Una volta si diceva:- Ambasciator non porta pena!- Qui l’Ambasciatrice è Viola- Nota di Fernanda Ferraresso

marina povalishina

PovalishinaMarina_USA_hair

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L’ambasciatrice, un testo prodotto artigianalmente in 50 esemplari numerati, è arrivata da pocchissimo unitamente a una foto segnaletica: un’immagine della copertina, insolita ma non per Viola, che ci ha allenati a violare l’abitudine. Persino la distribuzione è diversa, fa riferimento all’autrice , un po’ come si faceva una volta, un bel po’ di tempo fa, e anche questo andare controcorrente rivolgendosi direttamente a lei, Viola Amarelli, l’ideatrice della raccolta e di quanto ne consegue, va messo sul conto della diversità. Dunque scrivendole, per richiedere di acquistare il suo testo, accederete  alla sua e-mail, viomarelli@libero.it, ovvero a un pezzetto di Viola o di ciò che, di solito, è il cuore e…non si vìola.
Lei, Viola, scrive così:

niente niente paura
vedi, io e te
si muore,
strano quant’è normale.

 

Ma non è la sola freccia che scocca. Tira ogni volta al centro dei bersagli che studia, anche se, con la coda dell’occhio, controlla molto altro, l’autrice sembra voler bluffare per tenerci sulla corda del suo verbo, del suo stare sempre un poco oltre il limite che ci abitua a starcene chiusi in gabbia. Lei non ne ha, né gabbie letterarie, né sbarre votive, la sua parola non legifera una volta, una volta sola, né  s’insabbia dentro la memoria, come in una palude stigia.
Viola apre le valvole, scambia volè di dritto e rovescio e non palleggia mai né spazio né tempo, apre la bocca di ogni sillaba e gliele  canta, le suona e le ride, a volte persino le irride, perché niente ha un posto sicuro e  tutto si cambia, tutto ci cambia.

Così l’ambasciatrice , a pag. 41, afferma

Si è aperta la voragine
cambio di fronte.
Tratto con drusi
e dromedari.
Dall’alto occhiuti i droni

*
Bere verde bollente
menta, glucidi alle stelle tra peltro,
vetro – ottone lucente.
Non si sorride. Incrociano i serpenti.

*
Stendo veli
cautela delle postazioni
bandierine – sgraniamo
parole – rumore del mortaio.
*
Funziona – la maschera
del condizionamento.
Tengo duro, sono
femmina
senza tempo di erezione.
*
Sudore, cedimenti
restano nascosti gli obiettivi – liquidi
.

E ancora poco oltre all’addetta delle pulizie fa dire….
.
l’addetta alle pulizie

Gechi, ramarri, lucertole di lampi
s’accumulano di lato, terra e pietre.
Di fronte il cubo enorme.
La spianata, alle sei del mattino tutto vuoto.

*
Ronzio di condizionamenti. Gomma di scale mobili.
Trabiccolo di secchi, strofinacci. Lucidastracci.
Luride merci.

*
Sali scendi volteggio di acqua, cambia, deodoranti.
Alcool a basso prezzo, Da piccola sua madre usava
creolina. Varechina. Lillà dolciastro.
Odore vecchio di sangue. Agli scaffali.

*
Vene le varicose. Sciatalgie. Camice e cuffietta.
Reparto alimentari. Biancheria.
Elettronica. Cibi per gatti cani. Auto accessori
terriccio per giardino. Porcherie.

*
Vigilanti assonnati, caffè alle macchinette
sciacquo di schiuma, i guanti per mani rovinate
macchiate, screpolate, mani di vecchia, di vene ri
gonfie. Gonfie due volte. Finito il primo piano
poi c’è il secondo. E il terzo. E i gabinetti.
.

Le ammira, stare dentro e fuori, nascere dalla pioggia
gracidare, gocce e farfalle da acchiappare
antichissime esperte d’acque e fondali,
regali salti di principi nascosti, goduria
Goduria è una parola molto strana, l’ha imparata da poco, suona bene
sta attenta ai suoni, la musica l’acchiappa, suona quando
può sullo xilofono del nonno di Josè che è suo vicino
è portata, portata ha detto il vecchio
Bella, anche la pioggia, lenta e fine, pioggerella
che casca sulle auto, ai vetri dei semafori, alle
colonne dei portoni lava, sua madre benedice sempre l’acqua
Questi non hanno idea della gran grazia
Neppure lei, ha ricordi lontani, di case in semibuio per la frescura
di nonni e gente che mangia e vocia
di sfoglie e miele, odore di menta
colline e polvere, quella sì, ricorda
Colline anche se dicono che là dovrebbe essere il deserto
sua madre non ne parla, cambia parole
ticchettano di gocce, si fa ripetere
goduria, e un po’ sorride, impara
Cammina sola, mica vero sua madre la sorveglia
dal portone, l’ha vista, rallenta per farle dispetto
pozzanghere da niente, tazze d’acqua tra i basoli
dei marciapiedi vecchi, neanche c’è l’arcobaleno
Nei cartoni animati, invece, l’arco è perfetto, la vita
è molto strana ma all’angolo del bar è ricomparsa

Il resto lo si trova nel libro. Scrivete a Viola per averlo: viomarelli@libero.it

 fernanda ferraresso

**

cover Viola Amarelli

Viola Amarelli, L’AMBASCIATRICE- testo prodotto artigianalmente -tiratura limitata- N.50 copie numerate

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2 pensieri su “Una volta si diceva:- Ambasciator non porta pena!- Qui l’Ambasciatrice è Viola- Nota di Fernanda Ferraresso

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