TRASMISSIONI DAL FARO N.77 – A.M.Farabbi: Incontrando Giacomo Leopardi – Prima Parte

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La personalità di Giacomo Leopardi e la qualità straordinaria della sua opera hanno incontrato un’insolita vastità di pubblico grazie al film Il giovane favoloso di Mario Martone, uscito l’anno scorso.
Questo rinnovato interesse che ha contaminato anche persone non colte, spesso distratte da dinamiche e tensioni socio culturali, mi sollecita a ulteriori inviti di lettura per altri strumenti di approccio e approfondimento sulla sua poetica, sul suo pensiero e sulla biografia. Ogni aspetto del suo ritratto si rileva assolutamente rivoluzionario e attualissimo.
La prima pubblicazione che propongo è stata curata da Giulia Alberico, direttrice della collana Emozioni a Roma per la casa editrice Lozzi Publishing. La collana ospita altri protagonisti che hanno vissuto nella capitale oltre a Leopardi, come Lia Levi, Henry James, Gabriele D’Annunzio tanto per fare qualche nome illustre. Il volume, annunciato da una copertina ricercata, che focalizza l’oggetto della lettera, accoglie il carteggio leopardiano durante gli anni 1822-1823 e tra il 1831 e il 1832. L’epistolario fu tessuto principalmente con i propri familiari ma anche con studiosi, intellettuali, filologi, funzionari della corte pontificia.
Leopardi non amò Roma. La sua maestosa estensione, che allora ospitava 300.000 abitanti, infastidiva il poeta per le distanze, per la schiacciante imponenza, per il disordine e la dissolutezza, per la superficialità modaiola e ciarliera dei suoi abitanti.
Nel primo periodo, Giacomo Leopardi, fu ospite dello zio Carlo Antici, in via Caetani 32, in quella stradina che sbuca in via delle Botteghe Oscure. Pur nella sua fragile salute, Leopardi riuscì a visitare i luoghi più preziosi della città e a relazionarsi con note personalità romane. Cercò possibilità di collaborazioni che potessero procurargli rendite economiche, consentendogli una dignitosa sopravvivenza.
Nel secondo periodo, invece, fu in compagnia dell’amico Antonio Ranieri. Entrambi erano scesi a Roma, interrompendo il loro soggiorno nell’amata Firenze. Ma nel 1831, il poeta di Recanati cambiò completamente il suo modo di relazionarsi: evitò di frequentare prelati, non inseguì più lavori che gli avrebbero forse permesso di entrare nella ben retribuita amministrazione pontificia, ma anche tolse contatti con eruditi e filologi. Le relazioni di questo periodo sono più mirate, così come le sue collaborazioni. Ne ricordo una fra tutte quella con Giampietro Viesseux.
Le lettere rivolte al fratello Carlo sono veri e propri spaccati interiori, in cui la sua sincerità narra emozioni, commenti, dubbi, angosce e dolori. Non certo quelle rivolte al padre, scritte sempre con cortese rispetto. Invece, le lettere alla sorella Paolina sono intrecciate da una disposizione di tenerezza affettuosa e costante apprensione.
Il punto più intenso di tutto il carteggio è scritto il 20 febbraio del 1823, quando Leopardi racconta con commozione la sua visita di pochi giorni prima alla tomba di Torquato Tasso. Vale la pena riportare le sue due riflessioni: l’importanza del contrasto tra la grandezza del Tasso e l’umiltà della sua sepoltura; la piccolezza e la nudità di questo sepolcro è sufficiente a raccogliere l’attenzione animata di tanta gente, venuta a salutare la genialità di uno dei più importanti e poeti al mondo.

Il libro entra nel cuore profondo di Giacomo Leopardi, violandone l’intimità, ma offrendo importante documentazione del suo tracciato biografico.

anna maria farabbi

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 Lettere da Roma- Lozzi Publishing 2011

Giacomo Leopardi, Lettere da Roma– Lozzi Publishing 2011

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