TEMPIQUIETI- Vittoria Ravagli: Le donne creano- Sasso Marconi 28/29 marzo 2015

 

https://cartesensibili.wordpress.com/2015/03/20/tempiquieti-vittoria-ravagli-le-donne-creano-incontro-a-sasso-marconi/

*

Questo è il primo resoconto relativo all’incontro avvenuto il 28 marzo 2015. A breve seguirà  la seconda presentazione dell’incontro  del 29 marzo scorso.

Divido il resconto in due parti, raccontando delle due giornate singolarmente. Potrete seguire passo passo gli interventi, di cui vi darò conto anche utilizzando parole delle relatrici.

Questa che mi ha portato a organizzare il quarto incontro di Tempiquieti è il bisogno di sentirmi parte di un discorso collettivo, in cui la creatività e la spiritualità segnino il nostro stare insieme. Il nostro fare di donne che si ispira a saperi al di là del tempo, donne che creano vite e non solo. Incontrarsi e confrontarsi è un modo per riprendere forza – Per vivere la vita sempre più difficile e complicata, per il tempo che non basta mai. Per riempire i vuoti dei giorni. Insieme ritroviamo la sacralità del condividere. Assecondo  questo mio muovermi, continuo ad allargare, a far conoscere, a fare,  come guidata.
E’ come se il mio tempo calasse e con lui le mie energie; come se dovessi preparare  una grande  tela  con le altre e che loro possano continuare a tessere poi. Avendo vissuto e imparata l’arte del tessere.
Vedo, pur tra mille difficoltà e differenze, che questo avviene.
Negli incontri precedenti si era trattato di “Madre”, ” dell’invecchiare e della morte”, di “Spiritualità”.
Ogni volta le modalità di incontro, con molti gruppi e singole donne, sono cambiate; come per assaggiare quale fosse il modo migliore per arrivare a creare tra noi una sintonia utile, il desiderio di ascoltare, parlare, confrontarsi.
Ogni volta è stato chiaro quello che non si doveva fare, cosa/chi, ci portava fuori strada.
Ogni volta ho tentato di modificare, di fare un passo avanti, ascoltando commenti e pareri.
Ogni volta sono nate fortissime emozioni, nuovi incontri e siamo rimaste col desiderio di ritrovarci presto.
Eravamo abituate ai nostri incontri a Ca’ Vecchia, immerse nel bellissimo parco secolare, con la luna piena. Questa volta, seguendo un percorso tortuoso, ci siamo trovate in una sala del Comune di Sasso dedicata alle mostre e agli incontri, che frequento da oltre venti anni e che amo molto. Dà sulla piazzetta Marija Gimbutas, ed anche questo è un fatto non casuale e piacevole. Ma mi è mancato il senso di libertà che sento necessario, pur se gli incontri delle due giornate sono stati per lo più splendidi, ricchi, emozionanti.
Ringrazio per l’amicizia Sandra Federici (Direttrice della rivista Africa e Mediterraneo) ed Andrea Marchesini (Presidente della Cooperativa Lai Momo) che attraverso una sponsorizzazione all’Associazione Donne di Sasso, hanno reso possibile la ripulitura dei pannelli necessari alla mostra che si è tenuta in quei giorni: “Ierofanie della luce” di Octavia Monaco – splendidi disegni su cartoncino bianco – , che non avremmo potuto ospitare su pannelli per niente bianchi. Non è facile a volte, per le istituzioni, apprezzare, valutare il senso di incontri come questo. Forse perché tutte donne? il discorso femminista è sempre stato ostico, niente di nuovo quindi.
Come in ogni incontro di Tempiquieti la figura di riferimento che mi ha affiancata è stata quella di Anna Maria Farabbi, sorella, prima ancora che poeta, eccezionale, irripetibile voce. Aveva scritto nel nostro programma: “Le mie parole pollicine sono briciole di pane per il viaggio del nostro convegno (A.F.)“. E così è stato per tutto il 28 marzo.

Nel presentare Anna Maria Farabbi ed Octavia Monaco, con le quali avevo seguito un percorso di preparazione, ho detto tra l’altro che per me loro costituivano la parola e l’immagine del sacro e dell’universale che attraversa le nostre vite di donne.

Il primo intervento è stato di Octavia Monaco. La sostanza del suo dire era ben sintetizzata dallo scritto di un pannello esposto con le sue opere:
“I E R O F A N I E.  L A M I S T I C A D E L L A L U C E “- immagini per la contemplazione.

octavia monaco- la genitrice

la_genitrice- octavia monaco
.

