Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters. Note da un altro tempo di Fernanda Ferraresso

cimitero di spoon river

cimitero-spoon-river-illinois.

Ero al liceo quando lo lessi per la prima volta. Rimasi sveglia tutta la notte. Lessi e tutta la notte scrissi, a lato e a margine del libro, tutte le mie riflessioni. L’ Antologia di Spoon River, di  Edgar Lee Masters, si lasciava toccare dai miei sguardi, dalla specola dei miei giorni, e i miei occhi erano catapultati lì, tra quelle case quei luoghi, tra la farmacia e il cimitero, tra i campi e le strade della cittadina, come se mai fossero realmente appartenuti a questo tempo e quei soggetti descritti mai fossero scomparsi dalla realtà di quelle pagine

Ella, Kate, Mag, Lizzie , Edith….le loro parole e il loro carattere, allegro, tenero malizioso,l’anima semplice, quella orgogliosa…  tutte insieme stanno in un sonno che veglia questo mondo o dormono, silenti, sulla collina.

Dove sono Helmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
il debole di volontà, il forte di braccia, il buffone, l’ubriacone, l’attaccabrighe?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Uno morì di febbre,
uno bruciato in miniera,
uno ucciso in una rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte mentre faticava per moglie e figli-
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella, Kate, Mag, Lizze e Edith,
il cuore tenero, l’anima semplice, la chiassosa, la superba, l’allegrona?-
tutte, tutte, dormono sulla collina.

Una morì di parto clandestino,
una di amore contrastato,
una fra le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio infranto, inseguendo il desiderio del cuore,
una dopo una vita lontano a Londra e Parigi,
fu riportata nel suo piccolo spazio accanto a Ella e Kate e Mag-
tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono zio Isaac e zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walzer che aveva parlato
con i venerandi della rivoluzione?-
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Li portarono figli morti in guerra,
e figlie che la vita aveva spezzato,
e i loro orfani, in lacrime-
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dov’è il vecchio Jones, il violinista
che giocò per novant’anni con la vita,
sfidando il nevischio a petto nudo,
bevendo, schiamazzando, infischiandosi di moglie e parenti,
e danaro e amore e cielo?
Eccolo! Ciancia delle sagre di pesce fritto di tanti anni fa,
delle corse di cavalli di tanti anni fa a Clary’s Grove,
di ciò che Abe Lincoln disse
una volta a Springfield.

 La collina– da  Antologia di Spoon River di  Edgar Lee Masterr

…tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina, come qui, tutti, tutti ora dormono, chiusi ciascuno in se stesso, senza badare a quanto accade all’altro, a quello della porta accanto, a quello che per strada gli chiede qualcosa. Fretta, fretta, tutti hanno fretta e nessuno è mai abbastanza disponibile. Ma dove corriamo, tutti, dove stiamo andando?Dal 1943, anno della prima pubblicazione dell’Antologia, ne  sono state stampate poi altre sessantadue edizioni in collane diverse,e venduti più di cinquecentomila testi. Un record se si pensa che si tratta di un libro di poesia, scarna in cui l’attenzione è rivolta alla quotidianità di vicende modeste, senza enfasi o eroismi, tranne appunto quello di vivere la normalità spesso schiacciante di un paese di provincia, in un periodo prima della  grande guerra. Le storie di Spoon River, la lapidaria incomprensione dei rapporti affettivi tra le persone,ti prendono dalle prime pagine e non riesci più a dimenticarle. L’origine di quella particolare forma di racconto, derivata dalla lettura degli epigrammi sepolcrali della greca Antologia Palatina,conferisce a Spoon River una possibilità di essere visualizzata, proprio attraverso una cinematografica visita tra le lapidi dove vengono inquadrate le note di questo o quel soggetto. Le voci narranti dei personaggi, sono quelle di uomini e donne che spesso hanno come caratteristica qualcosa che non fatichiamo a sentire come nostra: non hanno capito e non sono riusciti a farsi capire, ed è proprio questo che ce li rende vicini, che ci affascina, inesorabilmente. Citate dalle lapidi, con litanie di morte da cui è impossibile sfuggire, raccontano con nitidezza  fulminante il ritorno dei fantasmi dal passato, e svelano le ipocrisie del potere che, ieri come ancora oggi, usa i suoi bassi stratagemmi sempre uguali, le bugie e i sotterfugi degli amanti, l’inconsistenza di quanto chiamiamo morale e degno di rispettabilità,anche se alla fine del percorso si sente che tutto sta teso tra questa terra e un cielo mai troppo limpido, mai abbastanza chiaro e l’ amarezza è il colore che dona tinte d’ombra sia all’ ironia che serpeggia tra le pagine e la possibilità di redenzione, che sembra non riuscire mai a salvare nessuno.Ma tutto questo lo vidi in diverse letture in cui il cimitero prendeva via via dei perimetri e dei percorsi diversi. Quando ci andai, molti anni più tardi, era inverno. Era caduta la neve e tutto aveva un volto particolare, il volto del silenzio. La terra nera e la neve bianca davano un contrasto più netto alla storia e alla memoria di quella storia, a tutto quanto avevo immaginato dentro la mente come in una sala cinematografica, allontanandomi dalla mia casa e dalla mia vita ed entrando in quella, quella depositata tra le righe dell’antologia, perché Spoon River, qualsiasi cosa fosse aveva l’aspetto raccolto in quelle pagine e nei miei occhi. Le case, come quasi dovunque negli Stati Uniti, erano case di legno, la cittadina, simile a molte altre e con l’aspetto provinciale sospeso su quel cielo che mantiene tutto come in naftalina da immemorabile tempo. I campi di mais, non come immense estensioni piatte ma morbide linee curvate lungo i pendii dei colli, tra paludi e stagni, lungo il serpeggiare del fiume,  l’Illinois River, all’interno della Fulton County.Ovviamente non manca la guida cartacea alla visita, una piccola guida che indica i personaggi del libro che corrispondono alle tombe del cimitero, individuando le connessioni tra nome fittizio e nome reale.Le si identifica anche per via di una speciale segnaletica,la sagoma del volto dell’autore in ferro battuto, posta sulla tomba e marcata da un numero..

