Ma non è così che siamo anche noi? I nudi di Aleah Chapin e lo scandalo della realtà- Note di Fernanda Ferraresso

aleah chapin-maybe we’re not so different

aleah chapin
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Spesso ormai, le poche volte che mi fermo a guardarmi allo specchio, ciò che vedo è il riaffiorare di altri volti familiari. A volte mi sembra di rivedere una delle mie zie, Anna, la mia compagna di giochi e di invenzioni, altre ancora zia Maria, la prussiana, per quella sua durezza e fermezza che mi ha insegnato la caparbietà e la disciplina, il rigore del fare, e del fare al meglio. Mia madre affiora ogni tanto, la parte dolce ma anche sicura di me in me stessa, poi ci sono le nonne, mio padre, …Insomma sempre qualcuno che si affaccia, nei tratti del mio viso e del mio corpo, regalandomi il ripristino di memorie che spesso avevo creduto perse, disperse.
Ma anche il corpo, tutto il corpo, nel tempo, ha subito molti cambiamenti.A volte si è allargato poi si è assotigliato per poi riaprirsi e…Migrante anche il corpo e la sua modalità mai in standby. E’ per questi motivi e il rigetto della cultura imperante, che ci vorrebbe tutti giovani, che oscura la morte salvo poi produrla ferocemente con mezzi atroci e vergognosi, indegni di stati e persone che si ritengono portavoci di un progresso tecnologico che finge di portare benessere e in realtà dissemina il mondo di cadaveri che, quando mi sono imbattuta nelle opere di questa giovane artista, Aleah Chapin, mi sono subito informata su tutto quanto aveva fatto fino ad oggi.

Fiori Gallery, di New York , ha ospitato la sua prima  personale, in cui l’attenzione accordata alle sue opere non ha tardato a registrare un elevato successo, oltre che note di critica e disappunto.Addirittura c’è stato chi, nell’ottica prima descritta, ha gridato allo scandalo dei suo ritratti. I suoi soggetti sono infatti donne nude. Donne in età non più giovane, anzi dichiaratamente in età  avanzata, oppure con palesi segni di decadimento fisico, o di feroce sfregio chirurgico. Ma. Tutte le sue opere, e nelle sue opere le donne inquadrate nel ritratto, mettono in evidenza una umanità vera, donne che hanno vissuto e sofferto, amato, sognato e ancora vivono di e per tutto quanto costituisce il nostro pro-cedere dal nostro corpo al mondo.

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Lei,  Aleah Chapin, ha intitolato le opere che ha messo in mostra: “Progetto zie“, percorso  che ha avuto inizio nell’autunno del 2011.In questa serie  Chapin dipinge soggetti ripresi direttamente dalla sua vita, esprimendosi con un naturalismo che è al tempo stesso lusinghiero e molto sensibile alle “intemperie” che quei corpi, esposti a figura intera, nudi mettono in chiaro, lasciando trasparire la loro intimità e qualcosa che è dentro, non solo la superficie di quei volti trasognati solcati dalle rughe. C’è un netto  essere presenti, c’è un chiaro evidente sentire la vita e la morte, in tutti i suoi colori e i suoi dirupi, i suoi mille trabocchetti e i guasti, i disequilibri in cui comunque si cerca di restare in piedi, soli.

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aleah chapin

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Nei suoi dipinti quindi, ciò che sembra voler fare la Chapin è di mirare non tanto a scandalizzare quanto a produrre esperienze che siano rivelatrici per chi guarda e anche per l’artista. Chapin descrive infatti il suo progetto come un lavoro che ha preso in esame la sua storia personale e attraverso sé l’attraversamento delle persone che il suo corpo hanno modellato. Non c’è scandalo in tutto questo, lo scandalo semmai è nascondere la trasformazione, la continua riscrittura che il corpo, come una pagina, racconta a noi e di noi agli altri, lo scandagliare quanto spesso lasciamo scorrere frettolosamente senza renderci consapevoli di quanto andiamo maturando. Sui nostri corpi  resta una mappa del nostro viaggio attraverso la vita. Il processo che ha condotto l’artista a dipingere queste donne le ha permesso, è lei stessa a dirlo, un assaggio di quel viaggio, il grande viaggio in cui ciascuno di noi e ogni altro siamo i coprotagonisti e gli artefici di un momento della nostra storia comune.

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Interazione e comunanza, condivisione sono i temi che emergono, anche se in modi diversi, in tutto ilProgetto zie “. La sua tavolozza non attenta mai alla realtà delle situazioni in cui ci/si sorprende a guardare la vita, Chapin realizza una unità tra la carne dei suoi soggetti, mai oggetti d’uso e consumo,  e la sostanza del loro passato. Ogni superficie sembra tattile e interessante. I suoi soggetti sono unici, ma hanno in comune una vicinanza significativa. Tuttavia informalmente li pone in un luogo che è il loro mondo dentro, Chapin impregna costantemente le sue figure con dignità e forza, di individualismo e di significato.