Per questo ciclo di opere, lo sguardo rovesciato del cuore-vaso di Octavia Monaco, si è aperto ed offerto alla meditazione figurale sul Segreto Femminile della Generazione.
Sguardo misterico che si è fatto celebrazione dissolvendosi in estasi di stupore per la Bellezza del Creato.
Le visioni raccolte nell’egida del Sacro Femminino, declinano in una polifonia di canto, l’affinità Mistica tra la Vita, la Donna, la Natura e il senso del divino.
L’ode alla Creazione si fa temperatura di abbandono nella Luce, per riaffiorare con una perla d’Ombra nella fronte. Una ferita celeste nella mano. Uno scorcio di notte cosmica inabissata nel coronamento della Grande Soglia.
Octavia si fa depositaria e custode delle porte del Sacro Femmino che tutto sovraintende e presiede, da cui tutto è perpetuamente generato e a cui tutto ciclicamente ritorna.
Si fa funzione riflettente e restitutiva, adottando l’Arte come Via, per offrirsi quale vaso risonante.
Attraverso l’atto creativo respira il Mondo per restituirlo in fiamma di luce che si fa Ombra per conservarsi.
Dal contenitore immaginifico emergono ammantate di Numinoso le Spose di divina Proporzione. Sono figure di beatitudine immerse nei remoti e musicali silenzi di un Tempo senza Tempo.
Sono figure benedicenti. Aurorali. Radianti. Sorgenti di vita, di Sapienza.”
.

olaf hajek

OLAF HAJEK.
Anna Maria Farabbi ha così sintetizza il suo intervento sulla CREATIVITA’

“Ho espresso il mio pensiero e la mia pratica esistenziale e artistica. Lavorando in modo permanente, con intensità estrema, il proprio intimo io, cercando con altrettanta energia di affinare, moltiplicare e espandere le proprie vie espressive, ho individuato la necessità di confrontarsi umilmente con luoghi e creature della società, di solito ritenuti marginali.
Questo colloquio incessante con gli ultimi  diventa rigenerativo, esercitando la propria capacità di modulare la comunicazione e l’espressione, ridistribuisce la propria ricchezza interiore e artistica, schianta il fantasma carnivoro della nostra autoreferenzialità, le piste carrieristiche del mercato dell’arte. Rimette al centro ombelicale la qualità e la nostra crescita nella relatività comunitaria e cosmica. Impegna eticamente e politicamente il nostro respiro.
Ho narrato tre mie recenti esperienze: con i carcerati, con Mirella Alloisio, partigiana, con la scultura mistica di Guido Dettoni della Grazia.
Ho porto considerazioni, riflessioni, inviti, da ciascuna esperienza.”

Noi che ascoltavamo siamo rimaste rapite in particolare dal suo racconto dell’incontro in carcere con gli ergastolani; a loro ha voluto tenacemente portare due immagini fortemente simboliche: la Matrangela (che arrivò da noi a Sasso nel 2010 al Tempiquieti su “Madre” insieme alle donne degli horti di Mantova) ed una piccola magica scultura di cui ha scritto su Cartesensibili molto bene.
Ce l’ha portata, ci ha spiegato. Significati profondi raccolti in una mano.
“…Le sculture vivono su un palmo, perfettamente in armonia con la concavità anatomica e accogliente della mano, come una preghiera solidificata che a seconda della posizione dice Maria, in ginocchio, incinta, portatrice di anfora, con in braccio suo figlio o semplicemente, sapientemente, colomba.
La genialità di avere un volto concavo mi ha tatuato.
Il volto su cui imprimere le impronte digitali del proprio pollice. Sentendo la via della madre che si esprime nel silenzio dicente…”. https://cartesensibili.wordpress.com/2015/03/10/diario-anna-maria-farabbi-camminando-nellarte-di-guido-dettoni-della-grazia/


pellegrinaggio

il vento e gli spilli di pioggia strappano
me le scritture e i colori delle bandierine
sul filo esatto lunghissimo che oscilla suonando
le anonime cantiche del vuoto

salgo il sentiero
lo zaino incide la spina dorsale
la luce dell’alba improvvisamente mi spacca il petto
sciabola le mie ultime parole

stavo pensando all’inchiostro nelle lettere degli alpini
alle impronte esiliate dei curdi e degli armeni
alle bombe tra le gambe in corsa dei palestinesi
al respiro notturno dei deportati
e a quello annegato degli immigrati
alla testa senza parola dei bambini deformi
ai crampi nel corpo carsico dei malati

e ogni tanto cambiavo il passo
meditando la bellezza di una lingua che bacia

morirò restituendo gli occhi a mia madre
le orecchie la lingua il fiato

mi fido di lei e non ho paura
perché la sento mentre mi spoglia
trasformando i miei piedi scalzi
in due semi di danza

anna maria farabbi

.
maria lai olio di parole

olio_di_parole.

