Perdersi nel labirinto- Fernanda Ferraresso

 labirinto- franco maria ricci-planimetria studio bontempi

il mio Labirinto-franco maria RICCIplan_RIGHT(2).

E’ certamente uno dei temi che spesso hanno richiamato la mia attenzione e su cui ha ruotato o si è conficcata la mia scrittura, a volte è successo esattamente il contrario, la scrittura e il labirinto mi hanno conficcato la loro punta, la lama bipenne ha tagliato di netto il mio corpo, fosse un’idea, un sogno o un ricordo e non sempre ho avuto facilitazioni per uscirne intera. Ne ricordo uno, a cui sono particolarmente debitrice e che si sviluppò grazie anche alla splendida costruzione delle immagini di Bruno Aveillan (Minotaur-Ex )
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Ancora viv(r)ò del labirinto
i piedi di terra e il respiro d’aria denso
scrutando il germe del buio dentro me stesso affondo
il giorno  la trama di tutte
le ossessioni che mi tengono fermo
dura pietra tra le pietre del palazzo e come radici
possenti le mie lunghe vertebre d’ore rincalzano il monologo del tempo
io spergiurando d’essere
un uomo manifesto catturerò le rose la tenera schiuma
del tuo sangue e in bocca ruminando me stesso
come un dio del silenzio la vera sostanza sentirò fiorire in ali
dal nido delle nubi.
Le viole sommerse  nella polvere del mio corpo
solleveranno   azzurri    profondi  nel cranio della  notte
e finalmente pura come un’alba tra i cespugli
la candida mandibola
d’altre ossa replicherà esausta la vita
della morte   l’ultima tempesta.

Nel mio canto d’ogni giorno inquieta la vertigine
s’ingola e scrive
del singolo la schiusa
il centro perfetto del labirinto
la notte sotto l’unghia del tempo dove io nuovo ancora cerco
nel minotauro la mia vita
antica.

https://fernirosso.wordpress.com/2011/09/25/ancora-vivro-del-labirinto/

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Ho trovato spesso altri autori incamminati sulle orme invisibili lasciate dentro il labirinto, che è la vita, questa oscura materia che c’impasta di storie e di sogni, di moltissimi segni e tempo e …Ancora molto altro, cose di cui, in definitiva non sappiamo molto, anzi, sappiamo così poco che possiamo definirlo senza dubbi nulla. Oltre all’amatissimo Borges, ho trovato da pochissimo un labirinto in foglie e sentieri, e dentro, o meglio dietro come artefice un personaggio noto: Franco Maria Ricci. Cito qui di seguito come lui stesso presenta il suo percorso nel sito, rintracciabile in rete, che appunto mostra lo stato di avanzamento e l’inviluppo del suo labirinto, figura del mito da cui anch’egli è stato attratto fortemente, tanto da comporne uno, in quel di Parma, città a cui lui dice di dovere molto e a cui lascia questa sua opera, questo suo sogno ormai fattosi vivo e nostro presente.

Il Labirinto, si sa, era da sempre uno dei suoi temi preferiti; e le traiettorie che i suoi passi esitanti di cieco disegnavano intorno a me mi facevano pensare alle incertezze di chi si muove fra biforcazioni ed enigmi. Credo che guardandolo, e parlando con lui degli strani percorsi degli uomini, si sia formato il primo embrione di questo mio progetto.

