Umberto Bellintani: un poeta e un uomo, di terra e d’acqua, di fiume e di pianura- Giovanna Gentilini

cristina finotto

fiume-MEZàN- cristina finotto.

Ho incontrato la poesia di Umberto Bellintani al Festival della Letteratura di Mantova 2014 nelle parole di Nella Roveri che insieme ad Elia Malagò ha curato, Aprile 2014 per Passigli Poesia ,la riedizione di “ Forse un viso tra mille”accompagnata dall’inedito carteggio che il poeta ebbe con l’amico don Primo Mazzolari. Nel centenario della nascita di Umberto Bellintani ( Gorgo di San Benedetto Po, 10 maggio 1914 – 7 ottobre 1999 ), figura tra le più significative di quegli anni,si ripropone la sua prima raccolta, che uscì presso Vallecchi nel 1953. Dopo “ Paria” 1955 Edizioni Meridiana e “ Tu che m’ascolti” del 1963 nello collana “ Lo specchio “ Mondadori, non pubblicherà più fino al 1998, anno in cui cede alla richiesta di Mondadori ed esce con “ La grande pianura” scelta antologica dei tre libri precedenti e un buon numero di inediti. Fu allievo di Marino Marini all’Istituto d’Arte di Monza e al ritorno dalla guerra nel 1945, combattè in Grecia e Albania, si impiegò nella scuola e coltivò insieme poesia e disegno. Visse il lavoro di segretario di scuola come un impedimento alla sua realizzazione di poeta e di artista, un sentimento che lo accompagnerà tutta la vita e segnerà la sua poesia intrisa di una profonda malinconia. Che fosse di natura melanconica e depressiva si evince anche dal carteggio con don Primo Mazzolari – “ Caro Don Primo un po’ del male di vivere mi ha fatto ritardare……” S. Benedetto Po 13/2/51 – e ancora “ La vita sulla terra è, a guardarla senza speranza, infernale – ma ci sono certe giornate di sole!….” San Benedetto Po – 17 gennaio 1951 . Dal rapporto ombelicale, che ebbe lui, uomo di terra e d’acqua, di fiume e di pianura, con la natura tutta, seppe trarre l’ energia per continuare a scrivere e a vivere. Le cose, gli alberi, gli animali sono un tutt’uno con l’uomo , con il poeta. Una natura salvifica lo liberava, anche se solo temporaneamente, dal desiderio della rinuncia. Alla precarietà, alle figure periture della vita, ombre, anime opache, viola, si contrappone la vitalità della terra, del cielo in cui tramonta il sole e si tuffano le rondini,un dono per il poeta : Forse un giorno partirò dai campi miei,/ dal gorgheggio delle passere di luce (…….).
Ancora opache innanzi a questa/ sera ed umane./ Ora sono delle anime viola/ le figure d’intorno al carretto ( …. ) / Là il cielo è un verde di giada;/ una rondini vi si tuffa, / esce, si perde:/ è quasi ora di accendere lucerne.
La sua poesia, tenera e creaturale, è uno specchiarsi e un dialogare , un con/fondersi con un divino immanente di cui sente l’avvolgente presenza:(………)/Quest’albero era/ quando ancora non erano/i nostri padre i nostri avi. (……..).
I luoghi reali in cui vive, si intrecciano con i luoghi dell’anima in cui si intana come belva solitaria o da cui prende il volo come lodola o rondine.
Del suo essere poeta scrive all’inizio del 1959 in “ autoritratto di un poeta” che invia a Giacinto Spagnoletti per l’antologia “ Poesia italiana contemporanea” e che uscì poi per Guanda nel 1964: “ (……..)
Ho incominciato ad essere poeta forse troppo presto, mi pare tra gli otto o i nove anni. Fu allora che sentii poeticamente che avevo le mani, e avevo tutto il resto; fu allora che mi accorsi che avevano voce il silenzio e la solitudine,e l’avevano i campi e le acque;fu allora che sentii di parlare ad erbe e a fiori, e posai l’orecchio sul petto degli alberi. E modellavo animali e animali con la terra gialla che mi dava la riva di un fosso… (.…….) Viola. Scrivere parole viola. Trovare delle parole viola, malinconiose. (……..)”
Linguaggio poetico semplice quello di Umberto Bellintani, una lingua spontanea, diretta senza orpelli, nascondimenti, ermetismi che ci ricorda Sandro Penna.