Alle 14 è seguito, come da programma,Un filo azzurro unisce le donne che creano – Maria Lai
Di questa donna, morta nel 2013, leggo da due anni. Leggo e rileggo; si trova molto materiale su di lei in internet, su youtube. Molto ha pubblicato anche Cartesensibili.
E’ certo la persona del nostro mondo occidentale che più mi ha interessata, che trovo magica, prestigiosa, una figura fisicamente minuta e delicata, una voce leggera, una forza incontenibile. Lei, che ha deciso di non avere figli per potere creare liberamente altro. Arte, relazioni. Per lasciare in diverso modo il segno del suo mettere al mondo.

Piccola donna schiva, la sua figura di artista esce potente dalle sue parole, dalle immagini delle sue opere, dal racconto che ha fatto della sua vita. Incontrarla è come subìre l’irradiarsi della sua forza creativa naturale e profondissima, restarne contagiati. I suoi libri di tela primordiali sono lei stessa, la voce della terra, dell’universo. Nel silenzio e nell’osservazione della natura, libera come il vento, rende visibili segnali, messaggi, voci arcaiche: le traduce e le colora, le lega, ci lega. Vita, arte, natura, socialità, tutto in armonia, in semplici bellissime opere senza tempo: immagini, parole oggetti che ci portiamo dentro come fossero eterni.
Maria, come la sua terra sarda, antica e fiera, ci propone semplicità, solidità, bellezza. Ogni sua opera è pura poesia. Ci lega ai suoi fili, indissolubilmente.
Dei tanti bellissimi concetti che ha espressi, profondi, unici, ne riporto due:

-“l’incontro con la morte
Maria racconta che da bambina (aveva 3 o 4 anni vide)un giorno in Sardegna, dalla sua casa, tanta gente che correva verso una casa vicina e piangeva. Li seguì. Su di un letto era distesa una ragazza morta. Dice: “…guardava stupita qualcosa che solo lei vedeva, e che la rendeva felice. Era morta. Non capivo perché piangessero se lei sembrava in paradiso. Mi ritrovarono lì affascinata da quello spettacolo. Da allora istintivamente associo l’idea della morte a quello stupore.”
Per me la morte è lo sguardo felice di quella ragazza. Ci diceva che ciò che vedeva non era raccontabile.
Poi le chiusero gli occhi .

.

Vero amore è quello che aiuta l’altro ad essere libero .

“...C’è chi nasce con una particolare esigenza. Essere fuori dal mondo. Non rispondere a tutte le leggi che governano la società. Scoprire lentamente che qualunque affetto gli è proibito.Allora si sente condannato. Ma quando hai capito che non essere di qualcuno è essere universale, essere più vasti, allora è la felicità. Fin da quando ero bambina avevo bisogno di scappare, di nascondermi. Ascoltavo il silenzio, amavo stare nascosta. Mi sentivo diversa. Sempre ho avuto il bisogno di creare distanze tra chi mi ama e me. Non sopporto di essere amata più di tanto…
Vero amore è quello che aiuta l’altro ad essere libero …”

.

Anna Maria Farabbi ha tratteggiato con forza l’immagine di Maria Lai.
Ho narrato il mio studio sulla voce di Maria Lai e interpretato la sua fluidità comunicativa come naturale, sapienziale, espressività poetica. Ho motivato e indicato vie di attenzione nell’ascolto.
Portato anche qui, possibilità di crescita creativa esistenziale e artistica, traendo frutto da una così epifanica maestra…. ” (A.M. Farabbi)

Dopo le parole di Anna, Federica Trenti e Cristina Nuvoli del Gruppo Gimbutas hanno letto l’intervista a Maria Lai fatta da Laura Caroniti, davvero bellissima, importante per conoscere Maria.
Ne riporto alcuni brani, i più significativi.

“…Il viaggio è la casa. Non solo la mia casa, ma quella di tutti noi. Siamo sulla terra, che gira a circa trenta chilometri al secondo, in un viaggio che è pur sempre un viaggio speciale, dove non si distingue la partenza dal ritorno. La vera nostalgia non è quella per un’isola. È l’ansia di infinito”…
“…Ripartii per Roma, sostenuta ancora da mio padre che si arrendeva all’evidenza di una figlia incapace di realizzarsi secondo le regole della sua logica. Oppure, come diceva, ero una capretta ansiosa di precipizi, che non si poteva tenere nel recinto, anche se il lupo la stava aspettando. Le mie montagne non sono poi tanto terribili, se, oltre ai precipizi e ai lupi, ci sono anche le nuvole…”.
“… L’arte non è consolatoria, è altro, è forza, potenza, è la vita entro una dimensione diversa e l’artista non può ridare vita a nulla, può solo crearne altra. Vita per Arte e Arte per Vita seconda. Una musica che neanche Dio può cantare: la vera forza e follia dell’uomo comune, decadente, terreno e soggetto alla morte: inventare.

