RICORDO DI ROBERTO DI MARCO – Lucio Zinna

genevieve dael-la rumeur du monde

02-la-rumeur-du-monde-2011-genevieve-dael1

.

Negli anni 1963-1968 seguii a Palermo le vicende relative al “Gruppo 63”, che nel capoluogo siciliano aveva stilato l’atto di nascita, in occasione degli incontri di “Nova Musica”, a cui – proprio nel 1963 –  erano stati accomunati gli incontri tra i “Novissimi” (i poeti Nanni Balestrini, Alfredo Giuliani, Elio Pagliarani, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti) e “La Scuola di Palermo”, tre scrittori palermitani (Michele Perriera, Roberto Di Marco, Gaetano Testa), che avevano appena pubblicato con Feltrinelli un libro intitolato, appunto, “La scuola di Palermo”.

Nel 1965, da un gruppo di giovani autori locali (Lucio Zinna, che ne fu promotore, Giovanni Cappuzzo, Miki Scuderi, Angelo Fazzino, Nick Di Maio, Ugo Dolcemascolo e altri), fu fondato a Palermo il gruppo d’avanguardia “Beta 71”, su posizioni diverse da quelle del “Gruppo 63”, con il quale condivideva l’esigenza profonda di un rinnovamento del linguaggio, rifiutandone tuttavia il neo-formalismo (teorizzato da alcuni esponenti del “Gruppo 63”) e movendosi sulla linea di ricerca di un nuovo umanesimo (scientifico); in letteratura, il “Gruppo Beta”, era, specie sul piano formale, più vicino ai beatniks americani che al “Gruppo 63”. Ma nell’ambito di quest’ultimo, particolarmente vicini apparivano gli scrittori de “La scuola di Palermo”, che riuscivano a coniugare innovazione, malumore sociale e comunicabilità espressiva. Fra i tre, in particolare, Roberto di Marco, con i suoi “Contrappunti”, si muoveva in una mirabile eccentricità, con un tutt’altro che tradizionale retrogusto lirico, per così dire. Perciò ammirato dal “Gruppo Beta”. Furono inevitabili e non solo occasionali, miei contatti con Perriera (divenuto mio amico) e Testa, ma non mi fu possibile, in quel torno, incontrare Roberto Di Marco, che si era trasferito nel Nord pochi anni prima e credo che le sue discese a Palermo fossero, diciamo, essenziali. In quegli anni divenni molto amico del fratello di Roberto: Salvatore, scrittore e critico, non appartenente al “Gruppo 63” (che tuttavia seguiva con interesse), allora particolarmente impegnato, sul piano filosofico, nel rapporto – a cui si prestava attenzione a livello europeo – tra cattolici e marxisti. La mia amicizia con Salvatore Di Marco resta viva a tutt’oggi, attraversando i decenni.

Il “Gruppo Beta” si chiuse (come da programma) nel 1971. Da allora, me ne sono andato per la mia strada. Non mancavo di seguire l’attività di Roberto Di Marco, di cui mi giungevano notizie della sua attività di intellettuale sempre più impegnato su posizioni marxiste radicali, proprio mentre io me ne allontanavo lentamente, avendo sottoposto a revisione critica alcune posizioni ideologiche.

.

gruppo-63

 

.

Passarono gli anni. Verso la fine degli anni Ottanta (1987 o 1988, spero di non ricordare male), fui invitato da Salvatore Di Marco, che in periodo estivo villeggiava (come ancora oggi) a Giacalone (fresca zona collinare del comune di Monreale), a un incontro con suo fratello Roberto, che era venuto a trascorrere qualche settimana di vacanza in Sicilia. Non me lo feci ripetere e mi recai a trovarlo. Fu un incontro gradevolissimo, come se ci fossimo già conosciuti da tempo. Eravamo praticamente coetanei (lui leggermente più anziano). Era normale che io fossi al corrente dell’attività di Roberto; mi sorprese, invece, che, pur non essendo mai stati in contatto, egli fosse a conoscenza di alcuni aspetti della mia attività letteraria. Mi colpì il suo modo sereno di dialogare, la logica serrata, la precisione delle osservazioni. Parlammo dell’andamento della vita letteraria in Italia, con alcune puntualizzazioni critiche, ma anche del più e del meno. Una conversazione senza particolare impegno, improntata a mera spontaneità, e tuttavia motivante.

Alcuni mesi dopo, per mezzo di Salvatore, mi giunse, come dono di Roberto, un esemplare del di libro di racconti “L’orto di Ulisse”, apparso nel 1987 presso Manni, in una collana diretta da Romano Luperini. Salvatore indicò in una pagina di rispetto l’indirizzo di Bologna del fratello, evidentemente nel caso in cui volessi scrivergli e riprendere i contatti. Lessi con molta attenzione e interesse questi nuovi racconti di Roberto, apprezzandone, come sempre, l’originalità – l’eccentricità originaria – brillantemente coniugata al tono disteso della scrittura; mi soffermai particolarmente su uno di essi (“Carnevale a Roma”), che recuperava un andamento poetico. Non gli scrissi. Mi scoraggiarono le teorizzazioni di Luperini nella prefazione e dell’autore in sue premesse, annotazioni e postille, anche in considerazione della stretta correlazione (a cui lo stesso autore non manca di accennare) fra scrittura e posizioni teoriche.

Non ci siamo più rivisti. Quando Salvatore, con una sua commossa telefonata, mi annunciò la scomparsa del fratello Roberto, ne rimasi profondamente colpito. Viviamo dando per scontato (e così non è) che tutto debba rimanere come il presente ce lo presenta (il bisticcio di parole è banalmente voluto). La vita riesce sempre a sorprenderti (anche la morte).

Mi accorgo, pian piano, da qualche tempo a questa parte, di scegliere la strada che Roberto aveva da anni intrapreso, ossia quella di vivere appartato, mantenendosi sempre intellettualmente vivace e produttivo, fino all’ultimo.

 

Lucio Zinna- Bagheria, 11 luglio 2015

.

roberto di marco

 

.

.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...