Nadia Agustoni- L’ultimo amaro Benni coi suoi Cari Mostri.

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Irriverente e amaro, con “Cari Mostri, Stefano Benni racconta l’Italia della discesa agli inferi. Un paese in preda alla cattiva coscienza, all’ostentazione o a quel che ne rimane, anche sul piano dei sentimenti, e in balia soprattutto di una risata che non seppellisce più i potenti, ma gli ignudi, i deboli, i perdenti di un mondo impossibile da cambiare, perché nel frattempo ha scelto il peggio. Incontriamo Hansel e Gretel, bulimici e fascistoidi o para-nazisti che uccidono streghe-manager procacciatrici di bambini ai pedofili, ma loro stessi lontano dalla salvezza, almeno quella interiore e pronti a rendere pan per focaccia al cattivo padre, povero e stupido e senza bontà.  “Cari Mostri racconta, per 247 pagine, che i buoni non esistono, ma c’è un inferno; un inferno equo, perché ognuno vi contribuisce, e sostenibile, visto che a ognuno ne tocca una porzione e poi può rifarsi su altri; quasi un’ecologia al contrario, un eco sistema educativo che ci inculca la distruzione. Qualcuno penserà al ventennio all’insegna del clan di Arcore, con amorazzi e prostituzione e soldi  e regalie a segnare il disprezzo per chi fatica, ma tutto è cominciato un po’ prima, basterebbe rileggere il Benni di “Comici spaventati guerrieri”, di “Elianto” o “ La compagnia dei celestini” in cui un potere volgare si impadroniva delle menti, dei corpi e per chi non si piegava non c’era che la clinica, il rifiuto o la morte. Gli adolescenti fragili di allora, innocenti e devastati, sono ormai consegnati a una memoria generazionale, a un gruppo di persone che ha vissuto gli anni Ottanta contro e non con la Milano da bere o nello sciupio delle risorse altrui, e che guardandosi alle spalle potrebbe dire di avere cercato altro, ma soprattutto di avere tentato di essere davvero diversi/e. Questa parola fa ormai paura. L’amalgama a cui si tende è l’uniformità più ipocrita. Nessuna vita spirituale, Benni lo coglie benissimo, ma al suo posto una crudeltà infinita, unica presunta chance che nutre e dà fiato a personaggi che si guardano compiere ogni misfatto come guardano la propria playstation o il programma preferito. Divi rock e ninfette, mercanti d’armi e alunni modello e non modello, tutti compresi di un ruolo e ad enfatizzarlo. Caricature di una viltà cieca, proprio nel suo guardare e non vedere nulla. Questo è il pianeta-nazione di esseri umani finti e di una fauna che invece si umanizza e si sospetta potrebbe sopravanzarci nel processo evolutivo. Non che ci voglia molto al punto in cui siamo. Magari questo disincanto, che a volte deve tormentare l’autore e l’uomo Benni, fa si che tornino i fantasmi, come in uno dei racconti “Hotel sul lago, dove i rumori fuori scena sono il palcoscenico di chi ha già lasciato il mondo da tempo, ma qualcosa ancora rimpiange di questa nostra vita, pur senza dire cosa, pur senza pronunciare la parola amore.
Nadia Agustoni

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3 pensieri su “Nadia Agustoni- L’ultimo amaro Benni coi suoi Cari Mostri.

  1. il libro non l’ho letto né credo lo leggerò, ma gli scritti di Nadia Agustoni non si possono né si devono perdere…
    Grazie Fernanda grazie Nadia.(di esserci)

  2. penso che Benni disegni bene un arco di tempo in cui tutti si sono configurati secondo il proprio scempio.Non resteranno che immobili, gli uomini non più tali e i loro palazzi rubati, frutto di scambio con malavitosi a cui si legarono per arrivare allo scalino che occupano.INVANO: ogni vano avrà comunque durata un tempo limitato e l’inferno che hanno prodotto sarà la causa del loro futuro infermo.
    Grazie a Nadia per la visualizzazione di questo quadro in cui ci siamo anche noi, magari sul bordo della cornice, ma è quella che serve a mantenere appeso il quadro.
    Buona estate ferni. cosima

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