Essere. Essere non i figli di un dio minore, ma dei minori che generano figli come parole e tratti di lapis. Veri, pulsanti, carne che buca il foglio, che trancia lo sguardo di chi osa guardare. Guardarci. Maria Lai disegnò gli animali di Maria Pietra e sola, oltre le leggende di Cambosu, usò i colori di Sardegna per raccontare a modo suo quel mondo in cui lei era un’astante.
E troviamo di lei delle Tele cucite, come carte geografiche di mari e terre scomparse, gli spazi di Ulassai, il suo paese, microcosmo di effetti e affetti che parlano dialetti nativi e prospettive surreali.
E la Lai raccontò delle Janas nelle sue “Fate operose” con fili d’oro e argento per assemblare stoffe che parlassero di queste strane creature, metà fate metà streghe, nate da uno sciame di api per insegnare alle donne sarde a tessere e filare, come insegnassero loro a parlare: i fili come parole, i filati come il parlare, l’alfabeto che le Janas regalarono perché si compisse la memoria delle loro figlie, delle loro genti…”
http://www.lankelot.eu/letteratura/introduzione-alla-figura-di-maria-lai.html

E di Maria Lai molto bene hanno parlato le donne del gruppo d’arte “A casa di Irene” di Cittadella – Padova, con Kit Sutherland, Annamaria Pagliarulo, Daniela Bettella.
Erano sono state al nostro Tempiquieti del 2013 a Ca’Vecchia .Già allora parlammo di Maria Lai e ci ripromettemmo tutte di rivederci per approfondire meglio.

Daniela, Anna Maria e Kit sono state studentesse della scuola internazionale di grafica di Venezia dove la Direttrice, Matilde Docetti, ora anziana,  era amica di Maria lai.

Così sono andate in Sardegna più volte per conoscere la Lai e sono rimaste incantate non solo dalle sue opere, ma anche dalla sua persona, saggia e carismatica.

Hanno iniziato a studiare le sue opere, a condividere la gioia della sua presenza, ad approfondire il suo pensiero profondo e poetico; Anna Maria ha dedicato la sua tesi dell’accademia a Venezia a Maria Lai; Daniela ha ricopiato molti suoi scritti, tutte studiano, seguono, si aggiornano su quanto di lei viene detto, fatto, diffuso.

Hanno portato un’ opera fatta dal loro gruppo artistico, un bellissimo libro d’arte lungo tre metri che è stato, insieme ad altre opere, molto apprezzato dalle donne presenti: un omaggio a Maria Lai ed al suo modo di vedere l’infinito, un intreccio misterioso e meraviglioso di cui sentirsi tutti parte…

Hanno ripercorso, proiettando immagini, tutto il lavoro fatto da Maria all’esterno, nel paesaggio sardo. Le sue grandi opere a carattere sociale, le sue creazioni che danno il segno dell’universo. Ed hanno raccontato del filo azzurro che ha legato la montagna. “Legarsi alla montagna”, la sua opera più importante certo, anche per il grande valore umano e politico che ha avuto e che tutt’ora trasmette a migliaia di persone, a tutte quelle che ne parlano in Italia e nel mondo, a tutti noi. Un’opera partita da una leggenda e sviluppata in modo magistrale da lei, Maria Lai.

.

.

Annamaria Pagliarulo, nella sua tesi, ha riportato tra l’altro le parole di molti abitanti dell’Ogliastra ai quali ha chiesto quali segni aveva lasciato in lui/lei Maria. Di queste interessanti testimonianze ci ha letto alcune frasi, ci ha riportato pareri, ricordi.

