Wisława Szymborska- la sagacia e l’acutezza in poesia- Note di Fernanda Ferraresso

amy huddleston

amy huddleston.
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Lei la chiama gioia, gioia di scrivere, perchè la scrittura libera, da tutte le barriere che ci costruiamo o permettiamo che ci costruiscano. Scomparsa nel febbraio 2012 mi domando se ora è quanto ha scritto, anzi so che è così. Lei è nella poesia perchè, meglio di ogni altra forma di scrittura, entra, scardina, cancella, elide, e …ride, deride addirittura il narciso che spesso intralcia dei suoi getti rampicanti la parola, perché con le parole si scalano i luoghi e le vite degli altri, si fanno soprusi, si creano guerre, soprattutto si dispone intorno a noi l’indifferenza e l’arroganza che ci fa credere d’essere (onni)potenti, (onni)scienti. E tutto è solo un gioco, un gioco tragico che ci rende ancora più vulnerabili. Nel risvolto del libro uscito dopo la sua morte, Basta così di Adelphi, viene riportato il suo attento sguardo relativo a Un tale che osservo da un po’ di tempo, dove il protagonista delle sue osservazioni argute è un tizio qualunque, un netturbino, che, a modo suo, effettua una differenziata forma di raccolta, in questo caso si tratta di una gabbietta trovata  tra i cespugli e che lui porta  via con sé, perché resti vuota. Ecco, il segnale chiaro è questo: la gabbia vuota, ciò che noi siamo, quelle recinzioni che sono ombre dentro di noi e da cui non sappiamo difenderci perché la battaglia è affrontare se stessi, rendendosi conto che tutto è noi, forma vivente e tutto richiede attenzione, non ci sono gradi di differenza. Quando in Coercizione  Szymborska mette sotto la lente di ingrandimento quanto i vegetariani sbandierano come rispetto per gli animali, lei anima le sofferenze dell’ insalata perch’è l’addentare un vegetale non è meno cruento di azzannare un animale:

Anche l’uomo più buono 
addenta e digerisce qualcosa di ammazzato 
perché il suo cuore tenero 
non cessi di pompare.

La surreale inquadratura in cui ciò che ci sembra quotidiano si trasforma in angolatura spigolosa e dolente che ci colpisce è l’effetto Szymborska, uno sfaccettato cristallino in cui il suo occhio raddrizza le deformazioni del mondo sottoponendole al contagio del suo humor, amaro però, anche se sagace. Gli oggetti, che ogni giorno tocchiamo, che fanno parte delle nostre vite e non si ribellano mai, sotto il suo sguardo è noi che rilevano, come noi  continuano a compiere una recita come se niente accadesse mai fuori della nostra porta di casa, fuori dai nostri pensieri, ciascuno il proprio compito, ognuno il suo dovere, anche se intorno a loro e a noi tutto invece mostra con chiarezza la desolazione della morte, tutto è specchio, come nel testo, della distruzione della casa che noi siamo e che la terra tutta è, perché la bombardiamo ogni giorno e ogni giorno, noi che siamo lo specchio del mondo, perché in noi si riflette, ogni giorno accade che non si rifletta più nessuna faccia, anche se fisicamente, materialmente, tutto funziona in modo inappuntabile, / con professionale assenza di stupore.
Se fossimo invece nudi, come gli amanti che incontrandosi o lasciandosi si vedono perché si sentono, forse le parole avrebbero meno scalate da fare e noi staremmo vicini, sentiremmo forse quanto ciò che ci sostanzia  dice se lo stiamo ad ascoltare. Questo lei, Wisława Szymborska, lo sa benissimo e proprio per questo tocca e gratta via quanto nasconde la parte sostanziale della parola, che tutto vorrebbe raggiungere, dire, possedere. Il suo tocco leggero è felice proprio per questo, per la sua abilità a vedere l’altro lato, quello nascosto, dietro, oltre la messa in scena, dietro ogni sipario, ed è quanto si cela essendo davvero poca cosa, di solito solo paura o quel niente, materia della poesia, che se la dice tra sé e sé.
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fernanda ferraresso

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amy huddleston

amy huddleston-paper bird.

Tutto –
una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.

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da La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945-2009) – Adelphi
traduzione Pietro Marchesani

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Scrivere un curriculum.

Che cos’è necessario?

È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta..
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da Vista con granello di sabbia- Adelphi
traduzione Pietro Marchesani

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amy huddleston

amy huddleston1

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Prima del viaggio

Di lui si dice: spazio.
Facile definirlo con una parola sola,
assai più difficile con molte.Al tempo stesso vuoto e pieno di ogni cosa?
chiuso ermeticamente, benché aperto,
dato che nulla
può sfuggire a esso?
Dilatato all’infinito?
Ma se è finito,
con cosa, diamine, confina?

