Anna Maria Farabbi e i QUADERNI DI ARENARIA N.7

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Pubblichiamo, attraverso Anna Maria Farabbi come ponte tra Cartesensibili e la redazione dei Quaderni di Arenaria, quaderni monografici e collettivi di letteratura moderna e contemporanea, una collana a cura di Lucio Zinna, che ci ha dato il permesso, il pdf del quderno N.7- http://www.quadernidiarenaria.it/quadernidiarenariavolume7.pdf, di cui riportiamo un articolo propio a nome di Lucio Zinna.

Buona lettura.
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arenaria. quaderno 7.

Pag. 61- Quaderni di Arenaria N.7

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Lucio Zinna- LA “GERUSALEMME” DI VINCENZO ARNONE

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Un’autentica chicca è il saggio dedicato a Gerusalemme nella letteratura: “Gerusalemme. Dove volano i poeti”(Pazzini, Rimini 2013), con i primi tre capitoli dedicati a Betlemme e Nazareth nella letteratura: un viaggio sulle orme di Cristo. Un’opera nella quale si fondono l’amore per l’argomento e l’acribia dello studioso.
Una ricerca col lanternino, di autori che abbiano scritto, in versi o in prosa, nella loro interezza o per particolari episodi, vite di Gesù e di Maria. Il resto del libro riguarda la città di Gerusalemme, vista, nel tempo, da poeti e scrittori. Una rassegna oculata. Una miniera. Basti far riferimento, in maniera più rapida del proverbiale ‘volo d’uccello’, a testi quali lo “Stabat Mater” di Jacopone da Todi o la deliziosa “Quanno nascette ninno” di Alfonso de’ Liguori, fino agli “Inni Sacri” di Manzoni o ad opere quali la narrazione in versi della vita di Gesù che ne fece Rosvita verso la fine del primo millennio, o al ‘compendio’ di Pascal sulla vita di Cristo, fino a giungere, nel secolo scorso, a quelle di François Mauriac, di Giovanni Papini, di Max Gallo, di Ferruccio Parazzoli, per non dire di un insospettabile scritto del 1953 di Alberto Moravia (“Questo freddo di Betlemme lo sentì il bambino”), apparso postumo alla fine dell’altro millennio, nel 1999. Altrettanto dicasi per le biog rafie mariane, complete o parziali, delle quale ci piace fare i nomi di Rainer Marie Rilke, di Edith Stein, di Elio Fiore.
Un vero e proprio occhio di bue l’autore proietta su Gerusalemme, città della quale traccia essenziali linee storiche relative al suo sviluppo, con peculiare riguardo ai mille occhi con cui è stata vista da poeti e scrittori, a principiare dalla necessaria attenzione ai moltissimi riferimenti a Gesù nella letteratura giudaica, in primis Antico Testamento e Salmi, per giungere alla letteratura cristiana, neotestamentaria e della prima cristianità, con i numerosi richiami nei Vangeli e via via fino a questo nostro presente. Dalla “Comedia” di Dante alla “Gerusalemme Liberata” del Tasso; dalla vasta gamma di resoconti o racconti di illustri viaggiatori, in epoca illuministica e in quella romantica, ai giorni nostri: da Chateaubriand a Lamartine, da Gogol a Flaubert a Chesterton, ai contemporanei Franco Scaglia e Franco Cardini, con un affondo riguardante gli scrittori ebraici della contemporaneità: da Joseph Roth ad Agnon, dalla Sachs a Bellow, da Singer a Jehoshua, da Oz a Grossmann. Ma soprattutto interessa, a mio avviso, porre attenzione all’immagine che oggi può aversi di questa città unica al mondo, meta conclusiva del viaggio terreno e divino di Gesù. Arnone pone l’accento sul marcato distacco tra la Gerusalemme reale e la Gerusalemme simbolo, presente nei versi dei poeti e nelle pagine dei narratori: un distacco drammatico, forte, proprio in misura della sua sacralità.
Gerusalemme è una città da visitare. Personalmente, ho avuto da sempre un desiderio vivo e irrealizzato di poggiare i piedi sullo stesso suolo che contò i passi di Gesù, nella sua vicenda umana e divina. A volte penso – e mi si perdoni l’iperbole su quanto sto per dire – che bisogna visitare Gerusalemme prima che imploda in se stessa, come, per chi non l’avesse ancora fatto, sarebbe bene visitare Venezia, prima che scompaia sott’acqua o Parigi, per coglierne certe atmosfere uniche, che vanno svanendo. Il libro di don Vincenzo risulta prezioso per chi come me non conosce de visu Gerusalemme e voglia costruirsene un’immagine propria e comunque precisa, anche se non necessariamente conforme alle intenzioni dell’autore, al quale va riconosciuto il merito di porre, nelle sue opere, problemi concreti, al netto di ogni retorica. Oggi come oggi Gerusalemme mi appare città nella quale il vento della storia e il fascino dei secoli celano difficoltà inenarrabili, nel quotidiano e in prospettiva. Gerusalemme, ovvero “città della pace”, si configura come luogo in cui la pace resta un pio desiderio, città dalla conflittualità sempre presente, frenata e sempre emergente. Un territorio di difficoltose quanto imprescindibili convivenze, periclitanti a ogni piè sospinto, da non eleggere proprio a luogo ideale di chi desideri vivere in pace o darsi alla contemplazione. Forse il suo essere “simbolo” sovrasta questa città, un po’ troppo complicata per essere “santa”, un po’ troppo “santa” per potersi consentire di essere così difficile e rischiosa, a prescindere dal suo positivo (grazia, compassione, solidarietà) e dal suo negativo, ancorché condiviso con tante altre vittoriniane città del mondo (fogne, senzatetto, drogati,criminalità etc.). Sinceramente, non andrei a vivere a Gerusalemme, anche se non è un lusso vivere a Palermo, città contraddittoria e pretenziosa, difficile anch’essa, di cui mi dichiaro innamorato deluso. La Gerusalemme di Arnone resta comunque mirabilmente celeste, io purtroppo mi ostino a vederla tinta di rosso e a sperare che i tempi e l’evolversi delle cose mi diano clamorosamente torto. Forse tre religioni monoteiste che la considerano parimenti e unilateralmente loro città primaria, ineludibile, francamente sono troppe, la loro convivenza, che si vorrebbe armonica, finisce – nonostante qualche gratificante episodio – per essere, più frequentemente, forzata, una situazione che non giova agli uomini e, suppongo, neanche a Dio. Forse non sarebbe un male se si sfrondasse, da un lato, un po’ di mitologia e, dall’altro, un po’ di accanimento. Forse un po’ più di sano realismo e di umana disponibilità gioverebbero alla città e anche a noi, cittadini del mondo, nella patria globale in cui ormai tutti vivi amo.

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Paragrafo conclusivo della relazione su “Il teatro di Don Vincenzo Arnone e un suo saggio su Gerusalemme”, tenuta a Palermo, Facoltà Teologica di Sicilia, il 3 novembre 2014.

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RIFERIMENTO IN RETE:

http://www.quadernidiarenaria.it/quadernidiarenariavolume7.pdf

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