NELLA CRUNA DI UNA TESI CON… Maria Grazia Palazzo – Intervista di Anna Maria Farabbi-seconda parte

nick gentry-solitude

 Nick Gentry-Solitude.

Tu scrivi che la fede ha bisogno di essere pensata. In che senso?

Se in noi nasce l’atteggiamento di invocazione, segue anche il tentativo di spiegazione. Nel senso che, prima o poi, dobbiamo deciderci a chi e a che cosa credere, in che modo incarnare la nostra vita. Se la fede è esperienza vissuta è condivisa, pensata, testimoniata. Pensare la fede significa per me, prima di tutto, accettare di avere fede, riconoscere un percorso di fede, accorgermi di essere dentro una dinamica di ascolto/dialogo, di ricerca/accoglienza, di figliolanza/fratellanza. Ho fede nella misura in cui il mio credere orienta il mio agire, dunque il mio pensare. Una fede solo emotiva, istintiva, sentimentale sarebbe già una ricchezza ma parziale e pericolosa. Qualunque fede, anche l’ateismo, che secondo alcuni è una moderna fede, deve essere pensato, argomentato, creduto, deve sostanziare la vita di chi con le parole o con i gesti sostiene di aderirvi. E la fede non deve offendere. Il punto dolens e saliens, secondo me, è proprio intorno alla comunicazione della fede. Perché se mi vivo la fede con un senso di vergogna e col tabù di non dover dire che ho fede, sto semplicemente conformandomi a ciò che ci si aspetta dalla cultura di massa. La comunicazione di ciò che sentiamo essere prezioso per noi è sempre un atto di generosità e non può ledere la libertà altrui, semmai entrare a far parte di quel bagaglio umano, di comunicazione, tra uomo e uomo, uomo e donna, tra generazioni, che genera pensiero e azioni rinnovate, nuove.

Tu scrivi che la Sacra Bibbia va letta sotto l’azione dello Spirito Santo e con l’aiuto del magistero per rispettarne contenuto e unità.
Qui, come in altri passi, mi sembra che venga dettata una preclusione verso qualunque altra lettura. Si conferma sostanzialmente solo la visione cattolica. Avviene cioè una mortificazione, un’emarginazione della creatura che non riconosce l’egida, il potere assolutistico di una VERITA’ unica, dogmatica. Culturalmente mi sembra di assistere a una forma di integralismo. Riporto anche questo tuo passo che mi sembra indicativo:

– Espressione essenziale delle diverse funzioni che si danno nella Chiesa sono quelle proprie del ministero gerarchico. La gerarchia si perpetua attraverso il sacramento dell’Ordine sacro, la cui ricezione conferisce all’ordinato l’abilitazione ad esercitare l’autorità che Cristo ha, come Capo, su tutto il corpo della Chiesa, mentre i fedeli laici possono cooperare al ministero gerarchico in quelle funzioni che non richiedono necessariamente l’Ordine sacro.
Nel mio lavoro di tesi non invento nulla di nuovo. Espongo il pensiero del magistero, di cui devo dare prova di conoscenza. Le mie convinzioni sono le seguenti: effettivamente la sacra Bibbia a mio avviso va letta, meditata, studiata, approfondita secondo un minimo di rudimenti che non si possono attingere da una cultura non maturata sotto l’egida della Chiesa. In Occidente e in oriente la Chiesa ha assunto una sensibilità anche interpretativa differente. Quel passo che citi è ciò che la Chiesa pensa. Ma pensiamoci bene, se io dovessi domani mattina, decidere di leggere il Corano potrei improvvisare una lettura autentica? Potrebbe andare già meglio il tentativo, frequentando un po’ l’ambiente religioso musulmano, conoscendo un po’ più da vicino la cultura e la storia musulmana o se Maometto mi venisse in sogno. Sarebbe, come accade, che un cliente, recatosi da un avvocato, gli dicesse che deve interpretare la norma così o colà, anche se non ha fatto studi di giurisprudenza, anche se non ha mai frequentato un tribunale, ecc.
La mia affermazione tenta di spiegare una situazione di realtà. Lutero aveva molte ragioni e però affermando che non era necessario l’intervento del magistero nella interpretazione della Bibbia intendeva soprattutto stigmatizzare quel ceto clericale che viveva immoralmente. Esiste anche oggi questo atteggiamento di condanna e censura verso una scarsa credibilità di un certo ceto ecclesiastico, più vicino al mondano che allo spirituale. Ma questa è altra storia e riguarda i singoli casi. Non per questo sic et simpliciter si può screditare chiunque indossi un abito, assuma una vocazione, faccia un percorso visibile di fede, assumendo anche su di sé una quota di potere, fosse anche solo culturale!-

Ci puoi spiegare questa tua asserzione? Si può inoltre ben affermare, nella dinamica di fede, dunque, che senza una comunicazione efficace la fede non può essere né ricevuta né compresa né vi si può liberamente aderire?