Il programma prevedeva un intervento su Maria Lai di Fernanda Ferraresso che purtroppo non ha partecipato perché ammalata, ma il suo interessante studio su Maria Lai lo ha pubblicato su Cartesensibili:
https://cartesensibili.wordpress.com/2015/04/18/a-proposito-di-maria-lai-tela-tela-io-lavato-lavato-io-la-stazione-e-il-viaggio-nel-viaggiato-re-il-valore-del-ritmo-delle-parole-che-portano-al-silenzio-fernanda-ferraresso/

E’ mancata perché ammalata, anche Paola Elia Cimatti che avrebbe dovuto brevemente parlarci di Etty Hillesum. Si era creata una certa aspettativa tra di noi, che già qualcosa di lei avevamo letto. Paola è una vera studiosa di Etty ed ha organizzato molti incontri a Bologna su questa importante donna, nel centenario dalla nascita. Paola ha chiesto ad un’amica, Loredana Magazzeni, di leggerci una lettera, dal suo Diario (Etty Hillesum – Diario 1941-1943 – Gli Adelphi – 1986 – pag.243 -), davvero splendida; abbiamo confermato l’intenzione di ritrovarci un giorno per parlare di lei.

.

 fran skiles- eye flower 

Eye Flower by Fran Skiles.

Ci sono stati momenti di pausa in questa giornata intensissima e ci si poteva allontanare nella piazzetta o passare nella sala atelier a mangiare un frutto, a parlare insieme per prendere fiato, tra un’emozione ed un’altra.

Alle 16 è stato il momento di Elvira Serena Anglini – Un’intervista fatta da Anna Maria Farabbi a questa giovane autrice della sua prima opera: “La stanza senza culla” (ed. Rossopietra, 2013)

Con lei ho intessuto nei mesi precedenti un lungo e amichevole rapporto. Con lei e con Aldina De Stefano, altra donna speciale assente per volontà precisa di restare “selvatica” il più possibile. Del libro di Elvira ci siamo scritte, abbiamo chiesto, ci siamo risposte a due, a tre…
Difficile raccontare di sé, aprirsi alle altre, dire di una storia autobiografica così dolorosa che ha coinvolto un grande pezzo di vita…Anna Maria ha posto domande, Federica Trenti ha letto parti forti del libro con partecipazione affettiva, Elvira ci ha portato la sua fatica, la sua volontà, la sua ricerca caparbia della luce, la sua parola. Scrive di questa esperienza comune:
“Le donne creano. Vittoria Ravagli crea. Una fecondità generosa, un’indefessa opera di tessitura: ricche trame, ricami di pazienza, di ascolto, tracce-filo da seguire e comporre.
Questa volta Vittoria ha scelto di intrecciare un filo colorato anche per me.
Un filo legato a un libro dato alla luce nella gioia, che da pochi mesi con piccoli passi ha iniziato l’altro viaggio di scoperta in direzione dell’altro; un libro atteso, tanto urgente e tanto scoperto, frutto di un desiderio finalmente ascoltato e reso consistente. L’attenzione, il lavoro e il tempo hanno portato qualcosa di buono per me, un’opera che ha preso la forma e la sostanza di una generatività del femminile.
La fatica di cercarsi, una lunga, estenuante pratica di trattative segrete, lo sforzo di darsi fiducia anche quando non si conosce, e alla fine la liberazione nella scrittura di un flusso imponente di parole, di pensieri, una memoria immaginativa sgorgata dal fondo che ha trovato l’ordine di una storia.
Racconto della scrittura come un leggersi dentro, un fare silenzio e spazio interiore per meditare e capire; come ricerca di una lingua originaria mancante, di parole capaci di parlare con la voce che cura e che ama. E ancora la scrittura come desiderio di un pensiero allargato, di una mente quieta, accudente, centrata sulla riflessione del femminile e del materno; spazio di nascita, grembo di una perduta memoria dell’origine.
Scrivere è stato come nascere di nuovo secondo me stessa, recuperare un sentire originario attraverso il corpo. Perché per poter creare bisogna entrare nel corpo, ascoltarlo e integrarlo. La vita senza l’ispezione del corpo con le sue emozioni e sensazioni porta inevitabilmente allo smarrimento dell’anima. E’ così che ho fatto del processo creativo un’osservazione, una sperimentazione e una forma di conoscenza . La scoperta innocente, stupefacente di essere capace di un’offerta consapevole di me, di essere finalmente spontanea con la vita. E in contatto con la mia felicità.
Ho cercato di rappresentare tutto questo nel bellissimo spazio di ascolto creato; l’intenzione era quella di trasformare tutta l’energia interiore sentita, posseduta in energia di comunicazione da trasmettere empaticamente agli altri.
Grazie a tutte le donne che hanno raccolto e condiviso la mia emozione.
Grazie ad Anna Maria Farabbi che ancora una volta generosamente mi ha presa e condotta per mano; grazie a Federica Trenti che con una intensa e partecipata lettura ha dato voce alle pagine restituendo il loro intimo senso e la loro verità. E un ringraziamento particolare a Vittoria Ravagli che mi ha invitata a questo incontro.
Porto dentro i suoi specialissimi occhi che là in prima fila continuano a osservare, esplorare e seguire ogni gesto, ogni senso. Sembra che scendano nel mio cuore a sostenere ogni vivo, singolo battito.”

