ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso- Inutilmente ti direi: neve,di Amina Narimi

atsuo ogawa

pool.

Ospito una voce nuova, che porta in me molte componenti, attraverso la sua scrittura. Una prosa-poesia che ha in corpo sale e luce ma non dimentica di trattenere magma e pece, forze combustili e carichi di grazia. Una poesia ambra con all’interno il fossile che parla, raccontando della vita le ere e le geologie di sinclinali umane. Il testo lo riporto dal sito de La Recherche,  dove pubblica  molti suoi testi. All’interno la conoscenza non smette di innestarsi ed estrarsi, proprio come in  una miniera, dalle vene vive di una parola turgida, ch si carica e scorre fino a farsi sentire attraverso un paesaggio che muta, pelle dell’animale che si accresce e si rinasce, si trasforma.

fernanda ferraresso

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atsuo ogawa

atsuo ogawa.

Inutilmente ti direi -Neve-partendo dalla fisica dell’atomo degli elettroni ti direi i corridoi di volo,quota e direzione,che libertà non hanno intorno al nucleo.Inutilmente-Neve- Ancor più dell’ossigeno che sta all’ottavo posto del sistema periodico e di un nucleo composto da 8 protoni,8 neutroni ,solo perchè mi piace l’8(sdraiato)

Quarantanove e millemila come dell’amore i modi della neve,non solo Qanik
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“C’è un freddo straordinario, 18 gradi Celsius sotto zero, e nevica, e nella lingua che non è più la mia la neve è qanik, grossi cristalli quasi senza peso che cadono in grande quantità e coprono la terra con uno strato di bianco gelo polverizzato” : inizia così Smilla e il senso della neve

L’occhio è pronto a inghiottire permanenti ghiacci di solitudine,come l’acqua, cieca, materna, l’hiku, ha appreso i dettagli,i loro morti scrivono il paesaggio:
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qanik ,lingua di neve non mia
bianchi cristalli cadono a terra
bianco gelo polverizza alchimia
49 modi di neve,uno solo per guerra

Schivi anche i trichechi nel ghiaccio ipersensibili
se c’è un inverno di poco pesce
possono essere imprevedibili
assassini rapidi che il mare cresce

Smilla lo sa del tricheco e di sua madre
faceva l’amore e puliva le pelli
sparava in kayak come suo padre
finì nel killaq,una buca di ghiaccio e coltelli

E’ idrofoba Smilla ma adora quel ghiaccio che l’acqua nasconde,solida e percorribile
come di Euclide il punto indivisibile, del tratto ogni distanza che sinik è quel sonno che il viaggio misura spazio tempo e movimento in tutta la stanza

nella nebbia raddoppia,nel nero di pioggia si fa fessura
la distanza europea è qualcos’altro
è un concetto per riformatori
che trasforma il mondo in un metro
Smilla è una Inuk,possiede altri valori

L’anima ha un suo luogo là sotto,  di sassi e sonagli,
approda al canto delle balene,all’antro caldo

Gli occhi hanno imparato della neve il bianco
dove il buio cresce, dove i ghiacci tagliano ombre, gli eschimesi pellicce, la bestia che noi lasciamo avvolgere dai gorghi… Ascolta…

C’è una membrana lucente di breve durata che il vento e le onde infrangono presto
è il ghiaccio Frazil,un raffreddore,un piccolo taglio,un troppo_lieve amore,un divenire inconsistente
è un fuoco che estingue le realtà improvvise ..Frazil sono attimi di felicità
-E il grease ice ?- saponosa poltiglia in ricordi, come spugna s’imbeve e dilata chè se non presti attenzione svirgoli in grumo,saliva, infine  schiuma
I ghiacci assumono una spietata mimetica,banchi di blu e di  neri,gli hikuaq e i puktaaq,i più pericolosi,
acqua pura in fusione, pesante e profonda,
così trasparenti galleggiano da scambiarsi  il colore con l’acqua che li circonda,specchio che più non contiene,
sembra invitarti all’essenza,la riconosci nel Segno
ma cela l’inganno,prende dal desiderio la  forma e forma gli dà del desiderio,
e quando credi di bere dal Seno l’ll ghiaccio duro ti chiude  la vena
Sapere della corrente gli urti..sugli ivuniq,ci vuole equilibrio,
la sua corda è legata al paese dal clima più duro del mondo,il funambolismo della sua razza ai pregiudizi,
è la neve che il vento trasforma in barricate a proteggere il puro dalla profanazione,dal loro ricco delirio

Ricorda allora che nella nebbia,gli agiuppiniq, i cumuli di neve si faranno metodo e vedetta per la sua slitta,
infallibili come il tocco di un cieco…l’invisibile è quello che non appare a prima vista
– così “interpreti” la neve nella nebbia?dai cumuli??-
Così..risalendoli,poi di nuovo giù,come grani in braille sotto pelle,come dei sentimenti l’odore
la forma che a suo modo li mostra
Del killaq non vorrei dire.. ogni orlo,ogni perdita,le buche nel ghiaccio assassine..ferite aperte,ancora
la foca morirà ballerina,la sua idrofobia,una vertigine tridimensionale,una realtà anatomica che la rende statua
il trauma che accadde alla madre che ancora la tira,e la attira nel gesto,fatti eventi rumori
in cui era chiamata a quel kayak,malgrado sè …

Così della neve ha tratto la sua psicologia,il suo fenomeno,la trasformazione di qualcosa che già conosceva…
a ripararsi dalla catastrofe

Gli eschimesi le cacciano nell’oceano le lance, l’isteria delle reti – le chiamano streghe.
Sanno cosa vedono, occhi notturni, nudi – nodo vischioso di mari, un sale amaro attorno – il nervo, la fune tesa al fondo

Al bianco incendiario del ghiaccio perenne si apre,si dona
senza riserve,nel dono  libertà,libera
è il sorriso Inuit,luce che dilaga dalla sua mente bianca,di chi sa vedere una persona com’è

Scende neve nuova….presto quest’anno,vicino ai Santi
andiamo a lasciar traccia?
a saltare il nostro gioco migliore?
Guarda!La neve turbina quei grossi cristalli d’argento a coprire la terra di bianco polverizzato..
-Andiamo,sì,ma come si fa?-
-si salta così,sulla superficie di neve pulita,Tu aspetti, girato dall’altra parte
e dopo ricostruisci i salti dalle orme lasciate sulla neve nuova-
Mi pare di vederti ! un giro e mezzo in aria,atteraggio su un piede solo,
poi torni indietro sulle sue orme,eh?
Ma ogni volta, ogni volta lo sai che t’indovino!!!

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