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Le vicende del libro, erano di fatto epitaffi per non morti. Masters voleva descrivere la vita della gente comune raccontando le vicende di un piccolo paese, di Spoon River,  ma utilizzò e raccontò le storie di personaggi veramente esistiti nei paesini di Lewiston e Petersburg, vicino a Springfield. Molti di loro, di quelli di cui apparivano tratteggiati i ritratti, nelle pagine del libro, erano ancora vivi, e si sentirono offesi nel leggere le loro storie più intime e private pubblicate nelle poesie di E.L. Masters. Quando si arriva lì, adesso, a distanza di molto tempo, il filo già si è perso e, di più, lo si perde a seguire quella mappa della brochure.

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William Willinghton 1.
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Ti si sgretola la consistenza che avevi datto all’organicità di quella comunità. Ma, forse, Oak Hill ha un corpo di memorie fitto e silenzioso come quella pagina di neve, e anche allora, all’epoca in cui Edgar descrisse il luogo, sarà certamente caduta sulle loro storie la neve di un silenzio bianco,  immutato come sulle nostre memorie, quelle di lettori, oppure le due storie non sono mai state così nettamente divise sia che i personaggi fossero reali,  sia che reali lo siano diventati dalle parole del testo, tanto quanto noi, che non sappiamo mai fino in fondo chi siamo, né cosa diventeremo, nemmeno dopo, quando altri riprenderanno in mano le nostre storie per farne loro memorie, o un bianco candido prato con scritte di terra nera e turgida si farà parlante di tutto il nostro fecondo silenzio, a chi, indossati gli occhiali, vedrà quel paesaggio con la giusta diottria nello sguardo.
Da pochissimo mi è venuto tra le mani un altro libro, legato a quei luoghi, un libro di qualcuno che ha voluto andare a vedere, come tanti altri, quei luoghi e ne ha costruito un libro, di immagini fotografiche. Si tratta di Spoon River, ciao con le  foto di William Willinghton, Dreams Creek editrice. A commentare le immagini Fernanda Pivano, con inediti che ti tengono legata al libro fino all’ultimo rigo, all’ultima pagina , fino al bianco, del silenzio,a quella neve che è una ragione di più per non perderlo.
Il racconto del viaggio del fotografo non è solo la ricerca di una località sperduta nella carta di un libro o su una mappa geografica, Spoon River diventa la traccia da seguire per ritrovare  se stessi,  una consapevolezza della propria terra interiore che è la vita più intima e profonda che ci sostanzia, la storia di un amore impossibile, o di una perduta armonia con la quotidianità, con la collettività, il susseguirsi dei giorni respirando il silenzio di quei luoghi, gli incontri tra un tempo che non c’è più eppure è lì, tra gli abitanti di Spoon River di oggi, facendo di ogni incontro qualcosa che è esperienza di una realtà che si fa immaginazione e viceversa, senza un limite preciso, guidati dal desiderio di non smettere di cercare, di andare oltre, di spingersi al di là di ogni consuetudine che ci mortifica, essere, in una parola, liberati e liberi.
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.I testi,di Fernanda Pivano  svelano  una Spoon River segreta quanto lo erano  quegli amori “reali o immaginari che stregano le anime che li accolgono nei loro sogni “o le storie degli Indiani,  che sembrano dover spuntare all’improvviso all’orizzonte con cavalli stregati e armi magiche, lasciando appena una scia, bianca nel bianco, in tutto quel silenzio, semplicemente un segno di vento.