.

hannah klaus hunter-textile and paper collage

Hannah Klaus Hunter.

LANDAI E AUTOEDITORIA, IL PRINCIPIO FEMMINILE- con Antonella Barina
Poi l’intervento di Antonella. Prima di parlare ha messo in fila, sul pianoforte dietro di lei, in piedi, un po’ aperti, i piccoli libri preziosi di Aldina De Stefano ed i suoi, ed altri, sui landais; ha steso lo striscione di Venezia fatto dalle donne per l’incontro del 25 marzo 2014 (°)ed ha parlato, ha letto, ha recitato landais bellissimi e non solo di denuncia. Quelli di Aldina e i suoi hanno qualcosa di particolare. Usano questa metrica con una padronanza come se lo facessero da sempre.
Ha raccontato dei landais dalle origini a quelli di casa nostra, a partire dal 2013, dai giardini del Guasto a Bologna col Gimbutas, poi a Venezia, a Porto Marghera, all’America latina…I landais che volano, si diffondono nei paesi, nelle città, nelle scuole…
Riporto alcuni passaggi della sua ricca e bella relazione:

“Cosa significa oggi per le poete italiane aderire al movimento poetico dei landai? Un esercizio di stile o quanto vi è di più? …Non un’azione conformista, ma un fiume nato – non va mai dimenticato – dalla sorgente di Sasso Marconi, una corrente sotterranea che è emersa a Bologna e poi ha toccato altre città italiane, diffondendosi all’estero. Oggi si può parlare a pieno titolo di un movimento poetico il cui svolgersi è atto pienamente politico, che nel contempo restituisce carica comunicativa alla poesia. È fortemente simbolica l’azione di aderire ad una stessa convenzione metrica per denunciare la violenza, ma possiamo utilizzare la forma semplice del landai per esprimere tutto il nostro mondo: l’amore, in primo luogo, come in diversi landai pashtun tanto vicini alla poesia mistica e carnale, senza opposizione tra i due termini, che sta alla base del Cantico dei Cantici come delle poesie di Mevlana. Perché anche esprimere l’amore e la gioia è un atto politico, certo il migliore… Ma se vogliamo che questo fiume continui a scorrere bisogna non disseccare la fonte, va tenuta viva la memoria: questo abbiamo scelto di fare a Venezia, con due incontri non ex novo, ma esplicitamente raccordati – nei comunicati, nelle locandine, nel corso delle letture – all’evento nato qui, perché “Unde origo inde salus”, dall’origine viene la salute… In questo senso per me questo percorso è esemplare. L’azione individuale è rafforzata dal fatto di avere un prima (Bologna) e un dopo (tutti i nuovi eventi che ne discenderanno). Nel mio giardino ho una pianta di calicanthus, i semi che attecchiscono e diventano piante sono quelli disposti attorno all’albero madre.

Unde origo inde salus
Non posso parlar di madre se la cancello

*
Unde origo Inde Salus
E riconosci la matrice dentro di te

*
Sono versi tratti dai Landai della ri/conoscenza che ho dedicato a Vittoria nel libretto da me autoedito ‘Landai di forza, resistenza, gioia’.

Sono qui per parlare anche di autoeditoria, un termine che personalmente differenzio dall’autoproduzione perché per me l’autoeditoria ha due caratteristiche: è l’autrice in prima persona ad assumere su di sé, con piena responsabilità, la funzione editoriale …e lo fa non episodicamente, ma con continuità in vario modo significata. Per quel che riguarda la mia produzione ho mantenuto fin dai primi anni duemila il binomio ‘Edizione dell’Autrice”, registrato come testata giornalistica, ma non come soggetto commerciale…
Ogni anno a Venezia Edizione dell’Autrice promuove l’incontro M’EDITARE, inteso come editare me stessa, me editare, e meditare, riflettere, sull’azione che si compie (in www.autoeditoria.it le diverse tappe dal 2009 in poi).