Penso che ci si debba intendere su che cosa è comunicazione. Anche l’annuncio dell’angelo a Maria è stata una comunicazione. Anche Maria quando va a trovare la cugina Elisabetta comunica la profonda gioia di una condivisione. Senza un evento che si comunica a noi, ci tocca nel profondo, non ci può essere fede. La fede contiene un’esperienza, quindi dei contenuti. Se stiamo dentro un cammino possiamo aderirvi, apprezzarlo, percorrerlo, con tutto l’entusiasmo e la fatica di ogni cammino. Se lo ignoriamo ne rimaniamo spettatori distanti, freddi.

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nick gentry- autumn

 nick gentry-autumn.

Riporto un tuo passo:

– Là dove le strutture giuridiche e politiche favoriscono il dominio dei media da parte di gruppi di pressione, la Chiesa deve insistere sul rispetto del diritto a comunicare, e in particolare sul rispetto del proprio diritto di accesso ai media, cercando nello stesso tempo altri modelli di comunicazioni per i suoi membri e per l’insieme della popolazione. Il diritto alla comunicazione fa parte d’altronde del diritto alla libertà religiosa, il quale non dovrebbe essere limitato alla libertà di culto.-

Personalmente trovo che la Chiesa, qui in Italia, sia uno dei grandi centri di potere mediatico: lo è e lo è stato. Credo che sia uno dei gruppi di pressione. Penso alla grande e ricca editoria cattolica, alla sua distribuzione; penso al molto discusso faro sonoro di Radio Maria, con le sue vicende poco chiare sulla sua idoneità, penso alle numerose rete televisive e testate giornalistiche, penso alle dinamiche cattoliche culturali, linguistiche e comportamentali che, ieri come oggi, risultano dominanti e sanciscono di fatto un abissale scarto dal concetto di laicità, di accoglienza verso ogni chiesa e religione. Non è un caso che figure spirituali di maestri e maestri siano stati sigillati ermeticamente, dimenticati, messi a margine per la loro acuta tensione critica nei confronti di rigidi, retorici, contraddittori dogmatismi e abusi di potere clericali cattolici. Tra l’altro anche maschilisti. Tra tanti nomi uno per me fondamentale: Adriana Zarri.

 