Da Antologia di Spoon River  di E.L. Masterr

Dippold l’ottico

– Che cosa vedi adesso?
Globi rossi, gialli, viola.
Un momento! E adesso?
Mio padre, mia madre e le mie sorelle.
Sì! E adesso?
Cavalieri in armi, belle donne, volti gentili.
Prova queste.
Un campo di grano – una città.
Molto bene! E adesso?
Molte donne con occhi chiari e labbra aperte.
Prova queste.
Solo una coppa su un tavolo.
Oh, capisco! Prova queste lenti!
Solo uno spazio aperto – non vedo niente in particolare.
Bene, adesso!
Pini, un lago, un cielo estivo.
Così va meglio. E adesso?
Un libro.
Leggimene una pagina.
Non posso. I miei occhi sono trascinati oltre la pagina.
Prova queste.
Profondità d’aria.
Eccellente! E adesso?
Luce, solo luce che trasforma tutto il mondo in un giocattolo.
Molto bene, faremo gli occhiali così.-

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Dippold the Optician

What do you see now?
Globes of red, yellow, purple.
Just a moment! And now?
My father and mother and sisters.
Yes! And now?
Knights at arms, beautiful women, kind faces.
Try this.
A field of grain – a city.
Very good! And now?
Many womens with bright eyes and open lips.
Try this.
Just a globet on a table.
Oh I see! Try this lens!
Just an open space – I see nothing in particular.
Well, now!
Pine trees, a lake, a summer sky.
That’s better. And now?
A book.
Read a page for me.
I can’t. My eyes are carried beyond the page.
Try this lens.
 
Depths of air.
 
Excellent! And now?
Light, just light, making everything below it a toy world.
Very well, we’ll make the glasses accordingly.

*

 

Il violinista Jones (Il suonatore Jones)

La terra emana una vibrazione
là nel tuo cuore, e quello sei tu.
E se la gente scopre che sai suonare,
ebbene, suonare ti tocca per tutta la vita.
Che cosa vedi, un raccolto di trifoglio?
O un prato da attraversare per arrivare al fiume?
Il vento è nel granturco; tuti freghi le mani
per i buoi ora pronti per il mercato;
oppure senti il fruscio delle gonne.
Come le ragazze quando ballano nel Boschetto.
Per Cooney Potter una colonna di polvere
o un vortice di foglie significavano disastrosa siccità;
Per me somigliavano a Sammy Testarossa
che danzava al motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare i miei quaranta acri
per non parlare di acquistarne altri,
con una ridda di corni, fagotti e ottavini
agitata nella mia testa da corvi e pettirossi
e il cigolìo di un mulino a vento – solo questo?
E io non iniziai mai ad arare in vita mia
senza che qualcuno si fermasse per strada
e mi portasse via per un ballo o un picnic.
Finii con quaranta acri;
finii con una viola rotta –
e una risata spezzata, e mille ricordi,
e nemmeno un rimpianto.

.

 Fiddler Jones
The earth keeps some vibration going
There in your heart, and that is you.
And if the people find you can fiddle,
Why, fiddle you must, for all your life.
What do you see, a harvest of clover?
Or a meadow to walk through to the river?
The wind’s in the corn; you rub your hands
For beeves hereafter ready for market;
Or else you hear the rustle of skirts.
Like the girls when dancing at Little Grove.
To Cooney Potter a pillar of dust
Or whirling leaves meant ruinous drouth;
They looked to me like Red-Head Sammy
Stepping it off, to Toor-a-Loor.
How could I till my forty acres
not to speak of getting more,
With a medley of horns, bassoons and piccolos
Stirred in my brain by crows and robins
And the creak of a wind-mill – only these?
And I never started to plow in my life
That some one did not stop in the road
And take me away to a dance or picnic.
I ended up with forty acres;
I ended up with a broken fiddle –
And a broken laugh, and a thousand memories,
And not a single regret.