Sì, sì, d’accordo. Ma adesso dormi.
È notte e cose più urgenti domani ti aspettano
a pennello per la tua misura definita:
toccare oggetti collocati vicino,
lanciare occhiate a una distanza voluta,
ascoltare voci accessibili all’orecchio.

Be’, e in più questo viaggio da A a B.
Il decollo alle 12.40, ora locale,
e il volo sopra matasse di nuvole locali
lungo una sottile striscia di cielo,
all’infinito una qualunque.

27 marzo 2009- Aula Magna Santa Lucia-Università di Bologna

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Contributo alla statistica
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Su cento persone:che ne sanno sempre più degli altri
– cinquantadue;insicuri a ogni passo
– quasi tutti gli altri;pronti ad aiutare,
purché la cosa non duri molto
– ben quarantanove;buoni sempre,
perché non sanno fare altrimenti
– quattro, be’, forse cinque;propensi ad ammirare senza invidia
– diciotto;viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
– settantasette;dotati per la felicità,
– al massimo non più di venti;innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
– di sicuro più della metà;crudeli,
se costretti dalle circostanze
– è meglio non saperlo
neppure approssimativamente;quelli col senno di poi
– non molti di più
di quelli col senno di prima;che dalla vita prendono solo cose
– quaranta,
anche se vorrei sbagliarmi;ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
– ottantatré
prima o poi;degni di compassione
– novantanove;mortali
– cento su cento.
Numero al momento invariato.
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da Discorso all’ufficio oggetti smarriti– Adelphi
traduzione  Pietro Marchesani

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amy huddleston

amy huddleston-still life.

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
È lesto a indovinare il chi il come il dove…
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel trita documenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il
dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un po’ lo invidio
– per fortuna mi passa.
.

da Basta così- Adelphi
traduzione di Silvano De Fanti

*
Labirinto

— e ora qualche passo
da parete a parete,
su per questi gradini
o giù per quelli,
e poi un po’ a sinistra,
se non a destra,
dal muro in fondo al muro
fino alla settima soglia,
da ovunque, verso ovunque
fino al crocevia,
dove convergono,
per poi disperdersi
le tue speranze, errori, dolori,
sforzi, propositi e nuove speranze.
Una via dopo l’altra,
ma senza ritorno.
Accessibile soltanto
ciò che sta davanti a te,
e laggiù, a mo’ di conforto,
curva dopo curva,
e stupore su stupore,
e veduta su veduta.
Puoi decidere
dove essere o non essere,
saltare, svoltare
pur di non farti sfuggire.
Quindi di qui o di qua,
magari per di lì,
per istinto, intuizione,
per ragione, di sbieco,
alla cieca,
per scorciatoie intricate.
Attraverso infilate di file
di corridoi, di portoni,
in fretta, perché nel tempo
hai poco tempo,
da luogo a luogo
fino a molti ancora aperti,
dove c’è buio e incertezza
ma insieme chiarore, incanto
dove c’è gioia, benché il dolore
sia pressoché lì accanto
e altrove, qua e là,
in un altro luogo e ovunque
felicità nell’infelicità
come parentesi dentro parentesi,
e così sia
e d’improvviso un dirupo,
un dirupo, ma un ponticello,
un ponticello, ma traballante,
traballante, ma solo quello,
perché un altro non c’è.
Deve pur esserci un’uscita,
è più che certo.
Ma non tu la cerchi,
è lei che ti cerca,
è lei fin dall’inizio
che ti insegue,
e il labirinto
altro non è
se non la tua, finché è possibile,
la tua, finché è tua,
fuga, fuga

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.amy huddleston

amy huddleston3.

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4 pensieri su “Wisława Szymborska- la sagacia e l’acutezza in poesia- Note di Fernanda Ferraresso

  1. “…opera di poesia in cui la conoscenza del mondo diventa dissoluzione della compattezza del mondo, percezione di ciò che è infinitamente minuto e mobile e leggero”. Così Calvino a proposito di Lucrezio. (nelle sue Lezioni americane). Non sembrano parole tagliate a pennello per la poesia della Szymborska?

  2. ma lei ha anche qualcosa che ha a che con una ironia acuta che si cela dietro quella parata di leggereza che leggerezza non è affatto ma una spina che porta anche la sua dose di veleno…farmaco-logico. Grazie del raffronto che comunque offre una misura del cono visivo per inquadrare il suo lavoro.

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