TEMPIQUIETI- Vittoria Ravagli: Le donne creano- Sasso Marconi 28/29 marzo 2015- seconda parte

anahata katkin

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Due giornate memorabili a Sasso Marconi, il 28 e il 29 marzo appena trascorsi. Dopo queste giornate ho ricevuto tante mail: ci siamo scambiate “a caldo” le nostre impressioni, le sensazioni, le dichiarazioni di affetto, l’emozione per esserci incontrate, ritrovate.
La mattina del 29 marzo di Tempiquieti, è stata organizzata da Leila Falà, brava poeta, attrice di teatro, parte del Gruppo ’98 Poesia.
Il 29 mattina si è sentito forte il senso di sorellanza che ci ha legate attraverso le parole e gli scambi, con la partecipazione attiva e preziosa di Daniela Palliccia e Pani Galeazzi, le psicanaliste di scuola junghiana che con noi hanno condiviso la bellezza di quella mattina di sole. Che ci hanno ascoltate, guidate, rassicurate, con parole sapienti.
La sala Giorgi aveva tutte le porte-finestra aperte e il sole entrava caldo.
Un inizio incerto, poi tutto si è inondato di luce.
“…la giornata è stata piena delle risonanze dei nostri scambi…”, “… un incontro ricco di stimoli e rimandi…una tessitura di senso che accompagna e…dà fiducia e respiro ai nostri pensieri..”, “mattinata interessantissima…”, ” …Sono stata molto bene e anche per me l’incontro con voi tutte è stato un dono…” questi alcuni dei tanti commenti ricevuti.

Leila Falà ha scritto di questo incontro così come di seguito si legge.

” Negare voce alla propria capacità creativa. Anteporre a quello spazio per sé tutto il dover essere che non solo “il mondo”, ma noi per prime, esigiamo da noi stesse.
Se la stanza non è del tutto in ordine come posso consentirmi di sedermi e godermi l’otium, lasciarne scaturire idee e pensieri, attuare i piccoli o grandi progetti solo miei?
un delicato sistema di chiuse me lo impedisce. Quante volte ci accade?

Nel dicembre 2013 mi sono trovata grazie alla presentazione della rivista di psicologia “dare corpo prendere corpo”, curata da Pina Galeazzi e Daniela Palliccia, di fronte allo snocciolarsi di questi temi, ho desiderato di poter riflettere su queste cose non da sola, ma con altre, come la pratica delle donne imparata negli anni delle lotte mi suggerisce. Entusiasta ho proposto al Gruppo ’98 poesia di fare sulla rivista un lavoro insieme che partisse dal condividere una lettura, la discussione, per poterne insieme e ognuno per sé scrivere.
Ed ecco il lavoro fatto assieme per più di un anno. Il lavoro ha preso spunti, temi, passando attraverso frasi che emergono dalla rivista, che riescono ad “accendere il buio”. “Accendere il buio” è il titolo di uno degli articoli, non a caso.
Il Gruppo ‘98 poesia non condivide un manifesto poetico, ma un metodo. Consiste nello “sguardo” delle altre: una “critica affettiva” cui sottoponiamo nel gruppo i nostri testi. Affettiva perché ha lo scopo di incoraggiare la scrittura, non il contrario.
Con questo metodo spesso lavoriamo in laboratorio si prende una frase, una parola, un verso a volte a caso, o proposta da qualcuna e ci si scrive su. Poi ci si legge tutte, si suggeriscono aggiustamenti, si torna la volta successiva con una versione rivista alla luce di quegli spunti.
Ecco dunque gli spunti per questo progetto da un lato il contenuto prezioso di questa rivista dall’altro il metodo importante di questo gruppo di lavoro: a partire da questa pratica abbiamo realizzato un progetto più ampio, durato oltre un anno.
Negli scritti che seguono affiorano riecheggiano parole o gruppi di parole che si rilanciano da uno ad un altro scritto, parole tratte dalla rivista stessa, scelte assieme o a volte estratte a caso tra le tante che ci piacevano molto. Ecco alcune di quelle parole, divenute fili del nostro lavoro:

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– La compulsività a sprecare il proprio tempo
– La sopravvivenza obbediente – Le nostre vite anestetizzate
– Accendere il buio: “Mentre io dicevo, sulla porta, “ora spengo la luce”, mi ha risposto, “no mamma, si dice accendo il buio”
– “Il nemico dentro”
– La tentazione di rimandare, di mettere per ultimo, assolti gli altri compiti, lo spazio tempo per stare con se stesse
– Tentazione che accompagna il fare spazio/tempo creativo
– Ciò che mi è chiaro è che siamo sperimentatrici spericolate di alchimie complicate …equilibriste inquiete. Acrobate insomma.
-Il tempo che eccede
– Un sapere che la donna è, trasmette nei suoi gesti: relazione interdipendenza etica comunitaria
– Così il mio vuoto si fa contenitore.

