A COLPO D’OCCHIO: Gherardo delle Notti – Quadri bizzarrissimi e cene allegre. Firenze , Galleria degli Uffizi – di Silvio Lacasella

gherardo delle notti- cena con suonatore di liuto

cena.

Gran parte degli artisti che al fiorire del Seicento giunsero nel nostro paese provenienti da tutta Europa per immergere il corpo, oltre che la mente, nelle fonti della classicità e della grande tradizione figurativa italiana, nel momento in cui arrivavano a Roma, rimanevano folgorati dalla forza rivoluzionaria del naturalismo caravaggesco. La sensazione è che fossero come colpiti al petto da una pittura che si proponeva di sottrarre il soggetto da una dimensione sino ad allora solo idealizzata, così da renderlo finalmente vero e raggiungibile.
Tanta ammirazione spesso produceva, specie nei giovani pittori del tempo, l’immediato desiderio di rielaborare la propria andatura stilistica per entrare senza timore in un mondo cosparso di ombre, sovrapposte e nere, radunate per dar risalto alla scena.
Questo è anche quanto accadde a Gerrit van Honthorst (1592-1656) nel momento in cui, lasciata l’Olanda verso il 1610, giunse nella capitale, rimanendo a sua volta ammaliato dal genio di Caravaggio. Quasi avesse aspettato questo incontro da sempre (il 1610, peraltro, è l’anno in cui viene certificata la morte di Caravaggio, dopo la sua precipitosa fuga da Roma nel 1606). Infatti, senza pensarci due volte, si sfilò di dosso, l’impronta manierista appresa frequentando a Utrecht la bottega di Bloemaert, al punto da divenire nel giro di pochi anni (lascerà l’Italia nel 1620), come scrisse Roberto Longhi, “il capofila dei caravaggeschi nordici”. Presto gli venne cucito addosso, unico tra tutti, anche un suggestivo soprannome: Gherardo delle Notti, una sorta di medaglia al merito, conferitagli sul campo, per la capacità che egli ebbe di inserire ogni composizione in atmosfere rischiarate da una luce proiettata artificialmente.

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Come in ogni suo compagno di strada (una vera squadra di ingegneri illuminotecnici: Manfredi, Saraceni, Spadarino, il conterraneo Terbrugghen, oppure artisti che egli potrebbe aver visto, quali Luca Cambiasio, per citarne solo alcuni), anche nei quadri di Honthorst ogni riflesso è studiato e distribuito sulla superficie pittorica con astuta sapienza, in modo da tracciare, grazie all’immagine, una sorta di labirinto visivo, fatto di chiari e, soprattutto, di ampie zone scure, programmate per ottenere risultati di grande presa emotiva. Però, la sua, almeno nelle prove migliori – tutte appartenenti al periodo italiano – è una pittura dai cui pori filtra verso l’osservatore una non comune e malinconica sensibilità. Altra cosa dal pittore volutamente “matacchione” degli anni successivi.
Non vi è nelle sue opere l’indole aggressiva e disperata del Merisi, ma neppure una forma unicamente recitativa. Esse contengono una serie di riflessi emotivo, capaci di conferire naturalezza alla più elaborata delle costruzioni sceniche (un po’ come avviene, toccando vette altissime, nelle incisioni di Rembrandt). La luce calda e dorata che giunge a noi attraverso le opere di Gherardo delle Notti, pare tanto più affascinante in quanto si ha l’impressione che essa sia presto destinata a consumarsi, inghiottita dall’oscurità circostante.
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gherardo delle notti -la decollazione di San Giovanni Battista

Decollazione del Battista.

gherardo delle notti- la buona ventura

buonaventura.jpg_1171891105.

