A proposito di Maria Lai.Tela-tela-io, lavato-lavato-io, la stazione e il viaggio nel viaggiato-re: il valore del ritmo delle parole che portano al silenzio. Fernanda Ferraresso

maria lai- telaio nel lavatoio comunale di ulassai

maria lai-intervento al lavatoio.

Due elementi, alla base della mia breve lettura delle opere di Maria Lai.
Il primo, che mi è familiare per attività propria ed è comune ad entrambi: il PROGETTO. L’altro: la MEMORIA, che è alla base di ogni progetto ed è comunione di ciò che crea appartenenza, relazione e produzione di nuova memoria.
In ogni opera di Maria Lai credo si possa riconoscere una sintesi perfetta e dinamica dei due elementi, ossia il VIAGGIO ATTRAVERSO LA MEMORIA. E questo, naturalmente, collegato alla propria personalità e alla visione del mondo che ognuno ha in sé.
Ogni opera è il continuo con-flitto (cum-flictus: cum, insieme; flictus da fligere, percuotere, urtare una cosa con l’altra) e la continua LETTURA, LEGATURA (leggere: legere;  legare: ligarelygein: piegare, annodare, stringere con fune, “carena” [ricordo la catena genetica del DNA] creando VINCOLO di relazione tra le parti.

Il sanscrito ling-âmi (piego) introduce anche un’altra parola: gam (base sumera) che vuol dire  VINCOLARE, UNIRE.

GAMARU: donare(in accadico)
IL greco γάμος (ganos) sta per nozze, sposalizio  e trova anch’esso la sua base nel sumero GAM.
Quindi LEGARE-LEGAMI- LEGANTE (Maria usa il legante cementizio per le legare le impronte in argilla nel MURO, opera del 1989-‘90)
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maria lai- muro (1989-‘90)

maria lai- muro (1989-‘90).
Sono le nozze, lo sposalizio con quella montagna, la radice del cielo (azzurro del nastro che lega le persone alla montgna e a tutti gli altri abitanti della terra, indica il filo della genesi di tutti e mostra, nei nodi, il legame che esiste oppure è assente tra la gente). L’atto di fare un nodo e altresì di scioglierlo è un atto di sacri-ficio, un ” fare il sacro”.

Il fare il nodo  è un atto sacrificale e di relazione.Per questo Maria Lai chiede che vengano annodati pani ed eseguiti nodi e sul muro delle tracce, delle impronte, crea altri nodi tra i materiali utilizzati, tra loro affini,  e le forme stesse, annodate anche, dalla lavorazione che hanno subito, alle mani degli uomini che le hanno predisposte in una sequenza di innesti per farne un muro.
Tornando allo sposalizio, il legarsi alla montagna, alla terra e attraverso questa al cielo,  e al nastro azzuro, tutti sono chiaramente elementi simbolici che dichiarano il φίλος (philos), legame di amicizia e amore; phylum ( φυλόν, nazione, tribù, gente) che indica come gli organismi dello stesso phylum hanno un piano strutturale comune, non necessariamente evidente dalla morfologia esterna. C’è ” un filo d’ amore” che ci mette in relazione, anche nei conflitti, e ci LEGA ALL’ORIGINE del VIAGGIO, in un’acqua della memoria che è lo specchio dell’acqua primordiale e materna, il ventre che tutto nasce e rinasce: MONDO (anche l’idea di grotta, quella della fiaba di Maria Lai, da cui la bambina porta un nastro azzurro, è legata alla grotta della rinascita, della resurrezione, che è qualcosa che monda, pulisce tanto quanto riesce a fare l’acqua al lavato-io) .
E’ l’acqua che lega i luoghi, in un dialogo e una tessitura continua nel ciclo della trasformazione e dei nodi relazionali.
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maria lai- lavatoio comunale ulassai

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IMG_0047
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Maria usa il lavatoio e la stazione come elementi di esPOSIZIONE. Il dialogo che interiormente lega ogni luogo in un UNICUM-UNIVERSO e sillaba, nodo per nodo, la tessitura del cielo.
AN-NODO: an privativo ma anche duale indica la possibilità di rilettura della parola (nodo-dono) e mette in luce che non esiste privazione e negatività nel nucleo del nodo (in architettura il nodo è il punto di equilibrio delle componenti delle forze) ma è un legare insieme nel segno del SE-ME:cielo e terra attraverso il continuo lavoro della mano (..umano- humus).
MANO: manus in latino, ha come origine l’accadico manû, contare, calcolare, e mostra la mano come proiezione, pro-iectum: pro-getto) esterna del cervello, primo strumento di COM-PUTO (stimo, lego, leggo: cum-puto), conto con le cinque dita, ma anche con i cinque sensi valuto e leggo e lego in me, parola creatrice.