E’ stato un lavoro intenso spesso appassionante, a volte faticoso, incoraggiato nel frattempo anche dalla relazione con le curatrici Pina e Daniela della rivista.
Ci è parso importante alla fine rimettere ancora il lavoro alle altre, mettere in circolo queste scritture riallacciarle alla rivista e riproporle con essa, rimettendo tutto ancora in discussione e alla discussione con le sue curatrici proporre le nostre come nuovi spunti
C’era anche una idea di restituzione, ovvero di restituire le parole pensate in cambio di ciò che avevamo preso, alle autrici e curatrici della rivista.
L’intensità della giornata in cui abbiamo riproposto questi contenuti per Tempiqueti, le relazioni rinnovate e riallacciate quel giorno … per tutto questo vorrei ringraziare Vittoria Ravagli che ci ha ospitato, le curatrici della rivista e le altre relatrici, Donatella Franchi e Francesca Del Moro, ma soprattutto le poete del Gruppo ’98 Poesia, Loredana Magazzeni, Paola Tosi, Paola Cimatti, Serenella Gatti, Zara Finzi, Anna Zoli, Carla Ursillo, Giovanna Zunica, che sono state con me in questo percorso, dandogli forma e forza.”
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Ad ogni relatrice intervenuta all’incontro ho chiesto un riscontro dell’evento, qualcosa che appunto che memorizzasse per i lettori di cartesensibili quanto ci si era scambiato con ricchezza quei due giorni. Così scrive Pani Galeazzi:

“…Perchè creatività al femminile?
C’è un nodo profondo che unisce e vincola e oppone, a seconda delle fasi di vita e della storia di ognuna, due temi cruciali: la cura e lo spazio creativo. Il punto  di incontro è quello che riguarda la capacità di creare spazio/tempo per la cura di sé, come prima radice per ogni cura dell’altro e come gesto che inaugura il movimento inedito di pensare la vita come luogo di creazione in sé e per sé. Che cos’è il vivere creativo? e quali ostacoli, esterni ma, anche e spesso, soprattutto interni si oppongono alla sua realizzazione? Intorno a queste domande, amplificate anche dal nostro lavoro di analiste, con Daniela Palliccia ci siamo a lungo interrogate. Dalle nostre domande è nato il numero della Rivista di Psicologia Analitica “Dare corpo prendere corpo: donne che creano”.
L’invito all’incontro di Sasso Marconi è nato per la collaborazione feconda con un gruppo di donne che scrivono poesia, il Gruppo ’98, che ha scelto frasi e spezzoni della rivista e ne ha fatto il cuore del suo laboratorio di poesia per un anno.
Venire ai “Tempiquieti” di Sasso Marconi è stata per noi un’esperienza di forte stimolo e commozione, per la generatività della circolazione di un pensiero radicato nel corpo, per le risonanze  con le immagini nuove, neonate, per lo spazio che si è creato nel “dare voce alla propria voce” in tante di noi.

Aggiungo uno piccolo testo, scritto in altri tempi, ma che risuona profondamente con l’esperienza di condivisione e di forte sostegno alla ricerca condivisa che ho ricavato da questa esperienza preziosa:
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Sono le voci delle altre donne a sostenere la mia voce
quando si fa opaca e torna indietro a nascondersi in gola
timorosa
voci di donne che hanno osato dire e cercare e trovare nome
tentando libertà.
Allora mi ritrovo. In compagnia.
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Fragile, precario troppo spesso
questo essere insieme, tra donne
eppure sostegno e virideggiante forza che ti spinge a cercare:
anche tu, prova, prova a dire, a nominare. A essere.
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Sostenuta da un eco? No, non solo.
Emily, Clarice, Anais, Anne e Sylvia, e tante ancora e tutte noi,
ci sono, ci siamo, siamo noi, ognuna unica, ognuna la sua voce.
Leggendo, ascoltando, la mia voce si rallegra, prende vita e fiato.
Si apre alla “gioia piccola di essere quasi salvi”.