L’alto livello dei suoi lavori lascia sopresi e affascinati. Anche quella che possiamo definire crudezza nel suo lavoro, riesce in realtà a mettere a nudo in noi pensieri che spesso soffochiamo e che hanno una particolare intensità emotiva e ci travolgono, ci chiamano, ci interrogano su ciò che noi davvero e intimamente siamo. Pù della tecnica specifica ciò che raccoglie tutti gli spettatori davanti ai suoi quadri è il carattere e l’energia del soggetto, forse perché per prima è l’artista stessa che si è sentita coinvolta dalla bellezza del realismo di un corpo che si trasforma nel tempo.

Aleah Chapin, in una intervista, afferma infatti di essere stata addirittura ossessionata dal realismo perché in esso c’è  sempre una chiara magia, un fascino che la materia sembra riprodurre sulla superficie piana della tela o della carta, sembra che essa possa respirare e vivere ancora e sembra esistere in un mondo come il nostro. – … il fatto che qualcuno, effettivamente creato, riesca a portare questa illusione attraverso l’opera e  le mani dell’artista, il fatto che l’artista riesca a passare ore riversando la sua memoria più profonda su qualcosa che così tante persone non sarebbero nemmeno in grado di vedere e di cogliere guardando, tutto questo dà al soggetto una sua particolarità tangibile, tattile. Quando si crea qualcosa che è ispirato dal mondo al di fuori di te, le possibilità si fanno infinite. Non ci sono due facce che siano le stesse, perché l’essenza stessa della vita  è in continua evoluzione. Quello che mi fa andare avanti è questa esplorazione senza fine delle possibilità che ha la bellezza di esprimersi.– Per farlo, per vedere, per cogliere ciò che agli altri sfugge, Aleah Chapin scatta un numero considerevole di fotografie (centinaia), ai singoli soggetti o ai gruppi che riunisce  in situazioni in cui i soggetti vivono il momento in relazione tra loro. Il suo guidarli a  comporsi, non è eccessivo ma solo propositvo, iniziale, ciò che l’artista intende catturare sono le emozioni intricate che si rivelano quando i soggetti non sono costretti, e le reazioni non sono l’effetto di influenze esterne o interne che li contaminano.Anche la fotografia, come strumento, altro non è che un mezzo per disegnare, con la luce, uno schizzo dell’insieme che l’artista andava cercando.Qualche critico d’arte ha rintracciato nelle sue opere dei riferimenti a pittori come Jenny Saville,Vincent Desiderio,oppure anche ai fotografi Sally Mann e Emmet Gowin, addirittura chi ha rivisto tracce dello scultore Ron Mueck, artisti che lei stessa dice di amare perché ciascuno di loro ha un modo particolare e tutto personale per  descrivere le sottigliezze che si annidano in ogni vita umana.

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aleah chapin– “progetto le zie”


aleah chapin- intercalati


aleah
chapin– intatto

aleah chapin– “progetto le zie”

Shanti and Heather

Chapin_Aleah_Twoness

Chapin_Aleah_Hannah

Chapin_Aleah_TheTempest.


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Riporto, a chiusura di questa nota di presentazione, un bell’articolo di Carlo Franza apparso in gennaio di quest’anno in http://blog.ilgiornale.it/franza/?s=Aleah+Chapin