 Il TELA-IO è la migliore traduzione della tessitura organica che si misura in SUONI-MEMORIA e SILENZIO, in cui il con-flitto interiore fa da spola tra le trame e l’ordito, tesi (e sintesi) tra i licci.
Ogni telaio è, di fatto, un DIS-POSITIVO, sconnesso e inceppato non ha altri spazi scenografici che il LAVATO-IO, in cui ogni UNO elabora il suo VIAGGIO compiendo la tessitura tra terra e cielo.
E’ anche  la DE-SOLAZIONE della SOLItudine e del SILENZIO (SI-LENT(I)UM: si fa lente e si fa lento).

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maria lai- stazione dell’arte

La-Stazione-dellArte-Ulassai-2006-foto-Manuela-De-Leonardis1

stazionedellarte14-ricucireilmondo_cv4417

stazio3.
E’ la distanza, stanza di ciò che è IN-VALICABILE (V è la gola della montagna, come altre volte detto, ma anche l’origine femminile e l’accoglienza)
La stanza  si fa STAZIONE del VIAGGIO, del viaggiatore, di colui che ha un tempo contato sulle dita della mano, e la sua mano è la misura dello spazio e del tempo.
Il punto di stazione, in prospettiva, è il punto che ha nel suo asse principale di percezione (asse VisiVo: anche questa parola mostra l’attraVersamento) la prospettività del punto all’infinito, punto improprio (pro-spicio: vedo prima,  vedo a favore), punto che appar-tiene all’orizzonte di ognuno, che ha le caratteristiche di ogni osservatore (la sua altezza, la sua distanza dal “quadro”).
Ciò che si valica nella sezione prospettica (sezione del cono visivo che diventa il quadro prospettico che si disegna) dalla stazione dell’osservatore, punto di vista, è ciò che sta TRA la nostra interiorità e il mondo (mondo, pulito, lavato, astratto dallo sguardo e gettato oltre  sé ad infinutum).
Il progetto si fa quindi momento di SINTESI SENSORIALE e VISIVA, una specie di BIO-GRAFIA “punteggiata”, “annodata”, integrata degli aspetti caratterizzanti ogni FORMA, dove MA è l’origine stessa della creatività, è madre di quanto si riforma plasticamente in un continuo viaggio dei corpi  tra MOS e MORS (mos: forma, costume, abito, tela, tessuto; mors: morte), come sezione del silenzio, lingua del cosmo e natura del VIAGGIO.

 fernanda ferraresso

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interno lavatoio- ulassai

lavatoio.

Riferimenti in rete:

http://www.domusweb.it/it/arte/2013/04/24/maria_lai_legarsi_alla_montagna.html

http://www.alfabeta2.it/2013/03/14/tracce-di-un-dio-distratto/

http://divisare.com/projects/203284-Sergio-Aruanno-Ulassai-allestimento-museale-della-Stazione-dell-arte-

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6 pensieri su “A proposito di Maria Lai.Tela-tela-io, lavato-lavato-io, la stazione e il viaggio nel viaggiato-re: il valore del ritmo delle parole che portano al silenzio. Fernanda Ferraresso

  1. Avevo letto altri tuoi interventi su Maria Lai e ne ero già stata molto colpita, questa volta ho voluto cercare altro materiale . Questa sera l’ho ascoltata nel video “Inventata da un Dio distratto”. Una patriarca. Ti ringrazio Fernanda per avermici portata.

  2. Trovo che abbia una profondità di ascolto e di sguardo che supera quelli di molti altri artisti e poi c’è da aggiungere il suo creare e vivere la relazione, non restando distante, lontana, diva, anzi, al contrario, vivendo in una semplicità la completezza della condivisione. Ciao, felice che tu l’abbia ascoltata e conosciuta. f

  3. Pingback: NELLA CRUNA DI UNA TESI CON… Anna Maria Pagliarulo – Intervista di Anna Maria Farabbi | CARTESENSIBILI

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