I racconti di Serenella- LEI LO SA- Serenella Gatti Linares

charles dwyer

Charles Dwyer.

 

Ogni anno Marica non vede l’ora di effettuare un’operazione che per la maggior parte delle donne è faticosa e antipatica: il cosiddetto “cambio dell’armadio quattro stagioni”. Che poi quattro non lo sono più come lo erano un tempo. Gli abiti ormai d’estate e d’inverno sono mescolati. Le piace così tanto che lo fa più volte durante l’anno. E’ un piacere osservarla- se mai qualcuno potesse vederla- mentre naviga in mezzo a cumuli, a mucchi di vestiti, di stracci colorati, che sono ovunque: a terra, sul letto, su sedie e sgabelli. Gli occhi di Marica brillano al pensiero di come potrà cambiare la sua vita, rinnovando la propria “immagine”. Pensa all’allegria delle amiche a cui regalerà l’abbigliamento scartato. Eppure, lei lo sa, l’ha sempre saputo che non sarà così, e che lui, Thomas, in ogni caso, non ritornerà.
Per prima cosa si spoglia, anche della biancheria di pizzo bianco che poggia in modo quasi ordinato su una sedia laccata di nero. Sono nere anche le scarpe decolleteé dai tacchi alti che mantiene ai piedi, perché slanciano la figura e valorizzano qualunque vestiario. Per ore e ore, si diverte a provare moltissimi capi, incerta se tenerli o no, controllando se le entrino ancora. Comprare abbigliamento è sempre stato uno degli hobby preferiti. Adora rinnovarlo ad ogni stagione, seguire la moda in maniera personale, andare a spasso per negozi, da sola o con amiche. E’ sempre stato il suo punto debole, fin da bambina. Si cambiava mille volte prima di uscire, con conseguenti ritardi.
Marica si gira e rigira davanti a un alto specchio; in sottofondo la musica pop preferita. Certo il culo le si è molto ingrossato di recente: con tutto quello che mangia! Quando Thomas conviveva con lei era un’altra storia. Insieme decidevano il cibo sano da acquistare e facevano del movimento, sicuramente del buon sesso, nervoso e vivace.
“Se mi vedesse adesso”, si chiede Marica, “gli piacerei ancora? Non credo!”. Nonostante ciò, accenna a qualche passo di danza, a qualche movimento da musical, poggiando un cappello sul seno e una mano sul di dietro. E intanto canticchia.
“Potrei farmi cucire un enorme fiocco-farfalla sul retro delle giacche, per nascondere il sedere. Oppure sarebbe peggio?”, pensa la giovane donna. “Le cosce, però, sono poderose e salde. Nel complesso, non sono così male”. Le torna in mente la calda voce di Thomas, mentre esclamava: ”Sei bellissima!”.
Ricorda, all’improvviso, la sera in cui lei gli disse: ”Poggia le tue valigie e rimani qui da me. Andiamo a fare un giro in auto, non importa dove”. L’aveva conosciuto quale artista di strada, senza dimora fissa. Era cominciata così la storia di due amanti, che pensava non sarebbe mai finita. Fatta di piccole-grandi cose, di gesti che sembrano compiuti per la prima volta e che, invece, sono gli stessi, in ogni tempo e luogo.
Era estate, forse giugno. Ma non era questo l’importante. Quella tiepida notte avevano viaggiato fino all’alba, senza una meta precisa. Non ricordava i particolari, ma la sensazione di essere stata pienamente felice, di non potere desiderare di più.
Marica torna ad osservarsi allo specchio. Per il dolore della fine della sua storia d’amore, le sembra che il cuore si rannicchi in un angolo del petto e che la testa si sposti tutta da una parte, diagonale, storta, asimmetrica. Tutto il contrario di una posizione logica. L’espressione è triste, gli occhi grigi stretti e asciutti, per le troppe lacrime versate. Il viso magro ha una forma triangolare, che cattura, a volte, la luce che c’è nell’aria. Corrisponde al suo carattere timido, che diventa per contrasto sfacciato e irruente, in alcune situazioni.
Un giorno, Thomas e le sue valigie sono scomparse, con la scusa di voler rivedere gli anziani genitori. Quando è ritornato nel suo paese d’origine, in Sud-America, Marica ha fatto un colpo di testa- è proprio il caso di dirlo. Si è rasata completamente. Ora mostra il capo rotondo e lucido o appena ricoperto di peluria biondo-rossastra, come fanno tanti uomini. E’ stanca che tutti le chiedano se sta facendo una chemio. Lo porta in giro con coraggio, dignità e una punta di ostentazione. Vuole essere giudicata per ciò che è dentro, e se nessuno la guarderà più, meglio! Non vuole certo ricascarci. Non nasconde a se stessa di essere un tipo contraddittorio.
Ora cerca di rimediare alla mancanza di capelli con la sovrabbondanza di ornamenti sul corpo. Riprende a toccare gli abiti ma ognuno è un ricordo. “Questo caftano beige e le babbucce con la punta all’insù li ho comprati, quando io e Thomas siamo stati in Marocco. Questo è lo zainetto che indossavo durante la marcia per la Pace a Parigi. Questa è la minigonna rossa che gli piaceva tanto, perché mi rendeva sensuale. E questa è la collana con pendagli blu che mi regalò per il mio compleanno…”. E’ tentata di gettare via tutti gli oggetti che le ricordano Thomas, ma lei sa che non servirebbe a nulla, che le tracce resterebbero nitide dentro.
Volgendo il capo e guardandosi le spalle, fragili in confronto alle gambe, le sembra che le scapole si trasformino in seni- quelli piccoli che ha- e poi in ali abbozzate di una scultura immaginaria. Intanto le ombre iniziano a scivolare nella stanza, sulle pareti blu-viola, sulla porta gialla. Non ha voglia di accendere la luce. Si siede sul bordo del letto, aspetta che la calda oscurità la ricopra del tutto.

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