NELLA CRUNA DI UNA TESI CON… Stefano Esposito- Intervista di Anna Maria Farabbi

alexey terenin

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Accendiamo un’altra occasione per valorizzare e diffondere lo studio e la ricerca attraverso le tesi di laura in Italia. Di solito, il lavoro degli studenti, anche con le migliori qualità, viene archiviato tra polveri e scaffali. Il nostro impegno riporta attenzione e sollecita la sua possibilità di fruizione.
L’intervista ci permette di rendere la sintesi dello studio con un registro colloquiale anche per un pubblico non specializzato e quanto mai vasto. La tesi in argomento si intitola

Il Fondo Demanio e Patrimonio del Comune di Napoli.
Aspetti inediti dai disegni del Quartiere Avvocata

Laureando Stefano Esposito
Docente relatore Prof. Pasquale Rossi
Docente correlatore Dott. Arch. Claudia Rusciano 

Anno Accademico 2009/2010

Università degli Studi, Suor Orsola Benincasa, di Napoli
Corso di Laurea Conservazione dei Beni Culturali per Storia della Città e del Territorio.

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alexey terenin

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Da che cosa è scaturito il lavoro della tua tesi di laurea? Ti è stata assegnata la particolare tematica o è sorta da un tuo desiderio?

Nasce innanzitutto da una passione per il settore della Conservazione dei Beni Culturali; vorrei anche correggermi, dovrebbe essere un impegno che ognuno di noi dovrebbe prefiggersi, per riscoprire la Storia e insieme ad essa, il rispetto.
Si è trattata di una coincidenza, felice e fortunata coincidenza; il Prof. Pasquale Rossi Docente di Storia delle Città e del Territorio e di Storia dell’architettura Contemporanea presso l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa, aveva proposto a noi studenti un tirocinio da svolgere nell’Archivio Storico Municipale di Napoli collocato in una torre del Castel Nuovo, famoso come Maschio Angioino.

La tua tesi è dedicata al quartiere Avvocata, situato a Nord di Napoli, confinante a sud con Piazza Danti e con l’asse di via Toledo. Questa zona come è qualificabile attualmente rispetto al resto della città, da un punto di vista sociale, economico e culturale?

La zona alla quale ho dedicato la mia tesi diventata poi un elaborato di ricerca, è stata fondamentale e lo è tutt’ora, non soltanto per la sua funzione di collegamento all’area collinare da una parte, consentendo di raggiungere il Corso Vittorio Emanuele, Capodimonte e congiungendosi poi con il Rione Carità e con Via Toledo strada la quale fondazione ha origini dal Viceregno Spagnolo, prendendo appunto il nome dal Viceré Don Pedro da Toledo che avviò l’edificazione dei Quartieri Spagnoli.
Quella di Piazza Dante dicevo, oltre ad essere una vera e propria arteria con funzioni di collegamento, ha avuto variazioni delle toponomastica oltre che differenti ruoli, da mercato con il nome di Largo del Mercatello, qui aveva sede l’edificio dei Granili, poi fu un lazzaretto diventata protagonista del dipinto di Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro La peste al Largo del Mercatello (1656), diventato Foro Bonaparte durante il decennio francese 1806 – 1815, poi Foro Carolino con il ritorno dei Borbone; la messa in opera del Convitto Nazionale commissionato a Luigi Vanvitelli che conferì alla Piazza l’attuale configurazione ad esedra.
Il cambiamento del ruolo degli edifici di culto disseminati in questo caso nel Quartiere Avvocata, da chiese e monasteri a caserme, tabacchifici, in seguito alla venuta dei francesi e con le successive Leggi Eversive.

Lavorare tra fogli catastali, documentazioni storiche anche su carte antichissime, visioni di proiezioni ortografiche, quadri e piante urbanistiche, è stato, immagino, emozionante. Ma, credo, abbia suscitato riflessioni sui cambiamenti della città, notevoli o minimi. Puoi narrarci le tue impressioni e considerazioni?

La mia è una passione che nasce prima di tutto da qualcosa di romantico; entrare in un archivio mi genera una forte emozione un po’ come un bambino dinnanzi al cioccolato; i documenti di archivio, rappresentano per me la linfa dalla quale poi si genera un edificio, un intero quartiere, un dipinto; a questo proposito mi piacerebbe donarvi alcuni versi che ho scritto in seguito allo stage presso l’Archivio Storico Municipale di Napoli: “Il giovane venuto da lontano associava la sua passione di catalogare, a quella di restare ore ed ore nelle biblioteche, negli archivi, per intraprendere nuove ricerche ed altre sue passioni, come l’arte, la filosofia e la sua grande passione quella di viaggiare.
A contatto con quei testi, scritti tanto tempo fa, gli sembrava di essere un cercatore d’oro, un bimbo davanti al cioccolato.
Alla buona volontà, aggiunse curiosità ed attenzione ai particolari, ricordandosi dello sguardo di Benedetto Croce quando nel libro ”Storie e leggende napoletane”, nel primo capitolo “Un angolo di Napoli”, con sguardo appagato e attento al più piccolo particolare, descriveva tutto ciò che osservava dalla finestra del suo studio“.

Purtroppo oggi alla maggior parte degli edifici rintracciati all’interno dei documenti non viene conferita l’importanza che meriterebbero, alcuni sono stati demoliti, inoltre anche l’Archivio Storico Municipale non svolge come un tempo la sua funzione vitale, a causa della mancanza di fondi.