Com’è noto, quando fece costruire il suo Labirinto, che era una prigione, Minosse nutriva intenzioni cupe e crudeli; io immaginai un equivalente addolcito, che fosse anche un Giardino, dove la gente potesse passeggiare, smarrendosi di tanto in tanto, ma senza pericolo.
La passione per il bambù – questa pianta elegantissima, ma così poco utilizzata in Occidente, e specialmente in Italia – mi suggerì la materia prima ideale.  Da allora, e soprattutto negli ultimi anni, l’impresa ha assorbito la maggior parte del mio tempo.
Quando nacque, il progetto aveva un carattere abbastanza personale e capriccioso.
Sulle terre che avevano nutrito, e un po’ anche arricchito, la mia famiglia, volevo lasciare una traccia di me – come il gentiluomo Vicino Orsini, che tradusse le sue fantasie solitarie nel Parco dei  Mostri, a Bomarzo. Col passare del tempo quell’idea primitiva si è in gran parte trasformata.
Forse è colpa dell’età, ma ormai penso al Labirinto di Bambù soprattutto come a un lascito – a un modo di restituire, a un lembo di Pianura Padana che comprende Parma, il suo contado e le città vicine, una parte almeno del molto che mi ha dato.
Accanto al Labirinto sorgeranno un Museo, una Biblioteca, una Scuola, un Archivio, e strutture turistiche che assicureranno, tanto all’Internazionale dei Colti e dei Curiosi quanto alla gente del luogo, specialmente ai giovani, accoglienza e occasioni di svago, di informazione e di ispirazione, nel segno della Civiltà, dello stile e del comfort. E poi, ovviamente, ci sarà il labirinto di bambù; la superficie che copre è di circa otto ettari, e i percorsi si sviluppano per più di tre chilometri.
Si tratta del più grande labirinto al mondo, almeno per ora, e anche una delle più vaste piantagioni di bambù, almeno in Europa.

 Franco Maria Ricci

http://riccieditore.it/online/Labirinto%20della%20Masone.aspx?lang=ITA&idArea=443

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labirinto della Masone

LABIRINTO Ricci_0070.

Volutamente lo metto accanto ad un altro celebre labirinto, che è una molteplicità rappresentativa di tale forma, ed è la sostanza dell’inviluppo di un libro per me magnifico: Orlando di Virginia Woolf. Riporto anche il video, della bella traduzione in film del libro, in nella elaborazione della regista Sally Potter. E’ ancora sedicenne nel 1600, al tempo di Elisabetta I regina d’Inghilterra, il nobile giovane, prediletto della regina, che diventerà donna a trent’anni rimanendo tale, senza mai invecchiare nei secoli successivi, fino al 1928.
Vive attorniato dal lusso,Orlando, e alla morte di Elisabetta, resta a corte al servizio del re che l’ha sostituita nella reggenza, Giacomo I. In questo periodo di tempo, l’Inghilterra, e anche gran parte dei paesi dell’Europa vengono travolti da un’ondata di gelo che nessuno ricorda ed è durante questo tempo, fatto di un irreale bianco, in cui la luce abbaglia che Orlando incontra la figlia dell’ambasciatore di Russia, di cui si innamora perdutamente e per la quale abbandona ogni cosa. E’ anche questa serie di passaggi, di per sé, un labirinto in cui dall’agio, dal sole, si passa al gelo, la ricchezza della natura si fa diaframma di marmo anche se, chi è ricco, lo può prendere come un gioco. Sembra di vedere oggi: il quadro della morte, del freddo dell’indifferenza di chi è ricco e ancora vorrebbe di più, e si perde nel proprio minuscolo labirinto, girando attorno al perno di un sé sconosciuto, incapace di comprendere gli altri. L’amore di Orlando termina presto e lui si rifugia nell’unico luogo in cui si sente al sicuro: la casa in cui è nato. E’ lì che cade, sprofondandovi addirittura, in un sonno lunghissimo, di giorni, una settimana, e al risveglio partirà alla volta dell’Asia, come ambasciatore. Nuovamente cade in un altro lunghissimo sonno, dal quale si sveglia in un altro corpo, come se il salto spazio temporale, da una vita all’altra in cui ci versiamo, fosse il pozzo, dentro l’oblioch3e ci permette di essere ora questo ora quello e ora infatti Orlando è donna. Ma questa visualizzazione, quasi una sintetizzazione chimica dell’alchimia che la parola riesce a “gestire”, dovrebbe fare maturare in noi la possibilità di vedere chi di fatto noi tutti siamo. La regista pare voler sottolineare la sua attualità prolungandone l’azione fino al 1992, come se, in questa altra dimensione, il romanzo del 1928 della Woolf, si procrastinasse, forte dei temi che descrive e mette in luce seguendone i labirinti della memoria, fino a noi. Nel romanzo infatti s’intrecciano molti temi: la storia ma soprattutto l’idea che gli inglesi hanno del loro passato, quindi il tempo, l’immortalità, i ceti sociali e l’aristocrazia, ma anche tematiche che appartengono a ciascuno di noi, quali la sessualità e la distinzione tra sessi o l’androginia, tema alquanto irrisolto anche ai giorni nostri e motivo di atti di violenza e soprusi. Anche un altro tema,tipicamente letterario ma non meno legato alla personalità di ciascuno di noi e dell’autrice, costituisce le quinte del labirinto scenico di Orlando,libro e anche il film: la scoperta della scrittura e l’identità dell’essere che si attraversa nella molteplicità dei suoi io. Livelli di ferocia e indifferenza, di passione e freddezza si annodano e si percorrono in un continuo cambio di itinerario, dentro il medesimo labirinto che, da chi vede da fuori, come da quelle torrette da cui alcuni soggetti godevano lo sviluppo del gioco, è anche fonte di umorismo.