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Tra gli interventi più preziosi di queste giornate c’è stato quello di Donatella Franchi che ha presentato il suo libro d’arte. Di lei tante mi hanno scritto per dire della bellezza di questo incontro. Donatella ci ha raccontato come ha saputo rendere utile e creativo il suo tempo dedicato alla cura della madre, creando con lei “un gioco” che le ha unite in un progetto. Ha dato, ci ha dato, il senso positivo e possibile di alleggerire un periodo doloroso, di solito lacerante, per le tante di noi che lo hanno vissuto, lo vivono, lo temono.
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Ecco le informazioni e le immagini che mi ha dato Donatella.
“…Il libro d’artista su mia madre si chiama “A Clotilde”… Alterno le immagini delle mani di mia madre che tengono il libro con i particolari dei quadri di Lavinia Fontana, Sofonisba e Lucia Anguissola, come per renderla partecipe della grande tradizione di lettrici nella ritrattistica del passato…”
Il libro è stato fatto a mano in quindici copie. Una è al Museo delle donne di Washington.
Di seguito il breve scritto di Donatella all’interno del libro.
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Sequenze
.
Mia madre è sempre stata una lettrice.
Me la ricordo da giovane, sempre con un libro in mano, e negli ultimi anni della sua vita, china sui libri che teneva in mano delicatamente, come corpi vivi.
Erano il suo legame con la vita, con la propria storia.
.
Sono vissuta accanto a mia madre nell’ultima fase del suo viaggio. Per superare l’angoscia che la sua fragilità e la sua dipendenza a volte mi procuravano, ho cercato di mettere a fuoco i gesti con cui si esprimeva, e così il libro è diventato l’oggetto mediatore tra noi due: quel suo tenere ostinatamente in mano un libro ha cominciato ad assumere per me un significato, un valore, che ho potuto restituirle, che mi ha aiutata a rincontrarla, a ricreare il rapporto con lei.
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Le sue mani che sfogliano le pagine con delicatezza, o su di esse riposano, mi sono apparse proiettate nella luce della grande tradizione artistica dei ritratti, dove il libro tra le mani investe i personaggi di una pensosità solenne, un’intimità con se stessi, a volte una malinconia assorta, come quella che fin da bambina spiavo sul volto di mia madre lettrice.
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Nella Pinacoteca di Bologna si può vedere il “Ritratto di gentildonna con bambina” della pittrice
Lavinia Fontana: la madre passa un libro rilegato in rosso nella piccola mano della figlia. Oggi, che mia madre non mi vive più accanto, sento di poter conservare dentro di me con ancora maggiore intensità la potenza di questo passaggio.
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Bologna, settembre 2009 Donatella Franchi
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Gentildonna con bambina, (c.1595) Lavinia Fontana, Bologna, Pinacoteca Nazionale

Gentildonna Fontana

dettaglio delle mani

dettaglio mani
lucia anguissola-autoritratto, (1557) Milano, Castello Sforzesco

lucia anguissola- autoritratto

donatella franchi – a clotilde- libro d’artista- Museo delle donne di Washington

mani 1.

Ha letto alcune sue poesie, in un’ atmosfera che si era fatta raccolta, quasi intima, Francesca Del Moro. Una poeta giovane, bravissima. Lei, seduta in cerchio tra di noi, libera, ironica, dissacrante, ci ha spiazzate, ci ha fatto pensare, sorridere, ridere. L’abbiamo ammirata per la sua capacità di tenere la scena, per il suo intelligente e sofferto femminismo.
.
Alcune poesie, tra quelle lette:

Guarda quante cose sono
moglie-madre-amante-amica
redattrice-scrittrice-traduttrice-attivista
a casa-in palestra-al cinema-in ufficio
.
tutte le cose che sono
.
sono così tante cose
che non ho più bisogno
neanche di me
.
da “Fuori Tempo“-Giraldi 2005

*

Per un figlio, solo uno
.
Per un figlio, solo uno,
non due o tre
o addirittura cinque,
una nidiata da sbalordire.
.
Non il ventre fecondo
delle nostre nonne,
non i fianchi orgogliosi
delle donne del sud.

