Diario- Anna Maria Farabbi: Camminando nell’arte di Guido Dettoni della Grazia

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14 febbraio Assisi, Chiesa di Santa Maria delle Rose
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Incontro Assisi, ancora una volta. Metto piede su piede salendo tra le pietre. C’è un solo portone che mi chiama, tra tante chiese. Lo fa con voce centripeta. Lascio alle spalle la Chiesa di San Rufino e percorro Via Santa Maria delle Rose. Dentro pulsa il battito cardiaco di un ventre sacro: qui dimorano tre crogiuoli di energia scultorea.
Il primo è un abbraccio di sottili colonne, nella cui chioma luminosa giace il corpo modulato e sensuale della piccola scultura dedicata a Maria. Ciascuna in materiale diverso. Brilla l’intima danza lucente in cui rotea la concentrazione tra alpha e omega. Le minute figure mariane rispondono in coro polifonico all’enorme monolite femmina, ampliato su scala, preziosissimo nella sua lavorazione. Questi gambi di aria visibile sono piantati in terra in semicerchio, così come la metà di un anello (di fede) che richiede la nostra metà, la nostra partecipata tensione attiva. La mia.
Le sculture vivono su un palmo, perfettamente in armonia con la concavità anatomica e accogliente della mano, come una preghiera solidificata che a seconda della posizione dice maria, in ginocchio, incinta, portatrice di anfora, con in braccio suo figlio o semplicemente, sapientemente, colomba.
La genialità di avere un volto concavo mi ha tatuato.
Il volto su cui imprimere le impronte digitali del proprio pollice. Sentendo la via della madre che si esprime nel silenzio dicente.

Il secondo crogiuolo è il tao incinto. La scultura in legno è un unico organismo dentro cui croce e corpo costituiscono un’unica creatura, intensa, pregna, potente. Quel legno nasce dalla foresta, si è nutrito delle ombre dei grandi alberi che oscillano tra le correnti del vento e della luce, e riverberano come strumenti musicali le voci arcaiche del sacro. Quelle voci che si ascoltano attraverso tutte le cellule del corpo. Quelle voci consonantiche al nostro battito cardiaco. Questo segno corporeo è incinto per il suo pronunciamento, per la curvatura del suo ventre. Qui l’artista ha rovesciato il canone della maschilità e lo ha innestato significativamente nella biologia del femminino, compiendo un gesto rivoluzionario di pienezza cosmogonica.
Il terzo crogiuolo, intimo, lirico, assoluto, spalanca la soglia esperienziale del pellegrino verso il Cosmo: è l’ultimo volto di Cristo, in offerta. Il volto dietro la pietra sepolcrale, mentre riposa, apparentemente fermo, la sua forma. Quella forma segreta agli altri, appunto, dietro la morte, dietro la pietra, quasi separato dall’umanità. La mano che entra sotto il velo, e comincia a conoscere quel volto, sa che incontrerà un paesaggio incandescente, nell’attimo della trasfigurazione.
L’insistenza dell’artista verso la tattilità, verso una conoscenza e una meditazione che utilizza fisicamente, biologicamente, sensorialmente, le mani, più che gli occhi, ha molte urgenze:
riacquistare lentezza, ripetizione del gesto, esercizio povero e umile dell’incontro con la materia, la forma, il significato, la polpa interiore. Tornare a imparare dai ciechi la via della vita.
Esco barcollante, irradiata, non verbale.
Guido Dettoni della Grazia mi ha segnata.

anna maria farabbi

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mostra assisi

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Un pensiero su “Diario- Anna Maria Farabbi: Camminando nell’arte di Guido Dettoni della Grazia

  1. Carissimo maestro ho acquistato presso la vostra mostra permanente in Assisi sia la madonnina e sia il crocifisso la prego di inviarmi un breve video di come si fa il nodo alla croce in quanto il filo si è deteriorato , anticipatamente la ringrazio

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