Sino al fiore del nulla. 99 poesie- Presentazione di Carlo Saccone

vasilj godzh

Vasilj Godzh

“Senza di te…” — cantavamo — “ero una porta all’esterno, uno sguardo sul limite, e una voce nel deserto”.Quel che dobbiamo non è conoscere il “segreto” della rosa, / quel che dobbiamo è forse / nuotare nell’ “incanto” della rosa. / Quel che dobbiamo è forse / correre tra la ninfea e il secolo / in cerca del canto della verità.

Sohrāb Sepehri

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Questa ampia raccolta di poesie di Sohrāb Sepehri tradotte in italiano a cura di Nahid Norozi,segna credo un momento importante nella scoperta della poesia persiana del ‘900 in un paese,l’Italia, in cui l’editoria ha sempre manifestato maggiore attenzione per la letteratura classica e i suoi grandi e prestigiosi nomi: Ferdowsi, Khayyām, ‘Attār, Nezāmi, Rumi, Hāfez. In effetti l’iranistica italiana negli ultimi cinquant’anni è stata forse in Europa la più prolifica nel far tradurre e presentare al grande pubblico i classici della letteratura persiana medievale,1 mentre l’attenzione al periodo più recente è risultata decisamente minore e quasi episodica. L’attenzione si novellisti, da Sādeq Hedāyat (tradotto già negli anni’60) fino a qualche autore più recente, magari “trainato” da felici riduzioni cinematografiche, come è il caso per esempio di Donne senza uomini della scrittrice Shahrnush Pārsipur, una delle voci più interessanti della letteratura di genere persiana.2 Negli ultimi anni hanno conosciuto una certa notorietà anche non pochi romanzieri iraniani della diaspora, che ormai si esprimono prevalentemente nelle lingue dei paesi che li hanno ospitati, e spesso vengono poi tradotti in italiano dall’inglese, il francese o il tedesco.3
La poesia persiana del ‘900 è rimasta invece praticamente sconosciuta al grande pubblico, relegata agli studi pubblicati su riviste per specialisti della materia e, anche lì, sempre nettamente meno visibile rispetto alla poesia classica.4 Solo in questi ultimissimi anni la nostra editoria ha cominciato a manifestare qualche interesse per l’argomento e in particolare per la figura di Forugh Farrokhzād, poetessa “proto-femminista” prematuramente scomparsa negli anni ’60, di cui sono uscite ben due antologie nel giro di un anno.5 En passant passant ricordiamo che in precedenza l’unica poetessa persiana
tradotta in italiano era stata in effetti una voce antica, quella della poetessa-cortigiana Mehsati di Ganja, attiva sembra alla corte del sovrano selgiucchide Sanjar (XII secolo).6
Il lavoro della curatrice del presente volume, Nahid Norozi, studiosa di letteratura persiana
contemporanea e di letteratura mistica arabo-persiana,7 è dunque quanto mai prezioso perché aggiunge un ulteriore tassello alla ancor troppo lacunosa conoscenza che abbiamo in Italia della ricca fioritura poetica del ‘900 iraniano.8 Nahid Norozi ha prodotto in precedenza diverse pregevoli traduzioni antologiche di poeti iraniani contemporanei, pubblicate soprattutto su riviste online,9 e,per quanto riguarda Sohrāb Sepehri, ha fornito il primo approfondito studio in lingua italiana su questo poeta, uscito in “Semicerchio. Rivista di poesia comparata”.10 Ecco, la chiave comparatistica: si tratta certamente di uno strumento privilegiato di approccio a questa poesia che – il lettore attento lo scoprirà presto da sé – non solo presenta peculiarità riconducibili all’ambiente e alla cultura iranica, ma rivela anche evidenti influssi della tradizione poetica del Novecento europeo, da Eliot al simbolismo francese. Nella Persia dei Qajar, almeno dalla seconda parte dell’ 800 si era cominciato a tradurre in persiano molta letteratura straniera, soprattutto francese e russa; e più tardi anche si tradurrà dall’inglese e dalle altre lingue.11 I poeti del primo Novecento iranico rivelavano grande curiosità per gli autori europei, le cui opere entrarono rapidamente in circolazione soprattutto attraverso le traduzioni e talora venivano lette
anche direttamente in lingua originale. Si può dire che, dal primo dopoguerra in poi, la poesia persiana entra in stabile e fecondo dialogo con le tradizioni poetiche d’Europa, e, senza mai rinunciare alla propria luminosissima eredità che risale nel tempo fino a Hāfez e ‘Omar Khayyām, s’innesta stabilmente e con voce fresca e originale nelle grandi correnti della poesia del ‘900. Di questo complesso processo di assimilazione-rielaborazione – cosa non nuova in una cultura letteraria che nasce, nel IX secolo, dall’incontro fecondo con la tradizione letteraria araba – è testimone fra gli altri anche la poesia di Sohrāb Sepehri, poeta che, come ci mostra l’ottima versione di Nahid Norozi, sa parlare al cuore e all’immaginazione di un lettore iraniano come di un lettore italiano, toccando con infinita sensibilità e magistrale raffinatezza le corde della tradizione poetica persiana e quelle della più recente tradizione europea. Sepehri – ed ecco una seconda preziosa chiave di lettura – fu anche un apprezzato pittore, e lo si vede bene dalla rilevanza dei colori e della luce nella sua poesia che potrebbe definirsi una ricerca dei “cromatismi” dell’anima contemporanea.
E con un verso “colorato” possiamo concludere questa presentazione: La mia professione è la pittura: / ogni tanto costruisco una gabbia con il colore, e ve la vendo / affinché il vostro desolato cuore si rinfreschi / al canto del papavero che vi è prigioniero.