Nel tempo, fin dal primo manifesto di Edizione dell’Autrice, ho spiegato l’esigenza di autoeditare con una serie di metafore connesse al parto, non facendo distinzione tra atto creativo produttivo e riproduttivo. Le poesie ci son figlie e figli, e questi ci sono frutto quanto le poesie…
Edizione dell’Autrice ha pubblicato a oggi un centinaio tra numeri di poesia mia o degli incontri che promuovo o cui partecipo, e relativi supplementi. I Landai di forza, resistenza e gioia sono il numero 55, ne ho fatto tre edizioni, sono composti da tre serie di sette landai ciascuno, tutti assieme descrivono il processo di liberazione da una situazione di violenza familiare.
Forza, dove la poesia ne è strumento primo:

La poesia non cambia nulla?
Senti la nuova linfa dentro le tue vene
.
Resistenza:
Tante volte finita a terra
Quante quelle che mi sono rialzata
.
Gioia (possibile solo se si avvia anche il processo di liberazione dei figli/e dal peso della violenza):
Oggi il sole è tornato
Figli miei, vorrei parlarvi della gioia
.
Così ora è possibile il cambiamento (il simbolo della spirale illustra tutto il libretto)
Come la muta del serpente
Io ora mi apro a nuove stagioni

Ma è una forma di autoeditoria anche l’opera delle artiste di Beatrix VT (Opera Beatrix V T, steli in gesso 60x 80, realizzazione di Angela Marchionni e Roberta Ferrara), che hanno inciso i propri landai e quelli di altre (Rossella Ricci, Benedetta Iandolo, Gabriella Cappelletti, ecc.) nelle steli riprese nello striscione che hanno donato per l’incontro landai a Venezia (°) e che vi ho portato. Un gruppo bellissimo che opera da tanto a Bologna e in altre città, geografie mobili del femminile dove ci si ritrova anche a distanza di anni e sai che per qualcuna ci sei sempre stata e lei sa che dentro di te c’è spazio per lei.
…E un grande grazie alle sorelle afgane che ci consentono di fare il punto sullo stato della poesia, restituendole il suo senso pieno.”

https://cartesensibili.wordpress.com/2014/03/08/tempiquieti-vittoria-ravagli-solo-landays-aldina-de-stefano/
https://cartesensibili.wordpress.com/2014/05/09/tempiquieti-vittoria-ravagli-ancora-landais-da-antonella-barina/

.

hannah klaus hunter

mending-walls-5-detail

.

Le donne del Gruppo Marija Gimbutas hanno allora ricordato:
“Nel settembre 2013, ospiti dei 100t poeti per il cambiamento con Pina Piccolo, nei Giardini del Guasto a Bologna, abbiamo reso concreta l’idea di Marco Ribani che i landais diventassero uno strumento di denuncia anche per le donne occidentali. In quel luogo particolare e adattissimo, nel cuore di Bologna, molti gruppi di donne e donne singole hanno letto.Senza nomi, come sono destinati a girare, alcuni landais di quel giorno…” Ed è iniziata la dolorosissima cantilena sottovoce con i tanti nomi delle donne uccise:

-A Eleonora Noventa, 16 anni, uccisa dal fidanzato trentenne
– A Chiara Brandonisio, 34 anni, uccisa a sprangate da un amico di Facebook.
– A Silvia Zanchi, 24 anni. Strangolata con la cintura dei pantaloni dal convivente
– A Debora Palazzo, 20 anni, uccisa dall’ex fidanzato con un colpo di pistola.
– A Roberta Lanzino, 19 anni. Aggredita e uccisa da due uomini mentre andava al mare.*

Trenta Trenta Trenta. Il sangue
che mi usciva e tu piangendo mi dicevi “Muori”
*
Andavo al mare. Cantavo sola..
Voi in tanti. Come una caccia di cinghiale. Il rosso dalla gola.
*

Mentre morivo
Se mai ti venisse in mente
Che è stata una donna a metterti al mondo

Nell’orto ti hanno sepolta
rinascerai tra papaveri e spighe
*
e i landais delle donne di Annassim egiziane:..

Graffiti sui muri, graffi colorati di donne senza parola
della memoria megafono di libertà
*
A piazza Tahair per la libertà
la più grande emozione della mia vita
*
Ho urlato con donne: giovani, anziane, coraggiose, forti
io donna egiziana immigrata in Italia.

*
e tanti altri landais ed ancora..

– A Hina Saleem. 20 anni uccisa da padre e dai fratelli
– A Lucia Bellucci 31 anni uccisa dal suo ex…

https://cartesensibili.wordpress.com/2013/10/06/100thousand-poets-for-change-a-bologna-vittoria-ravagli-racconta/
https://cartesensibili.wordpress.com/2013/10/09/100thousand-poets-for-change-a-bologna-vittoria-ravagli-racconta-i-landays-nel-giardino-del-guasto-parte-2/

.

natalie ratcliffe

Natalie Ratcliffe.

.