Non le mani possenti
delle antiche matrone,
forti nell’impastare.
.
(A quando il fratellino
e la femmina la vuoi?
domande morte tra le cosce)
.
Per un figlio, solo uno
il piede pesante di un uomo
sopra la mia testa,
le sue avide radici
gonfie della mia linfa,
il terriccio-donna
inaridito dalla pianta
saprofita.
.
Per un figlio, solo uno
la mia rinuncia
la mia miseria
quello che potevo fare
quello che potevo avere
quello che potevo essere.
.
Di tutte le vite possibili
rimangono notti
ad addentare le lenzuola,
a ubriacarsi di orologio,
rimangono sere
di grembiuli e sporco sulle mani.
°
(La gente non fa più figli,
chissà perché)
°
Per un figlio, solo uno,
chino la testa
davanti al capo ignorante,
non alzo più la voce,
accetto l’ingiustizia.
°
Per un figlio, solo uno,
non so più tentare,
non so più rischiare,
per lui mi venderei,
ruberei, ucciderei,
tradirei, accetterei
ogni ricatto e compromesso.
°
Per un figlio, solo uno
la solitudine più nera,
il mio totale fallimento,
il senso di non-esistenza.
°°
(Bassa natalità,
colpa dell’egoismo
o della precarietà?)
°
Per un figlio, solo uno
poche foto nei cassetti
pochi piatti sulla tavola
pochi letti nella casa.
°
Per un figlio, solo uno
una vagina ancora stretta
un utero quasi imballato
troppi ovuli al macero
niente premio produzione.
°
(Sotto la media:
un fenomeno preoccupante.)
°
Poco madre, poco donna,
genitali monouso.
°
Per un figlio, solo uno
capitato per errore,
amato subito, troppo amato.
°
Una donna
per modo di dire,
per un figlio, solo uno.
°
da “Non a sua immagine“- Giraldi 2007

**
Lettera all’autrice
.
Ti vedo chiara sulle pagine,
il tuo sorriso è definito
e gli occhi sono luminosi
dell’indulgenza un po’ modesta
di chi ha capito della vita
tutto e si accetta e può insegnare.
°
C’è sempre un poco di ironia,
un timido strizzare l’occhio
alle altrui e proprie debolezze
in queste nuove e snelle guru
della moderna affermazione.
°
Ecco che salti svelta e lieta
sui tasti delle tue conquiste
che ora si accendono uno a uno
come i punteggi dentro un flipper.
°
Mhm, quattro figli tutti belli
ed un marito innamorato,
due lauree, un libro, che successo,
Dio mio ma quanti sacrifici.
°
Bastano un grammo di ottimismo,
tanti sorrisi e frasi fatte
ed ecco che, senza capire,
siam tutte quante soddisfatte.
°
La vedo ancora la tua faccia
che fa cucù mentre io svolto
tutte le pagine geniali.
°
Complice e gaia mi sorridi
e io ho una smorfia molto amara,
°
ti cavo gli occhi brutta troia,
cospargo gelatina e sangue
su questa tua felice storia.
°
da “Fuori Tempo“- Giraldi 2005

.
anahata katkin

anahata katkin-butterfly-hair.

Le poete del gruppo ’98 Poesia di Bologna hanno letto singolarmente, in gruppi improvvisati qua e là nella sala con le persone presenti, le poesie che avevano scritto nel lungo laboratorio fatto insieme nel corso di un anno, riferendosi alla rivista citata e al tema dell’incontro. Testi molto belli, un grande interessante lavoro in cui ciascuna ha portato pezzi di vita, pensieri, elaborazioni personali.
L’acustica della sala non ha aiutato e neppure un certo sbandamento che ha portato alcune a scegliere la piazzetta fuori dalla sala, per continuare nel sole a leggere, a dire, ad ascoltare.
°
Ho scelto alcuni testi per ciascuna seguendo per lo più le indicazioni che mi hanno dato le poete.
Eccoli di seguito.
°

Accendere il buio
°
FIAMMIFERAIA
°
Solo pochi fiammiferi
per questa sera di ghiaccio
Basta un breve attrito ed ecco
una scintilla rapida divampa.
Piccola, va protetta
nel cavo delle mani
lingua sottile nell’aria stretta
che guizza e sibila e diventa rossa
cambia figura non è mai la stessa.
Ecco, si accende un fuoco
che cuoce il pane e riscalda la pelle.
Sfrego un altro fiammifero
Le mani si uniscono intorno alla tavola.
E’ preziosa la fiamma, pagarmela devono
in oro, rallegrarsi, fermarsi a contemplare
la danza delle sette meraviglie.
°
Abbagli, allucinazioni
illuminazioni che durano poco
fiammiferi come parole – un breve giro d’aria.
Ma quel poco è luce è calore
della stessa sostanza delle stelle
può diventare grande come un sole.
E’ il mio lavoro: vendere fiammelle
a chi vuole avere visioni.
.
Paola E. Cimatti

*
Al nemico che sta dentro
SCONGIURO
.

