivere oggi, incasellati in co(n)domini in cui sopra-sotto significano conteggio dei millesimi di proprietà, in cui le parti accessorie non danno accesso ad una domus ma ad una cella, sempre modesta, che non tiene desta che la voglia di avere. Ancora e ancora averi che non ci ancorano a niente e nessuno. Nomen, il no-men, affisso alla porta non dice chi abita dietro quella chiusura. Clausura ogni esercizio di privatezza, privato della relazione con l’altro in una claustrofobica dimensione dell’avere. E neppure la lingua ci salva, non ci porta memoria né luce, non ci accu(d)isce i sensi e la sensibilità ma atrofizza la percezione. Capio è solo cappio in un insipido sapio.
Tornare all’origine è addentrarsi nell’oscuro, la voragine della magnifica grotta che vocalizza i suoni e la capacità di raccolta della caverna magica che quei suoni cattura in uno specchio in-mobile percezione che pare non affascini più. La dis-gregazione vuole solo gregari, non vuole etimo ed etica ma etichettature in cui ogm , organismo gene-etica-mente modificato, è un organismo vivente che possiede un patrimonio genetico modificato tramite tecniche di ingegneria gene-etica, che consentono l’aggiunta, l’eliminazione o la modifica di elementi genici. Porto la radice di genio e gene

genio.
Poiché la titolazione, similmente alla chimica che legge le re(l)azioni , dichiara di occuparsi di nomenclatura allora un universo di memoria mi si apre nel corpo della mente.Ricorro, come spesso faccio, all’amatissimo e acuto Giovanni Semerano. Egli dice, in Origine della cultura europea (parte I pag.44): – la voce “etimologia” segue le sorti della parola mistero: mysterion, un mistero che ignora se stesso.
Devo dire che avevo precedentemente cercato l’etimologia di nomenclatura.

CLA(TU)M, CALATUM,  e calare è chiamare e sillabando diventa chi-ama-re
e unisco l’altro termine necessario: clandestino poiché ogni etimologia, di ogni nostra parola che dice il luogo che siamo e viviamo nasce da questo voca-bolo.

 

Continua qui: https://cartesensibili.wordpress.com/2015/03/27/anna-maria-curci-e-le-nuove-nomenclature-e-altre-poesie-note-di-fernanda-ferraresso/

 

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