Giovanna Gentilini

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cristina finotto

cristina finotto.

Poesie- Umberto Bellintani

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Fermiamoci un momento, amici.
Quest’albero era
quando ancora non erano
i nostri padri i nostri avi.
Ed ecco io sento che qualcosa gli devo,
ma non so cosa, amici, ma la mano
mia ecco lo accosta e lo carezza,
e tutta trema la mia mano, amici.

Quanto quanto piede in piazza Duomo,
quanto quanto piede
bussa alle orecchie.

Ma dimmi quante vite morte
vanno per le vie:
dimmi quanti cuori vivi
scendono alle tombe.

*

Sera di Gorgo

.
Ancora opache innanzi a questa
sera ed umane.
Or a sono delle anime viola
le figure d’intorno al carretto
di chi grida il bel rosso dell’anguria.
E l’asino è un’ombra che sogna
e mastica biada.

Là il cielo è un verde di giada;
una rondine vi si tuffa,
esce, si perde:
è quasi ora di accendere lucerne.

*

Sono un topo di campagna

.
Forse un giorno partirò dai campi miei,
dal gorgheggio delle passere di luce
per la grigia città. Me ne andrò
alle pallide ombre dei vicoli,
nella folla dei monotoni passaggi
delle ore sui viali, alla muraglia
delle case contro il cielo delle lodole.

Non avvenga. Lasciatemi all’aperto
mattino, al cammino sulle orme del passato,
alla luna ch’è la Luna al mio paese,
alla casa ch’è la Casa.
Sono un topo di campagna, sono il grillo
che nel cuore mi ricanta ogni sera
se l’ascolto dal paterno focolare.

6 pensieri su “Umberto Bellintani: un poeta e un uomo, di terra e d’acqua, di fiume e di pianura- Giovanna Gentilini

  1. Grazie di cuore, cara Giovanna Gentilini, di quest’ottimo scritto, in ricordo del grande Umberto Bellintani. E grazie anche per la pubblicazione di alcuni suoi testi poetici.
    Personalmente, lo conobbi tanti anni fa, poi ci fu un vivo scambio di notizie, lettere, scritti, e così via.
    Sono felice di questa indispensabile “rivisitazione” della sua opera, che si deve, tra l’altro alle carissime Elia Malagò (preziosa e “antica” amica) e a Nella Roveri.
    Un vivo augurio e un grato saluto da
    Mariella Bettarini

  2. Sono felice di essere riuscita a trasmettere la profonda emozione che la poesia di Umberto Bellintani mi ha dato grazie anche alle parole di Elia Malagò e Nella Roveri. Condividere con altri questo mio sentire mi fa particolarmente piacere.

  3. Grazie Giovanna di questa bella scrittura sulla ripubblicazione del primo libro di Umberto Bellintani. Grazie anche a Mariella, così presente nelle carte di Bellintani, poeta e attenta e sensibile lettrice come mostra il suo commento qui.
    Grazie per aver colto l’intento di mostrare, attraverso le lettere con don Primo Mazzolari, l’incontro tra due personalità forti del Novecento italiano: un poeta straordinario, in esilio contro un argine di fiume, e un prete profeta attento alla consolazione che la poesia apre. Incontrarli è stata un’esperienza forte. Nella Roveri

  4. Per sbaglio ho cancellato la mia iscrizione a “Carte sensibili” che vorrei riattivare. Grazie. Gabriella Bianchi

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