Ti chiamo Occhio Doppio
perché mi guardi attraverso
davanti e dietro, dritto e rovescio
mi radiografi a tutto tondo.
°
Ti chiamo anche Occhiaccio
congiura di sguardi gemelli
uno di fuoco uno di ghiaccio
nel buio o nella luce mi cancelli.
°
Per toglierti di mezzo ho cambiato paese
imparato altre lingue e nuove usanze
ho manomesso i file della memoria
e porto occhiali molto selettivi.
°
Ma tu sei sempre lì che guardi torvo
e disapprovi – predici catastrofi
da destra e da sinistra temporali
due battiti di ciglia – doppio torto.
°
Ho fatto sacrifici e rogazioni
scambiato gli scongiuri con auguri
per convertirti in Occhio Buono
benevolo alleato – mio avvocato
°
Ma un giorno una strana luce
un diverso giro d’aria.
Non ci sei più.
Niente più occhi – né cattivi né buoni.
°
Non devo più difendermi
contraddire, pregare, contrattare.
Senza il più intimo
nemico mio – sono ancora io?
°
Ho ancora un disegno da scoprire
interpretare, decifrare
un destino, una stella da seguire?
Ho ancora una missione da compiere?
°
Il tuo sguardo è un elastico
che più scappo più tengo teso.
E’ il muretto su cui cammino
il corrimano sul ponte sospeso.
°
E’ la riga da non calpestare
il faro che non devo avvicinare
la mèta mai conquistata.
°
La tua assenza mi tiene sbilanciata.
.
Paola E. Cimatti

**

(Fuori dal margine del foglio)
°
Il foglio si smargina
il segno segue fuori di lì
come pensiero che eccede il tempo calibrato
Si allarga la chiazza (come acqua )
scivola dal tavolo
scende, si liquefà il tempo
lungo il bordo
fuori dalla mappata misura.
Gorgoglia e tace. (suona e)
°
Raccolgo quel liquefarsi
accolgo le immagini e i ritmi
come carta cucina
assorbo e dilago
dialogo con l’altra me
presente nel quotidiano
ticchettante produrre
ma muta osservatrice
°
Ora vedo
ora sento.
Slego la penna nel moto
la paura del vuoto
la lascio scappare, smarginare.
.
Leila Falà

*

Vuoto
°
Come fosse colpa questo vuoto
come stomaco
che la tua presenza promette di colmare.
E non può, non sa, non so
non accetto la condizione.
°
Eppure guardo cose piccole oggi,
imparo pezzi di giorni,
non posso avere l’intero mare
abbracciarlo tutto immenso e in movimento
e dimenticarmi, dimenticare
di dover essere e sembrare
di fare, pulire, telefonare,
potendovi sprofondare
Sono io, sono io, come peso
mi porto il vuoto dentro
e forse tu lo stesso.
.
Leila Falà

**

“Anestetizzare le nostre vite impossibili”
Infanticidio
.
Guarda, sopravvivono i giorni. Come lenti improvvisi
rumori di caldaia, sciami di piccoli insetti i minuti
accadono, vengono, vanno. Ogni ora uguale a se stessa
e differente fiume, impalpabile voce, foce acquietata.
Ma stare in questa stasi impossibile è porsi
fuori dalla Storia, guardare ancora dietro
il cantone dei secoli, l’altro ieri delle guerre
mondiali, i fiumi di sangue sparsi. La temeraria
vicenda individuale della madre che uccide,
del figlio ucciso. Anestetizzare le nostre vite impossibili,
restare ad occhi aperti nel buio come il
bambino che aspetta latte, non morte.
.
Loredana Magazzeni