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labirinto- parma-bontempi per ricci

LABIRINTO Ricci_0069.

Orlando-donna torna a Londra, e impara ad amare la poesia, scoprendo addirittura la sua vocazione per le lettere, facendo della propria casa il luogo di incontro di intellettuali e poeti. La storia di Orlando termina nel 1928: è una scrittrice famosa e il suo romanzo riporta tracce e ambientazioni dei luoghi vissuti nella sua vita. E’ Virginia Woolf stessa, il 9 ottobre del 1927, a scrivere come ha percorso il suo labirinto interiore, nel percorrere l’ignoto delle trame, in una lettera a Vita Sakville West, la donna con la quale Virginia ebbe una relazione, e con la quale condivise sia la sua vita sia le sue idee più intime e profonde, anche relativamente alla sua scrittura. Scrive: – Ieri mattina ero disperata, non riuscivo a spremere una parola, alla fine mi sono presa la testa tra le mani, ho intinto la penna nell’inchiostro, e ho scritto queste parole quasi meccanicamente, sul foglio bianco: Orlando. Una biografia. Appena fatto questo, il mio corpo è stato invaso dall’estasi, la mia mente da idee.-
La lunghissima scrittura, di una lettera d’amore, è quanto rende eterno il fascino ambiguo e prepotente dell’amore stesso, quello che scrive per mano di Virginia l’amore per un altro, un labirinto in cui cadiamo, we fall in love, si dice, letteralmente cadiamo in amore, cadiamo abbocchiamo al suo amo, ne percorriamo tutti i sentieri del suo labirinto organico e organo, attraverso cui sentire è il verbo da coniugare in noi, in una polifonia di accadimenti e sentimenti, idee, fino all’ultima testimonianza possibile, fino all’ultima praticabilità del labirinto che è la vita, artefice dei nostri passi, a nostra insaputa, pur facendoci credere il contrario. La Woolf tra le pagine di Orlando semina la difesa di un’idea che è alla base della trasformabilità che ognuno di noi ha, della metamorfosi che subiamo ogni attimo, a causa del labirinto delle passioni che ospitiamo in noi, un labirinto di sentieri e siepi che ci oscurano lo sguardo, ci affannano e ci tendono tranelli, senza mostrarci chi siamo in una sola volta. Per Woolf, e anche io lo penso, l’essere umano è sostanzialmente, nella sua essenzialità, androgino. In ciascuno di noi convivono sia la componente maschile che quella femminile, che dovremmo percorrere, attraversare, esplorare attraverso i sensi mettendoli alla prova con quelle che noi chiamiamo idee e diventano labirinti e gabbie: le scelte etiche, sociali, politiche, e anche quelle religiose, consapevoli che tutto e ancora altro, che ha a che fare con l’ignoto e l’onirico di cui pure siamo impastati, e tesse le nostre usanze, e queste si fanno l’abito che è il costume di ogni epoca, labirinto della ragione con cui e in cui recitiamo tutte le parti, finanche quella del minotauro, perché ancora la nostra vita, come nel mare del passaggio dal passato a qui, un mare sempre ri-mosso, è lo stesso identico mito che in ogni figura prende forma.
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fernanda ferraresso

 

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Ricci_Piramide- acquerello di giuseppe greci per carlo bontempi

cappella a piramide- acquerello di giuseppe greci per carlo bontempi- ricci labirinto

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