Graziella Poluzzi- IL PONTE

il ponte del diavolo

Il Ponte del Diavolo.

– Che fai qui immersa nel buio, alle tre di notte?
– Sento una voce profonda, un tono austero, chi sei?
– Sono la voce del ponte, ti vedo passare quasi ogni giorno, ti conduco all’altra riva.
Dimmi: perché non dormi a casa? E nel silenzio notturno fissi l’acqua scura con quello sguardo spento?
– Medito sulle mie tristezze, sulle brutture della vita, della specie umana.
– Mediti. Tutto il peggio in una volta sola? Meglio considerare caso per caso e concentrarsi sui dettagli. Su, è meglio che ritorni al calduccio delle tue stanze, sotto le coperte, a letto.
– La casa è solitaria e cupa. Rientrare peggiorerà il mio stato.
– Gli umori mutano come nuvole in corsa. Il sonno ritempra e domattina, quando aprirai le finestre, guarderai il cielo cangiante più dell’acqua o del vento, l’alba è sempre un incanto e la luce del giorno ti darà vigore.
– Quello che posso ottenere al massimo è un sonno rappezzato con l’aiuto di un calmante. E poi, chissà, domani potrebbe essere peggiore. Ci vorrebbe un tubetto di tranquillanti per risolvere i problemi, un tubetto intero.
– Da come sei messa, mi pare difficile immaginare ‘un giorno peggiore’ , ma in fondo sei solo depressa, ho visto casi assai più tragici del tuo. Ho visto anche tante coppie fermarsi, baciarsi prima di appendere lucchetti simbolici: non li trovo particolarmente decorativi, ma usa così. Guarda, proprio qui dove sei tu, che groviglio metallifero, un’ammucchiata di lucchetti piccoli, medi, grandi, intrecciati.
– Con la scritta per sempre, tanti amori all’edera e mazzolino di fiori. Sei un porta pegno, reggi er moccolo.
– Ricordo ancora una coppia, lui era arrivato tutto speranzoso, aveva portato un bel mazzo di rose rosse, ma lei era venuta per l’addio. Lui strappò i petali uno a uno e li gettò in acqua. Qualcuno viene poi a riprendersi mogio e silenzioso il proprio lucchetto, è un avvenimento raro, ma ogni tanto succede. Tutti gli altri restano qui ad arrugginire.
-Non ne sei molto fiero, ti capisco.
-Ma no, le coppie sono anche carine, le vedi che tubano come colombi ed è tutto un incanto, poi scendono valli di lacrime, poi ritorna il bel tempo, qualcuno però può soccombere. Ricordo un giovane ragazzo che si uccise per amore. Non c’è motivo più futile.
– Certo tu non sei umano, per te ogni essere che respira, è vano e passeggero.
– Sono qui da anni e osservo chi passa, trasporto da una riva a un’altra, l’acqua separa e io ricongiungo, riavvicino. Ho un compito importante, risolvo un problema, aiuto le relazioni, che hanno un ruolo essenziale, ma prima bisogna essere in pace dentro di sé, prova, a ripensarti, a guardarti con occhi diversi, più distaccati. E’ sempre utile analizzarsi per migliorarsi.
– Pensi che mi manchi il senso critico? Mi critico anche troppo, non amo gli altri, ma neanche me stessa.
-Ecco il punto. Ti manca l’indulgenza per gli altri e per te stessa.
– Prima dovrei indagare e poi perdonare, pace e bene per tutti. Un grazioso ponticello, che pontifica sentenze di merito. Sta a te, grande anello di congiunzione, decidere torto o ragione?
– Anche satirica e ostile! Non puoi negare che svolgo al meglio la mia funzione di collegamento. Comunque grazie per il ‘grazioso’. Ho più di un secolo sulle spalle, ma l’architetto che mi progettò sapeva fare il suo mestiere e aveva un certo senso estetico.
– Ti hanno anche risistemato con una tettoia per la pioggia in tempi più recenti. E’ sobria anche nel colore, ma ha un suo stile gradevole alla vista.
– Opera del comune, impegnato per riqualificarmi.
– Mi viene in mente un ricordo. Un anno fa verso inizio estate, ho notato un mazzo di fiori esposto a metà del tuo percorso, rimasto lì sino a sfiorire. Per chi erano quei fiori?
-Erano per un bimbo straniero morto annegato. Una storia triste: giocava con gli amici, non sapeva che qui il fiume è pericoloso. La madre ancora piange. E’ raro, ma succede. Il fiume attira con le sue cascatelle, con l’acqua più impetuosa, con i pesci, le anatre, le oche, qualche airone. Dicono che dove c’è acqua, c’è vita.
-A rifletterci, è vero.
-Sopra e sotto di me passa di tutto, oggetti caduti, giocattoli persi, tronchi, carcasse di animali, foto stracciate, purtroppo tante sportacce di plastica volate o buttate. Ci sono gruppi di volontari che ripuliscono i fiumi in primavera e in estate, se ti venisse voglia, ci sarebbe proprio bisogno!
-Mah, non so. Le giornate volano veloci.
-Scende la notte, pochi passanti frettolosi, qualche coppia, qualche bacio furtivo nelle estati più calde. Nel buio ho le mie luci, credo di abbellire il panorama. Non ho certo l’incanto della luna, però nel mio piccolo, qualifico quest’angolo di paesaggio.
-Puoi dirlo a ragione.
– Beh! Grazie.
-Esprimi nel tuo artificio, la volontà umana di governare il paesaggio, mentre sotto di te lo scorrere perenne dell’acqua incarna il senso ciclico della natura, come il giorno e la notte, come le stagioni. Riassumi un equilibrio di valori tecnici ed estetici.
-Il fiume, con la sua corsa irrefrenabile verso il mare, mi tiene buona compagnia. Mi è capitato di vedere anche una bottiglia di plastica trasparente con lettera incorporata, capita di rado, ma succede ancora. C’è chi rifiuta la realtà del presente e si rifugia in un passato fantasioso, irreale.
-Un bel modo di riciclare le bottiglie d’acqua o del latte ben lavate. Confesso che mi affascina l’idea romantica e letteraria del messaggio in bottiglia, abbandonato alle acque del destino. Ci si potrebbe aggiungere qualche fiore secco. Stuzzica la fantasia: quale messaggio? Una testimonianza, un segreto indicibile? La mappa di un tesoro?
– Vedo che sorridi, sento che la tua voce abbandona i toni malinconici e si fa più vitale. Hai la fortuna di avere un corpo abbastanza sano con un cervello mediamente intelligente, se solo mettessi al bando certi pensieri tetri, come si dice: pensa positivo! So che ti piace l’erba nuova, ti piacciono i fiorellini di campo, le bacche colorate, la musica, una bella giornata di sole, i libri, che vai a ritirare in biblioteca. Pensa a ‘na tazzulella ‘e cafè’ a colazione o all’ora di merenda, accompagnata a una ‘risatella longa, longa, allargatella, allargatella’, non posso scendere al ruolo di barzellettiere, ho un decoro da difendere, ma vedo che già sorridi, puoi farcela da sola a trovare gli spunti per tenere sveglio il motore della vita.
– Grazie. Sì, la risata è nata spontanea, mi hai gettato un ponte di solidarietà, come si dice. A volte ci sono periodi difficili, ci si perde in oscure caverne.
-Ci sono libri interi e trattati sulla risata. E sono tante le ragioni per cui è meglio sorridere, per educazione: un sorriso non costa nulla ed è sempre gradito, perché il volto si distende, si rasserena, si fa più bello.

