LA PUNTINA SUL VINILE- Rudi Ghedini: Tarkus e Ultravox

tarkus-cover fronte

.

.

01 – Tarkus. Emerson, Lake & Palmer, Manticore 1971

Le prime note – Eruption – restituiscono l’inconfondibile impatto delle tastiere di Keith Emerson, che alterna l’Hammond con il St. Marks Church Organ, la Celeste con il Moog Synthesiser. La voce di Gregg Lake e la sua vena melodica, invece, non mi hanno mai fatto impazzire, ma in un paio di situazioni – Jeremy Bender, soprattutto– contribuisce alle trascinanti ballate rock’n’roll, che consentono a Emerson di dilettarsi con l’amato honkytonk.

L’album che possiedo l’avrò comprato nel ’74 o ’75, è una ristampa su etichetta Manticore (distribuzione Ricordi): l’originale era Island.

I disegni di copertina, connubio incestuoso fra animali preistorici e armi modernissime, fino al dominio dell’armadillo cingolato, sono dipinti da William Neal, con un gusto che definirei barocco pop. Di cosa parlino i testi, non so dire (non era certo per i testi che si compravano album come questo).

L’ingegnere del suono è Eddie Offord. Tarkus uscì ad appena quattro mesi di distanza dall’album d’esordio.

Resta la mia preferenza per i brani strumentali: A Time And A Place, Aquatarkus, The Only Way (dove si insinua un omaggio a Bach, la sua Toccata in Fa maggiore).

All’epoca, Emerson aveva 27 anni, Lake 24, Carl Palmer appena 20, ed è strabiliante l’energia controllata che il batterista sprigiona nelle rullate che erompono nel finale della suite che occupa la prima facciata. Il suono dell’epoca.

.

Ultravox_ultravox

.

02 – Ultravox!. Ultravox, Island 1977

Prodotta da Brian Eno e Steve Lillywhite (a sua volta futuro produttore U2), la band di John Foxx incide l’esordio nei celebrati Hammersmith Studios.

Foxx e il chitarrista Steven Shears vengono da Chorley, Lancashire (poco a nord di Manchester), mettono un annuncio su Melody Maker e presto trovano la sezione ritmica: Warren Cann (batteria e percussioni) e Chris Cross (basso e voce), a cui si aggiunge Billy Currie, violino e tastiere, fondamentale nel delineare l’originalità del sound.

Per qualche mese la band si fa chiamare Tiger Lilly. Un piccolo adesivo bianco con il prezzo, 5000 lire, mi aiuta a collocare l’acquisto – usato, in ottimo stato – almeno sei anni dopo l’uscita.

Foto segnaletiche, estetica che anticipa i Guerrieri della notte di Walter Hill, un’idea di new wave con spruzzate lisergiche (I Want To Be A Machine, Sat’day Night in the City of the Dead, The Wild The Beautiful And The Damned; su tutte, Slip Away), eleganti melodie e una voce capace di mutevoli inflessioni, che spicca nel panorama dell’epoca. Foxx ha qualcosa di Bryan Ferry e del Bowie dandy, non ancora rapito dall’elettronica.

Dopo un paio d’anni, si stancherà dei compagni, inaugurando una carriera solista di cui non ricordo un solo titolo; gli Ultravox (senza punto esclamativo) rinasceranno con altre idee, riorientando la loro musica verso i sofisticati languori di Midge Ure.

Rudi Ghedini

Annunci

3 pensieri su “LA PUNTINA SUL VINILE- Rudi Ghedini: Tarkus e Ultravox

  1. Pingback: Due graditi ritorni | RUDI

  2. I primi album degli Ultravox, quelli con John Foxx per intenderci, mi ricordano il lato pop della new wave che ha creato numerosi gioiellini, penso ai Magazine ai Buzzcocks o agli americani Cars, suono asciutto nervoso ma paurosamente orecchiabile (mi viene in mente anche l’esordio di Joe Jackson)…..a quando la riscoperta di quel capolavoro alieno all’incrocio fra pop kraut wave e avanguardia che risponde al nome di 154 dei Wire?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...