Per fare qualunque battaglia bisogna prepararsi bene e soprattutto, una volta che si è cominciato a combattere, ricordare a noi stessi quali sono i nostri obiettivi e se riusciamo a essere fedeli a un cammino autentico. Molte figure sono state marginalizzate e stigmatizzate ma poi recuperate è risultato siano state voci profetiche. Ciò significa che bisogna continuare ad avere fiducia che ogni più piccolo contributo può sollecitare un cambiamento, malgrado tanta fatica. Il mio lavoro di tesi non aveva aspirazione di inchiesta di tipo giornalistico né finalità di denuncia giudiziaria. Il giudizio su singole vicende di radio e/o testate giornalistiche, che possono indignare, interrogare umanamente ecc. penso possano trovare trattazione nelle sedi più opportune. Mi si potrà obiettare che la Chiesa deve essere esemplare sempre. Certo, come dovrebbe essere premuroso/a un buon padre/madre di famiglia. Sappiamo che non è sempre così. Il Papa invita spesso la Chiesa cattolica a rinnovarsi, a pregare. Di fatto esistono forze confliggenti, non proprio evangeliche, anche in seno alla Chiesa, non solo nei partiti, nelle aule parlamentari, ecc. E’ una realtà però che non deve essere denunciata in modo manicheo, prendendo le distanze come se noi non fossimo minimamente coinvolti nel cambiamento globale. Di fatto in questo dinamismo, che produce anche contraddizione, ognuno è chiamato a vivere, a recuperare senso, trasparenza, onestà morale e intellettuale, nessuno escluso. Uso un’espressione della Zarri bisognerebbe vivere “nell’accettazione del possibile reale, quotidiano, feriale, povero”, che non significa banale rassegnazione o miopia. Se la stessa teologia riconosce la Chiesa santa e peccatrice, nulla può togliere radicalità all’esigenze del messaggio evangelico. Anche il papa chiede di pregare per lui, e la teologia, e la Chiesa sanno di avere bisogno d continua riforma. Quante realtà sensibili, umane, hanno la capacità di affermare questa necessità e di tradurla in atto, sapendo che esistono forze centrifughe che spingono verso finalità anche basse, bieche, individualiste? Si vuole stigmatizzare la Chiesa a giusta ragione quando scandalizza ma c’è un anticlericalismo massonico, storico e ideologizzato, che è sterilmente nocivo. Esiste un anticlericalismo responsabile, fervido, culturalmente coraggioso che assume scelte di cambiamento. La Chiesa sta in questo processo. Ci sono ancora oggi testimoni credibili della libertà religiosa e della libertà di culto, ovunque. Non sono le fedi che si combattono secondo me ma gli uomini. In questo senso la migliore narrazione della fede è forse la testimonianza. Le donne, poi, sono da sempre in prima linea, anche occulta, od occultata da un maschilismo atavico, non solo nella Chiesa. La Zarri, con la sua lucidità, con la sua poetica, afferma: “mi sono posta il problema della fede: in che rapporto è la fede con la liberazione e con l’oppressione e mi sono accorta che c’è un duplice rapporto perché la fede può creare liberazione come può creare oppressione. La fede autentica evidentemente non può creare oppressione ma quante volte la nostra fede è distorta, strumentale? Se prendiamo la fede non nel suo senso teologico, teologale, ma in senso sociologico, così come noi la viviamo, allora questa fede può essere fonte sia di libertà che di violenza”. Ma la Zarri afferma anche “ Penso che la fede sia soprattutto una fiducia, un abbandono, una disponibilità, una disposizione all’ascolto, che poi essendo un fatto globale, coinvolge tutto (…) è un dono, i teologi dicono che è un dono infuso, è un dono di Dio”. Non sono la Zarri, ma tanti altri, riconoscono che si possa incorrere in forme di oppressione ovunque. Ciò non toglie l’orrore di ogni trionfo della menzogna, sopruso, violenza. Ciò non toglie la difficoltà di smascherarla e combatterla.

Tu riporti, condividendo, questa riflessione di B. FORTE, tratta da Dialogo e Annuncio. L’evangelizzazione e l’incontro con L’altro, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi), 2012.
– …l’età nata con l’Illuminismo è anche il tempo della violenza ideologica messa in atto dai vari totalitarismi storici. In quanto presume di spiegare e dare senso a tutto, l’ideologia tende ad abbracciare l’intera realtà, fino a stabilire l’equazione compiuta tra ideale e reale: non c’è spazio in essa per la differenza o il dissenso. Perciò le espressioni storiche delle ideologie risultano tutte inesorabilmente violente (…). Il sogno di totalità diventa in tutte le sue forme tragicamente totalitario.-

Se vanno dichiarati gli eccessi, comunque nefasti, perché sprofondare sempre con queste categorizzazioni assolute? Il segno lucente di una laicità nasce tragicamente dall’Illuminismo. Da lì sorgono i primi passi, se vuoi sanguinolenti, verso una liberazione da ogni assolutismo, anche da quello clericale.
Quando scrivo laicità scrivo le parole di uno dei miei maestri Aldo Capitini, così evitiamo malintesi.

A mio avviso la laicità inizia già con san Francesco di Assisi e prosegue con Cartesio, Bacone, Spinoza. L’idealizzazione che si è fatta dell’illuminismo – e qui esprimo sempre un’opinione, come tale non condivisibile – è anche il frutto di un’operazione culturale. Si sa che la storia la scrive chi vince o chi sopravvive. Fermo restando che le mie espressioni possono essere di gran lunga perfettibili e migliorate significativamente da ulteriori approfondimenti, nella mia tesi intendevo solo affermare la complessità del reale e criticare certe letture trionfalistiche sull’Illuminismo del quale non si racconta la violenza e l’oscurantismo (perpetrato contro i credenti e i luoghi di culto), così come avviene ancora oggi nel mondo, attraverso ogni forma di abuso e di violenza, sempre ingiustificato.
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Continua…..a domani!

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