*

“Affrontare il vuoto”
Educazione sentimentale
°
La paura del vuoto si insinua nelle relazioni
sentimentali. A poco servono il frigo pieno,
un portafogli ben pasciuto, e sopra la testa
un tetto. Si stringe la vita di vespa per le donne
di fine Ottocento. Sopra la testa troneggiano
impalcature di cappelli. Sarò deliziosa, bionda
tutta famiglia e lavoro. Inseguirò destini di libertà.
Scriverò, spargerò fiumi d’inchiostro, riusciranno
A vedermi? La paura del vuoto si insinua
dentro la miopia dei secoli. E nelle sere brevi
oggi un compagno fedele raccoglierà la tua
stanchezza fra le mani, ti disferà delle pantofole,
accudirà il tuo sonno. Mano nella mano nella
solitudine dei secoli, un uomo e una donna oggi
camminano insieme veramente.
.
Loredana Magazzeni
.

anahata katkin

anahata katkin3.

un mondo fuori e uno dentro
il tempo supplementare del sogno fa
compagnia verso la fine della vita
°
non solo qui ed ora
ma qui ed è stato
°
unire al tempo dell’orologio
quello del ricordo del sogno del mistero
°
nel giardino interiore del passato
chi non c’è più esiste vivo e sorridente
°
gli si può fare visita in ogni momento
gratuitamente perfetto nella felicità
°
nei colori suoni profumi sapori
avanti e indietro nel tempo irregolare
°
imperfetti incastri fanno del tempo
l’eternità
.
Serenella Gatti

*
una donna ciondola un piede
da uno sgabello all’osteria del tempo perso
°
vive disobbediente nell’anestesia dal dolore
pensa cos’è il tempo?
°
e soprattutto
dietro ai sogni non è tempo perso
e ai pensieri e leggeri e ai voli di fantasia
°
lei sta lì in compagnia
e nella piacevole noia osserva la muffa
sul muro per ore
.
Serenella Gatti

**

Il nemico dentro
°
Annunciata in sordina, quasi inavvertita
la vecchiezza si insinua
– forse non benvenuta – ma
facendo di un riso amaro IL RISO
°
Accettato il “nemico dentro”
nasce il bisogno di pace
senza discorsi fumosi
senza spellarsi vivi e maledire
consapevoli del limite
I piedi saldi per terra
Un senso nuovo di interezza
°
Si condividono le continuità
le fatiche del quotidiano
solide sintonie basate sul reciproco fare
Conoscerci per trasformarci ancora
Una preziosa essenza di nuova libertà
.
Paola Tosi

*
ciò che mi è chiaro è che siamo sperimentatrici
spericolate di alchimie complicate
…equilibriste inquiete. Acrobate insomma.
°
Siamo circolarità solare
che irradia luce, colore, calore che
scorre dentro a riempire spazi che
nessuno può riempire
°
Consapevoli che la vita consapevole
è la vita vera, viviamo l’entusiasmo di vivere
liberissime di fuggire e tornare
senza negare il divertente l’ironico
°
A dire più o meno il vero
giocare come attrici saltare come atlete
rotolare come trottole
mentre tutto fluttua interagisce muta
°
Non è peccato ingannare un poco
Un mondo di persone con gli occhi azzurri
Parole di gentilezza nella decadenza d’oggi
L’amore che protegge con braccia sapienti
Un’unghiata quando serve
una carezza sempre
Riconoscere il proprio limite
l’animo privo di astio
Immaginare con forza l’essenza di lavanda
ogniqualvolta si rasenti
i cassonetti d’immondizia
.
Paola Tosi

**

La fune sul vuoto
°
Questo ‘tiro alla fune’ che noi facciamo
non è più un gioco -dico-
non l’ho mai fatto neanche da bambina
‘gioco da maschi’ dicevamo
non mi sono allenata
a tirar sempre dalla parte mia
°
Ora – dopo più di vent’anni ognuno tira per
riempire il vuoto dentro di sé
– tira tu che tiro anch’io –
così t’ingoio mi riempio l’io
‘tu non fai -tu non ci sei- tu non mi dai…’
°
Tornare al centro con lavorio di cellule
aprirsi al sole far cadere il muro
– quello che chiude dentro-
allentare la fune – il limite – la rete
°
la mano nella mano può
dare l’illusione di riempire il vuoto
quel buco nero che ingoia
le nostra libertà
.
Anna Zoli