Graziella Poluzzi  ha letto alcuni suoi aforismi ironici e graffianti, molto applauditi, dal suo libro “Sinapsi in strass” – https://cartesensibili.wordpress.com/2014/10/26/graziella-poluzzi-quando-in-stras-ci-riduce-lo-stress-e-non-bastano-gli-strass-aforismi-e-ironia-per-vivere-almeno-un-po-meno-peggio/

Donne di Sasso ed “espressioni creative”.
Ho presentato questo gruppo, ultimo nato. Una associazione di donne per lo più giovani nato quasi casualmente da una ricerca su internet per scrivere insieme la “Guida sentimentale” di Sasso Marconi nel 2014. Un incontro magico che ha portato ad un libro davvero interessante e piacevolissimo di cui ho scritto su Cartesensibili . Il gruppo ha protetto e rafforzato la creatività di ciascuna di noi, consentendole di sbocciare.
https://cartesensibili.wordpress.com/2014/03/05/sasso-marconi-una-guida-sentimentale-luoghi-storie-e-paesaggi-raccontati-dalle-donne-vittoria-ravagli

Il gruppo, oltre al lavoro in corso con le scuole per creare una “Guida dei ragazzi“, ha progetti legati alla creatività per l’anno in corso…

Ha detto tra l’altro Annalisa Venturi: “- Scrivo da sempre per lavoro, ma solo con le “donne” ho “pubblicato” qualcosa di personale…Operazione “coraggiosa” che ha segnato una piccola grande svolta….cioè tirare fuori dal cassetto un libricino in pratica già pronto da stampare!

Era nel cassetto da sette anni circa.
Sono racconti di cani, monologhi attraverso i quali i quadrupedi parlano di sé e dei loro padroni bipedi….
Racconti brevi, spesso tristi e densi…come la vita di fatto è.
Il titolo del libro é “Cani e padroni di cani”. Il 9 maggio in questa sala verrà presentato attraverso letture di alcune di noi. Poiché il libro dei cani è illustrato da acquarelli di Valerio Baruzzi, mio marito che, un po’ controvoglia, un giorno si mise a raffigurare quei cani “trisssssstiiiiiissimi” , come li definisce lui….. il 9 maggio Valerio Baruzzi esporrà quegli acquarelli ed altri dipinti della sua molto più vivace produzione!…”

Ha poi parlato Carla Cenacchi. Lei ed io siamo le anziane del gruppo. La sua storia è ancora più romanzata della mia ed il suo libro autoprodotto – “Dagli Appennini alle Ande” – racconta cose che oggi ai più sembrano incredibili .
“… E intanto su di me gli anni accumulati m’ inducono a riaprire certi cassetti, trovarne dei fogli e … rileggendoli mi trovo a riprendere la matita e a scrivere seguendo un filo mio che serve a farmi conoscere meglio proprio dai figli, ma anche dai parenti e dagli amici.
Poi seguendo l’onda creativa col gruppo delle Donne di Sasso abbiamo deciso di fare un incontro pubblico su questo mio libretto autoprodotto … anche perché parlando di tempi passati, è bene rimangano scritte cose che non esistono più.

Per esempio come diventare radioamatori ed essere in tre a mangiare insieme, ognuno sul proprio tavolone, davanti al proprio microfono, ma in tre parti del modo diverse, anche se sulla stessa frequenza e alla stessa ora… usando le onde di Marconi con la rice-trasmittente, era lo skype del 1980.
Oppure come sposarsi per procura, per raggiungere l’amore lontano … ”
L’incontro sarà il 9 ottobre, sempre in Sala Giorgi a Sasso. Alle pareti foto collegate al tema.

Molti sono stati gli interventi delle donne che hanno partecipato. Gli annunci per nuove iniziative,
il ricordo condiviso di incontri fatti di recente.
Poi questa giornata davvero intensa, piena di forti emozioni, è finita con Raffaella Parisini che ha raccontato del suo libretto d’arte esposto su di un tavolino in sala insieme a graziosissimi biglietti ed oggetti in carta che lei e l’illustratrice Benedetta Nigelli producono per piacere loro e delle amiche/amici. La sua storia, scritta in quel librino, ci ha accompagna da molto tempo. “Raffa” la porta in giro e la fa conoscere ad altre donne che dalla sua esperienza possono trarre un segnale di fiducia e speranza. Si intitola “Elogio dell’asimmetria” . “…Mi guardo i seni: uno è più piccolo dell’altro ed entrambi sono più piccoli di PRIMA…” titanichetimbratrici.blogspot.it

Il seguito dell’incontro seguirà a breve per raccontarvi il 29 marzo, la mattina di sole dei Tempiquieti curata da Leila Falà.

Vittoria Ravagli

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...