LA PUNTINA SUL VINILE- Rudi Ghedini: Steven Brown e Bob Dylan

Steven Brown - Brown Plays Tenco

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05 – Brown Plays Tenco, Steven Brown, Lacer 1987

 

Registrato a Firenze e mixato a Bruxelles per una piccola etichetta fiorentina (Industrie Discografiche Lacerba), questo mini album si compone di cinque canzoni: quattro in italiano (Un giorno dopo l’altro, Vedrai vedrai, Ciao amore ciao, Mi sono innamorato di te), intimistiche e fin troppo filologiche, e una in inglese (Lontano lontano: una cover è davvero splendida).

Brown canta e suona sax, clarinetto e tastiere. Si fa accompagnare da un altro Tuxedomoon (Peter Principle, chitarre) e da musicisti italiani (Gabriele Gai, Luca Gai, Nikolas Klau e Daniele Biagini, che è anche produttore e arrangiatore dei brani).

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Nella prima metà degli anni Ottanta, i Tuxedomoon hanno spesso suonato in Italia; l’anno dopo incideranno Ten Years in One Night, il loro capolavoro live. Qui, nelle note di copertina, il musicista nordamericano spiega l’attrazione verso il cantautore ligure suicidatosi vent’anni prima. Afferma di aver avvertito una forte affinità verso quell’uomo schivo e le sue composizioni sfaccettate, melodiche e amare, alcune delle quali sembrano incanalarsi nell’alveo della “classica ballata rock, ma il testo ti spinge in un altro mondo, dove dietro la facciata luccicante trovi solo te stesso”.

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06 – Street Legal. Bob Dylan, CBS 1978

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Bob Dylan, Street Legal

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In copertina una fotografia di Howard Alk, che forse raffigura l’Artista mentre mette il naso fuori di casa… Bob si trova nel pieno di una crisi esistenziale: all’inizio del ’77 si è separato dalla moglie Sara, che ha ottenuto la custodia dei quattro figli, cerca di uscirne aderendo alla setta dei Born Again Christians, concludendo il film Renaldo & Clara, e con il lungo pellegrinaggio in Oriente, la tournée giapponese da cui uscirà il live al Budokan.

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L’album – 18esimo lavoro in studio – si apre con una classica ballata dylaniana: Changing Of The Guards, uno di quei brani che viaggiano per 6-7-8 minuti e non te ne accorgi, ma ti accorgi che ti viene da muovere le gambe e le mani. Prosegue con sonorità ricche e pastose, le tastiere di Alan Pasqua, il sassofono di Steve Douglas e il violino e il mandolino di David Mansfield affiancano e spesso sovrastano la sezione ritmica (Jerry Scheff al basso, Ian Wallace alla batteria), tre coriste, e infine le chitarre di Billy Cross, Steven Soles e dello stesso Dylan (ovviamente tutte le canzoni le ha scritte lui). Si fanno ricordare Baby Stop Crying (martellante eppure dolcissima), Senor, New Pony.

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Don De Vito è il produttore, l’album è registrato fra New York e Santa Monica. Senza spiccare per ispirazione, fa parte dei più venduti nella carriera di Dylan. Sul retro della mia copia, un piccolo box azzurro segnala che l’album fu “Premiato dai critici di Ciao 2001”.

 

Alla prossima!
 Rudi Ghedini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

07 – The Long Hello. Jackson, Evans, Barton e friends, United Artist 1974

 

David Jackson, Guy Evans, Hugh Banton, Nic Potter… in pratica, i Van der Graaf Generator senza Peter Hammill.

Quando vengono incisi questi sette brani strumentali, Hammill pare aver deciso di abbandonare la barca e dedicarsi a progetti solisti; invece, un anno dopo ci sarà la reunion, con il non irresistibile Godbluff.

Qui, sembra quasi che i quattro quinti di una band di successo vogliano mettersi alla prova senza il leader, sperimentare un’altra via musicale, più folklorica e meno potente, più suadente e meno ideologica rispetto a quella imposta dalla straripante personalità del vocalist di Manchester.

 

L’impronta sonora viene da Jackson, che compone cinque brani e alterna vari fiati, il flauto e il piano. Lo affiancano Banton (basso e a molti altri strumenti), Potter (al basso in un paio di brani), Evans alla batteria, Pietro Messina alle chitarre, con prevalenza dell’acustica. Ne deriva un prodotto di mirabile qualità tecnica, un progressive con venature jazzistiche, che suona un po’ esangue e cerebrale.

 

Le mie preferite: Brain Seizure, Lookin’ At You, Fairhazel Gardens.

La copertina, due paesaggi fiabeschi, è dipinta da Pietro Paglia.

The Long Hello sembra finire qui. Invece avrà un seguito in tre atti, un album in ognuno dei primi anni Ottanta.

 

 

 

 

 

 

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