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1Un elenco pressoché completo e continuamente aggiornato si può trovare nella bibliografia annessa alla voce“Letteratura persiana”, presente nella versione italiana della ben nota enciclopedia digitale Wikipedia. La migliore panoramica sulla letteratura persiana classica, arricchita da numerosissime citazioni, resta quella di A. Bausani, Letteratura neopersiana, in A. Pagliaro- A. Bausani, Letteratura persiana, Sansoni-Accademia, Firenze-Milano1968
2 Per uno sguardo alle voci femminili della letteratura persiana contemporanea, cfr. A. Vanzan, Figlie di Shahrazad.Scrittrici iraniane dal XIX sec. a oggi, Bruno Mondadori, Milano 2009
3v. nota 1
4 Uno sguardo d’insieme sulla letteratura contemporanea è nel volume di N. L. Tornesello (a cura), La letteratura persiana contemporanea tra novazione e tradizione, numero monografico di ”Oriente Moderno”, I (2003)
5Forugh Farrokhzad, La strage dei fiori, a cura di D. Ingenito, Napoli, Orientexpress, 2008; EADEM, È solo la voce che resta. Canti di una donna ribelle del Novecento iraniano, a cura di F. Mardani, presentazione di C. Saccone,Aliberti Editore, Reggio Emilia 2009.
6Mehsati Ganjavi, La luna e le perle, a cura di R. Bargigli e D. Meneghini, Ariele, Milano 1999
7Ricordiamo qui l’importante traduzione di Najm al-din Kubra, Gli schiudimenti della Bellezza e i profumi della Maestà, a cura di N. Norozi, Mimesis, Milano 2011, forse il più ricco diario visionario del mondo islamico medievale.
8Dobbiamo qui citare un libro fotografico sull’Iran, che presenta una scelta di poesie di Sepehri a commento di molte bellissime immagini, dovuto a Riccardo Zipoli e Gianroberto Scarcia, Un giardino nella voce (bāgh-ī dar sedā), Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 1995
9Si vedano i suoi numerosi contributi pubblicati in “Rivista di Studi Indo-Mediterranei”, I (2011), raggiungibile nel sito: http://kharabat.altervista.org/index.html e su “Quaderni di Meykhane” nel sito di “MEYKHANE, voci e memorie persiane”: http://meykhane.altervista.org/index.html
10N. Norozi, Sohrab Sepehri tra sogno e realtà, “Semicerchio. Rivista di poesia comparata”, XLVI (2012) 1.
11Per quanto riguarda l’interesse per l’Italia, una vasta panoramica si trova in A. M. Piemontese, La letteratura italiana in Persia, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 2003.

cover sepheri

Sohrab Sepehri, Sino al fiore del nulla. 99 poesieAracne 2014

Presentazione Carlo Saccone

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