INTERVENTI SULLA SCRITTURA DELLE DONNE- Rossana Roberti: SCRITTURA, LINGUA, PENSIERO DELLA POESIA.

graceann warn

Graceann Warn -DObsForre.

Brevissima nota introduttiva relativa ad una serie di articoli che seguiranno.Si tratta di interventi sulla scrittura delle donne, che costituirono un laboratorio di scrittura di donne da noi proposto nel 2003 e poi condensato in un libretto autoedito. Il primo articolo è un lavoro di Rossanna Roberti.

Milena Nicolini

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Graceann Warn -ContentsTrio.

Ho dato questo titolo al mio intervento nel Laboratorio per sottolineare che i livelli di approssimazione all’oggetto-poesia sono molteplici. E tutti, per una donna, presentano peculiari difficoltà.
Quando una donna entra nel territorio della Letteratura, le si ergono davanti delle cattedrali: la storia millenaria dei Generi, della Retorica, della Versificazione, teorie estetiche autorevoli nate in ambito filosofico e linguistico, scuole di critica, usi codificati e politici del discorso poetico… Questa è la situazione che fa da sfondo al suo desiderio di parola pubblica. Lei non ha partecipato ad erigere le Cattedrali, non ha messo mano a niente. E’ una parvenue.
Per venire ora all’espressione letteraria che qui ci interessa, la poesia, potremmo definirla, in via preliminare, “oggetto di parola”, sia di parola scritta, o detta, declamata, cantata, accompagnata da musica e da gesti. Comunque si presenti, ogni parola rimanda in maniera obbligata ad una Lingua, che è il codice che la registra, la legittima e la rende significante.
Purtroppo la lingua non è di tutti, anche se può apparire il contrario. La lingua è più propriamente del soggetto storico che ha conferito “nomi” alle cose del mondo e questi nomi-pensieri ha organizzato in una rete di significati per lui pertinenti, interessanti.
Le donne stanno in questa lingua non come creatrici libere di eloquio ma come “oggetto” di cui si parla.
La lingua, almeno fino ad ora, è espressione di una ideologia, di una sola interpretazione del mondo. Una prova evidente e facile che le cose stanno ancora così, tra tante che se ne potrebbero portare, è data dall’uso ricorrente, nei linguaggi sportivi e in quelli politici, del lessico di derivazione militare.
Se la lingua che le donne usano – sono costrette ad usare – è una emanazione materiale e simbolica di un soggetto
maschile, una donna poeta, che affida alla parola il suo costituirsi come persona e come artista, dovrà utilizzarla con consapevolezza critica, con grande accortezza. Potrebbe altrimenti perdersi in universi maschili lontani da lei quanto quelli stellari.
Come userà allora nella pratica della scrittura questa lingua che non è sua ma che risulta essere l’unica lingua disponibile per dire il suo desiderio di pensiero e la sua fame di esistenza simbolica?
Facendosi “bracconiera”. Entrando nei domini dell’altro, cacciando tutto quello che le serve, appunto, per non morire di fame – sia prede sublimi che animali da cortile – e una volta portata la refurtiva nel suo nascondiglio, farne quello che vuole. Chi è bracconiere è, proprio per il suo operato, fuori della legge, può non tener conto di regolamenti e convenzioni, può inventarsi i modi più vari di utilizzo di quanto ha trafugato. Gode di una pericolosa ma fruttuosa libertà.
Saffo ha piegato una lingua nata per cantare guerre ed eserciti alle espressioni delicate e impreviste dell’amore. Emiliy Dickinson ha usato la lingua della casa, del giardino e dell’orto per interrogare l’eternità e l’assoluto.
Ma esiste una poesia che per suoi caratteri peculiari possa dirsi “femminile”?
Per ora possiamo rispondere indicando soltanto che cosa non costituisce motivo di una differenza connotativa.
Le poete del primo femminismo hanno creduto di trovare un territorio proprio della poesia femminile nell’attenzione assidua, amorosa alle vicende del corpo, nel fare del corpo un luogo di origine, di rifondazione, di riconoscimento. Un corpo scrutato, descritto, vantato nelle sue differenze anatomiche e pulsionali avrebbe garantito libertà e originalità ai nuovi testi.
Purtroppo l’”oggetto” diverso non è bastato a produrre risultati poetici caratterizzanti; non è la materia trattata a generare di per sé “qualità” e peculiarità artistica .
Forse quello che potrebbe conferire ricchezza di verità poetica ai testi delle donne è piuttosto il loro sguardo sulla realtà, inedito e marginale, nel senso materiale dello sguardo di un soggetto che abita (oggi proficuamente) i margini. La poesia delle donne sembra poter svelare una ragione delle cose che dalle cose medesime non si allontana, che della complessità del reale, del magma relazionale fa i luoghi privilegiati da cui contemplare il mistero e interrogare Dio. Qui
sta forse la vera differenza. Nessun distacco intellettuale orgoglioso (quanto dovuto al timore di perdersi più che ad una garanzia di vera conoscenza?), nessuna fuga dal corporeo e dal quotidiano, che non sono più intesi come zone del basso opaco, insignificante. Il divino, la verità, può rivelarsi dovunque un essere umano ponga le domande essenziali sulla vita e sulla morte.
In passato poche donne artiste hanno potuto raggiungere questa espressione felicemente appropriata alla differenza femminile senza pagare prezzi altissimi: la sottovalutazione dell’opera da parte della critica, la cancellazione storica con l’attribuzione dei testi ad altri, la clausura e la rinuncia di Emily, la disperazione di molte.
Oggi le cose sono più facili. Un pensiero ormai riconosciuto delle donne sul mondo legittima sguardo e parola delle poete, fa loro da referente e da sponda, permette di nominare l’impensato femminile con un senso di intima signoria, nella libera affermazione di sé.

 Rossana Roberti

Donne di poesia di Modena
da Poeta: femminile singolare

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Un pensiero su “INTERVENTI SULLA SCRITTURA DELLE DONNE- Rossana Roberti: SCRITTURA, LINGUA, PENSIERO DELLA POESIA.

  1. Conosco Rossana è una cara amica e compagna di viaggio, condivido l’intervento e so anche quanto sia difficile passarlo alle altre poete. Continuare in questo lavoro di ricerca e condivisione è un obiettivo primario di “Donne di poesia” di cui Rossana fa parte.

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