Ivano Vitali e un filo di storia di carta- Fernanda Ferraresso

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Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.

Carlos Ruiz Zafón

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Per ottenere i colori che vuole, senza l’uso di coloranti, Vitali ordina e classifica i suoi stampati per colore, un processo che richiede accortezza e pazienza. Ha trascorso più di due anni risparmiando abbastanza pagine gialle per fare un vestito color canarino, racconta. Al di là del suo valore estetico, ogni filo teso serve anche come archivio di una storia d’Italia che cambia, la cui cronaca si attorciglia attraverso titoli e fotografie nei suoi gomitoli.
Ivano Vitali trae i suoi esempi dall’influenza di una tradizione radicale, nota come “Arte Povera”, un movimento artistico che si fuse in un periodo di sconvolgimenti in Italia fin dal 1960. I suoi esponenti credevano che le convenzioni del mercato dovevano essere rovesciate per creare un’arte che fosse veramente rivoluzionaria. L’uso di materiali non convenzionali, oggetti trovati dovunque e recuperati,  sono stati in particolare favoriti come un modo per sovvertire la “mentalità aziendale”, per distruggere il consumo e mettere in moto il riciclo.

La più recente raccolta di Vitali rende omaggio all’ opera delle donne, a cui spesso non viene dato il rispetto dovuto. Alcuni pezzi, ispirati al ricordo del padre costruttore di cesti eseguiti con canne di fiume, assomigliano ad ampie reti.
– Le mie opere sono povere e prezioso allo stesso tempo-  dice Vitali. Da qualche parte, tra scultore, ecologista, artista della carta e stilista, Vitali sfida la categorizzazione, anche se il suo lavoro ha suscitato il plauso della critica. Oltre a molte mostre nelle gallerie più note di tutta Italia, Vitali ha anche festeggiato il suo lavoro presso il Museo Rijswijk , situato vicino a L’Aia, nel Museo di Belle Arti in Belgio, e presso la Blue Star Contemporary Art Center di San Antonio.

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firenze 23.02.07: ivano vitali con i suoi filati di carta di giornale. foto guido mannucci©

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Scultore, performer oltre che ecologista, Vitali ha mostrato sempre un rapporto di rispetto e amore particolare verso gli alberi,  recuperando infatti la carta dei giornale che poi usa per le sue creazioni.
La ricerca e la denuncia che ha realizzato all’Impruneta nel periodo tra il 1974 e  il 1983 , attraverso le sue prime installazioni in cui il materiale utilizzato era riciclato, materiale di recupero offerto dai sacchetti di carta e plastica, oltre che da riviste, giornali, cartoni, gusci d’uovo, saponette, stagnola, e tanto altro ancora, risulterà il punto di riferimento per gli anni a seguire fino ad oggi, in cui ancora è visibile nelle opere in cui utilizza la carta stampata.
Dal 1996 Vitali decide di abbandonare la ricerca e di scegliere  il recupero della carta stampata. Nelle sue apparizioni pubbliche si veste lui stesso con strisce strappate dai giornali, altre volte realizza grandi sacchi imbottiti di quotidiani che fa poi volare in aria, o fa gonfiare, perché le persone vi entrino. Altra sua idea è quella di realizzare sculture macerando i giornali, che poi modella e  in seguito fa essiccare al sole. Dal 1998 è uno dei primi ad usare la rete internet e nelle sue  pagine web inserisce le opere che lui stesso crea , utilizzando  le foto dei suoi lavori. Altra decisiva data del suo percorso è il  2002, data in cui decide di imparare dalla madre a fare la calza e ad usare l’uncinetto. E’ proprio con questi due strumenti che inizia a trasformare le pagine dei giornali, prima ridotti in grossi gomitoli di filo di  misure variabili attorcigliando e unendo una striscia dopo l’altra, senza uso di forbici o colla, le pagine dei quotidiani. Poiché il lavoro è eseguito  senza usare acqua per la trasformazione delle strisce,questo consente di leggere tutte le parole e le lettere che affiorano nei suoi fili di carta estratti dai giornali usati. In questo modo,  ogni opera risulta così essere  una specie di archivio, che raccoglie i momenti della nostra storia. Vitali, in questo periodo, non fa uso di colore, anzi il suo rifiuto di aggiungere qualsiasi colore, fa sì che i gomitoli, gli abiti,e tutto quanto realizza si possano facilmente  ricondurre alle varie testate giornalistiche utilizzate nei suoi lavori. La tradizionale lavorazione con i ferri e l’uncinetto diventano le tecniche e gli unici strumenti che  utilizza. Gli arnesi per l’intreccio delle maglie e dei fili, usano i ferri da calza e da maglia, a  volte il telaio, o l’ago da cucire, oltre che l’uncinetto. Aumentando la dimensione degli oggetti realizzati sono naturalmente e conseguentemente aumentate le dimensione degli arnesi, praticamente tutti di legno e da lui stesso creati.  Gli “zoom-in”, realizzati con grandi ferri per maglia e gomitoli giganti, i “tape-stries” . che sono contemporaneamente arazzi e archivi, i “tape-centres” , indossabili come un poncho, i poi i calzini,i guanti giganti, gli abiti: sono tutti i capi da lui elaborati in questo periodo del macro in cui  espone attraverso dei veri e propri defilè.
Vitali fila, fa e disfa la sua maglia di carta di giornale che “parla”, mentre lui gioca e passa le sue trame all’uncinetto, realizzando abiti che indossa e fa indossare mostrando i giornali da altri punti di vista, mettendo inoltre in evidenza i suoni che la carta sa produrre non leggendo ma…strappandosi.

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