Una pittura proprio “al lume di candela”, dunque, in grado di far risaltare sia le note dolorose contenute in quadri come La decollazione di San Giovanni Battista (1618) o La preghiera di Giuditta prima di uccidere Oloferne (1611/12); sia di rendere ancora più coinvolgente l’atmosfera festosa e conviviale presente in dipinti quali La buona ventura (1616/17) o Cena con suonatore di liuto (1619/20). Un’andatura stilistica assai simile all’animo dell’autore, se corrisponde al vero quanto di lui, pochi anni dopo il suo improvviso rientro a Utrecht, scrisse Giulio Mancini: “Huomo assai ritirato e malinconico, ma però è molto civile e cortese nel mostrare le sue cose a chi le va a vedere a casa, non di sdegnando ancora d’esser visto operare”. Certo, fu benvoluto e apprezzato, nonché ricercato da una folta e colta committenza. Basti pensare che a Roma trovò alloggio a Palazzo Giustiniani, nelle cui stanze erano appese opere di Bartolomeo Manfredi, dei Carracci e, guarda caso, di Caravaggio, di cui Vincenzo Giustiniani fu amico e protettore.
Firenze ora colma una vistosa lacuna, dedicando finalmente a Gherardo delle Notti una mostra, la prima in assoluto (Olanda compresa), radunando circa sessanta opere, una buona metà di queste dipinte da Honthorst , quasi l’intera produzione italiana – maggiormente concentrata e densa di vigore cretivo -mentre le altre danno conto del clima in cui Gherardo lavorò, fornendo al visitatore alcuni eccellenti esempi, indispensabili per ritracciarne il percorso artistico. Lo stesso Gianni Papi, massimo studioso dell’autore e curatore della rassegna, programmata da Antonio Natali ( Gherardo delle Notti. Quadri bizzarrissimi e cene allegre.Galleria degli Uffizi, fino al 24 maggio), apre il suo approfondito testo in catalogo (edito da Giunti), proprio cercando il perché del silenzio espositivo nei confronti di una presenza così importante: “Forse è l’unico tra i cosiddetti caravaggeschi la cui notorietà non ha avuto eclissi durante i secoli” e continua: “Sorprende che un artista di questo calibro, la cui considerazione è anche confermata da risultati di mercato del tutto considerevoli, non abbia avuto finora un’esposizione a lui completamente consacrata (…). Forse la sua lunga carriera svolta in tre paesi – Italia, Olanda e la trasferta in Inghilterra, con l’aggiunta delle commissioni danesi – con risultati stilistici diversi tra loro ha finito per disorientare”. Una ragione plausibile. Ma allora, quale diversa sarebbe dovuto capitare a Picasso?
Impossibile, infine, non dare conto dell’involontaria e non voluta popolarità che nel 1993 proiettò per alcune settimane il nome di Gherardo delle Notti nelle pagine nella cronaca, allorché un’autobomba posizionata dalla mafia in via Georgofili, a ridosso della parete esterna degli Uffizi, esplose nel cuore di una notte di maggio, uccidendo cinque persone e distruggendo quattro dipinti. Tra questi l’Adorazione dei pastori, capolavoro di Gherardo, originariamente collocato nella vicina Cappella Guicciardini, dalla quale era stato rimosso per assicurargli maggiore protezione.
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gherardo delle notti- adorazione dei pastori

Gerrit-von-Hornhltz-Adorazione-dei-Pastori.-1919-20

stato di conservazione dopo il danneggiamento subito nell’attentato del 1993

adorazione oggi

dettaglio

adorazione dettaglio oggi.

Lo spostamento d’aria ne dilaniò la superficie, risparmiando qua e là solo alcuni frammenti di pittura. Successivamente si scelse di effettuare un restauro “a futura memoria”, mostrando il poco rimasto, anziché reintegrare le parti mancanti. Quello che ora vediamo (anche in mostra) è un monito. Un tragico inno alla bellezza. Nel momento in cui viene a mancare, ci accorgiamo di quanto essa sia delicata e preziosa, capace di trasformare in luminosa poesia persino la più cupa e impenetrabile delle notti.

Silvio Lacasella

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RIFERIMENTI IN RETE:
http://www.unannoadarte.it/Mostre/gherardo-delle-notti/

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2 pensieri su “A COLPO D’OCCHIO: Gherardo delle Notti – Quadri bizzarrissimi e cene allegre. Firenze , Galleria degli Uffizi – di Silvio Lacasella

  1. dobbiamo ringraziare il nostro maestro: Silvio Lacasella, che ci invia sempre note ed analisi di particolare interesse perché sempre ci forniscono angolazioni e dati che ampliano il nostro sguardo e la comprensione delle opere presentate.
    Grazie Elio a nome di cartesensibili

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