ISTANTANEE- Essendo la poesia non la descrizione della cosa ma la cosa stessa che nasce precipitando sulla carta…Ricordando ancora Luigi Di Ruscio-Fernanda Ferraresso

luigi di ruscio- ritorni a fermo, vicolo borgia

luigi di ruscio

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.(…)Accettare il miracolo di questa esistenza in tutta la leggerezza dell’effimero, come il volo breve della farfalla bellissima, il fiore splendente che si apre per morire per sempre, essendo la poesia non la descrizione della cosa ma la cosa stessa che nasce precipitando sulla carta.

Luigi Di Ruscio

Ho avuto con Luigi Di Ruscio uno scambio epistolare non continuativo ma ancora conservo le e-mail che ci siamo inviati, relativamente alle sue pubblicazioni, al festeggiamento dei suoi compleanni, al fatto che Luigi cercava sempre qualcuno che ospitasse la sua parola più recente, senza mai trascurare di annodarla a quella precedente come se, perdendo un pezzetto di qualche scritto, avesse potuto perdere un brandello del suo corpo. Lo comprendevo bene, anche quando un giorno, aveva appena scoperto di essere malato, scambiò con me parole dure. Lo invitavo a non considerare quello come un evento drammatico definitivo ma come un passo in cui trovare di noi altro, qualcosa di veramente profondo che non si perde né in noi né in chi lasciamo. Lui si riferiva alla sua morte, io alla mia da cui ero da poco rinata, lui al fatto che, si rendeva conto, avrebbe dovuto, di fatto, accettare la cancellazione di tutto quanto aveva forse previsto di vivere, io al fatto che non mi ero aspettata di poter continuare a farlo personalmente.
Poi tornò a scrivermi, aveva capito quanto gli avevo voluto dire, e soprattutto continuò  a scrivere poesia, la più bella poesia che io abbia letto.
Poiché non eravamo troppo distanti come età le parole che ci scambiavamo  non assomigliano a quelle paterne rivolte all’autore del testo, Christian Tito, di molto più giovane e in una condizione di amore quasi filiale, oltre che di innamoramento per la parola di Luigi.

Di certo lui cercava terre in cui seminare i suoi semi, come fosse stato pienamente consapevole che era questo che si doveva fare per permettere ad una foresta di poesia di rigenerare il nostro respiro, di ossigenare il nostro cuore, attraverso un nitore che sta perdendosi a favore di un linguaggio tutto formale, privo di linfa vitale. Lui lo sapeva cosa era vitale, da esule e da poeta,  esule anch’egli dentro ogni sguardo, attraversando le soglie della parola in cui lavorava la sua terra memoria. Quanto scrive alla figlia, attraverso la poesia, è il grande tesoro che lascia a noi tutti attraverso tutti i suoi scritti:

Dovrai resistere all’acqua al fuoco alle tenebre
dovrai rimanere umana nonostante la capillare brutalizzazione
toccare tutti gli elementi della morte sino alla morte
vivere tutto quello che mai è stato vissuto e mai più sarà vissuto
non credere neppure una parola di tutte quelle che ti diranno
noi che viviamo anche per rappresentare tutti quelli che sono morti
sino a che rimarrà uno solo la sconfitta non è ancora avvenuta

Per sé invece aveva scritto

Non ingloriosamente mi addentro nelle tenebre
ho combattuto già molto
ho creduto di poter vincere
è già qualcosa essersi cimentati
la vittoria è nelle mani del fato.

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DI-RUSCIO.

Lo ricordo, non offeso, non battuto ma poeta e come tale vivo, senza condizione alcuna né di tempo né di spazio, Luigi era esule dall’Italia ma era vivo nel territorio senza confini di se stesso e lì, dentro quel perimetro d’ossa e umori, tra ribellioni e mansuetudine mai completamente raggiunta, tra atti di forza e accettazioni silenziose, la gioia e la crudezza hanno convissuto senza separarsi, senza incrinare mai la polpa di quella umanità mai perduta di cui a tutti ha fatto dono.

Non mi resta che ringraziare  Luigi Di Ruscio e Christian Tito, autore del libro Lettere dal mondo offeso, che non ha tenuto per sé questi scambi epistolari ma con noi li ha condivisi facendo rifiorire quella spiga di parole che Di Ruscio tiene in mano come un segno di potere che solo i veri sovrani sanno riconoscere.

fernanda ferraresso

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cover Di Ruscio-Tito

Christian Tito – Luigi Di Ruscio, Lettere dal mondo offeso L’arcolaio Editore 2014

4 pensieri su “ISTANTANEE- Essendo la poesia non la descrizione della cosa ma la cosa stessa che nasce precipitando sulla carta…Ricordando ancora Luigi Di Ruscio-Fernanda Ferraresso

  1. faccio mie le parole di Loi rispetto alla poesia e a chi la scrive. Di Ruscio ricade perfettamente all’interno di questa netta inquadratura di Loi in cui spiega che “…solo la sintesi interiore dà modo di capire ‘le imprese umane’ in ogni campo. La misura è dentro di noi o non c’è. Tutte le dimensioni esterne è necessario conoscerle, ma non sono influenti. ..I dati possono influire soltanto se hanno rilievo nella coscienza, e quindi nella dimensione interiore dell’uomo, ma in quanto tali, le dimensioni, le misure, le tecniche non incidono affatto sulla creatività. Abbiamo la riprova nei tanti professori e accademici d’arte e di lettere che non riescono a fare una poesia o un’opera d’arte. E questo non è un invito all’ignoranza e all’incultura; il lavoro e lo studio sono necessari alla crescita dell’uomo, ma da essi non dipende la qualità di una poesia o di un’opera.
    La poesia è nell’uomo e parla dell’uomo, dei suoi rapporti, delle sue visioni, delle speranze, delle disperazioni, dei dolori, delle gioie, del sesso, dell’amore, del passato, del presente, della storia, della natura. Ma, ciò che più importa, parla, non solo di ciò che è contenuto nella coscienza di un Io, ma anche di ciò che è latente e persino sconosciuto.”

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