– Lo so, si respira più a fondo, ci si sente subito meglio, me lo ripeto mentre passeggio. Di certo, è meglio ridere che piangere.

-D’accordo. Anche la mia tettoia ti dice: quando sorridi, è più facile che gli altri ti sorridano. E poi fa bene alla salute. Lo ricordano anche i medici.

– Ridere favorisce il rilascio di endorfine, neurotrasmettitori che provocano eccitazione e anche l’ossigenazione del sangue e la produzione di anticorpi.
-Esattamente. Le cose le sai. Sai anche come la solitudine sia un dramma, ma si può superare, tu hai gli strumenti per riuscirci. Fallo per te, per gli altri, per migliorare il mondo, così malmesso.
– So che tendo a piangermi addosso e che c’è tanto da fare, sempre me ne dimentico. Ti ringrazio di avermelo ricordato e di spingermi a riflettere, a non chiudermi come chiocciola nel guscio. Ora rientro, domani passerò a trovarti in pieno giorno dal sentiero che scende verso le rive del fiume, ne ascolterò il mormorio, immergerò gli occhi nelle acque trasparenti, sui sassi dei bassi fondali, verrò a guardare le anitre e gli uccelli e i loro voli intrecciati. Buona notte, caro amico di solido cemento, tratto di congiunzione tra tristezza e speranza.

 

Graziella Poluzzi

da Talpe narranti

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4 pensieri su “Graziella Poluzzi- IL PONTE

  1. ho evitato accuratamente di mettere un ponte con quegli orribili lucchetti segno di stupidità perchè non si è incatenati ad un altro, chiunque sia l’altro, semmai affascinati, incantati, anche sedotti ma sempre per un tempo limitato, quanto basta per trovare se stessi, proprio attraverso l’altro, che ci è venuto incontro e si è mostrato in tutto ciò che è, ed è anche il nostro riflesso.Per questo ho scelto un ponte in cui il riflesso fosse ben visibile e completasse l’immagine nel suo doppio ma anche mettesse in evidenza che di specchiatura si trattava, sempre, anche con l’intorno, che del nostro corpo è parte importante. Grazie Graziella.
    ferni

  2. Il ponte non ama i lucchetti, li tollera, ma nella foto è lui il protagonista con la sua struttura, la sua acqua e la sua luce che io sento inquietante, direi proprio un ponte che parla.

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