CINEMATOGRAFIA E DINTORNI- Adriana Ferrarini: I VESTITI PER GIOCO

alice  rohrwacher  “DJESS”-foto di scena

miu miu

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miumiu djess

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Che cosa è un vestito per gioco se non un modo di trasformarsi, inventare nuove storie di sé, fingere altri mondi, ovverossia creare?

Così almeno appare nel cortometraggio di Alice  Rohrwacher  “DJESS”, che sarà presentato tra pochi giorni alla Biennale di Venezia, nono di una serie di cortometraggi, Women in Tales, che il marchio di moda MIU MIU ha commissionato a registe emergenti o affermate.

Dopo essere stata stregata da “Le meraviglie”, sono andata a vedermi il  filmato di Alice Rohrwacher  (online all’indirizzo http://www.miumiu.com/it/women_tales/9/film).

Sono solo 14 minuti, ma 14 minuti di pura delizia. Tutto è strano e tutto è normale, come nei sogni, come nei giochi dei bambini. Il titolo stesso, intraducibile perché in una lingua inventata.

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Una donna vestita di bianco – infermiera o suora – dagli allarmanti occhi di ghiaccio, scruta lontano con un vecchio  binocolo. Due uomini in eleganti stivaletti di foggia ottocentesca in riva al mare guardano, come se cercassero qualcosa. Nell’acqua infatti appare una sagoma fluttuante. La donna grida qualcosa in una lingua incomprensibile, i due uomini accorrono e servendosi di lunghe canne portano a riva quelli che ora appaiono essere dei vestiti, ognuno imbustato in una fodera semitrasparente. La donna li dispone con cura lungo un molo e sembrano salme più che vestiti. Poi gli abiti vengono precipitosamente portati all’interno di un palazzo dalle architetture arabe,  l’Hotel Excelsior del Lido.

Lì appesi a una gruccia  gocciolano e sul pavimento lucido luccicano cristalli di ghiaccio. La suora, in quella sua lingua che non esiste ma che stranamente si capisce, ordina qualcosa e delle cameriere in divisa blu e crestina, tutte addormentate, si svegliano. Ognuna scompare reggendo un vestito tra le braccia .

 

Poi irrompe una troupe di fotografi agguerriti ed ecco la star – ovviamente di un biondo esagerato con labbroni rosso ciliegia e occhi bistrati, strizzata dentro uno di quegli abiti improbabili in scarpe altrettanto improbabili –  pronta a farsi trafiggere da quelle fotocamere così indiscrete così indecenti.

Resta indietro un vestito, il più bello, lungo e tutto ricamato a perline….

E qua mi fermo perché è bene lasciare la sorpresa a chi ha voglia di abbandonarsi alle immagini che compongono questa storia-fiaba.

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tim walker for vogue

vogue2

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Vedendolo mi sono ricordata di quando da bambina giocavo con i vestiti lunghi, abiti da ballo smessi da  mia madre. Non erano niente di speciale, ma mi bastava infilarmi uno di quei vestiti di velluto viola o di tulle azzurro per entrare in mondi di pura fantasia. Ai bambini è così, uno straccetto, una mantella sulle spalle e si trasformano nel loro eroe preferito. Visti da fuori appaiono buffi, infagottati in tutine spesso troppo grandi o troppo strette, copie a buon mercato del costume dell’Uomo Ragno o di Batman, ma loro, con quello indosso, si sentono davvero forti come il loro beniamino e questo li rende teneramente irresistibili.

Alice Rohrwacher ha conservato questo dono infantile nel raccontare storie di pura meraviglia in una lingua inesistente, immaginaria. E così, con aria trasognata, mette a nudo un mondo fatto di star, di strass, di flash: di niente. Come nella fiaba di Andersen, i vestiti nuovi dell’imperatore.

Adriana Ferrarini

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installazione al somerset museum per la mostra su alexander mcqueen- 2013

museum

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alexander mcqueen-savage beauty

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http://www.miumiu.com/it/women_tales/9/film

http://www.vogue.it/people-are-talking-about/vogue-arts/2015/02/il-corto-di-alice-rohrwacher-per-miu-miu-womens-tales

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