*

Frank Drummer (Un Matto)

Fuori di una cella in questo spazio oscurato –
la fine a venticinque anni!
La mia lingua non riusciva a pronunciare ciò che si agitava dentro di me
e il villaggio mi prese per matto.
Eppure all’inizio c’era una visione chiara,
un alto e urgente proposito nella mia anima
che mi spingeva a cercare di imparare a memoria
L’Enciclopedia Britannica!.

.

Frank Drummer

Out of a cell into his darkened space –
The end at twenty-five!
My tongue aould not speak what stirred within me,
And the village thought me a fool.
Yet at the start there was a clear vision,
A high and urgent purpose in my soul
Which drove me on trying to memorize
The Encyclopaedia Britannica!

*

Francis Turner (Un malato di cuore)
Non potevo correre o giocare
da ragazzo.
Da uomo potevo solo sorseggiare dalla coppa,
non bere –
perchè la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Ora giaccio qui
confortato da un segreto che nessuno tranne Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe, e di pergole dolci di viti –
là quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary –
baciandola con l’anima sulle labbra
all’improvviso questa prese il volo.

.

Francis Turner

I could not run or play
in boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink –
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa threes, and arbors sweet with vines
There on that afternoon in June
By Mary’s side –
Kissing her with my soul upon my lips
It suddently took flight.

.

fernanda ferraresso

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Antologia di Spoon River_fronte

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River– Einaudi Editore
Traduzione integrale della Spoon River Anthology (1915)
A cura e con prefazione di Fernanda Pivano

cover libro

William Willinghton, SPOONRIVER,CIAO– edizioni Dream Creek 2006
fotografie di William Willinghton, testi di Fernanda Pivano

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Riferimenti in rete-intervista a William Willinghton:
http://blogdellasantacaterina.blogspot.it/2013/03/foto-del-cimitero-di-spoon-river.html

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6 pensieri su “Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters. Note da un altro tempo di Fernanda Ferraresso

  1. Mi è tornato in mente leggendo tutto quanto accade oggi, in cui persino la sepoltura sembra qualcosa che appartiene ad un’epoca lontanissima, una cultura abbandonata. Oggi si incenerisce ogni cosa, i cimiteri sono lucrari e piccole banche di deposito anche di quanto è diventato inutile ma ha un costo: il pezzetto di terra, o il loculo, o la tomba monumento di una famiglia sempre meno coerente. E anche i costi della cremazione non sono poca cosa e il rito e…insomma fino all’ultimo si lucra, e anche la morte, sia individuale che quella collettiva, penso a quanto accade poco lontano da noi, è sempre una questione speculativa. In una parola:schifo, la grettezza umana, l’inciviltà che non si consuma mai.
    f.

  2. Penso spesso che quando non penserò più ( e quindi sarò morta) non mi piacerebbe stare in un cimitero, eppure trovo i cimiteri i luoghi umani per eccellenza: i luoghi dell’inumazione; è che i cimiteri non stanno più a quella distanza dalla città, là sulla collina, il percorso del silenzio e della meditazione, i lunghi viali dei cipressi, che li separavano dalla frenesia e dal rumore, si sono accorciati, nullificati, trasformati in posteggi. E poi la frenesia, come dici tu Fernanda, non consente neppure più il tempo per coltivare i fiori sulle tombe e la sovrappopolazione dei morti costringe in monolocali verticali e in rapidi avvicendamenti nella locazione. Talvolta immagino che ora sarebbe più istruttivo ed evocativo erigere grandi cilindri di cristallo nelle piazze dove stratificare ceneri, mischiarle, e muri di pietra dove incidere nomi e date.
    Un cimitero che ancora parla dell’umano e della sua storia è quello di Crespi d’Adda, col suo famedio assiro lombardo e le piccole lapidi nel prato dei bambini.

  3. conosco pochissimi luoghi, parchi della rimembranza li chiamano, che sono come dici tu, Anna, immersi nel silenzio anche se il loro ambito non è immenso, anzi, è piuttosto piccolo, ma vi abita il cielo dentro e l’erba colonizza le tombe insieme con le piante, ci sono animali che ci arrivano, addirittura nidificano e insetti, insomma la vita, nelle sue abituali stagioni. Anna Maria F. mi ha fatto conoscere quello di Montelovesco e anche quello è un luogo in cui vivere qui in comunione umana quell’oltre.
    ferni

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