tanti anni dopo…caro diario trasparente, non più azzurro azzurro bianco rosso nero – Anna Maria Farabbi

brett manning

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Il sangue è la nostra memoria biologica.
Bianchi neri gialli analfabeti atei ebrei musulmani … tutte le nostre distinzioni cedono e si identificano in quel flusso rosso che irrora la nostra vita, fondandoci in fratellanza. Ogni volta che manchiamo di questa memoria, perdiamo la nostra umanità: ci slacciamo dal nostro cordone ombelicale che ci coniuga alla grande madre vita, spesso compiendo gesti di orribile ignoranza, di tremenda, letale violenza, distruttiva e autodistruttiva
Non voglio scrivere retoriche, né edulcorare visioni e prospettive. Pianto semplicemente una pagnotta di pane e una ciotola d’acqua sulla tavola dell’arca umana, chiamando attenzione e concentrazione sulla nostra origine, sulla nostra memoria biologica, sulla necessità per tutti, nostro comune divisore, di acqua e di pane.
Molta mia scrittura ha trame e sonorità che riprendono questo filo. Negli ultimi anni mi sono affacciata ai bambini e ai ragazzi con caro diario azzurro e talamimamma, proprio per ripartire non dal massacro, non dalla definitività del lutto e della separazione, non dalla permanenza della vendetta, ma dall’unica radice profondissima e vitale.

In caro diario azzurro ho narrato la storia di un gruppo di bambini ebrei che si salvano dall’olocausto. Avventure ed emozioni riverberano nella cassa di risonanza interiore della piccola protagonista. E’ lei che alla fine della sua vita racconterà la storia, affiderà la sua narrazione a un bambino a lei caro, indicandogli la via laica della sopravvivenza umana.

anna maria farabbi

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Brett Manning21.

DIARIO

AZZURRO AZZURRO
BIANCO ROSSO NERO

TRASPARENTE

anna maria farabbi

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Settant’anni dopo
Primavera 2012

Rifugio del boscaiolo

(…)

Io me ne sto andando, per questo ho voluto trasmettere il mio oro segreto sul tuo corpo, caro diario trasparente, non più azzurro azzurro bianco rosso nero, ormai solo trasparente, come il mio fiato che crea il vento e le nuvole. Ecco tutto qui, tra il mio vento e le nuvole, ora vecchissima e serena, finalmente mi addormento.
Solo a te Ninni carissimo, le ultime righe:
io sono una vecchia ebrea che sta per uscire dalla sua casa per andarsene oltre. Sono scampata dai campi di concentramento per un miracolo che si è servito di una suora e di un boscaiolo. Dopo la guerra, non sono voluta andare in terra santa perché ho cercato di santificare me ovunque andassi, di stanza in stanza, nella mia casa o tra le aule della scuola, o lungo le vie del paese. Santificare, cioè avere la pazienza di amare sempre, in modo ostinato e credente. Ha una bellezza in sé il verbo credere – credere in qualcosa, in qualcuno, nella vita che ci ha investito – : è come sentirsi erede e responsabile, in stato permanente di attenzione e di veglia, irrigati dal colore.
Se abbiamo molto sofferto e siamo stati vittime, non ci è permesso diventare carnefici. Chi si salva ha il dovere di testimoniare un’altra via al di là del male. Ricordalo. Non penso solo a noi ebrei, ai palestinesi. Penso a tutti. Penso alla tua vita e alle creature che incontrerai.
Io muoio ma vivo Ninni, trasformata in aria in acqua in farfalle foglie uccelli fuoco mare neve … non piangermi più di tanto. Trasformarsi non è separarsi.
Da solo, quando sarai più grande, scegli un giorno invernale. Raggiungi quel cimitero. Entra piano piano. Cerca la tomba di Mariam, le sue date dovrebbero essere erose: da un lato accanto a quattro cipressi altissimi, e da un altro, vicino a un roseto selvatico che sale sul corpo di un coro di angeli. Nel gruppo, quello centrale è l’arcangelo e sembra essere appena atterrato, come se avesse messo i piedi per terra nell’istante in cui lo vedi. Ha le ali raccolte per la frenata. Non chiuse e non completamente stese. Seminascosto, davanti, quasi mischiato agli altri angeli, sul suo ventre piatto, trovi l’ombelico. Dentro c’è un gancio, tiralo con forza. Poi spingi contemporaneamente le sue ali, come se volessi spalancarle. Si apriranno. Quella è la porta segreta in cui sono entrata. Lì dentro troverai un piccolo tesoro per te.
Prendi la carta geografica: guarda e segui con il dito: provincia di Bolzano, il paese è Chiocciolo. Prendi il sentiero che parte dalla chiesa principale e penetra il bosco, passa il castello, il primo il secondo il terzo valico, dopo sedici ore trovi la casa del boscaiolo, da lì, mezz’ora partendo dall’acero, un sentiero a nord est, in direzione della Punta Diamantina ti condurrà dritto alla meta. Se ci sarà neve, ti sarà tutto più chiaro.
Buon viaggio. Cresci interiormente ogni giorno.
Ti voglio bene tanto. Lilli.

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Brett Manningbrett manning

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caro-diario-azzurro

Anna Maria Farabbi- CARO DIARIO AZZURRO- Kaba edizioni 2013

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