Qual è la funzione vitale di una tesi così specialistica? Quali apporti può dare oggi una raccolta di documenti così dettagliata su spazi che, a volte, hanno cambiato la loro funzionalità?

L’apporto che potrebbe dare, almeno spero, è di auspicio a non soffermarsi alle poche informazioni e spesso disordinate che si trovano sul web; per chi intraprende il percorso della Conservazione, spero possa servire come auspicio a non soffermarsi soltanto alla consultazione dei manuali che ci vengono proposti all’Università.
In tempi così complicati per i Beni Culturali, abbiamo un incarico importante in quanto tutori, valorizzatori e conservatori dei siti presenti al centro e nelle periferie.
Non dovremmo lasciare che i Beni Culturali restino vittima anche di noi stessi che in silenzio restiamo a guardare; immaginiamo che qualcuno ci entrasse in casa e ci derubasse di quanto di più caro abbiamo; ci sentiremmo in colpa, perché avremmo potuto custodire meglio i nostri affetti.
Mi piacerebbe che tutti accendessimo lo stoppino della nostra candela; non sarà facile conservare la fiamma lungo il percorso, un po’ come attraversare la vasca termale di Bagno Vignoni in Nostalghia di Tarkovsky (1983) e noi la riaccenderemo e faremo in modo da poterla proteggere, se ci sarà vento lo affronteremo allungando un lembo del nostro cappotto.

Ci sono punti cruciali della tua tesi che ti sono particolarmente a cuore e che ritieni utile narrare ai lettori?

Ho particolarmente a cuore la nascita degli Enti Assistenziali, delle Opere Pie, ad esempio la fondazione dell’Albergo dei Poveri e in particolare l’edificio che ospitava l’Anagrafe Comunale.
Come ha ricordato Tosatti in seguito ad una mostra al Madre di Napoli che ha avuto come protagonista l’Ex Anagrafe Comunale in Piazza Dante n.79 (oggetto della mia tesi) “risemantizza uno spazio vuoto, silente, e con un’azione contro natura lo riporta indietro nel tempo quasi volesse apparentemente restituirlo alla sua funzione originaria. In realtà lo elegge a simbolo di una parabola che attraversa l’Italia repubblicana e il suo immobilismo per definire la natura stessa del male all’interno di ogni essere umano“.

I tuoi studi di laurea ti hanno portato a un lavoro attinente?

Ho avuto modo di approfondire i miei studi con un Master in Catalogazione dei Beni Archivistici e Librari che mi ha consentito di svolgere differenti incarichi in archivi storici, in biblioteche e con la pubblicazione di saggi scientifici, tra gli alti e i bassi che anche questo campo presenta e a breve avrò modo di presentare un libro intitolato ”Compendio tra Storia e Arte dei Comuni di Baronissi, Fisciano e Mercato Sanseverino”.

Che cosa consiglieresti per aumentare la coscienza sociale e culturale delle persone nei confronti del nostro patrimonio culturale? Che cosa potrebbero fare le amministrazioni per rendere pubblica la memoria dei propri edifici preziosi?

Consiglierei di innamorarsi della propria città, del proprio paese e di allargare i propri confini per confrontarsi; la curiosità per chi studia Storia dell’Arte ha il suo humus già uscendo dal portone, nel mio caso a Roma, zona Tiburtina. Umberto Galimberti scrisse a questo proposito su “La Repubblica” il 28 settembre del 1997:

Guardando l’uomo e guardando l’arte, dobbiamo puntare gli occhi sulla loro co-appartenenza, perché isolare l’uomo dalla sua espressione spirituale significa ridurlo alla sua condizione animale, così come isolare l’arte dall’uomo significa farla volteggiare nel regno dello spirito, dimenticando il suo spessore materiale in cui l’arte, come l’uomo, prendono forma e figura”.

Nella domanda precedente ho fatto riferimento ad alti e bassi del campo in merito a questo, sono ottimista riguardo al compito delle amministrazioni nell’incentivare la promozione dei luoghi culturali e lì dove già esistono i luoghi culturali, valorizzarli.
È necessario essere ottimisti.
A questo proposito mi piace ricordare la canzone Nun te scurdà degli Almamegretta, in particolare la terzina che recita:
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nun te scurda’ nun te scurda’
nun te scurda’ pecchè sta vita se ne va
nunte scurda’, maje ‘e te
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e soprattutto ricordare il primo articolo della Carta di Venezia del 1964:
Art. 1: La nozione di monumento storico comprende tanto la creazione architettonica isolata quanto l’ambiente urbano o paesistico che costituisca la testimonianza di una civiltà particolare, di un’evoluzione significativa o di un avvenimento storico. Questa nozione si applica non solo alle grandi opere, ma anche alle opere modeste che, con il tempo, abbiano acquistato un significato culturale.

anna maria farabbi

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Un pensiero su “NELLA CRUNA DI UNA TESI CON… Stefano Esposito- Intervista di Anna Maria Farabbi

  1. Bellissima iniziativa, complimenti! E’ vero, lavori eccellenti finiscono nel dimenticatoio o non vanno oltre un ambito locale mentre, se adeguatamente valorizzati, arricchirebbero la nostra conoscenza del territorio e della storia e ci permetterebbero di ampliare tutta una serie di aspetti culturali che è che è un peccato perdere.

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