<< Aleah Chapin(classe 1986) è un’artista americana che ha deciso di rompere con l’estetica imperante, la bellezza patinata, i corpi divini, la pelle vellutata. Dipinge nudi, e nudi talmente veri che Facebook li ha considerati troppo scandalosi e così, nelle scorse settimane, ha chiuso la pagina della pittrice (arrivata a quasi 10 mila like) per “violazione degli standard della comunità”. Certo censurare l’arte è cosa proprio vergognosa, e meraviglia che ancora oggi nel 2015 l’arte possa leggersi ancora come scandalo. E’ stata proprio Londra ad averla celebrata nelle scorse settimane, con una personale appena conclusa alla Flower Gallery, intitolata “Maiden, madre, child and crone” (Vergine, madre, figlia e vecchia). Dipinge ancora nella maniera classica, evita da sempre il fotoritocco cosa che fanno oggi gran parte dei pittori che ritraggono dal vero, tanto che ha vinto, già nel 2012, il Bp Portrait award”, prestigioso premio della National portrait gallery di Londra. Nella mostra londinese, scandalosa per molti, e appena conclusa, vi erano diversi ritratti di gruppo ( It was the sound of their feet), di coppie di madri e figlie (Jumanji and Gwen) e individuali (The tempest). Opere che, nel 2015, saranno esposte alla Gusford Gallery di Los Angeles. Vere queste donne, troppo veri questi nudi, mostrano l’esistenza giornaliera dei corpi con le loro macchie, cicatrici, smagliature, vene varicose, cellulite, rughe, pelle grinzosa, i peli pubici e i capelli bianchi. Sono donne che si leggono così ogni mattina, dinanzi allo specchio prima di uscire e prima dell’ora trucco; oggi poi è pur vero che molte per non vedersi così corrono dai chirurghi plastici per rendersi più idealizzabili. Questo “new-iperrealism” può dare fastidio ma è arte. Tant’è i lavori di questa 28enne originaria di Seattle (adesso di base a New York) se li sono accaparrati collezionisti di peso nel panorama internazionale come Frank Cohen e Chris Ingram, che l’hanno inserita nella tradizione di artisti come Stanley Spencer, Lucian Freud e Jenny Saville. I suoi lavori hanno ormai quotazioni comprese tra le 15mila e le 35mila sterline. I modelli dei suoi dipinti li scopre tra le persone che conosce da anni, e digeriscono lentamente il ritratto poi realizzato. Uno dei progetti futuri di Chapin è dipingere anche figure maschili. Per ora sta lavorando con una coppia formata da marito e moglie ma, ha spiegato al Telegraph, non è semplice fare sentire a proprio agio un uomo nudo. Staremo a vedere se nella prossima mostra di Los Angeles accanto ai nudi femminili troneggeranno anche i nudi maschili. – Carlo Franza>>

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<em>Auntie</em> | oil on canvas | 58 x 38 inches | Aleah Chapin

<em>When Given Dragonflies</em> | oil on canvas | 76 x 96 in | Aleah Chapin.

Ciò che colpisce nei suoi quadri è che ci trovi davvero donne in carne e ossa, donne che giocano tra loro e hanno una espressività propria, personale, non doppiata, non clonata, non plagiata o “fotoshoppata”, sono espressive perché sono libere di essere ciò che la loro storia le ha condotte ad essere, e ancora stanno trasformandosi, stanno vivendo, in una parola hanno storie che formano l’intero della storia della loro vita, delle loro relazioni con gli altri, con i luoghi che abitano, con i loro sogni. Da ognuna delle opere di Aleah Chapin si può imparare una lezione di vita preziosa, attraverso un volto, attraverso un corpo, che si mostra senza essere contraffatto, al naturale, e trasmette qualcosa al di là del quadro e al di là della bellezza effimera, e la pittura non è solo tecnicismo ma è arte che trascende l’età e le convenzioni. Dentro c’è tutta la persona.ì

And We Were Birds | oil on canvas | 94 x 76 in. | Aleah Chapin.

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6 pensieri su “Ma non è così che siamo anche noi? I nudi di Aleah Chapin e lo scandalo della realtà- Note di Fernanda Ferraresso

  1. Articolo splendido. Posso inserirlo nella mai pagina DELL’ARTE E DEGLI ARTISTI. E’ in linea con il mio progetto di blog, molto ben scritto e argomentato. Ti ringrazio, buon pomeriggio

  2. ci vuole del coraggio a sfoggiare la falsità del silicone su bocca, seni, glutei,occi, liposuzione e tutto il resto per mantenere ciò che la natura modifica in continuo, perché ci scrive dentro e fuori e questo voler cancellare le proprie tracce è voler cancellare se stessi. Il corpo è la più bella scrittura che io conosca, parla da solo, ha tutte le lingue e i linguaggi della plsticità, della luce, della musività e musicalità, è un giardino in tutte le stagioni.Il resto è fotoshop, truffa, prima di tutto per se stessi
    f

  3. definire raccapricciante la decadenza è lo stesso che definire raccapricciante la nostra stessa esistenza: noi decadiamo e cadiamo inevitabilmente. E, anche se non accudiamo più nelle nostre case i corpi dei nonni, anche se riteniamo immorale accettare di morire, anche se immaginiamo eterna una nostra bella immagine in rete, noi siamo il nostro corpo che si trasforma e lentamente ci prepara a svanire: non abbiamo alternative, salvo il morire giovani.

  4. la penso anch’io così Anna, anzi, più che svanire a fare una muta, di noi stessi, lasciando qui un involucro divenuto inutile, o forse utile per un travaso di energia. Non so ma so che l’universo si espande anche se le stelle quanto noi muoiono, la natura si amministra magistralmente anche attraverso le morti che si susseguono, tutta la geologia lo afferma, l’archeologia lo sintetizza in chiare fasce di sedimentazione e lega tutto ciò che ha condotto fino a noi su questa arca di vitale meravilgia e di tremenda organica trasformazione. Un esplosione di un vulcano fa sparire un luogo, solleva i mari e inabissa le isole e….ancora si potrebbe parlare delle trasformazioni del corpo della terra, come il nostro, piccolissimo. f

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