HAIKU – Patrizia Dughero- PROPOSTA DI RILETTURA

bahman farzad

Bahman Farzad

.

 

Spesso nel bianco lasciato vuoto da una composizione sumie sono tracciati caratteri che descrivono una poesia e non è raro che si presentino nella forma haiku. Sumie è una tecnica giapponese usata per la calligrafia e per il dipinto, quasi sempre su kakemono omakimono, rotolo verticale o orizzontale, di seta o di carta. Non si tratta di una mera decorazione,di un’esibizione estetica fine a stessa, ma di un’ulteriore occasione di meditazione sulla funzione del vuoto, come i gesti del maestro, il contatto con la ciotola, i suoni del bollitore, i chiari/scuri del sukiya. E se per poter cogliere la funzione del vuoto attivata da una calligrafia o da un dipinto non è sufficiente considerare l’evidente dialettica tra lo scuro dei segni e lo sfondo chiaro e spoglio della parete, ma è necessario entrare nel kakemono o nel makimono, così, al di là del bianco che contorna i segni grafici scuri, appare evidente che il vuoto, nell’haiku, è assenza di soggetto. Il poeta nell’haiku non c’è, non descrive né tantomeno commenta un evento, lo registra come se la sua mente fosse uno specchio pulito, una superficie vuota. Il fatto che Bashō coltivasse lo zen e studiasse i testi taoisti non è estraneo alla capacità di fare e usare il vuoto, all’origine dei suoi versi.

Nel  bellissimo testo di Paolo Pagli, “La rana di Bashō, Un haiku e cento anni di traduzioni italiane”,[1] nella premessa troviamo: “C’è poi da considerare l’effettiva profondità dello haiku, sia come forma poetica in generale, sia nell’esempio dello haikudella rana. Occorre chiarire alcuni codici esegetici formali e un contesto ideologico e filosofico generale. Come ci si poteva aspettare nella nostra cultura, il secondo aspetto è stato più coltivato del primo, con il rischio che certi strati di significato, cui si vuol far accedere, risultano più confusi o immaginari che profondi. Questo riguarda particolarmente il collegamento con lo Zen, a proposito del quale d’altronde bisogna tenere conto che l’informazione e i testi disponibili in Italia nell’immediato dopoguerra erano quasi inesistenti.” Pagli ci introduce all’ avvincente “percorso della rana”, che nella nostra cultura, con sottili varianti di traduzione, segnala mutamenti fondamentali di ottica ed estetica, e segna un tracciato di un mondo poetico “altro”, nato da un diverso rapporto con la realtà. Il percorso conduce e si conclude al convolvolo e al pozzo di Chiyo-ni, parte da:

furu ike ya                                    intrisa di tempo l’acqua ferma

kawazu tobikomu                         liquido risuona

mizu no oto                                  il guizzo di una rana

Bashō                                                                       Paolo Pagli

 

…..

CONTINUA QUI

https://cartesensibili.wordpress.com/2012/06/29/haiku-patrizia-dughero/

Apparso anche in  http://aih-haiku.it/aiku

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...