Posso essere racchiuso in uno spazio di noce e considerarmi un re dello spazio infinito- Simonetta Met Sambiase incontra Elena Mazzi

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Chiamarsi a de-costruire la visione sedimentata di uno spazio per ri-costruirlo in una nuova lettura, dal segno al nuovo segno. Una scrittura artistica quella di Elena Mazzi che parte dal racconto in toto di un territorio, una mutazione di segno visivo che ne da una prospettiva dal particolare all’universale, il territorio come uno spazio d’orientamento per il vissuto umano tra passato e presente.

La giovane artista, ci orienta così nel suo impegno artistico: “Negli ultimi anni la mia ricerca si è focalizzata principalmente sulle relazioni interdisciplinari tra arte e architettura, società e territorio. Dal 2009 la mia pratica artistica si sviluppa a partire da aree territoriali problematiche, che hanno recentemente subito traumi di varia tipologia . L’intento è quello di realizzare lavori di natura processuale che informino un pubblico spesso non cosciente delle difficoltà che affliggono le realtà prese in considerazione, così come quello di lavorare in contatto con le comunità di questi luoghi, in modo da far emergere e allo stesso tempo condividere strategie di sopravvivenza e abilità che permettano di dare allo spettatore una differente chiave di lettura dei territori presi in considerazione. Ho iniziato a lavorare secondo questa modalità dopo essere stata colpita in prima persona dal terremoto che ha distrutto la città de L’Aquila nell’aprile del 2009. Dal quel momento ho iniziato a seguire la ricostruzione voluta dal Governo italiano, argomento trattato nella mia tesi di laurea all’Università IUAV di Venezia. In quel periodo la mia attenzione verteva sulle diverse modalità di vivere lo spazio che ci circonda, cercando di capire come l’Italia si relazionava al suo territorio e al resto del mondo.

Progettare il futuro Italia, partendo dall’arte e dai giovani artisti. E’ più utopico dell’utopia stessa?

Da lungo tempo l’Italia vive una forte crisi delle risorse ambientali. Spesso gli abitanti stessi non sono coscienti di quanto succede intorno a loro, ciò nonostante continuano a sfruttare e strumentalizzare le risorse del Paese senza rendersi conto della progressiva mancanza di quest’ultime. I media e la politica non fanno altro che aumentare la profonda mancanza di coscienza su questi argomenti, aumentando il divario tra abitanti e ambiente. Il mio ambizioso progetto mira ad agire in due opposte direzioni. Da una lato cerco di attingere al modello nordico, all’avanguardia sulle tecnologie ambientali, sulla sostenibilità e sulle strategie create ad hoc per il benessere del cittadino e della cosa pubblica. Dall’altro cerco di analizzare il processo di riuso di materiale di scarto, guardando alle abilità e alle strategie del vivere quotidiano dei paesi più poveri, dove di necessità si fa virtù.

S\con\fine. La definizione di luogo come territorio è quasi sempre legata alla iscrizione di un’identità locale e nazionale. Diversamente lei ne ritrae l’aspetto “originale” di luogo in toto, privo di sovrastrutture per guardare e costruire una visione che parte dal luogo per ri-creare la libertà espressiva del luogo stesso, dal luogo “naturale”.

La cosa più importante per me sta nel cercare di sottolineare aspetti quotidiani di vita sociale. Credo che la quotidianità sia il punto di partenza per un vero cambiamento, un modo di riavvicinare l’essere umano alla sua identità. Il Modernismo ha ucciso la spontanea, non-intenzionale e originale attitudine dell’uomo a confrontarsi con il mondo, decidendo al suo posto le azioni che le persone dovrebbero compiere, invece che lasciarle libere di decidere e di agire. Per questo il mio lavoro parla anche di politica e di comunicazione mediatica.Sono interessata a ciò che definirei memoria quotidiana, una memoria emozionale, fatta di semplici gesti che sono parte di ciascuno di noi, e che possono essere valorizzati da atti collettivi. Ciò mi ha inevitabilmente portato a parlare di identità, un’identità al contempo personale e collettiva, che si relaziona con uno specifico territorio, e che dà adito a modalità di scambio e di trasformazione che necessitano di essere indagate, esplorate e trasmesse.

La domanda canonica: prossimi impegni di Elena Mazzi?

Sarò presto ad Istanbul alla biennale che si aprirà a settembre. Subito dopo parteciperò alla Biennale dell’Europa e del Mediterraneo.

Simonetta Met Sambiase

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Elena Mazzi nasce nel 1984 a Reggio Emilia. Ha studiato Storia dell’Arte presso l’Università di Siena. Nel 2011 si è laureata in Arti Visive presso lo IUAV di Venezia. Ha trascorso un periodo di studi all’estero presso la Royal Academy of Art (Konsthogskolan) di Stoccolma. Ha partecipato a diverse mostre collettive e personal. Nel 2012 partecipa al workshop di Tim Rollins & K.O.S. presso la Fondazione Spinola Banna per l’Arte a Poirino (TO). Nel 2013 è invitata al programma di residenze di Dolomiti contemporanee, ed è assegnataria di uno studio alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia.VNel 2014 è selezionata per il progetto EGE-European Glass Experience, mostra itinerante nei migliori musei del vetro d’Europa, e partecipa con il suo ultimo progetto collateralmente alla 14° Biennale d’Architettura di Venezia e alla prima Biennale di Fittja (Stoccolma). E’ inoltre selezionata per partecipare al workshop di Carlos Garaicoa presso la Fundacion Botin (Spagna), e alla residenza presso DOCVA-Via Farini, Milano. Vive e lavora a Venezia.

http://www.elenamazzi.com/

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foto tratta dal
progetto Chutara, Nepal, 2011, installazione site-specific

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Rife in rimenti in rete:
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