A COLPO D’OCCHIO- Silvio Lacasella: FEDERICO BONALDI e la mostra a Bassano

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Percorrendo l’ampio itinerario espositivo della mostra che Bassano dedica a Federico Bonaldi – a tre anni dalla sua scomparsa, nella sede centrale del Museo Civico e visitabile sino al 18 ottobre – si ha l’impressione che manchi qualcosa. Una sensazione inevitabile, che si amplifica in coloro che l’hanno conosciuto bene, ma che si ripete con gli artisti la cui inesauribile e sorprendente spinta creativa ha prodotto ciò che nessuna esposizione potrebbe contenere, pur all’interno di un’articolata ed intelligente sintesi, com’è sicuramente questa, composta da circa 130 sculture.

Una mostra valorizzata in ogni passaggio da un allestimento perfetto, contaminante e che tanto sarebbe piaciuto all’autore, ideato da Mauro Zocchetta il quale, senza venir meno al compito di collocare nella giusta luce ogni singola opera, ha suddiviso lo spazio come fosse un unico, enorme cassetto, al cui interno volumi e geometrie ricreano il ritmo di un itinerario personale estremamente affascinante, fatto di rimandi e di ricordi, ma anche di accostamenti cromatici e visivi. Frammenti di un passato che deve ancora arrivare.

Nel modellare la ceramica, Federico Bonaldi modella il tempo. Trasformando la terra in opera d’arte, egli non fa che chiedere ad essa di restituire ciò che già contiene: storie personali e collettive,  passaggi preziosi, eleganti, irripetibili nella loro interezza e non meno poetiche tradizioni e fantasie popolari.  Intuisce presto che la terra può dar forma ad un racconto scritto, di volta in volta, dalla realtà o da sogni cosparsi di gioie e di incubi.

Assimilata agli esordi l’importante esperienza formativa della Scuola d’Arte di Nove e dell’Istituto d’Arte di Venezia, dove si diploma ventunenne, nel 1954, nel giovane Bonaldi iniziano a confluire una serie di suggestioni che si riveleranno decisive. Da Andrea Parini apprende la possibilità di fornire alla trama una spiazzante imprevedibilità compositiva; da Arturo Martini il grande valore di una tradizione rielaborata in un sentire contemporaneo; da Pablo Picasso (del quale vide una mostra di ceramiche nel 1953 al Museo Correr a Venezia) la libertà del processo creativo fatto proprio grazie alla rapidità dello sguardo. Potrebbe aver visto anche le prime sculture surreali di Giacometti, da qualche parte, tanta è, in alcuni casi, la vicinanza.

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bonaldi nel suo studio

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Chi ha avuto la possibilità di entrare nel suo studio,  situato sulla riva del Brenta, nel cuore di Bassano, ha capito quello che le parole faticano a restituire: un mondo ironico, graffiante, ma nello stesso tempo dolce, delicato. Certo, popolato anche dai mostri del sonno della ragione, ma anche dallo stupore infantile. Un campionario di emozioni appuntate strada facendo, una dopo l’altra, una sopra l’altra. L’arte romanica, l’arte popolare europea “dal Portogallo alla Russia, dalla storia degli ebrei  poveri, delle musiche tzigane; studiai il matriarcato slavo e le fiabe russe ed ora, colmo di ricordi, inizio a lavorare”, precisò egli stesso.

Quello studio era una sorta di bateaux muches ancorato a riva o, meglio ancora, un’arca, in attesa della grande pioggia. Dentro Bonaldi aveva negli anni inserito ciò che la parte più ingorda del mondo andava eliminando.  Come giustamente scrive Nico Stringa nel documentato e preciso testo pubblicato per l’occasione in catalogo (Silvana Editoriale): “Ha mescolato le terre più vicine – di Marostica e delle colline bassanesi – con le più lontane (i grès del nord), ha viaggiato si potrebbe dire con le sue terre e le ha fatte molto, viaggiare, da fermo.”

Stringa sa bene che completamente fermo Bonaldi non è stato. Manet, Degas, per non dire di Van Gogh furono fortemente influenzati dalle stampe giapponesi, senza mai essere stati in Giappone, così Picasso, con le maschere africane, e così Bonaldi con l’arte del sud America. L’esperienza insegna che nel momento in cui cerchi interiormente qualcosa, è facile che questa ti venga incontro. Però  negli anni Settanta affrontò un non breve viaggio nei paesi dell’est (Yugoslavia, Romania, Cecoslovacchia e Ungheria) e poi in Bretagna. Mentre negli anni Novanta una serie di soggiorni, in occasione di mostre o conferenze, lo condussero in Giappone avvicinandolo ai valori di una cultura orientale sulla quale aveva già a lungo riflettuto.

bonaldi-opere (il vaso di pandora, lavoro felice, leviatano)

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L’itinerario espositivo è suddiviso in cinque sezioni. Cinque lunghi capitoli: dalla produzione iniziale degli anni ’50 e ’60 agli ultimi assemblaggi composti da “pagine in terracotta” fuoriuscite dal dazebao della memoria. Meglio non si potrebbe dire della sua arte, di quanto egli scrisse nell’illustrare il proprio lavoro, parole riportate con incantato rispetto nel suo breve testo  anche da Giuliana Ericani, che con Antonio Bonaldi e Nico Stringa ha curato l’esposizione: “(…) Il mio è un mondo di frammenti in ceramica, che creo, scompongo e ricompongo. Il mio motto è ‘visse serenamente chi seppe stare nascosto’(Ovidio). Amo restare nella mia tana, nel mio studio recluso lungo il fiume Brenta e creare tavolette in ceramica intessute di misteriose scritture ricche di archetipi e di antichi simboli, frammenti di vita per coltivare l’aspetto magico dell’esistenza e conservare lo stupore di un puteo, di quel fanciullo che è celato dentro ciascuno di noi”.

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E’ una mostra bellissima (a Palazzo Sturm, sempre a Bassano, è esposta la grafica, mentre a Nove, al Museo della Ceramica, la sezione dedicata ai suoi celebri “cuchi”). La qualità dell’opera, l’etica del percorso, la raffinatezza di uno stile lontano da ogni lusinga mercantile, la purezza del suo animo fanno di Federico Bonaldi un grande artista.

Silvio Lacasella

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Federico Bonaldi

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RIFERIMENTI IN RETE

http://www.museibassano.it/Museo/Museo-Civico/Eventi/Federico-Bonaldi.-La-magia-del-racconto.-Sculture-ceramica-grafica

http://www.museibassano.it/Museo-Civico/Mostre-temporanee/Federico-Bonaldi.-La-magia-del-racconto.-Sculture-ceramica-grafica

http://www.arte.it/calendario-arte/vicenza/mostra-federico-bonaldi-la-magia-del-racconto-sculture-ceramica-grafica-16743

http://ilpopoloveneto.blogspot.it/2015/05/lalchimista-della-ceramica-bassano-e.html

http://foto.ilgazzettino.it/VICENZA-BASSANO/foto/0-99834.shtml?idArticolo=1406973

http://www.micfaenza.org/it/ceramiche-faenza-news/articolo.php?id=2453

http://www.iridemedia.it/agenzia_di_comunicazione/agenziadicomunicazione_federicobonaldifoto_ita.asp

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