*

Adolescente, ho incontrato il mio ‘barbablù’
nelle serate estive sul viale ombroso
che porta alla stazione
°
io, appena fuori di casa – pelle sudata – gonna di seta
lui, sceso dal treno chissà da dove vestito in nero
alone di mistero magnifici occhi scuri
°
io l’ho guardato da vicino poi da lontano
impaurita da tutta l’ombra che lo circondava
°
lui non si è messo in gioco per salvarmi da me
l’innocenza una scusa
e la mia parte in ombra mi è rimasta oscura
°
in fondo lui non era un vero Barbablù
.
Anna Zoli

**

DISCRONIA
°
Aveva una grazia speciale 
il modo in cui sfogliava il giornale,
o le mani nel passare ago e filo
attraverso la trama, o l’ordito,
nonostante l’artrosi evidente in quel dito.
E così nel camminare, sorretta
dal bastone sottile, avvolta
nel cappottino di lana cotta,
incurvata ma appena un pochino,
come se il tempo l’avesse stancata.
Peccato. Peccato che quella vecchietta
non fosse mia nonna, ho pensato.
Stavo quasi per farmi vicina,
per porgerle un mio bigliettino,
quando l’ultima chiamata
per Amsterdam
mi ha risvegliata:
era tardi! Affannata,
ho raccolto il bagaglio ho preso il volo.
.
Giovanna Zunica

*
ERA BIONDA E GENTILE
°
Ho incontrato la morte
ieri mattina in autobus.
Era bionda e gentile
come una signora perbene
e m’ha sorriso
per tutto il viaggio.
Senza presentarci abbiamo
conversato a lungo.
Nell’alzarmi per andare
a rituffarmi là fuori,
mi sono accorta che la sua mano
felina e scheletrica
stava frugando nella mia camicia,
proprio in mezzo al petto, suppongo
per prendermi il cuore.
Ma ieri mattina
l’avevo lasciato a casa.
Lo faccio spesso, quando devo
andare in giro per la città.
.
Giovanna Zunica
.

Ci incontreremo di nuovo, a Tempiquieti, e il prossimo tema sarà: “Sorelle”. Arrivederci!

Vittoria Ravagli
.

anahata katkin

anahata katkin6

.

RIFERIMENTI IN CARTESENSIBILI:

prima parte incontro

https://cartesensibili.wordpress.com/2015/04/30/tempiquieti-vittoria-ravagli-le-donne-creano-sasso-marconi-2829-marzo-2015/

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3 pensieri su “TEMPIQUIETI- Vittoria Ravagli: Le donne creano- Sasso Marconi 28/29 marzo 2015- seconda parte

  1. Effettivamente quella domenica mattina c’era un’atmosfera bellissima e io a malincuore mi sono dovuta allontanare per un impegno di famiglia. Ho ceduto a uno di quei temi ricorrenti della riflessione del Gruppo 98 Poesia riportati sopra nell’intervento di Leila Falà: “La tentazione di rimandare, di mettere per ultimo, assolti gli altri compiti, lo spazio tempo per stare con se stesse”.
    Grazie Vittoria per questo resoconto così particolare e vivo.

  2. Ringrazio Vittoria per il suo straordinario, tenace, lavoro di congiunzione, organizzazione e documentazione, sempre con rigore, generosità e coerenza. La sua presenza resta una testimonianza maestra.

  3. All’indomani dell’incontro di Sasso le sensibilità, la parole, le intensità hanno ancora il loro spessore.
    Gli apporti non sono stati meri “interventi”, ma, come si recepsce da queste righe, un condividere e a volte un mettersi in gioco e alla fine si percepivano fili di pensiero e di senso che si univano e dipanavano ancora, lasciandoci tornare a casa con molti di questi da seguire.

    “Guarda, sopravvivono i giorni. Come lenti improvvisi
    rumori di caldaia, sciami di piccoli insetti i minuti
    accadono, vengono, vanno.”
    scrive Loredana . che semplicità e ntensità, no?

    Anche Il lavoro è stato bellissimo e mi piacerebbe lavorare sempre così. Ma la sensazione è che non sia chiuso, terminato, e mi piacerebbe poter continuare una riflessione con chi c’è, nel corso del tempo.
    Mi piacerebbe anche che riuscissmo a raccogliere alcune riflessioni e quel lavoro poetico, di cui qui leggiamo una piccola parte, in una piccola pubblicazione.
    Chissà.
    Leila

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