Assolo per mia madre di Maria Pina Ciancio- Note di lettura Fernanda Ferraresso

ferdinando scianna

from-ferdinando-scianna-1.

Mi abitano   i paesi spopolati     e     il vento
la luce che scorre in un istante
e frana nella crepa dei calanchi        nella carne.

Scriveva così in  Storie Minime (https://analfabetiere.wordpress.com/2009/06/30/storie-minime-maria-pina-ciancio/) Maria Pina Ciancio e ora, in questo suo  Assolo per mia madre, Edizioni L’Arca felice, edizioni numerate di cui ho avuto in dono una copia da Maria Pina, riprende in qualche modo quei fili per farne un nodo in-trono ad un’assenza, intorno ad un ritorno ad una terra-ferma-salva: quella della madre che, dopo un lungo percorso doloroso condiviso con la figlia e un continuo ri-chi-amarla, da parte di quest’ultima, torna ad essere filo di luce tra i fili che porgono alla poetessa un riferimento saldo, un colore vivo e una lente nitida con cui affacciarsi di nuovo a quegli stessi luoghi, alle stanze della sua memoria e dell’infanzia, ora più chiara, ancora più ricca.

Nulla è andato perduto: questo libro ne è la prova certa. Il dolore non ha strappato nulla.Ha premuto,con forza, con violenza lacerante ha scomposto e riallacciato quanto prima sembrava vivere in un arazzo senza possibilità di mutamento, tanto sembrava forte e compatto l’ordito e la trama. Oggi, dopo quel percorso, che non ha concesso sbandamenti ma affilature dello sguadro e della percezione sull’orlo dei diversi precipizi percorsi, porta qualcosa che sembra ancora più netto di prima. Ogni parola  raccolta come un cesto di fiori o di semi è un valore ancora più considerevole di quanto in precedenza era stato solo ascolto ma non era ancora diventato propria terra interiore, propria carne di memoria, geo-grafia della madre inscrittasi ancora più profonda  in segnature nette ampie, luminose, dopo aver compreso che il viaggio più incredibile e complesso è quello intorno e dentro se stessi, che siamo altri, siamo il tra e il verso  ogni altro che ci si fa incontro, lungo tutto il tempo. Belle le note propio all’inzio della raccolta, quella di eraclito e anche, subito a seguire, nella facciata seguente, la derivazione della parola verso, l’etimologia. la riporto perché racchiude il senso del nostro pro-cedere.
La parola verso deriva dal verbo latino vertere, cioè capovolgere, inparticolare la terra con un aratro- Il verso è allora un solco, una linea dritta in cui l’uomo col proprio lavoro pone i suoi semi che germoglieranno:nel verso, così, convergono la linearità naturale degli eventi e l’impegno fruttifero del pesniero umano.
La geografia affiora da subito, dalla prima di copertina dove è riportata la scrittura calligrafica, come un segno forte, i solchi e i semi, che tra-duce tutto quanto è luoghi dell’intima relazione tra la poetessa e la madre, unità indissolubile ormai con i luoghi dell’infanzia e della maturità. Il cammino delle sillabe, le sospensioni, come il cammino delle due donne, madre e figlia che nel passo, nell’attesa l’una dell’altra, nello sguardo che rimbalza sui pianori e i pendii delle montagne riassumendo nei tratti della parola quello che è il loro più profondo ritratto, la dimensione di quel nuovo corpo in cui l’una elabora l’altra sia nelle stanze macroscopiche dei luoghi di appartenenza, sia nelle stanze della casa natale perché entrambe hanno un percorso da portare a compimento, sia la madre, consapevole del distacco fisico imminente, che la figlia che, quel distacco, si profila e non vorrebbe avvenisse tragicamente. Eppure è chiaro che la concentrazione maggiore, quasi l’avvio di una soluzione all’equazione del vivere, avviene ora, proprio ora che la durezza del cammino, si fa salita erta, più impegnativa che mai, in quegli ultimi passi compiuti insieme e già lontane l’una dall’altra, come se alla madre, ancora una volta, spettasse il compito di rinascere la figlia, guardandola da oltre e dentro il suo nuovo corpo immenso.Ogni palmo di terra, ogni sguardo, un nuovo mondo da imparare e ogni ramo d’albero o prato come un parto per la scrittrice che avrà inseparabile una voce a cui attingere, un segno a cui fare riferimento in una dimensione che  sarà per sempre un dia-logo aperto tra un qui e un là fattosi più sensibile e raggiungibile. Scrive infatti Maria Pina Ciancio a   pag. 37  della raccolta:

C’è dentro queste stanze vuote
tutta la pietà del mondo e di me stessa
il tempo che si espande a dismisura
(…)

e in chiusura della raccolta aggiunge:
.
Ritornare qui per te
ed essere te
(così mi pare a volte)
Tra queste stanze
dove hai lasciato
tutto in ordine
in una compostezza
di partenza lieve
e che perdura   – oltre
le etichette bianche
i contenitori colmi fino all’orlo
le provviste per l’inverno
i fiori che non smettono
di nascere e sfiorire

Io mi dimentico a volte
e ti chiamo per la cena
e ti apparecchio il posto
come quando c’eri
e ci volevi tutti insieme
dentro un’innocenza
che perdura

In questa terra di silenzi
millenari
la nostra casa era ventre e culla
rituali e gesti antichi da lodare
a priori

gerani sempre in fiore
alla finestra.

Assolo per mia madre , pag 42.

Lungo le sue impronte ho riletto le mie, la mia relazione con mia madre e la consaguineità è stata, pagina per pagina l’energia di una parola che non si perde, che non si estingue nemmeno deponendo il proprio corpo e andando oltre, nella soglia che chiamiamo morte ma è solo un cambiare d’abito, lasciando di sé l’essenza come nuovo vivo corpo.

fernanda ferraresso

**

 

cover assolo per la madre129

Maria Pina Ciancio, Assolo per mia madre – Edizioni L’Arca Felice

 

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8 pensieri su “Assolo per mia madre di Maria Pina Ciancio- Note di lettura Fernanda Ferraresso

  1. Tenerissimo, dolorosissimo libro sicuramente, per una perdita cui non ci si rassegna.
    Grazie, cara Maria Pina e grazie, cara Fernanda per tutto questo.
    Con tutta la mia vicinanza ed un abbraccio ad entrambe, da
    Mariella (Bettarini)

  2. Maria Pina (grazie. ferni, di darmi l’opportunità di salutarti con un abbraccio) è una donna forte e ricca di sensibilità e capacità di grandi tenerezze. Il tema della Madre mi colpisce sempre, e sempre mi commuove. Vorrei poter leggere il tuo libro, Maria Pina. Un bacio sulla fronte.
    p-s- già, leggo che anche Natalia vorrebbe poter ‘parlare’ direttamente con M.Pina. per l’e-mail ci sono anch’io …

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